Siria, tutto tranquillo, solo 450 morti


Bombardata una scuola in un sobborgo di Damasco, molti bambini tra le vittime, oltre 450 morti in tutto il Paese solo in un giorno. Non c’è da aggiungere altro.

Ah, ma in Siria c’è la guerra?


Le forze di sicurezza di Bashar al-Assad bombardano (dal cielo) la capitale Damasco, mentre si scontrano con le milizie ribelli ad Aleppo. Solo da un paio di settimane il mondo e i media meno accorti si sono resi conto che in Siria c’è una guerra civile, cosa che noi abbiamo fatto notare sin dal 25 aprile 2011, ben 15 mesi fa, chiamandola prima rivoluzione, e poi, il 1° agosto 2011, con il suo vero nome: guerra civile.
Con questo vogliamo soltanto dire che basta una maggiore attenzione a questi avvenimenti per capire di che cosa si tratta. Il valore strategico della Siria potrebbe riaccendere adirittura una nuova Guerra Fredda (ricordate? tra Usa e Russia). La possibilità c’è: noi ve lo abbiamo detto, voi continuate a pensare al calciomercato.

Siria: sempre peggio


Continuano i bombardamenti in Siria con decine di morti ogni giorno, la guerra si è estesa praticamente a tutto il Paese, dopo Homs, Damasco e Aleppo.

Alcuni attivisti siriani hanno tentato un blitz all’interno dell’ambasciata siriana in Italia. Sono stati tutti arrestati e sottoposti al giudizio per direttissima. In totale si tratta di 12 persone. Gli agenti delle Volanti e la Digos della Questura di Roma hanno bloccato i ragazzi grazie alla segnalazione dei militari addetti alla sicurezza dell’ambasciata. Gli attivisti apparterrebbero al Coordinamento dei siriani liberi di Milano, che da giorni manifestano contro il regime di Assad. L’assalto sarebbe stato pianificato per chiedere la destituzione dell’ambasciatore Hassan Khaddour.

L’11 febbraio, durante un incontro con i media, il portavoce del Ministero degli Esteri Siriano, Jihad Makdissi, ha affermato che la Siria ha chiesto agli ambasciatori di Libia e Tunisia di lasciare il Paese entro 72 ore. Jihad Makdissi ha inoltre annunciato che la Siria ha già chiuso la sua ambasciata in Qatar e richiamato gli ambasciatori in Kuwait ed Arabia Saudita.
Il 9 febbraio il Ministero degli Esteri libico aveva espulso il corpo diplomatico siriano, mentre il 4 il governo tunisino aveva cacciato dal paese l’ambasciatore siriano e dichiarato di non riconoscere più l’attuale governo.
Ad oggi hanno ritirato i propri ambasciatori in Siria: Usa, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, India e Italia.

Tg fuori dal mondo: il gelo c’è, ma tra Usa e Russia!


Una tempesta di allarmismi e polemiche dell’italietta sta dipingendo gli schermi televisivi di bianco. Mentre l’Italia si danna per qualche centimetro di neve e ghiaccio (esteso in mezzo emisfero terrestre, in modo molto più grave), nessuno, dico nessuno, tra i Tg nazionali, ha parlato di un gelo molto più grave:
è praticamente riesplosa la Guerra Fredda.
Mentre le deficienze del giornalismo delle tv italiane ci fa del terrorismo meteorologico, in Siria muoiono centinaia di persone ogni giorno e l’Onu sta cercando di trovare una soluzione al problema.
Stati Uniti e Russia sono finiti in piena rotta di collisione sulla Siria. Dopo il veto opposto ieri all’Onu da Mosca e Pechino sulla risoluzione contro il regime di Bashar el Assad, Hillary Clinton ha annunciato che Washington intende bloccare il flusso di fondi e i rifornimenti di armi russi che raggiungono Damasco.
A me fa venire più i brividi questo che una bella rinfrescata invernale dell’aria, e voi?

Per i ministri: visto che la risoluzione Onu NON è stata approvata, non ci sarà una nostra ratifica. Aspetteremo che l’eventuale risoluzione sia approvata.

Siria nel caos: preparatevi a giudicare la risoluzione Onu


Il monito è a tutti, ma in modo particolare ai Ministri della NeoRepubblica Kaotica, che saranno chiamati a votare l’appoggio o meno dell’eventuale risoluzione Onu che potrebbe esserci nei prossimi giorni, nonostante il parere contrario della Russia, che appoggia il regime siriano (e questo la dice lunga sull’idea di democrazia di Mosca, senza prendere in considerazione i fatti della Cecenia e di tutte le contese e le pretese territoriali ai confini, che non sono poche).
Al momento si combatte in molte zone della Siria, anche a Damasco. La guerra civile siriana (iniziata a maggio 2011, come da noi esplicitamente segnalato), per la verità un po’ trascurata dai media, è arrivata nella capitale e a un momento topico, anche se l’ipotesi di una fuga all’estero (e segnatamente in Russia) di Asma el-Assad, moglie del premier Bashar el-Assad, sembra in realtà esser stata fatta circolare dagli oppositori del regime per avvalorare i resoconti sulla presenza di forze del Libero Esercito Siriano.

11 settembre? No, strage di africani


In Nigeria Boko Haram, la formazione terroristica di stampo integralista islamico (ne abbiamo già parlato a giugno, novembree dicembre), fa altri 17 morti cristiani, in un attentato a Mubi, nel nord del Paese. I media per ora sottovalutano, finché questa formazione non avrà i soldi sufficienti per colpire il cuore dell’Europa, magari l’Italia e il Vaticano. Noi vi abbiamo avvisati. Ma a voi, sotto sotto, non frega un cazzo.
In Siria altri 25 morti a Damasco, vicino a una scuola (i bambini sono più facili da uccidere), qui i media sono più attenti: hanno compreso la posizione strategica della Siria e come potrebbe modificare i rapporti dell’area e magari far scoppiare una guerra che coinvolga anche l’Iran. Ma, voi, abituati a guerre al di là del’Adriatico e a soldati italiani che muoiono in guerra ogni mese, non vi spaventa niente.
Ma l’oscar alla migliore strage di questo periodo a cavallo tra 2011 e 2012 va al Sud del Sudan. In una decina di giorni ci sono 3141 morti, di cui 2182 donne e bambini nella nuova nazione da poco riconosciuta dall’Onu e da noi, Il Sud Sudan. Insomma, UN 11 SETTEMBRE QUASI TOTALMENTE IGNORATO DAI MEDIA DELL’INFORMAZIONE.
Circa seimila luo nuer, uno dei gruppi etnici dediti alla pastorizia, hanno raggiunto e attaccato diversi villaggi della contea di Pibor, terra della popolazione murle, una delle decine che compongono il complesso mosaico etnico della nuova repubblica del Sud Sudan, nata il 9 luglio scorso.
Inutile dire come ancora una volta le decisioni “astratte” dell’ONU siano ignorate dalle popolazione autoctone.
Ma, naturalmente, che cazzo ve ne frega a voi (europei) che state soppesando quanto le tasse vi faranno cambiare le vostre sacre abitudini quotidiane, voi (occidentali) che siete sconvolti per le vostre azioni in Borsa, a voi (italiani) che state pensando a calcolare l’IMU e ogni volta che accendete la Tv ascoltate la santa recita del “mantra dello Spread”? (Ossessione mediatico-economica, folle psicosi finanziaria odierna degna di un manicomio grande come una città)
Be’, che male c’è, direbbe qualcuno, Forse che gli Antichi Romani potevano occuparsi della caduta della civiltà Maya?
Il male è questo: se non ve ne siete accorti viviamo in una società cosiddetta globale, avete internet e potete chattare con un cinese, twittare con l’Egitto o leggere un blog della Libia. Le stragi che avvengono a migliaia di chilometri, grazie alla società globalizzata che in parte sicuramente vi piace, avvengono sotto casa vostra.
Solo che se i media vi chiudono la finestra, come fate a vedere i corpi maciullati che a voi piacciono morbosamente tanto?

Gli uomini preferiscono le bombe


40 morti negli attentati multipli in Nigeria davanti alle chiese cristiane di Boko Aram, che già in passato si è resa protagonista di stragi (vedi nostri articoli di giugno e di novembre), una formazione estremista, filomusulmana, ma in generale contro lo stile occidentale e quindi assimilabile ad Al Qaeda e formazioni simili. In totale, 100 morti in una settimana in Nigeria.
In Siria 44 morti in un attentato al tritolo a Damasco, di cui non sono ancora del tutto chiare le responsabilità, e 15 morti in un bombardamento a Homs. Alla base c’è la ribellione contro il regime di Bashar al Assad e, naturalmente, le tensioni Israelo-palestinesi.
Infine, “solo” 7 morti negli attentati a Baghdad, “saluto” di certi iracheni al contingente statunitense che ha appena concluso, dopo 8 anni, la sua “missione di pace”.
Forse peggio dei secoli passati, mai come oggi, l’uomo dialoga sempre di più con le bombe, ci si fa conoscere con il tritolo, si proclama con i bombardamenti e ci si saluta con le armi. A volte, anzi molto spesso, in nome della religione, che dovrebbe significare “spiritualità e amore”.
Chiediamoci però COME si è creata tale situazione e CHI ha cominciato a usare le armi come strumento di dialogo. Una risposta possibile potrebbe essere: il Colonialismo Occidentale.
Altra concausa: i media che non danno rilevanza alle stragi in Nigeria (come più volte abbiamo denunciato in questo blog, leggetevi cosa dicevamo a novembre di quest’anno).