Israele, Italia e Spagna: la violenza è l’unica soluzione


Lo sciopero europeo contro le misure di austerity è degenerato in scontri in Spagna, a Madrid, e in diverse città italiane (Roma, Milano, Torino, Padova, Brescia). Scioperi ci sono stati anche in Portogallo, Grecia, Polonia e Germania, dove pare la polizia si sia comportata in modo molto diverso, agevolando il corteo anziché impedirne l’avanzata.
Nel frattempo Israele lancia un missile sull’auto di Ahmed Jaabari, capo militare di Hamas, uccidendolo. Hamas giura sanguinosa vendetta. Gli Usa sostengono che Israele abbia diritto di difendersi, approvando inconsapevolmente (?) anche la dichiarata rappresaglia palestinese: è evidente che anche loro vogliono la guerra.
I ministri italiani fanno spallucce e lanciano condanne generiche contro le violenze (ma mi chiedo cosa ci sia di più violento che far pagare la crisi alle classi meno abbienti), senza chiedersi le motivazioni degli studenti (forse se li aspettavano un po’ più choosy).
Sia il governo, sia i media, sia la sinistra, dividono i “facinorosi infiltrati” dai “manifestanti pacifici”, senza chiedersi se sia una divisione artificiosa, di comodo o no (certo che è di comodo, ognuno per un motivo diverso), senza chiedersi le motivazioni che spingono alla rabbia, senza chiedersi se la questura sia stata in grado di controllare l’ordine pubblico o abbia commesso degli errori.
Io invece mi chiedo se sia giusto assegnare a un corteo un percorso che non comprenda il luogo dell’istituzione contro cui vuole protestare (se io protesto contro il parlamento, dove lo vorrei fare, secondo voi?).
L’assegnazione di un percorso secondo la questura più sicuro, diventa insicuro perché evidentemente “fuori strada” e non concorde al volere di chi organizza la protesta. E lo scontro (o l’errore) nasce in questo momento, poi sapere chi sia stato il primo a lanciare la molotov/bomba carta/lacrimogeno lo lasciamo ai discorsi da bar.
Come tutti sanno, la guerra si dichiara prima di combattere.
Noi la pensiamo come Pier Paolo Pasolini: siamo dalla parte degli offesi, quindi in primis le forze dell’ordine di prima fila e i manifestanti. I responsabili, anche questo lo sanno tutti, vanno cercati più in alto.
Le questure hanno voluto la guerra, i “facinorosi” hanno voluto la guerra, Israele e gli Usa vogliono la guerra, Palestina vuole la guerra. Ma attenzione, guerrafondai: ci sono i ministri tecnici/finanzieri/economisti che vi condannano, che paura, eh?!
Chissà come andrà a finire…?
Intanto a Gaza stanno bombardando (e non sono le uova sulle vetrine di Roma).

Grigorij Efimovič Rasputin


Dossier Personaggi III.
Passiamo a un personaggio molto più vicino ai nostri tempi: Grigorij Efimovič Rasputin.

Grigorij Efimovič Rasputin

Grigorij Efimovič Rasputin


Rasputin è nato come contadino il 22 gennaio 1869 a Pokrovskoe, una piccola città della provincia di Tobol’sk in Siberia. Fin da ragazzo dimostrò un’indole fortemente tesa alla spiritualità e al misticismo ossessivo, fenomeno diffuso e frequente tra i popolani della Russia centrale, che non avevano conosciuto l’oppressione della servitù della gleba tanto quanto era accaduto nelle campagne della Russia europea e che quindi si presume avessero l’opportunità di costumi più liberi e legati a tradizioni secolari precristiane.
Dopo essersi sposato ed aver avuto tre figli, intraprese lunghi pellegrinaggi, che lo condussero fino al Monte Athos, in Grecia. Aderì probabilmente alla setta dei Khlysti, una congregazione clandestina di orgiastici che criticava gli eccessi di secolarità della Chiesa ortodossa, frequentò il Movimento nazionalista dei Veri Russi. Malgrado la mancanza di istruzione creò una rete di relazioni di altissimo livello che nel 1905 lo condusse alla corte dello zar Nicola II, a cui fu invitato per la fama dei suoi poteri sciamanici. Qui conobbe la zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova, la quale rimase del tutto sedotta dal potere con cui Rasputin riuscì a salvare la vita all’erede al trono Aleksej Nikolaevič Romanov, affetto da emofilia.
Secondo una teoria, Rasputin sarebbe riuscito ad interrompere le crisi emolitiche di Aleksej utilizzando un tipo di ipnosi che rallentava il battito cardiaco del bambino, riducendo in questo modo la pressione del sangue. Secondo un’altra ipotesi, sembra che i medici di corte tentassero di guarire l’emofilia dello zarevic con l’aspirina che, se da un lato leniva i dolori articolari, dall’altro acuiva le emorragie causate dall’emofilia. Secondo questa versione, senza aspirina la salute di Aleksej migliorava e il merito veniva attribuito a Rasputin.
In ogni caso almeno in un’occasione le sue preghiere (anche a distanza) ebbero effetto dopo pochissime ore, dopo giorni di inutili cure mediche.
Da quel momento in poi la zarina nutrì totale fiducia in Rasputin la cui fama di conseguenza crebbe tra i membrei dell’alta società di San Pietroburgo.
Il suo carisma mistico esercitò sulla famiglia Romanov, in particolar modo sulla zarina Alessandra, un’influenza così intensa da dare adito a molte congetture: si giunse al punto che le numerose segnalazioni sul suo intenso libertinaggio con le dame dell’aristocrazia venivano regolarmente smentite dalla coppia reale, talvolta anche con la punizione degli zelanti segnalatori. Rasputin, oltre che dare speranze alla famiglia imperiale circa una possibile guarigione del giovane Aleksej, sembrava andare incontro alle ispirazioni più intime dei sovrani. Infatti egli, essendo un semplice figlio delle campagne, rappresentava ciò che Nicola II e Aleksandra Fëdorovna avevano sempre desiderato: un contatto diretto con l’autentico popolo russo, senza intermediazioni di etichetta e convenzioni sociali. Attorno a Rasputin si creò una vastissima rete di noti personaggi e politici, che in cambio di intercessioni rispetto alla sovrana erano disposti a soddisfare le richieste che Rasputin faceva loro da parte di migliaia di postulanti.
Dalle campagne contadini e artigiani accorrevano chiedendo aiuto e intercessione allo starec, a tal punto che l’appartamento durante la giornata era sempre affollato e il telefono squillava in continuazione. Nelle mani di Rasputin passavano centinaia di rubli, che egli indiscriminatamente distribuiva ai postulanti; richieste di denaro, di occupazione, e anche lamentele dalle campagne verso i grandi proprietari giungevano a Rasputin che, in quanto creditore presso personaggi dell’alta società, le faceva andare nella maggioranza a buon fine.
Il resto dell’enorme quantità di denaro era spesa, come attestano i numerosi verbali di polizia, in locali notturni e in incontri ai bagni pubblici con donne di ogni classe ed età: la stampa pubblicava in continuazione scabrosi racconti di fantasia sulle sue leggendarie notti; ciò accrebbe le dicerie non solo su una sua presunta super dotazione, quanto su una improbabile e sempre smentita relazione con la sovrana.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppose fermamente all’entrata in guerra della Russia, e pronosticò che avrebbe portato immani catastrofi ai contadini, che sarebbero morti a migliaia. Tuttavia, non poté esercitare la sua influenza sul sovrano, perché subì un attentato nel suo villaggio siberiano il 28 giugno, lo stesso giorno dell’omicidio di Sarajevo.
Nel 1915, con la partenza dello zar per il fronte, le denunce di Rasputin contro le collusioni di ministri e alti funzionari con il traffico illegale d’armi e le speculazioni sui latifondi ai danni dei contadini si intensificarono. La zarina, che assente lo zar deteneva il potere a San Pietroburgo, effettuò su suo consiglio continui, disastrosi e repentini cambi al vertice di governo, proprio nel momento in cui, in assenza del sovrano dalla politica interna, si necessitava di un governo forte.
Molti si accorsero che Rasputin aveva effetti sulle decisioni dei reali in tema di politica e il monaco venne accusato anche di corruzione e per questo allontanato dalla residenza imperiale dallo stesso zar.
Nel 1916, in piena crisi di governo, che Rasputin stesso con la sua rete clientelare aveva contribuito a creare, e tra le alterne fortune degli eserciti russi sul fronte orientale, una congiura ordita dal granduca Dmitrij Pavlovič, dal principe Feliks Feliksovič Jusupov e dal deputato conservatore Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, decise di assassinarlo.
La sua morte fu romanzesca come la sua vita. Fu avvelenato con il cianuro durante una cena a casa di Feliks Jusupov, ma dato che resistette al potentissimo veleno, i congiurati decisero di sparargli. Nonostante fosse stato abbondantemente avvelenato e colpito da un colpo di pistola al fianco, Rasputin si riebbe; venne così colpito da un nuovo colpo alla schiena e, mentre veniva trascinato verso il cancello del cortile, fu finito con un colpo in fronte.
Il suo cadavere fu gettato nel fiume Moika, da cui riemerse il giorno dopo. Secondo l’esito dell’autopsia il corpo non presentava tracce del veleno, dando luogo a dispute tra gli storici circa l’effettiva modalità di eliminazione. È molto probabile che il cianuro addizionato agli zuccheri del dolce e dell’alcool abbia sviluppato cianidrine che sono commestibili e non danno avvelenamento. Ma soprattutto fu riscontrata acqua nei polmoni: quindi nonostante il veleno e i colpi di pistola Rasputin fu gettato nell’acqua ancora vivo!
Rasputin fu quindi sepolto, ma il suo corpo venne poi dissotterrato e bruciato ai bordi di una strada. Non ci volle molto perché venissero presi provvedimenti contro i partecipanti del complotto, anche se per alcuni giochi di palazzo non venne svolto alcun processo. Jusupov fu mandato in esilio. Dmitrij Pavlovič fu inviato in Persia a combattere in prima linea (ma questa “pena” lo salvò: perché riuscì a fuggire dopo la congiura contro i Romanov).
Il pene di Rasputin in soluzione di formaldeide

Il pene di Rasputin in soluzione di formaldeide


Dal 2004 in un museo di San Pietroburgo, dedicato all’erotismo, viene mostrato e conservato un pene di considerevoli dimensioni (33 centimetri): alcuni studiosi sostengono che sia l’autentico pene di Rasputin.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte IV: Julian Assange.

La Grecia si salva. Grazie alla mafia


Un titolo così potrebbe essere l’epilogo della crisi greca.
Vi siete mai chiesti perché, nonostante la crisi economica e finanziaria dell’intero Occidente, c’è un ente internazionale, qui radicato, che sta aumentando il fatturato a livelli di crescita cinesi?
La mafia, secondo tutte le stime, sta infatti aumentando il proprio fatturato, in modo particolare la ‘Ndrangheta, ma anche la Camorra, Cosa Nostra e le varie filiali del Norditalia e in Europa.
Ne ha parlato Roberto Saviano in un suo recente intervento: “La crisi ha aperto enormi possibilità alle mafie vincenti. Quelle perdenti sono state fermate dalla crisi, ma quelle vincenti, i gruppi nigeriani, russi, calabresi, casalesi, corsi sono cartelli che hanno portato liquidità all’economia in crisi. E la liquidità li ha fatti vincere in ogni settore, dall’edilizia alle banche”
Insomma, secondo Saviano le mafia sono utili a banche e agli imprenditori perché prestano loro denaro (riciclato dal narcotraffico). Continua lo scrittore: “Infatti, se dovessero sparire per miracolo, quanta crisi ci sarebbe in Italia e in Europa! Parlo di un dato prodotto dalla Procura Nazionale Antimafia italiana quindi da un’istituzione: 100 miliardi di euro l’anno di fatturato! Stiamo parlando di una delle più grandi imprese europee e ci limitiamo al fatturato italiano. Pensate ai cartelli spagnoli, ai cartelli sudamericani in Spagna.
“Una parte delle istituzioni è sicuramente in prima linea da molto tempo contro questo fenomeno. Lo Stato non è mai un monolite che va in un’unica direzione. L’Italia è un paese molto complesso per cui se c’è una parte che è in prima linea anche a rischio della propria vita c‘è anche una parte profondamente collusa.
Credere che si possano sconfiggere le organizzazioni criminali con la repressione è un’illusione, la repressione è utile ma per batterla ci vuole un cambio politico-economico: il meccanismo degli appalti deve cambiare. Se vince sempre chi propone un prezzo più conveniente abbattendo i costi è chiaro che a spuntarla saranno loro.
Loro vincono perché possono sostenere quei prezzi ammortizzandoli con il narcotraffico”
“Le mafie interloquiscono con i poteri: con lo Stato, e anche con la Lega Nord. “Interloquire” significa “incontri”, e incontri significa volontà di gestire le liste, volontà di corrompere i politici. Poi certo tocca alla magistratura accertare”.
“Si stabilisce un’alleanza tra mafia, politici e investitori. Arrivano le mafie e portano soldi, proteggono direttamente alcuni politici e drenano gli imprenditori. Cioè se tu interloquisci con loro è tutto più veloce.
Quindi diventano anche lo snodo per gli investimenti che ci sono stati nell’Europa dell’Est perché le mafie sono state addirittura il propulsore economico in base a un principio liberale: hanno voluto e saputo rischiare”.
E il prossimo obiettivo potrebbe essere la Grecia, se fallisse il salvataggio europeo, le Mafie avrebbero via libera per un nuovo mercato.

*** Samaras? un placebo


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO IV

giorno 3 messidoro 131

Pensate che il futuro premier di Grecia Antonis Samaras possa salvare la Grecia dalla crisi e/o dall’uscita dell’Euro?
Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito 4

Samaras sfiduciato

Commento: Il Governo Oscuro non dà la fiducia al Governo Samaras [respinto per astensione]. Dalla votazione e dai commenti emerge che chi ha appoggiato Samaras lo ha fatto più per speranza che per reale fiducia.
La fiducia è stata respinta per 1 voto, ma erano comunque in vantaggio i “no” e anche se fosse stata raggiunta la maggioranza, la fiducia sarebbe stata respinta.
Insomma, Samaras non cambia un virgola, la Grecia è sull’orlo del baratro: forse uscirà dell’Euro e tornerà alla dracma? O entrerà nello Yuan cinese? O sarà il nuovo territorio d’elezione dei capitali mafiosi?

Per i pignoli: a differenza dell’Italia, gli astenuti sono considerati votanti. I non votanti sono chi non ha espresso alcun giudizio

Adam Kadmon e il MES


Nei giorni scorsi Adam Kadmon ha parlato di Europa e di come il MES rappresenterebbe una sorta di “ditttura europea”.
Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), detto in inglese ESM (European Stability Mechanism) è un trattato ratificato dai 17 Paesi dell’Eurozona il 31 dicembre 2011 ed è stato rinnovato e ampliato il 2 febbraio 2012 e rattificato nel marzo del 2012 dal Consiglio Europeo.
Il trattato è pubblico e può essere letto online.
In breve, per evitare di dovere organizzare nuovamente dei referendum in Europa, il MES è un ampliamento delle competenze europee (il cosiddetto commissariamento) che quindi non ha radici direttamente democratiche (perché i membri del MES non sono eletti democraticamente).
Il MES può obbligare ogni nazione dell’Eurozona a pagare grosse cifre di debito, soldi che verranno prelevati dalle tasse e dalle tasche dei cittadini, come sta avvenendo per Italia, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, Paesi per cui qualcuno ha creato l’acronimo PIGS (PIIGS con l’Italia), ovvero maiali.
Qualora la nazione fosse in difficoltà, è in pratica obbligata ad accettare un prestito con tassi fissi o variabili (come è avvenuto per la Grecia e, recentemente, anche per la Spagna). La nazione potrebbe rifiutare il prestito, ma dovrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia Europea e non sarebbe un percorso semplice (di fatto è un percorso ostacolato). Se la somma presa in prestito non verrà restituita unitamente agli interessi entro la data di scadenza, saranno applicate sanzioni severe, che evidentemente colpirebbero le pensioni, gli stipendi e le proprietà immobiliari, in pratica il MES potrebbe pignorare la nazione insolvente con qualsiasi mezzo.
Il fondo è gestito dai governatori, ovvero i ministri dell’Economia e delle Finanze di ogni nazione. Nonostante ciò, i membri del MES potranno rimuovere i governatori dai loro incarichi, senza chiedere il permesso a nessuno: un potere praticamente assoluto!
Il trattato infine, contiene alcuni punti oscuri, che implicherebbero, tra l’altro, che una volta che le nazioni vi hanno aderito, non potranno tornare indietro e dovranno sborsare tutte le cifre che il MES richiederà loro, deliberando a maggioranza.
Inoltre, seconco alcuni (tra cui Adam Kadmon), i membri di questo organo sovranazionale, sarebbero al di sopra della legge, avrebbero completa autonomia decisionale, e le loro identità, comprese quelle che lavorano per loro, non verrebbe mai resa pubblica, tanto meno verrebbero fatte conoscere ad autorità esterne dallo stesso organismo qualora decidano di non farne più parte.
Oltre a ciò, gli emendameti successivi amplierebbero le competenze (nel caso di insolvenza di una nazione) a interventi di repressione degli scontri, di sorveglianza dei cittadini vivaci o di lotta contro qualsiasi elemento destabilizzante per l’Eurozona. In altre parole l’emendamento costituisce sicuramente un ampliamento delle competenze dell’Unione Europea ed è, secondo noi, contrario all’articolo 48.6 del Trattato dell’Unione.
Lasciando da parte gli Illuminati, quanto ci dice Kadmon è quindi vero, e non è l’unico a metterci in guardia.
Infatti ormai è un fatto che l’Unione Europea sia guidata da fattori economici e finanziari e non politici, dove seguire i parametri imposti è diventato più importante del benessere e della felicità dei cittadini, reale obiettivo primario di una nazione.
Secondo noi, l’Europa, se vuole avere un futuro (e ormai deve farlo perché tornare indietro sarebbe ancora più disastroso per i motivi che abbiamo già detto altrove), deve essere prima di tutto politica, avere un governo democraticamente eletto (come lo è oggi il Parlamento) che elegga e controlli queste commissioni e questi oscuri personaggi. Gli Stati Uniti d’Europa, lo abbiamo già detto, dovrebbero essere rappresentati da un Governo Federale (simile agli Stati Uniti) che tuteli il cittadino e non la Finanza e gli speculatori.
Vorrei infine far notare che ormai in tutti gli ambienti politici (e non solo estrema sinistra o estrema destra) si parla con sospetto di questi organismi sovranazionali. Questo dimostra come sia stato un errore, dalla fine degli anni Novanta in poi, sottovalutare (e ghettizzare come pensiero radicale sinistrorso, praticamente utopia) le richiesta del Movimento di Seattle (quello che oggi è Occupy Wall Street), ovvero i No-Global (meglio: i Neo Global, di cui noi abbiamo preso parte fin da quegli anni), quando denunciavano al mondo interno che organismi potenti come l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), il WTO (World Trade Organization) la BM (Banca Mondiale), il G8, la NATO, a cui oggi si sono aggiunte le istituzioni europee come la BCE e il MES e le agenzie di rating (Standard & Poors’, Moody’s, Fitch), non sono organismi democraticamente eletti, ma nonostante ciò decidono delle sorti economiche, finanziarie e occupazionali del mondo. Come a dire che le singole democrazie nazionali (già di per sé zoppicanti) sono “commissariate” da questi personaggi.
I Neo Global sono stati tacciati per marxisti, oggi molti si sono ricreduti. E come era frustrante (per noi democratici giacobini della NeoRepubblica di Torriglia) sentirci chiamare comunisti, oggi è frustrante sentirci dare ragione da chi ci dava torto e sentirci raccontare dai complottisti quello che sappiamo da 15 anni. Noi non siamo mai stati comunisti, ma pensatori libertari, bene informati sui movimenti dello scacchiere del potere internazionale.
Il discorso della crisi economico-finanziaria (dal 2008 a oggi) è naturalmente in parte legato alla costituzione del MES. Vedremo prossimamente le cause, le concause e le possibili terribili conseguenze.

La Grecia esce dall’Euro ed entra nella Cina


Scenario possibile, visto che ormai anche le istituzioni europee si stanno rassegnando all’eventualità che la Grecia esca dell’Unione Monetaria Europea, fatto assolutamente tabù fino a qualche settimana fa e che nel frattempo il governo cinese ha dato mandato alle principali agenzie statali, compresa la banca centrale, perché preparino urgentemente dei piani di contingenza in vista di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.
Ora, ai detrattori dell’euro chiediamo: come vedete l’uscita dell’Italia dall’Euro? Che ve ne sembra di entrare a far parte della florida economia di un governo antidemocratico come la Cina?
La realtà dei fatti è che una volta entrati nell’Unione Monetaria Europea, uscirne è come affrontare un abisso. La dracma, come la peseta e la lira, perderebbero subito punti nei confronti dell’euro, e gli stipendi, pur rimanendo nominalmente gli stessi, perderebbero del 30-40% del potere d’acquisto. Senza immaginare le conseguenze politiche e sociali.
La ripresa dell’economia e delle esportazioni sarebbe di livello inferiore perché ormai un’economia non può prescindere dalla globalizzazione e il Paese dovrebbe continuamente difendersi da “scalate” di altre economie, come quella cinese.
Non sosteniamo che sarebbe un disastro, naturalmente, ma le incognite sono troppe per poter sostenere con leggerezza l’uscita dell’Euro, almeno una volta che questi Paesi vi hanno fanno parte per qualche anno.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte III


Dossier Villaggi fantasma Parte III.
Facciamo una rassegna mondiale, davvero generale, solo per dare un’idea del fenomeno, dei paesi abbandonati nel mondo (estratto da Wikipedia):
Algeria
Il villaggio di Palestro venne fondato dagli italiani nel 1867 sul fiume Ossler in Cabilia e venne distrutta nel 1871 da una confraternita musulmana di cabili.
Argentina
La maggior parte degli immigrati europei in Argentina si stabilì nelle città che offrivano lavoro. Molti si stabilirono nelle cittadine che crescevano lungo i collegamenti ferroviari.
A partire dagli anni Trenta, molti contadini si trasferirono nelle grandi città.
Gli anni Novanta videro molti paesi diventare città fantasma, quando cessarono i servizi ferroviari e i prodotti locali furono sostituiti da grandi quantità di beni economici importati. Alcune città fantasma vicine alle città offrono attrazioni turistiche, specialmente durante i weekend.
Australia
Alcune città fantasma conoscono una seconda vita, spesso dovuta al turismo che interessa le città fantasma di importanza storica, e che sostiene un’economia capace di mantenere i residenti. Ad esempio, Walhalla, in Australia, diventò una città deserta dopo che la sua miniera d’oro cessò la sua attività. In parte per la relativa accessibilità e in parte per la vicinanza ad altre località d’attrazione, Walhalla ha avuto una recente crescita in economia e popolazione.
Canada
Sono presenti città fantasma nell’Ontario del nord e nell’Ontario centrale, Columbia Britannica, Saskatchewan, Terranova e Labrador (vedi gli outport della Terranova) in Canada e in Québec (alcune di queste erano città nate per l’estrazione della legna, o sia di legna che di minerali).
Cipro
Dopo gli eventi del 1974 a Cipro, la parte meridionale di Famagosta, chiamata anche Varosha/Maraş, fu abbandonata dai suoi abitanti. Mentre la disputa non è ancora risolta, Varosha/Maraş è diventata una città fantasma e un’attrazione turistica.
Croazia
Duecastelli o Dvigrad è una cittadina medievale istriana abbandonata.
Finlandia
In Finlandia la maggior parte della popolazione vive in grandi città, e alcuni villaggi vicini al confine russo e in Lapponia, sono attualmente abbandonati.
Germania
Il villaggio di Etzweiler, nel nord-ovest della Germania, è statio abbandonato negli anni Novanta per fare posto a una miniera di carbone.
Giappone
Hashima fu una città mineraria giapponese dal 1887 al 1974, posta sull’isola omonima. Conosciuta una volta per avere la maggiore densità di popolazione al mondo (nel 1959, 3450 abitanti per chilometro quadrato), l’isola fu abbandonata quando le miniere di carbone furono chiuse.
Guyana
Jonestown, in Guyana, divenne una città fantasma dopo il suicidio di massa della comunità del Tempio del Popolo che viveva lì.
Grecia
La città di Vathia nel sud del Peloponneso, era una tappa per i crociati che s’imbarcavano per il Medio Oriente.
Italia
Vedi le prime due parti del dossier.
Namibia
La città mineraria di Kolmanskop venne fondata dai tedeschi nei primi anni del XX secolo e oggi è abbandonata e invasa dalla sabbia.
Norvegia
Pyramiden (in russo: Пирамида) era una colonia russa di minatori nell’arcipelago delle Svalbard, Norvegia. Fu fondata dalla Svezia nel 1910, e venduto all’Unione Sovietica nel 1927. La colonia, con una popolazione di 1000 abitanti, fu abbandonata alla fine degli anni Novanta dai suoi proprietari (la compagnia statale Trust Artikugol), ed è ora una città fantasma. Non ci sono restrizioni per visitare Pyramiden, ma la maggior parte degli edifici è ora sigillata. Pyramiden è raggiungibile in battello o snowmobile.
Spagna
Ochate è un villaggio situato nel Condado de Treviño, abbandonato intorno al 1920-1930, raggiungibile solamente a piedi. Ochate ha raggiunto una certa fama per alcuni fenomeni paranormali, legati agli UFO, dato che una fotografia ritrae un oggetto non identificato volare nelle vicinanze del villaggio.
Stati Uniti d’America
Ci sono moltissime città fantasma nelle Grandi Pianure (Great Plains) statunitensi, le cui aree rurali hanno perso un terzo della loro popolazione del 1920. Inoltre, le città fantasma sono comuni nelle aree dove in passato si estraevano minerali, o erano presenti fabbriche, solitamente per la tessitura del cotone, per esempio l’insediamento di Cambria). Quando le risorse che avevano creato un boom di occupazione in queste città terminò, gli affari cessarono di esistere, e le popolazioni si trasferirono in aree più produttive. A volte una città fantasma consiste di molti vecchi edifici abbandonati (come Bodie, in California), mentre altre volte è formata semplicemente da strutture o fondamenta di costruzioni che non esistono più (come Graysonia, in Arkansas).
Vecchi insediamenti di minatori che hanno perso buona parte della loro popolazione in un certo momento della loro storia, come Central City, Aspen, Cripple Creek e Crested Butte in Colorado, Virginia City e Marysville nel Montana, Tombstone in Arizona, Deadwood in Dakota del Sud o Park City nello Utah sono spesso inclusi nella categoria, anche se ai giorni nostri sono città e paesi attivi.
Svezia
Nella città di Sjöstad, nel Närke, guerre e genocidi fermarono la vita nel 1260, quando i 700 mercanti della città attraversarono il lago di Vättern ghiacciato e furono sterminati dai Danesi. Quindi i Danesi proseguirono verso la città, distruggendola e bruciandola. La città non fu mai ricostruita. Una fattoria chiamata Skyrstad, rovine e un tesoro in argento, sono tutto ciò che testimonia la sua esistenza.
Ucraina
La città di Pripiat’ e dozzine di insediamenti minori nel nord dell’Ucraina furono abbandonati dopo il disastro di Chernobyl. L’area è rimasta inviolata da allora, ed è come una capsula del tempo dell’età dell’Unione Sovietica.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte IV.

Dimentichiamoci del Kurdistan. E loro ammazzano


Ieri mattina attacco dei separatisti curdi nel sud-est della Turchia: 24 uccisi e 18 feriti tra militari e poliziotti turchi.
I raid simultanei, rivendicati dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), formazione terroristica di ispirazione maoista, hanno preso di mira alcune caserme dell’esercito e della polizia nei quartieri nel centro della città di Hakkari, a pochi chilometri dal confine con l’Iraq.
Un attacco che, aldilà di ogni giudizio, rivela la grave situazione in quei territori. Una situazione sottovalutata dall’Europa e dalla Turchia che nell’Unione Europea vorrebbe entrare senza rendersi conto dei gravi problemi che ancora l’attanaglia.
Ma oltre alla situazione del Kurdistan (a cavallo tra Turchia e Iraq), privato della propria indipendenza, non bisogna dimenticare la paradossale situazione di Cipro (divisa de facto in due Paesi, di cui quasi nessuno riconosce la sovranità di Cipro del Nord).
L’Europa sta giocando a un equilibrismo pericoloso: da un lato intraprende rapporti diplomatici con la Turchia, e condanna i terroristi curdi senza però prendere in considerazione soluzioni per la loro situazione, dall’altra non riconosce lo status di Cipro del Nord per non scontentare le ragioni della Grecia, che appoggia politicamente e non solo Cipro del Sud.

In ogni caso si penalizza l’autonomia e l’autodeterminazione dei popoli, che dovrebbe essere un principio fondamentale dell’Europa: si dovrebbe lavorare per l’indipendenza (o “autonomia” nell’ambito dell’Unione Europea, come quando parlavamo di Euskadi) di Curdistan e Cipro del Nord. Che facciamo? Ce ne freghiamo? E loro sparano.

I “mattoni” salveranno i “maiali”?


Tempo di acronimi spiritosi, ma anche rivelatori.
I maggiori Paesi in via di sviluppo (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sono indicati come BRICS (Brick in inglese significa mattoni).
Mentre Portogallo, Italia, Grecia e Spagna (che sono i Paesi europei che sentono maggiormente la crisi e sono quasi considerati una zavorra dall’Europa) sono i PIGS: i paesi maiali!

I “mattoni” che salveranno il mondo


15 anni fa, il capo di Stato Lukha Kremo Baroncinij parlando davanti a un pinta di birra, sosteneva che il Brasile e la Cina (e in generale in Paesi in via di sviluppo) sarebbero stati i protagonisti del futuro e avrebbero anche rappresentato l’avanguardia culturale e artistica.
Insisteva molto sul Brasile, e per questo, i suoi interlocutori lo prendevano quantomeno per brillo, deridendolo nascostamente.
Dire nel 1995 che il Brasile era il Paese del futuro per loro era da ridere: probabilmente pensavano alle ballerine di samba e al calcio-spettacolo.
Oggi il cosiddetto BRICS (Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica) è l’unico gruppo di Paesi al mondo che potrebbero salvare l’Europa e hanno già cominciato a salvare gli Stati Uniti – entrambi colpiti da una crisi che si protrae dal 2007 e che non sembra avere mai fine – grazie all’acquisto di titoli di Stato.
Ecco che quindi i BRICS (Bricks in inglese significa “Mattoni”), i capigruppo dei Paesi emergenti, diventano i pilastri dell’economia mondiale proponendosi di acquistare titoli dei Paesi in difficoltà (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, Francia e Usa).
Di conseguenza nei prossimi anni, sentiremo la loro influenza culturale e artistica.
Rivolgiamo il pensiero a tutte le persone che negli anni 90 (ma anche oggi) sono state troppo sicure del sistema capitalistico, persone che prima andavano in Brasile a ballare la samba, e che nei prossimi anni ci andranno per lavorare!
Noi l’avevamo previsto con largo anticipo.

Grecia, assalto al Parlamento


Ad Atene, i manifestanti hanno cercato di raggiungere il Parlamento dove i deputati stanno votando il piano di austerity per salvare l’economia del Paese. In piazza molti giovani.
Scontri con la polizia e lancio di lacrimogeni.
La situazione della Grecia è economicamente disastrosa, a causa della criminale gestione economica del precedente governo conservatore greco di Costas Karamanlis (con le solite collusioni con interessi privati e via dicendo, cose molto comuni in tutti i governi del mondo, Italia compresa).
Il governo attuale di George Papandreou si trova in una difficile posizione, ma l’Europa crede in una positiva risoluzione. Papandreou ha pensato a grandi tasse (abbassamento delle aliquote e quindi più tasse per i ceti in difficoltà) e maxi condono. Considerando che il reddito medio della Grecia è di 600 euro al mese e la disoccupazione tra le più alte in Europa, è normale che la popolazione insorga.