Dossier Land Grabbing I parte.
Il cosiddetto Land Grabbing è il fenomeno di grandi transazioni di terreni, tramite acquisto o leasing pluriennali da parte di Paesi, grandi compagnie, multinazionali o privati incoraggiati dai governi stessi. Detto così sembra quasi un particolare aspetto del commercio internazionale.
In pratica Paesi facoltosi economicamente, ma carenti di terra, si accaparrano milioni di ettari acquisendoli dai Peasi più poveri per creare una riserva alimentare strategica.
A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita, all’inizio del XXI secolo. Il re Abdullah, monarca assoluto d’Arabia, si è reso conto che i miliardi di dollari che affluivano in proprorzione al miliardi di barili di petrolio venduto, non garantivano una stabilità alimentare. Dopo aver fatto costruire costosissime fattorie nel deserto con acqua desalinizzata e ampi pascoli irrigati, ha deciso di acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia per coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni in altri Paesi. Cominciando a incontrare una certa resistenza ha aggirato il problema prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania (con formula leasing di 99 anni, in pratica: li ha comprati per un secolo).
La Cina non è rimasta certo a guardare, perché (a causa degli elevati indici di crescita demografica è sempre alla ricerca di risorse alimentari e minerarie.
Il governo di Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Quindi gli interessi cinesi sono passati in Africa: 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e per il momento 300 ettari in Tanzania. Inoltre ha preso in affitto migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana.
Dopo la Cina è arrivata un’altro Paese con le stesse esigenze (sovrappopolazione, carenza alimentare e mineraria): l’India.
Il governo di nuova Delhi al momento ha acquisito 50.000 ettari in Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 anche in Uruguay. Poi ha scoperto gli sterminati territori argentini e si è accaparrato 614.000 ettari di terreno argentino, e in Africa 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 in Madagascar, 289.000 in Malesia.
Dietro a questi colossi si muovono i Paesi più piccoli, che utilizzano i propri colossi multinazionali. Daewoo e Hyundai stanno comprando, appoggiati dal governo della Corea del Sud terreni in tutta l’Africa. Inoltre, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile in Africa e in Sud America. La Libia ha barattato un contratto di fornitura di gas all’Ucraina in cambio di 247.000 ettari di terreno.
Dietro a questi Paesi “affamati di terre”, i Paesi occidentali (del “primo mondo”) non potevano restare a guardare e, grazie alle multinazionali alimentari e minerarie, hanno cominciato a comprare terre a buon prezzo in tutto il mondo. Questi Paesi hanno esigenze lievemente diverse, in quanto cercano anche terreni per produrre agro-carburanti.
Una vera e propria febbre dell’oro verde che, dopo l’impennata dei prezzi dei generi alimentari del 2006, ha trasformato la terra nel business più redditizio del prossimo futuro. Nel 2007 e 2008, 20.000.000 di ettari di terreni dei Paesi poveri (quasi quanto mezza Italia) sono stati venduti, affittati o fatti oggetto di negoziati con società o governi stranieri.
Leggi la Parte II.
Che due maro’!
Questo articolo non vuole offendere nessuno e non vuole entrare nel merito delle responsabilità del fatto, ma è una critica a come i media italiani trattano l’avvenimento.
Stiamo parlando della detenzione in India dei due marinai militari italiani (detti marò) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone a seguito dell’uccisione di due pescatori creduti pirati.
Siamo convinti, insieme con le autorità italiane, che il fatto, in quanto avvenuto in acque internazionali, sia di competenza della nazionalità dei responsabili, quindi l’Italia. L’India risponde che per i terroristi non vale questa norma, ma è appurato che i due marò non sono terroristi.
Detto questo, bisogna tener presente che sono morti due pescatori innocenti, padri di due famiglie, già povere, che oggi non hanno più un introito e che per loro sarà difficile andare avanti. Sembra che i media italiani accusino l’India di detenzione indebita dei due militari, cito testualmente il TG5 (ma potrei citare altri telegiornali) “i due marò non sono ancora liberi”. Questo la dice lunga sulla serietà delle intenzioni della giustizia militare italiana, se il caso fosse portato in Italia: ho paura che, come spesso succede con i militari, siano assolti, o siano riconosciuti colpevoli ma lasciati liberi su cauzione o con la pena di un’ammenda.
E qui sta il punto: non è che essendo in acque internazionali, allora sono innocenti: hanno ammazzato due pescatori, credendoli pirati? Omicidio. Sarebbe “colposo” se non volevano uccidere. Ma loro volevano uccidere, ma hanno sbagliato le persone. Qui sta l’attenuante, ma l’errore l’hanno fatto, e va pagato. Per il momento sono in India, in un carcere sopra la media quanto a condizioni e, a parte la questione della territorialità, non vedo che cosa debbano recriminare, se non avere il diritto di un processo equo.
Pubblicato da Kremo in 20 settembre 2012
http://nazioneoscura.wordpress.com/2012/09/20/che-due-maro/