Che cos’è il Nuovo Ordine Mondiale (NWO)?


Secondo il complotto del Nuovo Ordine Mondiale, il cui acronimo è NWO (New World Order), un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si starebbe adoperando per prendere il controllo di ogni organizzazione statale del mondo.
Una delle menzioni iniziali del NWO sarebbe contenuta nella dichiarazione del 1975 del Presidente statunitense Gerald Ford: “Dobbiamo unirci per costruire un nuovo ordine mondiale [...] Al meschino concetto di sovranità nazionale non dev’essere permesso di distoglierci da quest’obiettivo”. Il testo è in realtà un rimando all’importanza della sovranazionalità nelle decisioni politiche internazionali, e non è legato alla presunta organizzazione oggetto della teoria cospirativa.
In questa teoria vengono richiamati a far parte del presunto complotto, gli Illuminati (leggi nostro articolo), il Quarto Reich, l’ONU, gli Stati Uniti, la comunità ebraica e la nuova massoneria.
Anche note organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), il WTO (World Trade Organization), l’Unione Europea e la NATO sono spesso elencate come sotto-organizzazioni per lo sviluppo del Nuovo Ordine Mondiale. Infine, la maggior parte delle famiglie potenti e influenti, quali i Rothschild, i Rockfeller, la JP Morgan, la famiglia Du Pont, la famiglia Bush, il casato Windsor, così come i monarchi europei e il Vaticano, sono secondo alcuni complottisti membri del NWO.
Lo stesso attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 farebbe parte del disegno del NWO e sarebbe stato organizzato a tavolino da questi signori.
In quest’ottica non è difficile creare un vero e proprio “calderone” di teorie e sottoteorie, a volte discordanti, tra le quali citiamo, a grandi linee:
1) Gli anarco-insurrezionalisti, gli ecologi radicali e i neo-Luddisti, a volte sostengono che c’è o può esistere un’esplicita organizzazione cospirativa.
2) Le ideologie cristiano-evangeliche fondamentaliste includono un elemento religioso preminente nella cospirazione, basato sugli antichi testi evangelici e biblici: l’anti-Cristo.
3) Altri sostengono una Teoria del Controllo, riguardante il controllo della mente e della società anche mediante la dispersione degli agenti chimici nell’atmosfera via aerea (scie chimiche o anomale), esperimenti sul controllo delle meteorologia e dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche, esperimenti riguardanti il controllo della mente e la sua conseguente manipolazione da parte della CIA (MK-ULTRA), influenza di extraterrestri, l’Area 51, la Base Dulce, fino a includere la storia antica dell’uomo, in cui si troverebbero tracce di queste attività umane o extraterrestri.
4) Un’ulteriore teoria è chiamata “Signoraggio” e prevede l’abolizione del denaro contante il quale, secondo i sostenitori, andrebbe gradualmente sostituito da quello elettronico utilizzabile sotto forma di carte magnetiche o microchip a bassa frequenza impiantati sottopelle. Secondo i sostenitori di questa teoria, una volta preso saldamente il potere, il NWO potrebbe controllare ogni singolo essere umano sia negli spostamenti che nelle transazioni di denaro, ricattando all’occorrenza chiunque possa agire contro gli interessi della nuova dirigenza planetaria.
Purtroppo la concomitanza (e la concorrenza) di teorie potrebbe screditare quello che c’è di vero in alcune di esse e infatti molti complottisti sono convinti che i fautori del NWO lavorino per creare teorie del complotto sempre nuove e fantasiose proprio per screditarle tutte. Il complottismo del complottista.
Giunti a questa deriva, paradossalmente il Nuovo Ordine Mondiale pare più un Vecchio Caos Globale.
Per rendere costruttivo il ragionamento bisogna innanzitutto fare delle distinzioni:
1) Separare il NWO dall’ufologia.
2) Distinguere il NWO dagli Illuminati.
3) Concepire il NWO non come potere effettivo, ma come volontà di una parte del mondo, in questo caso dei cosiddetti “poteri forti”, ovvero qualsiasi persona, istituzione, o famiglia che ha dei reali ed effettivi poteri sulla società o parte di essa.
Infatti, come insegna la Storia, non è mai stato possibile racchiudere l’interno controllo mondiale in una persona, un impero o un’istituzione. Anche l’Impero Romano, quello Cinese o il Papato hanno avuto un potere forte, ma mai assoluto, e sempre contrastato da altri poteri concorrenti o dal “popolo” stesso.
Oggi la coscienza dei cittadini è molto più consapevole e informata del passato, e per questo l’opinione pubblica stessa è considerata (anche dai poteri forti), un elemento di forte influenza (e la stessa esistenza del complottismo ne è un’evidenza).
Concepire un potere unico come il NWO è assurdo perché ce lo insegna la Storia: regimi con tendenze “assolutistiche” ci sono e ci sono stati, ma più erano forti e assolutistici e con maggiore forza sono stati combattuti. Elenco i casi più eclatanti, ma la lista potrebbe non finire più: il Papato (contrastato dalla Riforma), il Nazismo (combattuto dagli Alleati), il Comunismo e l’Imperialismo statunitense (che si sono opposti tra di loro in una grande Guerra Fredda).
Se da un lato, però, non dobbiamo credere all’esistenza di un “mostro” che controlla il mondo, non possiamo negare gli effetti che hanno “i suoi tentacoli”. La volontà di raggiungere un NWO, o un potere che sia forte nel mondo, esiste ed è sotto gli occhi di tutti: esistono istituzioni non elette democraticamente (come i già citati FMI, WTO e la Banca Mondiale e le relative lobbies) che hanno un’innegabile ed evidente influenza nel mondo.
Si può quindi concludere parlando di “influenze di potere” esercitate dai soggetti sopra elencati, dalle istituzioni, dalle grandi famiglie, dai dirigenti di multinazionali del petrolio, della farmacologia e dell’informatica, fino al Vaticano, che hanno reali influenze sulle decisioni mondiali.
Questo fenomeno, che è stato esercitato dall’antichità fino a oggi e si trasforma e si adegua (a volte “travestendosi”) a seconda dell’epoca che sta vivendo, ha poco da nascondere e molto da mostrare, e si traduce in una semplice parola: “Potere”.
Noi abbiamo due possibilità: far sentire la nostra voce (la famosa “opinione pubblica”), e fare leva su una caratteristica del potere, che è quella dell’esclusività: ogni potere tende a escludere e annichilire altri pretendenti al potere, e si creano così condizioni di equilibrio tra poteri forti che riescono a ridurre la loro influenza globale. Così è stato durante la Guerra Fredda, con il Comunismo che faceva da contraltare all’Imperialismo capitalistico. Oggi va un po’ peggio, perché c’è un potere meschino che contrasta la Civiltà del Capitale: il fondamentalismo religioso.
Cominciamo a ragionare in questi termini prima di descrivere alieni che insegnano agli egiziani a costruire astronavi a forma di piramide o Bush che schiaccia il pulsante l’11 settembre.

Repubblica indipendente de Malu Entu


Dossier Micronazioni Parte VI.
Parliamo ora di un caso italiano molto discussa dai media in questo periodo, la Repubblica del Mal di Ventre (de Malu Entu in sardo).

Bandiera della Repubblica del Mal di Ventre

Bandiera della Repubblica del Mal di Ventre


Agli inizi degli anni ottanta del XX secolo nell’isola di Malu Entu si tenne il processo per il presunto “Complotto Separatista”, che vide implicati diversi attivisti di movimenti indipendentisti sardi; l’isola infatti sarebbe stata prescelta, secondo l’accusa, quale luogo dal quale gli insorti avrebbero comunicato al mondo mediante potenti apparati radioamatoriali la nascita della Repubblica Socialista di Sardegna.
L’isola si trova nel Mare di Sardegna antistante la costa della penisola del Sinis, dalla quale dista circa 9,26 km.
Banconota da 1 soddu di Malu Entu (2009)

Banconota da 1 soddu di Malu Entu (2009)

Banconota da 1 shardana di Malu Entu (2009)

Banconota da 1 shardana di Malu Entu (2009)


Nell’agosto del 2008, Salvatore Meloni mira al riconoscimento internazionale dell’isola di Mal di Ventre, quale Repubblica Indipendente, rifacendosi ai principi di autodeterminazione dei popoli sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. L’uomo, indipendentista sardo e protagonista di altre storiche battaglie per l’indipendenza della Sardegna, ha provveduto a inviare il progetto sia alle Nazioni Unite ed ai suoi membri che al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Salvatore Meloni, che da più di vent’anni trascorre gran parte delle sue giornate sull’isoletta assieme ad altri indipendentisti, avvierà una causa civile per l’usucapione dell’isola di Mal di Ventre che, dal 1972, appartiene alla società napoletana “Turistica Cabras srl”. Da qualche mese, inoltre, il Meloni ha richiesto al Comune di Cabras la residenza anagrafica sull’isola per rafforzare la sua iniziativa. Meloni ha pure fatto stampare banconote con la sua faccia, i “Soddus Sardos”.
Nel gennaio del 2009, un blitz del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e della Capitaneria di porto ha sgomberato gli indipendentisti. In seguito, Salvatore Meloni, sebbene allontanato, è ritornato sull’isola.
La repubblica di Mal di Ventre con gli occupanti

La repubblica di Mal di Ventre con gli occupanti

Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte VII.

Siria: l’Onu ci riprova


L’Onu ha presentato una nuova bozza di risoluzione che fissa un ultimatum di dieci giorni al presidente Bashar al Assad affinché ordini il ritiro delle sue truppe e delle armi pesanti dalle città ribelli: in caso contrario la Siria sarà colpita da nuove sanzioni economiche e diplomatiche.
Il Governo Oscuro aveva già dato la fiducia all’Onu di strettissima misura (per 1 solo voto) lo scorso 30 piovoso (19 febbraio), dimostrandosi quindi già poco convinta. La nuova bozza non differisce nell’essenza da quella di 5 mesi fa e quindi Lukha B. Kremo ha deciso di tenere buona la votazione precedente.
La neorepubblica di Torriglia conferma la fiducia “al pelo” alla risoluzione dell’Onu, anche se è convinta che la Russia porrà il veto, impedendo l’azione.

Siria: non ammazziamo civili, ammazziamo civili scomodi


In Siria non c’è una guerra civile, ma una guerra contro i terroristi che vogliono distruggere il paese. Lo dice il Ministero degli esteri siriano in risposta a quanto affermato da Hervé Ladsous, uno dei responsabili della missione degli osservatori dell’ONU.
Davvero dei prodigi questi terroristi: molti di loro bambini anche piccolissimi!”
A meno che il termine “terroristi” significhi “cittadini scomodi”.

L’unità di misura dei morti ammazzati è 100


Dopo i continui massacri in Nigeria provocati da Boko Aram, e, pochi giorni fa, circa 100 morti in Yemen a provocati da Al Qaeda, ieri almeno 110 civili, di cui 25 bambini, sono stati uccisi a Hula, nella provincia siriana di Homs dalle forze fedeli al presidente Assad.
Mentre in Italia ci si dispera per la forme di Parmigiano cadute, il Governo di un Paese sovrano fa un massacro ai danni dei propri cittadini. Chissenefrega che siano adulti, vecchi o bambini, la ragione di Stato viene prima. Viene da pensare che sia una pratica di quasi tutti i Governi al mondo. Per esempio quella di avallare una strategia della tensione, incoraggiare il terrorismo (internazionale, ma anche nazionale) per poter agire di conseguenza.
OPer il momento il Consiglio nazionale siriano invoca una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per determinare le responsabilità del massacro. Un team di osservatori Onu della missione in Siria (Unsmis) si è diretto verso Hula.

Golpe in Guinea Bissau: la situazione


Giovedì 12 aprile, i militari della Guinea Bissau, dopo avere arrestato il presidente, il premier e il capo di Stato maggiore, malgrado le forti condanne di ONU, Unione Africana (UA) e Ecowas, hanno proposto un “governo di unità nazionale”, nel quale occuperanno i ministeri della Difesa e dell’Interno.
Le strade della capitale sono presidiate dai soldati schierati ovunque. I militari controllano il territorio, a piedi o sui pick up, dopo l’arresto del presidente ad interim Raimundo Pereira e del primo ministro Carlos Gomes Junior.
A 6 giorni dal golpe la giunta militare si dichiara pronta a restituire il potere ai civili, ma i tempi sono condizionati dalle decisioni dell’Ecowas, la Comunita’ economica dei Paesi dell’Africa occidentale. Lo ha assicurato il portavoce della giunta militare, Dahabana na Walna, citato dalla stampa on line guineana.

La Guinea Bissau si aggiunge così ai Paesi africani instabili, tra i quali ricordiamo il Mali, nel quale, dal 22 marzo 2012, dei soldati ammutinati affermano d’aver preso il controllo dei media e delle istituzioni maggiori grazie ad un colpo di stato. Il loro primo atto é stato l’annuncio della dissoluzione delle istituzioni e la sospensione della Costituzione.
Ricordiamo che nel Mali, a causa di questa situazione, è ancora tenuta in ostaggio la cooperante italiana Rossella Urru, ed è proprio di oggi la notzia della liberazione di Maria Sandra Mariani, la turista tenuta in ostaggio da Al Qaeda tra Algeria, Mali e Niger.

Sudan: Usa accusano violenze di cui sono corresponsabili


Situazione sempre più allarmante nel Sudan dove continuano gli scontri al confine con il Sud Sudan. Le violenze hanno anche spinto il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir a sospendere il suo viaggio a Juba per incontrare l’omologo Salva Kiir e riportare il dialogo tra le parti. Il Sudan del Sud oggi ha accusato Khartoum di aver bombardato importanti giacimenti petroliferi in un raid oltre confine.
Il Sud del Sudan è stato riconosciuto indipendente dall’Onu l’anno scorso, ma le violenze e la guerriglia non si sono fermate, anzi sono degenerate e oggi i due Paesi si accusano a vicenda di aver violato i confini.
Un appello ai governi di Sudan e Sud Sudan a rispettare pienamente gli accordi già raggiunti sui temi della sicurezza, del controllo dei confini e dell’area contesa di Abyei è stato lanciato ieri dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon.
Il ministro degli Esteri Usa Hillary Clinton ha sottolineato, che “Khartoum [Sudan] porta il peso della responsabilità dei combattimenti e di un uso sproporzionato della forza”. (Capito? no?)
A dar manforte alle posizioni del Sud Sudan ci hanno pensato ieri gli Stati Uniti, che hanno annunciato un accordo di libero commercio proprio con il Sud Sudan, inserendo tra le voci che entraranno negli Usa senza pagare dazi anche il greggio prodotto da Juba. (Chiaro? non ancora?)
Dietro a un gesto apparentemente nobile dell’Onu, che va in direzione dell’autodeterminazione dei popoli (in questo caso l’indipendenza del Sudan del Sud, ratificata in tempi record), c’è la volontà degli Usa di:
-Avere a disposizione un territorio libero da dazi per commerci e investimenti (e, perché no, land grabbing)
-Destabilizzare un Paese (il Sudan) dagli Usa inserito tra i Paesi Canaglia perché ricettacolo di terroristi internazionali.
Quindi, anche noi condanniamo le violenze del Sudan, ma facciamo notare la strategia degli Stati Uniti che quindi non possono essere del tutto esclusi dai corresponsabili delle violenze.

Siria? una scaramuccia. Solo 8000 morti


8000 persone uccise in un anno. Questo è il bilancio secondo l’Onu delle vittime della repressione in Siria. Fra le vittime ci sono molti donne e bambini. Lo ha dichiarato il presidente dell’Assemblea generale, Nassir Abdulaziz al-Nasser, secondo cui le “violazioni dei diritti umani sono diffuse e sistematiche» e in questo «la comunità internazionale ha una sua responsabilità”. Per l’opposizione siriana, il numero delle vittime è invece superiore a 9000, tre volte le vittime dell’11 settembre.
Cosa non si fa per difendere il proprio potere…
Non ci riferiamo saltanto ad Al Assad e al governo siriano, ma anche alla “neoguerra fredda” tra PAesi della Nato da un lato e Russia e Cina dall’altro, timoroso che un intervento Onu possa spostare gli equilibri e le egemonie politica da una parte o dall’altra.
Come sempre, l’Onu non assolve al suo scopo di tutela degli interessi dei cittadini (che vengono per ultimi) ed è utilizzato per scopi egemonici.

*** Risoluzione Onu sulla Siria: vabbuo’!


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO II

giorno 29 ventoso 131

Siete favorevoli alla risoluzione Onu nei confronti della Siria?
Il Governo Oscuro ha votato così:

Fiducia Oscura all'Onu

Fiducia Oscura all'Onu

Commento: Il Governo Oscuro dà la fiducia all’Onu per 1 solo voto.
Alto l’astensionismo: i dubbi sorgono, da un lato, dal fatto che si tratta di una risoluzione etica e poco pratica, dall’altro dalla considerazione che se fosse stata più pratica (ciò che è stato impedito da Cina e Russia) sarebbe stata più che altro un modo di spostare l’asse egemonico della nuova Guerra Fredda e non una tutela agli interessi delle popolazioni che vivono in Siria, che dovrebbe essere l’intento fondamentale dell’Onu. A questo punto, gli attentissimi e smaliziati Ministri Oscuri, hanno pensato che fosse meglio evitare che l’Onu facesse ulteriori danni, ma esternasse perlomeno le proprie opinioni, e hanno dato un “vabbuo’” alla risoluzione, ovvero “sì, per quello che possa contare“.

p.s.: In questa votazione, come si evince dal numero dei votanti (saliti a 11) sono stati conteggiati anche i voti del Guardasigilli e del Console di Puglia, anche se formalmente non fanno parte del Governo. Il Capo di Stato intende formalizzare il loro Diritto di Voto, in modo da avere sempre potenzialmente 11 votanti anziché 9.
Qualsiasi Ministro può opporsi esercitando Diritto di Veto a questa disposizione entro 30 giorni da oggi. In caso contrario il Diritto di Voto sarà esteso a tutti coloro che hanno un incarico nella n/azione Oscura anche se fuori dal Governo e/o che avranno un incarico in futuro.

Siria, la condanna


L’Assemblea generale dell’Onu ha adottato a schiacciante maggioranza una risoluzione di condanna della repressione in corso da 11 mesi in Siria, costata la vita a oltre 6.000 persone. Approvata con 137 voti a favore e 12 contrari (su 193 Stati membri), la risoluzione chiede al Presidente Bashar al Assad di cessare gli attacchi contro i civili, di riportare l’esercito nelle caserme e di collaborare con la Lega araba per garantire una transizione democratica, mentre sollecita l’Onu a nominare un inviato speciale per la Siria. I voti contrari alla risoluzione sono arrivati, tra gli altri, da Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela.
La risoluzione ha un valore soprattutto simbolico, essendo l’Assemblea generale un organo consultivo.
I Ministri della NeoRepubblica Kaotica sono invitati ad esprimersi entro 3 giorni. Quando le votazioni saranno terminate verranno pubblicati i risultati.

Tg fuori dal mondo: il gelo c’è, ma tra Usa e Russia!


Una tempesta di allarmismi e polemiche dell’italietta sta dipingendo gli schermi televisivi di bianco. Mentre l’Italia si danna per qualche centimetro di neve e ghiaccio (esteso in mezzo emisfero terrestre, in modo molto più grave), nessuno, dico nessuno, tra i Tg nazionali, ha parlato di un gelo molto più grave:
è praticamente riesplosa la Guerra Fredda.
Mentre le deficienze del giornalismo delle tv italiane ci fa del terrorismo meteorologico, in Siria muoiono centinaia di persone ogni giorno e l’Onu sta cercando di trovare una soluzione al problema.
Stati Uniti e Russia sono finiti in piena rotta di collisione sulla Siria. Dopo il veto opposto ieri all’Onu da Mosca e Pechino sulla risoluzione contro il regime di Bashar el Assad, Hillary Clinton ha annunciato che Washington intende bloccare il flusso di fondi e i rifornimenti di armi russi che raggiungono Damasco.
A me fa venire più i brividi questo che una bella rinfrescata invernale dell’aria, e voi?

Per i ministri: visto che la risoluzione Onu NON è stata approvata, non ci sarà una nostra ratifica. Aspetteremo che l’eventuale risoluzione sia approvata.

Siria nel caos: preparatevi a giudicare la risoluzione Onu


Il monito è a tutti, ma in modo particolare ai Ministri della NeoRepubblica Kaotica, che saranno chiamati a votare l’appoggio o meno dell’eventuale risoluzione Onu che potrebbe esserci nei prossimi giorni, nonostante il parere contrario della Russia, che appoggia il regime siriano (e questo la dice lunga sull’idea di democrazia di Mosca, senza prendere in considerazione i fatti della Cecenia e di tutte le contese e le pretese territoriali ai confini, che non sono poche).
Al momento si combatte in molte zone della Siria, anche a Damasco. La guerra civile siriana (iniziata a maggio 2011, come da noi esplicitamente segnalato), per la verità un po’ trascurata dai media, è arrivata nella capitale e a un momento topico, anche se l’ipotesi di una fuga all’estero (e segnatamente in Russia) di Asma el-Assad, moglie del premier Bashar el-Assad, sembra in realtà esser stata fatta circolare dagli oppositori del regime per avvalorare i resoconti sulla presenza di forze del Libero Esercito Siriano.

11 settembre? No, strage di africani


In Nigeria Boko Haram, la formazione terroristica di stampo integralista islamico (ne abbiamo già parlato a giugno, novembree dicembre), fa altri 17 morti cristiani, in un attentato a Mubi, nel nord del Paese. I media per ora sottovalutano, finché questa formazione non avrà i soldi sufficienti per colpire il cuore dell’Europa, magari l’Italia e il Vaticano. Noi vi abbiamo avvisati. Ma a voi, sotto sotto, non frega un cazzo.
In Siria altri 25 morti a Damasco, vicino a una scuola (i bambini sono più facili da uccidere), qui i media sono più attenti: hanno compreso la posizione strategica della Siria e come potrebbe modificare i rapporti dell’area e magari far scoppiare una guerra che coinvolga anche l’Iran. Ma, voi, abituati a guerre al di là del’Adriatico e a soldati italiani che muoiono in guerra ogni mese, non vi spaventa niente.
Ma l’oscar alla migliore strage di questo periodo a cavallo tra 2011 e 2012 va al Sud del Sudan. In una decina di giorni ci sono 3141 morti, di cui 2182 donne e bambini nella nuova nazione da poco riconosciuta dall’Onu e da noi, Il Sud Sudan. Insomma, UN 11 SETTEMBRE QUASI TOTALMENTE IGNORATO DAI MEDIA DELL’INFORMAZIONE.
Circa seimila luo nuer, uno dei gruppi etnici dediti alla pastorizia, hanno raggiunto e attaccato diversi villaggi della contea di Pibor, terra della popolazione murle, una delle decine che compongono il complesso mosaico etnico della nuova repubblica del Sud Sudan, nata il 9 luglio scorso.
Inutile dire come ancora una volta le decisioni “astratte” dell’ONU siano ignorate dalle popolazione autoctone.
Ma, naturalmente, che cazzo ve ne frega a voi (europei) che state soppesando quanto le tasse vi faranno cambiare le vostre sacre abitudini quotidiane, voi (occidentali) che siete sconvolti per le vostre azioni in Borsa, a voi (italiani) che state pensando a calcolare l’IMU e ogni volta che accendete la Tv ascoltate la santa recita del “mantra dello Spread”? (Ossessione mediatico-economica, folle psicosi finanziaria odierna degna di un manicomio grande come una città)
Be’, che male c’è, direbbe qualcuno, Forse che gli Antichi Romani potevano occuparsi della caduta della civiltà Maya?
Il male è questo: se non ve ne siete accorti viviamo in una società cosiddetta globale, avete internet e potete chattare con un cinese, twittare con l’Egitto o leggere un blog della Libia. Le stragi che avvengono a migliaia di chilometri, grazie alla società globalizzata che in parte sicuramente vi piace, avvengono sotto casa vostra.
Solo che se i media vi chiudono la finestra, come fate a vedere i corpi maciullati che a voi piacciono morbosamente tanto?

In Siria si continua a morire in strada


E l’ONU cosa fa? Niente.
Perché allora in Libia si è intevenuti? Per il petrolio.
Bisogna imparare a capire che, per quanto l’Onu sia nata per evitare invasioni di nazioni straniere e garantire i diritti civili, le pressioni di altri organismi internazionali e militari prendono le vere decisioni a livello mondiale.
Chiamare “missioni di pace” gli interventi in Libia, Afghanistan e Iraq è come chiamare sazietà il pranzo. In pratica della guerra si tiene conto solo della sua fine: il trattato di pace.
Ma è giusto che riflettiate su questo: la guerra alla Libia aveva lo scopo primario di garantire una pace necessaria alla stipula di accordi economici prevalentemente petroliferi, secondariamente quello di evitare invasioni di immigrati in Europa e, tre piccioni con una fava, garantire i diritti civili dei libici. Inutile dire che grazie al terzo scopo (in ordine di importanza per la Nato) la Nato ha avuto più consensi dell’opinione pubblica che per altre guerre, ma non dimentichiamoci che gli scopi primari sono altri e che avrebbero fatto anche se l’opinione pubblica fosse stata contrarissima (come è già avvenuto nella Seconda Guerra dl Golfo con addirittura il dissenzo dell’Onu).
Tutto molto semplice, per questo in Siria si continuerà a morire per delle idee per molto tempo (lo si sta facendo da aprile).

La Lega Araba bacchetta la Siria: e l’Europa?


La Lega Araba sospende la Siria dalle attività dell’organizzazione a partire dal prossimo 16 novembre fino a quando il governo non metterà fine alle repressione interne. Lo ha reso noto il ministero degli esteri del Qatar, presidente di turno della Lega Araba.
Secondo il governo siriano, la decisione della Lega Araba di sospendere la Siria è illegale perché viola lo statuto e le regole interne della Lega. Lo ha affermato l’ambasciatore Yousef Ahmad, che sostiene inoltre che la decisione rappresenta inoltre l’elogio funebre dell’azione comune araba e dimostra che la sua direzione è subordinata ai programmi degli Usa e dell’Occidente.

Prima considerazione: sembra di sentir parlare Ahmadinnejad all’Onu: il governo siriano alza lo scudo dell’antioccidentalismo per difendere il proprio regime antidemocratico. Ridicolo.
Seconda considerazione: La Lega Araba (come l’Europa) prende in mano le sorti di un Paese non allineato. Se la Siria non fosse un regime ci sarebbe da preoccuparsi. Speriamo solo che l’Europa si evolva come organismo veramene democratico e che le decisioni siano prese dal Parlamento Europeo e non dalla Banca Centrale Europea.
(Quale arcana parola: Parlamento Europeo! Vi ricordate? Ci hanno fatto votare diverse volte i rappresentanti al Parlamento. Ci hanno mai fatto votare i dirigenti della BCE?)
Chi credete ci sia dietro le proposte di Lucas Papademos come premier in Grecia e Mario Monti in Italia?
Mi auguro che questi governi tecnici servano giusto per superare l’emergenza finanziaria, altrimenti dobbiamo inventarci un altro nome per queste “Tecnocrazie”.

Oltre 65 morti in Nigeria. Tutti insieme: “chissenefrega!”


Ben più di 65 morti (si parla anche di 80) il bilancio degli attacchi coordinati che hanno preso di mira le sedi della polizia e le chiese (e una moschea) delle città di Damataru e Potiskum, dove si registrano la gran parte delle vittime.
Un presunto portavoce della setta ultra-islamica Boko Haram, qualificatosi come Abul Qaqa, ha rivendicato per telefono l’ondata di attacchi.
Boko Haram, che nella locale lingua haussa significa
“L’istruzione occidentale è peccato”, lo scorso 26 agosto si attribuì tra l’altro la strage nella sede dell’Onu ad Abuja, la capitale nigeriana: rimasero uccise 24 persone.
A quanto pare per Boko Haram colpisce un po’ tutti: istituzioni statali e cristiane (e forse anche di islamici moderati!).
Ignorare questo tipo di terrorismo quindi può essere molto pericoloso.
Capisco i disastri idrogeologici stra-annunciati in tipica salsa italiana, ma la nostra redazione è a 25 km da Genova, e quindi pur rendendoci conto del disastro, sarebbe saggio mettere almeno come seconda notizia la strage di 65 persone ammazzate per terrorismo.

La Neorepubblica di Torriglia riconosce la Palestina e il Sudan del Sud


Mentre il mondo si trastulla in disquisizioni al limite della filosofia riguardo al fatto di riconoscere o meno uno Stato già indipendente da anni come la Palestina, (con l’ipocrisia degli stati Uniti, pericolosamente influenzati dal ceto dirigenziale ebraico) la NeoRepubblica di Torriglia comunica ufficialmente l’elenco della nazioni da essa riconosciute, sottolineando come riconosca lo Stato indipendente della Palestina fin dal 22 dicembre 2004 e che le ultime due nazioni riconosciute sono il Sudan del Sud (il 9 luglio 2001) e la Repubblica di Uzhupis (il 22 agosto 2011).

Da notare che i riconoscimenti di Stati Sovrani da parte della Neorepubblica Kaotica di Torriglia saranno ratificati al momento della nomina del Governo, che dovrà confermare o meno tali riconoscimenti e che il riconoscimento non presuppone l’indipendenza, ma è un riconoscimento di autonomia e/o indipendenza solo laddove richiesta dalla maggioranza dei cittadini/abitanti.

Al momento questi sono gli Stati che la NeoRepubblica di Torriglia riconosce dalla fondazione della n/azione Oscura KAOS-SF (22 dicembre 2004):

- I 193 stati membri dell’ONU (vedi elenco ufficiale aggiornato a oggi) con le seguenti eccezioni:
1. Regno Unito solo come Inghilterra.
2. Australia, Azerbaijan, Cina, Cipro, Danimarca, Francia, Georgia, Italia, Iraq, Israele, Lituania, Marocco, Moldavia, Nuova Zelanda, Serbia, Somalia, Sudan, Turchia, Ucraina e USA con le limitazioni in base agli altri Stati riconosciuti che non sono membri ONU.
[Da tenere presente che l'elenco comprende il nuovo membro dell'ONU Sudan Sud (riconosciuto dall'ONU dal 14 luglio 2011 e da noi il 9 luglio 2011)].
- I seguenti Stati sovrani non membri dell’ONU (riconosciuti dal 22 dicembre 2004 ove non indicato):
Abcasia (dal 26 agosto 2008)
Cipro Nord
Cook Islands
Euskadi
Far Oer
Gagauzia
Galles
Gibilterra
Groenlandia (dal 25 novembre 2008)
Guam
Guyana (ex francese)
Irlanda del Nord
Kosovo
Kurdistan
Malta
Nagorno-Karabakh
Norfolk
Niue
Nuova Caledonia
Ossezia Sud (dal 12 novembre 2006)
Palestina
Polinesia (ex francese)
Puerto Rico
Sahrawi (Sahara occidentale)
Scozia
Sealand
Seborga
Somaliland
Taiwan
Tibet
Tokelau
Transnistria
Uzhupic (dal 22 agosto 2011)
Vaticano
Zanzibar
Per un totale di 228 Stati Sovrani (l’elenco comprende Stati indipendenti de facto, che hanno ottenuto status di forte automonia o che hanno avuto forti manifestazioni autonomiste).

Di seguito gli eventi che hanno portato alla decisione di riconoscere gli Stati sovrani successivamente alla fondazione della n/azione oscura KAOS-SF, oggi NeoRepubblica di Torriglia (22 dicembre 2004).

12 novembre 2006: la Russia riconosce l’Ossezia del Sud indipendente dalla Georgia.
26 agosto 2008: la Russia riconosce l’Abcasia indipendente dalla Georgia.
25 novembre 2008: la Groenlandia approva un referendum che estende l’autonomia a tutto il territorio trasferendo al governo locale diverse competenze.
9 luglio 2011: il Sud Sudan ottiene l’indipendenza grazie a un referendum (verrà riconosciuto dall’ONU il 14 luglio).
22 agosto 2011: l’ambasciatore di Uzhupis in Italia del Nord prende contatti con il Capo di Stato della NeoRepubblica di Torriglia che gli concede il riconoscimento.

Il Risiko non è più un gioco: land grabbing e nuovo colonialismo parte II


Dossier Land Grabbing Parte II.
ll problema principale del Land Grabbing non è tanto il fatto che milioni di ettari di terra vengano sfruttati per l’agricoltura o per l’estrazione delle risorse, quanto piuttosto che questo sistema non incide minimamente nello sviluppo dei paesi dove viene praticato. Nemmeno sotto l’aspetto occupazionale ha un’incidenza rilevante in quanto sia cinesi che indiani tendono a usare loro connazionali per il lavoro sulla terra (la Cina usa direttamente i carcerati, più economici). I prodotti coltivati o estratti non vanno ad arricchire il mercato locale o ad alzare il prodotto interno lordo di quei paesi perché vengono immediatamente “assimilati” dai mercati interni cinese e indiano. Non esiste cioè un mercato cosiddetto di “esportazione”, è come se fossero prodotti in Cina o in India. Insomma, è una vera e propria forma di sfruttamento delle risorse locali, sia alimentari che minerarie.
Sotto questo aspetto, il Land Grabbing è una forma di colonialismo strisciante perché lascia l’impressione a chi osserva da fuori che gli Stati abbiano la completa gestione del territorio e delle proprie risorse reali o potenziali, quando invece non è così.
I protagonisti di questo Risiko globale, dove al posto dei carri armati compaiono gli aratri e le mietitrici, sono i fondi di investimento privati che dopo la crisi immobiliare decidono di dirottare le risorse sulla produzione di cibo o biocarburanti in Asia e in Africa, ma anche i Paesi del Golfo dotati di grandi liquidità come l’Arabia Saudita e gli Emirati oltre che le succitate nuove potenze emergenti (Cina e India) che, comprando a prezzi stracciati migliaia di ettari di terra dei Paesi poveri in Asia o in Africa, cercano di garantirsi un granaio di riserva per le esigenze alimentari delle proprie popolazioni.
Il report “Secure Land Rights for All” realizzato dal programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (United Nations Human Settlements Programme Un-Habitat) e dal Network Global Land Tool, stima che 5 milioni di persone ogni anni subisce espropri di terra; connesso a questo c’è ovviamente il diritto di proprietà, di avere una propria casa, una propria terra coltivabile, e indirettamente i diritti di residenza, di accesso alle risorse naturali, alla sussistenza, al lavoro, alla libertà di movimento.
Alcuni studi svolti tra il 2004 e il 2009 in Etiopia, Ghana, Madagascar e Mali rivelano che circa 2.000.000 di ettari di terra sono stati trasferiti a proprietari stranieri, compreso un progetto di irrigazione di 100.000 ettari nel Mali, una piantagione di 452.500 ettari per la produzione di agrocarburanti in Madagascar, un progetto zootecnico di 150.000 ettari in Etiopia.
Il Relatore sul Diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier de Schutter in un recente inventario ufficiale ha trovato ben 389 acquisizioni di larga scala di terra agricola a lungo termine in 80 Paesi. Solo il 37% dei cosiddetti progetti di investimento mirano a produrre cibo, mentre il 35% è destinato ad agro-carburanti.
In Africa il prezzo di acquisto o di affitto a lungo termine (il contratto, rinnovabile, va da 50 a 99 anni) per un ettaro di terreno varia da 2 a 10 dollari. Il sistema di gestione della terra è basato su regole informali e tradizionali, riconosciute localmente ma non dagli accordi internazionali, e senza alcuna certezza dei diritti fondiari; nessun contadino africano può imporsi e provare a possedere un terreno. Più del 90% della terra non è legalmente regolamentata, il diritto di proprietà riguarda dal 2 al 10% delle terre. Quasi il 50% dei contadini coltiva meno di un ettaro di terra e quasi il 25% ha accesso a un appezzamento più piccolo di un decimo di ettaro.
Nel biennio 2008-2009 45.000.000 di ettari sono stati oggetto di scambio, circa il 70% nell’Africa Subsahariana. Terre che ora non appartengono più agli africani.
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