In Siria continuano le stragi di civili, nelle campagne nei dintoni di Homs 106 morti tra uomini, donne e bambini dopo un raid del rigime di Bashar al Assad. Ormai pare che l’80% sia in mano dei ribelli e il regime abbia i mesi contati (si parla di 6 mesi). Ma i ribelli chi sono? L’organizzazione Jahbat al-Nusra, per gli Usa vicino ad Al Qaeda, per la Turchia no, ma comunque è sicuramente d’ispirazione jihadista, quindi sempre di guerra in nome di Allah si tratta.
In Mali, infatti, l’organizzazione islamica Shabaab, contro cui la Francia è entrata in guerra, è d’ispirazione Qaedista. Lo confermano i recenti ostaggi in Somalia e Algeria. Allora ci si chiede quali siano le motivazioni dei Paesi occidentali, che fanno guerra e contemporaneamente aiutano le organizzazioni islamiche jihadiste a seconda del contesto.
La risposta è abbastanza semplice e viene dalla Libia: l’Occidente vuole la pace, meglio se democratica.
Intento nobile? Naaaa. Con la guerra non si possono fare affari, con la pace sì. Oltretutto la democrazia non è strettamente necessara (infatti la Cina va benissimo, la si critica un po’, ma poi si fanno affari insieme: se fossimo veramente democratici avremmo posto l’embargo alla Cina). La Libia serve per il petrolio, come l’Iraq e il Kuwait, punto.
Qualcuno potrebbe comunque non vedere nulla di malvagio nel “fare affari” con Paesi del Terzo mondo, e a querto scopo viene in aiuto l’esempio di un altro Paese africano: la Nigeria. Gli affari petroliferi hanno sicuramente migliorato le condizioni dei Paesi Occidentali che lavorano in Nigeria (primi fra tutti Italia e Regno Unito), ma non hanno assolutamente migliorato le condizioni dei cittadini nigeriani, anzi, spesso è successo il contrario.
Allora a cosa serve “esportare democrazia”? A migliorare le condizioni economiche e sociali dei cittadini dei Paesi Occidentali, che altro non sono che gli elettori di chi è al potere.
Capito il giochino? Questi sono coloro che io chiamo “abbuiati”, in contrasto e polemica con il complottista di turno.
Tutti gli articoli con tag primavera araba
Siria, Mali e Libia: i tre aspetti delle “trasformazioni arabe”
Pubblicato da Kremo in 19 gennaio 2013
http://nazioneoscura.wordpress.com/2013/01/19/siria-mali-e-libia-i-tre-aspetti-delle-trasformazioni-arabe/
Bahrein: Formula 1 (morto)
Un morto durante le manifestazioni contro il regime in Bahrein: il piccolo Stato ha caratteristiche che lo rendono particolare: è un’isola nel Golfo Persico a maggioranza sciita retto dal regime sunnita dello sceicco Al Khalifa.
Gli scontri sono proseguiti e le surreali immagini di due scie affiancate (quella bianca degli uomini e quella nera delle donne) ha fato il giro del mondo. In un Paese dove uomini e donne sono separati in gran parte delle cose pubbliche, nella capitale Manama il Gran Premio di Formula Uno se ne frega del morto e gareggia a porte blindate.
Proprio un bell’esempio concentrato di certa civiltà umana.
Pubblicato da Kremo in 22 aprile 2012
http://nazioneoscura.wordpress.com/2012/04/22/bahrein-formula-1-morto/
Egitto: no a finte rivoluzioni
Il popolo di piazza Tahrir, cittadini/rivoluzionari sembra non si siano fatti incantare da tutti i buoni propositi del Consiglio Supremo militare al potere in Egitto.
Vorrei citare il giornalista Maurizio Musu che esemplifica perfettamente la nostra lettura della primavera araba, soprattutto alla luce dei duri scontri (e delle morti) di questi giorni al Cairo.
“Se è vero che noi tutti occidentali siamo figli ed eredi legittimi della rivoluzione vissuta alla fine del Settecento, è altrettanto vero che noi oggi siamo i pre-destinati di quella Europa che oggi pare abbia scordato quegli stessi principi messi in luce nel decantato ed osannato 1789 come primigenio palcoscenico della Libertà come garanzia del futuro, ed essendo questo principio il padre fondatore della nostra attuale esistenza di cittadini pensanti piuttosto che di cittadini viziati e corrotti dal senso di illibertà quale era l’epoca pre-illuministica, viene naturale pensare che qualcosa si debba pur spiegare a coloro che oggi scendono nella piazza Tahrir ai fini di quella stessa giustificazione che noi avemmo a suo tempo, non solo per le loro lotte quanto per la stessa egemonia di un pensiero ancora discusso in Occidente quale garante unico del futuro.”
Pubblicato da Kremo in 18 dicembre 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/12/18/egitto-no-a-finte-rivoluzioni/
Gaza e Israele: giornalisti sparano sulla folla!
Liberato il soldato israeliano Gilad Shalit dopo più di 5 anni di prigionia nella Striscia di Gaza, in cambio di 1027 prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.
Le tv ha seguito il fatto da vicino: a Mitzpei Hila, dove Noam Shalit ha piazzato un’enorme bandiera con la stella di David sul tetto; a Kerem Shalom, punto d’incontro fra Israele, Gaza e Egitto, dove Gilad è stato prima passato agli egiziani e poi a Israele; infine a Tel Nof, base aeronautica dove Gilad ha incontrato Bibi Netanyahu e i suoi genitori, per poi tornare a casa.
Lettura di questo fatto?
Molti in Europa parlano di vittoria morale per Israele: il movimento Hamas e gli altri estremisti palestinesi mandano i loro adepti in missioni suicide per uccidere il maggior numero di donne, uomini e bambini israeliani, Israele ha accettato di mettere in libertà terroristi pericolosi e colpevoli di atti sanguinari per salvare uno solo dei suoi soldati.
Poi c’è chi sottolinea che a Gaza la gente esultava inneggiando ai terroristi.
Mentre da parti politiche opposte si parla di coloni (facciamo il nome, il rabbino Avichai Rontskiche) che vorrebbero cercare e uccidere questi terroristi liberati.
Facciamo i complimenti vivissimi a tutti coloro che fomentano un conflitto che presenta oggi un momento di tregua.
Facciamo i nomi, quel concentrato di faziosità e incompetenza che è “il Giornale” e tale “ticinolive.ch” (svizzeri ex neutralisti?), ma anche altri.
La guerra tra palestinesi e israeliani è anche mediatica, VOI che scrivete queste cose siete dei soldati che sparano sulla folla chiamando degli ex prigionieri terroristi (in realtà fino a prova contraria sono attivisti ed ex prigionieri poi, se su parte di loro ci sono le prove della loro colpevolezza, hanno scontato una pena, quindi, come in tutti i Paesi del mondo, sono ex rei) e pubblicando parole di rabbini qualunquisti che, a parte il loro ruolo, rimangono esseri umani che esprimono futili opinioni dettate dal solito integralismo religioso tale quale gli integralisti islamici palestinesi. Insomma, palestinesi ed israeliani sono molto più simili di quanto possa sembrare, sia ai livelli alti e istituzionali (con la loro volontà di pace), sia a quelli popolareschi, rabbini compresi (e la loro stupida voglia di vendetta).
La tregua, signori giornalisti, è un primo effetto della primavera araba e della volotà di Israele di mostrarsi connivente al passaggio dei regimi arabi alla democrazia. E come dare loro torto?
Finalmente, forse, una volta che tutte i Paesi arabi si saranno trasformati in democrazia (ma ancora non è vicino il momento), Israele potrà essere più tranquilla dal punto di vista della sicurezza (loro obiettivo principale), e vedere prendere in considerazione veramente le sacrosante ragioni di autodeterminazione della Palestina, in parte da loro ancora oggi colonizzata.
Pubblicato da Kremo in 19 ottobre 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/10/19/gaza-e-israele-giornalisti-sparano-sulla-folla/
Draghi, indignati e griffati, la galassia del popolo che protesta
Oggi, 15 ottobre 2001, in tutto il mondo si svolgeranno manifestazioni, in Italia a Roma ci saranno gli “Indignados” italiani, o meglio i “Draghi Ribelli”. Ci sarà chi si definisce “Tea Party”, richiamandosi al “Tea Party Movement” statunitense, e forse si vedranno scene alla “Consumer Riots” del Regno Unito. Una pletora di (nomi di) movimenti non si sentiva dal “Seattle Movement” del 1999.
In quell’epoca usciva il libro “No Logo” della canadese Naomi Klein e questo titolo ha dato il nome al movimento stesso, che prima si chiamava semplicemente “No-Global”, e successivamente “Neo-Global”.
Ancora oggi le proteste statunitensi per l’occasione proclamatesi “Occupy Wall St” si rifanno al modello “No Logo”. Per l’Europa c’è qualcosa di diverso. Da un lato l‘influenza della “Primavera araba”, delle rivoluzioni in Tunisia, Egitto, Siria e Yemen e le proteste in quasi tutti gli altri Paesi arabi, compresa quella pacifica del Maghreb, che ha influenzato gli “Indignados” spagnoli. Dall’altro una protesta più trasversale, meno politica, più vicina ai Consumer Riot inglesi e ai movimenti contro la “casta parlamentare” in Italia.
Senza andare a chiedere se la loro ispirazione è neomarxista, anticonformista o giacobino (alcuni non sanno di esserlo), basta vedere come si vestono: i vestiti, i loro accessori, le loro telecamere sono spesso griffate (quidi “Sì Logo”).
Probabilmente oggi a Roma il grosso sarà comunque formato dalle sigle della sinistra attiva (Arci, Attac Italia, Cobas, Cub, Federazione Anarchica Italiana, Federazione della Sinistra, Gruppo Abele, Il Popolo Viola, Legambiente, Partito comunista dei lavoratori, CGIL, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Critica, Snater, USB, eccetera) e dai centri sociali, ma non mancheranno movimenti all’insegna del “No Flag”, che non si presenteranno sotto alcuna bandiera o simbolo (ma con le loro Nike fabbricate in Corea, lo zainetto Invicta e la telecamera Panasonic).
Vedremo sul campo la sensazione che si avrà: se prevarrà l’aspetto politico neomarxista o un’eterogeneità di cittadini. Nel primo caso il movimento rischierebbe di mostrare la solita immagine, quindi un movimento che si rinnova solo nei nomi, e non nei contenuti. Dall’altra, a parte dei limiti culturali e alcune contraddizione che andrebbero con il tempo superate, credo che sarebbe comunque una dimostrazione che il movimento è spontaneo e non si scaglia contro un’idea, ma, pragmatica come solo i politici sanno essere, protesta contro la contingenza politica che, Paese per Paese, ha le sue peculiarità.
Di positivo, prima ancora che cominci, c’è il fatto che gli organizzatori coordineranno spostamenti ed eventuali allerte grazie a Twitter su cellulare. Credo sia la prima volta in Italia, una vera web riot!
Pubblicato da Kremo in 15 ottobre 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/10/15/draghi-indignati-e-griffati-la-galassia-del-popolo-che-protesta/
Arabia Saudita: più che primavera araba, è tardo inverno
Nelle ultime settimane Re Abdullah ha aperto l’università di Jeddah anche alle donne e nominato una saudita viceministro per l’istruzione femminile, ha distribuito incentivi in denaro ai giovani e il 25 settembre ha concesso il diritto di voto alle donne.
Un fatto che è stato visto dai mesia quasi come una rivoluzione.
Ma analizziamo meglio la situazione: in realtà il diritto di voto diventerà effettivo soltanto tra quattro anni, nel 2015, e quindi non in occasione delle elezioni precedenti a quella data (ce n’è stata una il 29 settembre).
Inoltre per il momento le donne ancora non possono guidare né fare la patente in Arabia Saudita.
La patente di guida è un chiaro elemento di libertà personale.
Nonostante ciò 45000 donne saudite hanno ottenuto la patente all’estero e il 40% delle automobili sono acquistate da donne.
Ma la donna alla guida è ancora vietata e molti consigliano di picchiare le donne che si mettono alla guida, come dimostra la condanna inflitta da un tribunale saudita a Shema, colpevole di essere stata colta in flagrante mentre guidava l’automobile nella città di Jeddah (tramite video su Youtube).
Siamo lontani anni luce dalla democrazia, ma speriamo che a un piccolo passo possa succedere un passo più grande, anche se siamo abbastanza pessimisti, visto il tipo di mentalità sociale e la mancanza di laicità dello Stato in questo “fedele alleato degli USA”. E, allora, quando conviene, la democrazia non si esporta più.
Pubblicato da Kremo in 1 ottobre 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/10/01/arabia-saudita-piu-che-primavera-araba-e-tardo-inverno/
Yemen: è guerra civile!
A Sana’a, nello Yemen, sono morte almeno 56 persone (cinquantasei!) tra domenica e ieri, secondo medici e testimoni, dopo le dimostrazioni per chiedere la fine dei 33 anni di regime del presidente Ali Abdallah Saleh.
Oggi alcuni razzi e molti colpi di artiglieria hanno colpito un campo di manifestanti.
In pratica, come Tunisia, Egitto, Libia e Siria.
I media europei e italiani sostanzialmente ignorano la notizia, in Italia nelle prime “pagine” dei Tg ci sono nuovamente Sarah Scazzi e Melania Rea e il circo pietoso della collusione sessuale tra spettacolo e politica. Del 56 arabi morti per la propria libertà interessa poco o niente. Questo è il giornalismo televisivo occidentale?
Pubblicato da Kremo in 20 settembre 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/09/20/yemen-e-guerra-civile/
Guerra civile in Siria: nuove opportunità di vendita di armi e bombe
Parliamo della guerra civile in Siria, dopo il massacro di Hama, dove sono state uccise più di cento persone. Noi avevamo già segnalato la leggerezza con cui i governi occidentali e i media sembravano affrontare la questione, usando i termini di “rivolta siriana”. Ma bisognava arrivare ai massacri pubblici per convincerli di ciò che avevamo già capito da subito.
Ora, la guerra civile siriana somiglia tanto a quella libica prima dei raid della Nato.
Facciamo una previsione. Entro un mese la Nato comunicherà le nuove coordinate alle proprie flotte, che dalla Libia si sposteranno nei cieli di Siria, scaricando nuove bombe con le stesse modalità.
I segnali ci sono tutti: i governi occidentali hanno cominciato a richiamare gli ambasciatori e qualcuno ha già paventato un ultimatum.
In fondo sarebbe una nuova opportunità per vendere un sacco di materiale bellico invenduto che potrebbe risollevare un po’ la disastrosa congiuntura economico-finanziaria…
Bashar al Assad come Gheddafi, insomma: prima un normale referente diplomatico, adesso un criminale da eliminare dallo scacchiere mondiale.
Ora: immagino che chi appoggia la guerra in Irak, in Afghanistan e in Libia appoggerà anche quella in Siria e perché no in Yemen… e poi?
P.S. Ci teniamo a precisare che la nostra posizione nei confronti di Assad come per tutti i governi non eletti democraticamente, o eletti democraticamente ma che governano in modo autoritario è di totale disapprovazione.
Pubblicato da Kremo in 1 agosto 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/08/01/guerra-civile-in-siria-nuove-opportunita-di-vendita-di-armi-e-bombe/
Giappone e Libia: nuove non nuove
Nuovo forte sisma nel nord del Giappone: 6,4 Richter, epicentro non lontano da quello del sisma catastrofico dell’11 marzo. La centrale nucleare di Fukushima “sembra a posto”. Ci chiediamo solo come si possa vivere con il costante timore che succeda qualcosa.
Nuovo raid Nato in Libia. Almeno tre giornalisti sono morti e 15 dipendenti sono rimasti feriti nei bombardamenti della Nato contro la sede della tv di regime libica a Tripoli. La tv continua a trasmettere, il suo direttore denuncia “un atto di terrorismo internazionale”. Questo a qualche giorno dall’assassinio del generale Abdel Fattah Younes, massimo responsabile militare delle forze rivoluzionarie libiche, che rilancia con gravità la questione delle divisioni interne al fronte anti-Gheddafi, come più volte noi abbiamo fatto notare.
Pubblicato da Kremo in 31 luglio 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/07/31/gianppone-e-libia-nuove-non-nuove/
La rivolta “silenziosa” della Siria e il chiasso di Sarah Scazzi
L’esercito siriano ha scoperto una fossa comune contenente i cadaveri di alcuni esponenti delle forze di sicurezza a Jisr al-Shughur, la citta’ controllata dai ribelli dove oggi sono entrati con i carri armati i militari.
Comprendiamo come i media di massa debbano scegliere le notizie, soprattutto alla luce dei numerosi avvenimenti che la Primavera Araba sta provocando in Paesi come Libia, Yemen, Iran e Siria, nonché di episodi europei (come gli indignados cui aggiungerei gli “indignati italiani” delle elezioni amministrative e del referendum). Ma voi siete assolutamente consapevoli della preferanza assoluta di futili cronachette nere (Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea e Matthias Schepp) rispetto a questo tipo di notizie?
Basta la consapevolezza. Quella che potrebbe espandere il parziale ammutinamento elettorale anche verso i media.
Come per esempio una bella protesta fuori degli studi televisivi di questi sudici, sozzi, patetici produttori televisivi.
Pubblicato da Kremo in 12 giugno 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/06/12/la-rivolta-silenziosa-della-siria-e-il-chiasso-di-sarah-scazzi/
Primavera araba: altra guerra civile!
Dopo le guerre civili di Tunisia, Egitto e Libia e la rivoluzione repressa nel sangue in Siria, ora anche in Yemen è guerra civile.
Ieri oltre 40 morti a seguito degli scontri in corso a Sana’a tra le forze del regime e quelle della tribù più potente del Paese, gli Hashid, guidata dallo sceicco dissidente Sadiq Al-Ahmar, di cui il presidente Ali Abdullah Saleh ha ordinato l’arresto. Ma i morti negli ultimi giorni sono molti di più.
Noi condanniamo la repressione del regime yemenita e appoggiamo i ribelli (come in Tunisia ed Egitto) e ribadiamo la condanna dei regimi di Libia e Siria.
Pubblicato da Kremo in 26 maggio 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/05/26/primavera-araba-altra-guerra-civile/
Siria: è rivoluzione!
Dopo Tunisia, Egitto e Libia, anche in Siria le rivolte (scoppiate in moltissimi paesi arabi e chiamate nel complesso la “primavera araba”) sono state represse con il fuoco e si contano alcune centinaia di morti, soprattutto a Deraa, nel sud del Paese. Il regime del presidente Bashar al Assad parla di secessione salafita (integralista), ma pare un’evidente giustificazione senza fondamento.
La nostra neorepubblica è solidale con le proteste anti-regime.
Pubblicato da Kremo in 25 aprile 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/04/25/siria-e-rivoluzione/
Libia in fiamme, Europa in panne
[dall'agenzia AGI]:
Libia ormai sull’orlo della guerra civile. Nel settimo giorno di rivolta la protesta ha infiammato Tripoli accrescendo la pressione su Muammar Gheddafi che potrebbe essere gia’ in volo per il Venezuela, mentre circolano voci di un golpe militare. La situazione nella capitale libica si aggrava minuto dopo minuto. Testimoni oculari riferiscono che dopo aver aperto il fuoco con le mitragliatrici gli aerei da guerra libici hanno sganciato bombe in molti punti della capitale contro i manifestanti. Si parla di centinaia di vittime. Mentre in tutte le basi aeree italiane il livello di allerta sarebbe ormai massimo. Nella capitale sono decine di migliaia i manifestanti anti-regime nelle strade, bersagliati dai tiri dell’artiglieria e dalle mitragliatrici degli aerei dell’aviazione militare che stanno sorvolando la capitale.
La folla ha dato alle fiamme molti edifici governativi tra cui il Palazzo del Popolo, in cui si riunisce il Parlamento, il ministero dell’Interno e il quartier generale dei Comitati popolari, diretta emanazione del regime. Il bilancio dei morti e’ ormai fuori controllo e si parla di centinaia di morti solo nel raid aereo mentre le ong, prima del raid, avevano portato il numero dei morti delle proteste degli ultimi giorni fino a 400 vittime.
La NeoRepubblica Kaotica di Torriglia condanna la repressione libica e così facendo, fa esattamente come l’Ue, inutile dire che un’unione da 350 milioni di abitanti dovrebbe fare qualcosina in più di una condanna assolutamente ovvia e ininfluente.
Pubblicato da Kremo in 21 febbraio 2011
http://nazioneoscura.wordpress.com/2011/02/21/130/
Chi sono gli Anonymous?
Anonymous
Le azioni attribuite ad Anonymous sono intraprese da individui non identificati che si auto-definiscono Anonymous,
che non si manifestano solo via web, alcuni di loro si presentano con addosso la maschera di Guy Fawkes (resa famosa dal film V per Vendetta) e scendono in piazza a protestare. Dopo una serie di controversie, proteste largamente pubblicizzate e attacchi DoS (Denial of Service) attuati da Anonymous nel 2008, gli episodi legati ai membri del gruppo sono diventati sempre più popolari.”
Si dice che sono nati nel 2003, ma le vere attività cominciano nel 2006. Si comincia con l’attacco al social network Habbo e ad attacchi a siti razzisti e sessisti o ad gruppi considerati contro l’etica come Scientology (con il Progetto “dedicato” Chanology).
Nel 2010 Anonymous appoggia le ragioni di Wikileaks (vedi nostro articolo su Julian Assange).
Tra i siti colpiti negli ultimi anni si annoverano: Fine Gael, un partito politico irlandese di centro-destra, la società di sicurezza HBGary Federal; Enel, che al fine di costruire impianti idroelettrici in Guatemala, nel municipio di Cotzal, assolda (con i denari di tutti gli italiani) 500 mercenari in assetto di guerra con passamontagna e forze antisommossa per occupare la comunità indigena maya Ixil (di cui abbiamo accennato anche in relazione all’ex dittatore Rios Montt); Agcom; New York Stock Exchange; il Tenente John Pike per aver spruzzato dello spray al peperoncino contro un gruppo di manifestanti; Dipartimento di Giustizia Usa; Motion Picture Association of America; Universal Music; Belgian Anti-Piracy Federation; Recording Industry Association of America; Federal Bureau of Investigation; HADOPI law site; US Copyright Office; Universal Music France; Senatore Christopher Dodd; Vivendi France; Casa Bianca; BMI; Warner Music Group; WallStreetJournal; AIPAC; Corte costituzionale ungherese; Vaticano; Massachusetts Institute of Technology; United States Sentencing Commission; Nasa; Sony; Hollywood; vari siti ministerili del Brasile; Facebook down; Equitalia, Trenitalia; Endesa; Emgesa; Ministero dell’Interno d’Italia, Ministero della Difesa d’Italia; Carabinieri; molti siti Israeliani per protestare contro l’esercito di Tel Aviv che ha sferrato una nuova offensiva contro il popolo palestinese nel novembre 2012, oltre che attacchi di vario tipo in Egitto e Tunisia a seguito della Primavera araba.
Questo elenco serve per farvi comprendere meglio chi sono gli hacktivist di anonymous, conoscendoli attraverso i loro nemici: i protettori della linea dura del copyright e in generale dei diritti fondamentali dell’uomo e dei cittadini.
Sono naturalmente seguiti arresti in tutto il mondo.
Considerando tutte le generalizzazioni e le peculiarità di ogni caso e il modus operandi di Anonymous è difficile se non impossibile dare un giudizio o un’opinione definitiva.
Sul fronte più puramente politico gli attacchi vanno sempre in direzione della difesa dei cittadini nei confronti di poteri forti o di attacchi militari o di repressione, ed è difficile non essere d’accordo almeno sulle loro motivazioni di base. Non a caso gli Anonymous si presentano con la maschera di V per Vendetta spesso a fianco di manifestazioni organizzate da Occupy Wall Street o dagli Indignados, rivelando un legame tra le diverse espressioni di protesta.
Ma Anonymous si concentra maggiormente sulle questioni del copyright, nelle quali sarebbe bene discernere questione per questione. Ma possiamo dire che se l’obiettivo del copyright (e delle sue diverse forme, come quella molto nobile del Creative Commons), dovrebbe essere quello di tutelare gli artisti, in pratica non è così, perché si tutela esclusivamente il prodotto dell’industria della creatività e dei più celebri artisti (che ve ne fanno parte), ignorando la gran parte degli altri artisti. Infatti, grazie a quella che chiamano pirateria (ma che si può tranquillamente chiamare prestito o donazione tra utenti), gli artisti poco conosciuti possono godere di un passaparola (una pubblicità gratuita!) che ha un duplice pregio: quello di far conoscere l’artista e quello di diffondere cultura artistica in generale.
Quindi anche grazie alla cosiddetta pirateria, vi è un ritorno per gli artisti e i loro produttori per via di altre forme di introiti (per esempio i concerti musicali o le mostre).
Ma per le grandi etichette e gli artisti famosi e ormai milionari è un apporto insignificante e minore delle royalties ricavate grazie al copyright, al contrario della stragrande maggioranza degli altri artisti. Quindi, come potete comprendere, di qualsiasi idea voi siate, è soltanto una questione di quantità di denaro che entra e non di tutela degli artisti.
Solo il Creative Commons va in questa seconda direzione, ed è uno strumento che ha trovate il consenso di moltissimi artisti.
In definitiva, la scelta è tra pochi artisti ricchi e tutelati e una minor cultura artistica da un lato, e una gran quantità di artisti non milionari e una diffusa cultura artistica dall’altro. Io scelgo la seconda opzione.
Pubblicato da Kremo in 13 maggio 2013
http://nazioneoscura.wordpress.com/2013/05/13/c-sono-gli-anonympous/