Il Risiko non è più un gioco: land grabbing e nuovo colonialismo parte II


Dossier Land Grabbing Parte II.
ll problema principale del Land Grabbing non è tanto il fatto che milioni di ettari di terra vengano sfruttati per l’agricoltura o per l’estrazione delle risorse, quanto piuttosto che questo sistema non incide minimamente nello sviluppo dei paesi dove viene praticato. Nemmeno sotto l’aspetto occupazionale ha un’incidenza rilevante in quanto sia cinesi che indiani tendono a usare loro connazionali per il lavoro sulla terra (la Cina usa direttamente i carcerati, più economici). I prodotti coltivati o estratti non vanno ad arricchire il mercato locale o ad alzare il prodotto interno lordo di quei paesi perché vengono immediatamente “assimilati” dai mercati interni cinese e indiano. Non esiste cioè un mercato cosiddetto di “esportazione”, è come se fossero prodotti in Cina o in India. Insomma, è una vera e propria forma di sfruttamento delle risorse locali, sia alimentari che minerarie.
Sotto questo aspetto, il Land Grabbing è una forma di colonialismo strisciante perché lascia l’impressione a chi osserva da fuori che gli Stati abbiano la completa gestione del territorio e delle proprie risorse reali o potenziali, quando invece non è così.
I protagonisti di questo Risiko globale, dove al posto dei carri armati compaiono gli aratri e le mietitrici, sono i fondi di investimento privati che dopo la crisi immobiliare decidono di dirottare le risorse sulla produzione di cibo o biocarburanti in Asia e in Africa, ma anche i Paesi del Golfo dotati di grandi liquidità come l’Arabia Saudita e gli Emirati oltre che le succitate nuove potenze emergenti (Cina e India) che, comprando a prezzi stracciati migliaia di ettari di terra dei Paesi poveri in Asia o in Africa, cercano di garantirsi un granaio di riserva per le esigenze alimentari delle proprie popolazioni.
Il report “Secure Land Rights for All” realizzato dal programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (United Nations Human Settlements Programme Un-Habitat) e dal Network Global Land Tool, stima che 5 milioni di persone ogni anni subisce espropri di terra; connesso a questo c’è ovviamente il diritto di proprietà, di avere una propria casa, una propria terra coltivabile, e indirettamente i diritti di residenza, di accesso alle risorse naturali, alla sussistenza, al lavoro, alla libertà di movimento.
Alcuni studi svolti tra il 2004 e il 2009 in Etiopia, Ghana, Madagascar e Mali rivelano che circa 2.000.000 di ettari di terra sono stati trasferiti a proprietari stranieri, compreso un progetto di irrigazione di 100.000 ettari nel Mali, una piantagione di 452.500 ettari per la produzione di agrocarburanti in Madagascar, un progetto zootecnico di 150.000 ettari in Etiopia.
Il Relatore sul Diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier de Schutter in un recente inventario ufficiale ha trovato ben 389 acquisizioni di larga scala di terra agricola a lungo termine in 80 Paesi. Solo il 37% dei cosiddetti progetti di investimento mirano a produrre cibo, mentre il 35% è destinato ad agro-carburanti.
In Africa il prezzo di acquisto o di affitto a lungo termine (il contratto, rinnovabile, va da 50 a 99 anni) per un ettaro di terreno varia da 2 a 10 dollari. Il sistema di gestione della terra è basato su regole informali e tradizionali, riconosciute localmente ma non dagli accordi internazionali, e senza alcuna certezza dei diritti fondiari; nessun contadino africano può imporsi e provare a possedere un terreno. Più del 90% della terra non è legalmente regolamentata, il diritto di proprietà riguarda dal 2 al 10% delle terre. Quasi il 50% dei contadini coltiva meno di un ettaro di terra e quasi il 25% ha accesso a un appezzamento più piccolo di un decimo di ettaro.
Nel biennio 2008-2009 45.000.000 di ettari sono stati oggetto di scambio, circa il 70% nell’Africa Subsahariana. Terre che ora non appartengono più agli africani.
Leggi la Parte III.
Rileggi dalla Parte I.

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3 commenti

  1. oh god help we african!

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    • Spero che mi leggi con il traduttore automatico. Sento particolarmente la questione africana anche perché ho vissuto due anni in Nigeria. Grazia del commento!

      Rispondi
  1. Il Risiko non è più un gioco: Land Grabbing e nuovo colonialismo « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia

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