Due parole su Beppe Grillo


Il Movimento 5 Stelle è spesso stigmatizzato o, fino a ora, ignorato.
Considerato espressione dell’antipolitica, si può dare adito a questa definizione considerando la politica nella sua accezione degenerativa: nel momento in cui la politica è corrotta, ha obiettivi ad personam, e in generale si allontana dall’etica (ci cui la potica è parente stretta), allora è normale pensare all’antipolitica nel senso di “rinnovamento politico”.
Antipolitica è anticorruzione, ecco eprché la gente vota 5 Stelle.
Si tratta quindi di una classica definizione “dispregiativa” che ha e avrà risvolti non previsti dai chi ha coniato l’espressione. Così come i “macchiaioli” erano definiti quei pittori livornesi che più che dipingere “macchiavano le tele”, fino a essere poi considerati uno dei movimenti italiani più originali della pittura italiana di fine XIX secolo, credo che il Movimento 5 stelle farà dell’antipolitica il suo punto di forza nel senso di profondo rinnovamento di concepire l’arte sacra della politica.
Innanzitutto, il Movimento 5 stelle h la caratteristica di essere un movimento nato dal basso, principio fondamentale della democrazia e della politica.
Il difetto di essere populista (che in realtà in parte condivide con i partiti via via fondati ex nihilo da Silvio Berlusconi o dall’Italia diei Valori di Antonio Di Pietro) non è così marcato come potrebbe sembrare, e questo per il semplice motivo che Beppe Grillo è decisamente diverso da Silvio Berlusconi, ma anche da Di Pietro.
A parte una buona vis satirica (in Grillo enormemente migliore), i tre leader hanno origini completamente diverse. Berlusoni era un imprenditore con metà del Quinto Potere italiano nelle mani (tre televisioni nazionali), Di Pietro faceva parte della Magistratura, Grillo è un comico.
Berlusconi e Di Pietro sono stati il deus ex machina dei propri partiti, Grillo non è che il “megafono” del Movimento, non è in politica come candidato e, si spera, non ne farà mai parte.
Questo fatto è spesso presentato dai partigiani mass media italiani come una cosa negativa, una specie di “abbandono della nave alla Schettino”.
In questo modo, però, Grillo non ha il controllo totale del Movimento, che potrà crescere e svilupparsi in modo autonomo. In tal senso c’è anche il rischio, tanto per dirne una, che il Movimento 5 stelle si organizzi in bande fasciste e faccia spedizioni punitive.
In realtà questa è la garanzia che alcune “sparate” veramente fuori luogo di Beppe Grillo (come sugli immigrati, sulla Mafia e sull’abbandono dell’Euro), vengano ignorate, in autonomia, dal Movimento.
Personalmente conosco alcuni del Movimento e, oltre che cittadini “qualcunque”, ex sinistrorsi delusi, ci sono (a sorpresa per qualcuno) intellettuali di ogni provenienza politica.
Ma come: intellettuali che fanno antipolitica? Infatti, meditate su questo, il Movimento 5 Stelle nasce in modo analogo alla Lega di vent’anni fa (voto di protesta), ma a parer mio ha basi culturalmente più solide di una fantomatica “identita padana” e un ridicolo “cerchio magico”.
Ci auguriamo quindi che Movimento 5 Stelle e antipolitica (nel senso di rinnovamento politico) si sviluppino secondo le idee di “pulizia” ed etica che sono prorpie della vera politica e che Beppe Grillo rimanga sempre l’eccezionale comico qual è, senza intervenire sulle direttive del Movimento, lasciando così certe sue “sparate” alla satira e non alla politica.

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4 commenti

  1. Beh, spero davvero che tu abbia ragione. Un 5 Stelle “degrillizzato” potrebbe davvero smuovere le acque stagnanti della nostra politica.

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  2. Condivisibilissime parole, vero che Grillo ha convenienza a rimanere così (anche economica), vero che il simbolo e il blog sono suoi. Anche se io nel mio intervento pavento un Movimento 5 Stelle come un Frankenstein che si ribella al proprio creatore. Dici che sono ottimista, ed è proprio vero, è l’ottimismo preveggente che mi contraddistingue. Potrei sbagliarmi, ma penso che presto o tardi Grillo possa essere defenestrato dal suo stesso Movimento. Questo me lo fanno pensare i primi contrasti.
    Tu credi veramente che gli “Stellini” rinuncino ai dibattiti tv come ha “ordinato” Grillo?
    Secondo me la cosa non può durare, lui trae vantaggi da questa posizione, ma inevitabilmente anche lo svantaggio di non poter, almeno legalmente, imporre una “linea di partito”.

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  3. A mio avviso sei troppo ottimista.

    Per cominciare, dire che il Movimento 5 Stelle è nato dal basso non mi pare corretto. E’ nato per volontà di Beppe Grillo, un uomo notisismo ben prima di entrare in politica, e dipende da lui in modo quasi totale. Se Grillo decidesse di “chiudere” il Movimento, potrebbe farlo a proprio arbitrio: il simbolo è di sua proprietà, come pure il sito web che tutti i membri usano come riferimento. Inoltre la struttura del Movimento, da lui creata, impedisce che ci sia qualunque figura di rilievo nazionale, a parte lui stesso. Senza Grillo, i 5 Stelle sarebbero un arcipelago di figure locali prive di qualunque collante, destinate alla dissoluzione. Pensare a Grillo come un mero portavoce significa illudersi e non tenere conto della realtà.

    Dici che Grillo non ha il controllo totale del movimento, ma anche questo non è vero e la realtà dei fatti lo dimostra. Forse su questioni teoriche si è registrato qualche dissenso tra Grillo e il Movimento, ma nella pratica ogniqualvolta qualche esponente locale ha osato dissentire dalla linea di Grillo è stato costretto a rientrare precipitosamente nei ranghi causa minaccia di scomunica. Nessun esponente dei 5 Stelle può permettersi di contraddire apertamente Grillo, poiché la quasi totalità degli iscritti ha un rapporto diretto con lui attraverso il suo blog, senza alcuna mediazione, e senza la sua approvazione nessun altro “capo” conta nulla. Da questo punto di vista, se il potere formale di Grillo è quasi nullo, quello sostanziale è molto più elevato non solo rispetto a quello di un segretario di partito normale, ma persino rispetto a quello di Berlusconi. Anche Berlusconi ha dei capi locali come Scajola o Micciché con cui è costretto a scendere a patti. Grillo no.

    Ma la cosa peggiore di tutto questo è che a Grillo non conviene affatto utilizzare il potere del Movimento 5 Stelle per ottenere risultati concreti. Lui attualmente si trova in una posizione invidiabile: un mucchio di gente lo considera il miglior politico in circolazione, e per questo motivo compra i suoi libri, compra i biglietti dei suoi spettacoli, visita il suo sito web (regolarmente dotato di banner pubblicitari). Tutto denaro che passa attraverso le sue tasche senza alcun controllo, dato che lui non è il leader di un partito tradizionale ma un “comico”, e perciò le sue entrate sono solo sue, non del Movimento 5 Stelle. Se però dovesse davvero governare, allora rischierebbe di perdere buona parte della sua popolarità: sappiamo tutti che è molto più facile essere popolari criticando chi è al governo che non governando. Per questo motivo Grillo sta facendo di tutto per evitare di fare qualcosa di concreto. Si pone obiettivi irrealistici come la fuoriuscita dall’euro. Rifiuta sdegnosamente di appoggiare cause giuste, come la cittadinanza a chi nasce in Italia, dicendo che sono perdite di tempo. Rifiuta la collaborazione con qualunque forza politica, senza distinzione, incluse quelle che condividono con il Movimento molti obiettivi importanti. In questo modo Griullo sta tenendo immobili gran parte delle forze politiche potenzialmente più innovative del Paese. Per quanto ancora?

    Io ritengo che, finché Grillo rimarrà a capo dei 5 Stelle, questi non riusciranno mai a essere una forza di cambiamento. Ed è un peccato, perché le loro forze sarebbero importantissime. Ma sono scettico riguardo alla loro capacità di liberiarsi dal giogo di Grillo e di rendersi conto di essere sfruttati da una persona che non è ciò che loro pensano.

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  1. Berlusconi ultimo atto « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia

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