Nobel alla Aung: in Birmania è caos


Assegnato il Premio Nobel per la Pace a Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana, di cui avevamo già parlato agli inizi di aprile. Mentre continua il suo tour europeo, primo viaggio all’estero dopo 24 anni di isolamento, in Myanmar (la nuova Birmania) esplodono le violenze etniche e religiose: sono 71 le vittime che si registrano nell’ultima settimana nello Stato di Rakhine, nella zona occidentale del paese, e che vede contrapporsi fedeli musulmani e buddisti.
Pare che il riconoscimento del Nobel e la considerazione dei paesi occidentali della Aung al pari di un capo di Stato, renda debole il governo comunista del Myanmar agli occhi dei cittadini, e come conseguenza si riaprono le divergenze religiose ed etniche, come successe in India all’inizio dell’indipendenza.
Come al solito gli uomini (religiosi e non) hanno bisogno di dittature per non ammazzarsi tra di loro.
Complimenti a musulmani e buddisti.

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