Vlad III Basarab detto Vlad Tepes “Dracula”


Dossier Personaggi Parte I.
Inauguriamo questa sezione nientemeno che con Vlad III Basarab conosciuto meglio come Vlad Tepes “Dracula”.
(1431-1476), grazie a un articolo di Lukha B. Kremo uscito sulla rivista “Avatär” n. 9 del marzo 2004.

Vlad III Basarab detto Vlad Tepes “Dracula”

Vlad III Basarab detto Vlad Tepes “Dracula”


Intorno alla figura storica di Vlad Tepes (Vlad l’Impalatore) c’è molta confusione, rafforzata soprattutto dal romanzo dell’irlandese Bram Stoker Dracula, edito nel 1897.
Il primo antenato della famiglia è il principe Vlad I Basarab, vissuto nel XIV secolo, che governò in Valacchia dal 1394 con l’appoggio turco e ne fu allontanato nel 1396 a opera di Mircea il Grande.
Nel 1435 salì al trono di Valacchia Vlad II Basarab, il padre di Vlad Tepes.
Vlad II era un voivoda, cioè una sorta di nobile feudatario. Nel 1430 era entrato a far parte dell’Ordine del Dragone, un ordine cavalleresco cui facevano parte esclusivamente i sovrani europei e i rispettivi pretendenti al trono (L’Ordine era stato fondato da Sigismondo nel 1418 per combattere l’eresia di Jon Hus e per trattenere i suoi membri dall’alleanza con i Turchi). Vlad II Basarab utilizzò l’immagine del dragone come sigillo personale e per questo i contemporanei lo chiamarono Vlad II Dracul (in valacco “dragone” o “diavolo”) e i membri della loro famiglia vennero chiamati “draculesti”.
Il regno di Valacchia era minacciato all’esterno dai Turchi (che con Murad II l’avevano invaso diverse volte) e dagli Ungheresi e all’interno da baroni assetati di potere che si combattevano l’un l’altro con ferocia.
Vlad II si alleò dapprima con i Turchi, poi con Ladislao III di Polonia e Giovanni Hunyadi di Transilvania (1442); nello stesso anno perse il trono, ma lo riacquistò nel 1443, finché venne sconfitto a Varna a opera di Murad II (1444). Si riconciliò di nuovo con i Turchi ma venne infine assassinato nel 1447 insieme a Mircea il Grande.
Per le gesta e i luoghi frequentati Vlad II Dracul potrebbe aver ispirato Bram Stoker, ma la sanguinarietà del personaggio fa decisamente parte del temperamento del figlio Vlad III Dracula.
Il passaggio da Dracul a Dracula è generalmente spiegato come una forma di genitivo slavo per significare figlio di Dracul. Vlad III Bassarab Dracula nacque nel 1431 a Sighisoara. Riuscì a farsi riconoscere principe di Valacchia con l’appoggio dei turchi nel 1448, l’anno dopo la morte del padre. Trovando un usurpatore, si rifugiò in Moldavia e si esercitò nell’arte della guerra, partecipando alle crociate nei Balcani e alle guerriglie contro i Turchi.
Tessendo una trama diplomatica di grande ambizione e alleandosi alternativamente con Ungheresi e Turchi (ma in realtà lavorando sempre e solo per se stesso) nel 1454 rientrò in possesso dei domini paterni, grazie all’appoggio di Mattia Corvino, re d’Ungheria.
In questi anni cominciò a vendicarsi di chi non l’aveva riconosciuto subito come erede al trono, trucidando i suoi oppositori politici con tutta la famiglia e gli amici e tradendo altri principi. Si guadagnò ben presto l’appellativo di Impalatore, in valacco Tepes. Infatti, detenendo il supremo potere per diversi anni, ebbe molti prigionieri a disposizione e poté dedicarsi a un passatempo di gran lunga più eccitante per il suo sadismo: guardare individui terrorizzati morire lentamente. La prassi abituale era di allestire una vera e propria foresta di alti pali acuminati e organizzare fastosi banchetti a cui invitava coloro di cui desiderava sbarazzarsi. Quindi faceva tagliare le mani e i piedi alle vittime designate e le faceva infilzare sui pali, aggiungendovi prigionieri scelti a caso, e infine saliva sulla torre, detta di Chindia, e contemplava a suo agio il martirio dei nemici. Era del tutto normale che si divertisse a impalare in una sola volta anche 50 individui impazziti dal dolore.
Vanitoso e crudele, Vlad III Tepes amava le lodi, ma s’infuriava se il complimento scadeva in adulazione; apprezzava l’umorismo, l’intelligenza e la prontezza di spirito, qualità che salvarono un ambasciatore polacco, ma detestava la stoltezza, e per questo motivo, nell’estate del 1959, dopo averli amichevolmente sfamati, fece impalare gli emissari di Maometto II giunti a Targoviste a reclamare il credito che l’Impero Ottomano vantava in cambio dell’indipendenza della Valacchia, e pregò il Sultano di non inviargli più gente così stupida.
Nella notte del 24 agosto del 1460, in un impeto di furore, Vlad Tepes fece impalare più di 30.000 prigionieri. In una lettera inviata al Re di Ungheria l’11 febbraio 1462 Vlad Tepes afferma di aver giustiziato negli ultimi tre mesi, contati con precisione maniacale, 23.883 turchi (vedi l’incisione tedesca del 1488 del pasto di Dracula a ccanto agli impalati).
La sua crudeltà aveva fatto sì che gli altri voivoda sostenessero il candidato proposto dal Sultano, cioè Radu, suo fratello minore. Secondo una leggenda, il clima di terrore era tale che, la moglie di Vlad, di cui era innamoratissimo, si gettò nel fiume Arges per non cadere in mano ai turchi.
Vlad Tepes chiese così l’aiuto del cugino Stefano IV di Moldavia, che cercò di approfittare della situazione ingrandendo i suoi possessi. Ma anche i Turchi pensarono di allearsi con Stefano. In uno scontro Stefano e Vlad ebbero la peggio, e in Valacchia fu insediato Radu, mentre Vlad fu costretto alla latitanza sui monti della Transilvania. Perfino il re d’Ungheria, Mattia Corvino, costretto a un segreto patto di non aggressione con i Turchi, si schierò contro Vlad che nel Natale 1462 fu condotto in catene a Buda.
Quando nel luglio dello stesso anno il sultano Maometto II riuscì a espugnare la fortezza di Targoviste lasciata in fiamme da Vlad in ritirata, dovette arrestarsi in quanto i suoi soldati si rifiutarono di proseguire di fronte allo spettacolo di 20.000 prigionieri impalati che coprivano una superficie di 3 Km quadrati. Dal palazzo fuoriuscivano cadaveri, cataste e tinozze di teste e di arti tagliati.
Per dodici anni, dal 1462 al 1474, restò prigioniero, ma si trattò di una prigionia dorata, confacente al suo rango. In questo periodo sposò Ilona Szilagy, figlia di un barone.
Nel frattempo, papa Sisto IV indisse un’altra crociata, a capo della quale servivano guerrieri esperti, coraggiosi e privi di scrupoli, e furono scelti il serbo Vuk Brankovic e Vlad Tepes, convertitosi al cattolicesimo (conversione quanto mai politica). Stefano IV, conoscendo l’indole vendicativa del cugino e cercando di riparare il suo tradimento di qualche anno prima, s’affrettò a detronizzare Radu per preparare il posto a Vlad. I tre strinsero un patto d’alleanza e così nel 1476 Vlad III Tepes poté riavere i suoi titoli e possessi.
In tale scenario nell’estate del 1476 avanzava il sultano Maometto II con il suo esercito, venuto per punire i Valacchi che si erano rifiutati di pagare i tributi. Nello scontro fra i due eserciti, Vlad Tepes cadde in battaglia, pare colpito dai suoi stessi soldati che l’avevano scambiato per un turco, poiché indossava un copricapo simile a quello che portavano gli infedeli.
Nonostante la sua sadica ferocia era considerata eccessiva perfino dai suoi sanguinari contemporanei, era meno inconsueta per il suo tempo di quanto si creda. Più interessante è la modernità del suo progetto politico: cambiare spesso amici e nemici, in un tourbillon di alleanze e di trattati, per fare della Valacchia uno stato con una propria identità, non una semplice appendice dell’Ungheria né dell’Impero turco.
A Sighisoara si può vedere il probabile edificio natale di Vlad Tepes, mentre il castello di Bran, spacciato come il suo castello, fu soltanto la sua residenza per pochi mesi (e per giunta in prigionia). Il suo vero maniero si trova a Poenari, ma non ne rimangono che poche rovine. Infine a Snagov, presso un monastero, esiste una tomba stranamente venerata dai monaci e spacciata per quella di Vlad Tepes, ma non è di sicura attribuzione. Potrebbe appartenere al discendete Vlad IV Càlugarul (il monaco), principe valacco che regnò dal 1482 al 1495, che visse molto religiosamente, favorendo in ogni modo gli ordini monastici.
In Romania, soprattutto durante il regime comunista (ma per la verità fin dal secolo scorso), Vlad Tepes è stato rivestito di panni nazionalisti, e presentato come un patriota rumeno ante litteram: una versione accettata anche da studiosi occidentali. Soprattutto, questi storici si sono mostrati molto infastiditi dal fatto che Bram Stoker abbia preso a prestito il nome di Dracula per il vampiro del suo romanzo. Di fatto, il romanzo Dracula, proscritto prima dal nazionalismo e poi dal regime di Ceausescu, è stato pubblicato in lingua romena per la prima volta solo nel 1991.
Bram Stoker non era mai stato in Romania e, nelle prime stesure del più celebre fra i suoi numerosi romanzi, Dracula si chiama semplicemente “Count Wampyr”. Solo poco prima della pubblicazione del romanzo, nel 1897 – dopo averlo trovato menzionato in un libro di viaggi di William Wilkinson – lo scrittore decise di dare al suo vampiro il nome del principe valacco Dracula, di cui sapeva da Wilkinson che in lingua valacca significava Diavolo, e di cui fece un immaginario conte di Transilvania.
Il Dracula di Stoker è ormai un patrimonio dell’immaginario collettivo occidentale; se il suo ricordo spingerà qualcuno ad approfondire pagine importanti del confronto fra Europa e islam legate al vero Vlad Dracula, la cultura in genere non ne uscirà, forse, troppo male.
Vai alla Parte II: Elizabeth Bathory.

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7 commenti

  1. consolato di puglia

     /  19 agosto 2012

    Belli post questi post monografici ,

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  2. Maciknight

     /  24 giugno 2012

    MI lasciano perplesso le cifre delle sue vittime, che mi pare siano anacronistiche rispetto ai tempi, nei quali la popolazione era assai ridotta rispetto ad oggi. Come potrebbe aver ucciso in una sola volta 30 mila prigionieri? Come può aver preso 30 mila prigionieri, se mi risulta che lui contasse su poche migliaia di guerrieri? LO stesso esercito di Maometto II, ritenuto enorme con un’estensione degli accampamenti che si perdeva a vista d’occhio, nella storiografia risultava composto da 120 mila uomini … probabilmente quei numeri erano scritti dai cronisti dell’epoca che tendevano a esagerare a seconda di coloro che li incaricavano di scrivere …

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    • Sì. Noi possiamo attingere alle fonti scritte all’epoca che, spessissimo esagerano in un senso o nell’altro a seconda dell’interesse (un po’ come i Tg di oggi, poco è cambiato). Immagino che le cifre siano pompate. Ma anche se fossero 3000 il concetto non cambia.

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