Erzsébet (Elizabeth) Bathory


Dossier Personaggi Parte II.
Parliamo ora di un personaggio incredibile: Erzsébet Bathory (1560-1614), grazie a un articolo di Lukha B. Kremo uscito sulla rivista “Avatär” n. 8 del maggio 2003.

Erzsébet Bathory

Erzsébet Bathory


Le origini della nobile famiglia Bathory risalgono al secolo XIII circa. Il nome della famiglia deriva dal possedimento ungherese di Bàtor della stessa. Nel XIV secolo la famiglia si divise nel ramo dei Somlyò, sostenitore dell’indipendenza dell’Ungheria e della Transilvania, estintosi nel 1613, e quello di Ecsed, filoaustriaco, estintosi nel 1605.
Elisabetta era nata nel 1560 da una delle più ricche e illustri famiglie europee. Un suo cugino era primo ministro di Ungheria, un altro cardinale e lo zio Steven, principe di Transilvania, era destinato a salire sul trono di Polonia. D’altra parte però, un altro zio praticava la stregoneria e il satanismo, mentre il fratello di Elisabetta e una sua zia erano noti per la loro immoralità.
Elisabetta si sposò nel 1575 all’età di quindici anni e andò a vivere con il focoso marito, il conte Ferencz Nadasdy – chiamato l'”Eroe Nero” d’Ungheria per le sue prodezze in battaglia – nel castello di Csejthe sito in una remota zona collinosa nel nordovest dell’Ungheria. Il conte Ferencz la lasciò ben presto per andare in guerra ed Elisabetta diventò irrequieta. Dapprima, fuggì con un giovane nobile che aveva la fama di essere un vampiro; ma si trattò di un diversivo passeggero e al suo ritorno al castello, la sposa si dedicò ad altri divertimenti.
Iniziò ad amoreggiare con la servitù, specialmente con le giovani domestiche. In principio, queste ragazze non rappresentavano molto di più di un innoquo passatempo, ma dopo che Elisabetta fu iniziata alle arti della magia nera e della stregoneria dal suo servo Thorko e dalla nutrice Ilona Joo, questi giochi si tramutarono in stravaganti rituali.
Quando, nel 1600, il marito morì per cause ignote, Elisabetta cacciò dal castello la suocera, mandò i quattro figli da parenti e si dedicò completamente ai suoi macabri piaceri. Un giorno una cameriera tirò incidentalmente i capelli della contessa mentre le stava rifacendo l’elaborata acconciatura. Elisabetta la schiaffeggiò così violentemente che il sangue sgorgò dal naso della ragazza sulla mano della contessa. Elisabetta, che si preoccupava molto del proprio aspetto, si convinse che la pelle bagnata dal sangue della cameriera appariva più fresca, più morbida e più giovane di quanto fosse stata da lungo tempo. Immediatamente mandò a chiamare due dei suoi servitori di fiducia, il maggiordomo Johannes Ujvary e lo stregone Torko, i quali tagliarono le vene alla terrorizzata cameriera e ne fecero colare il sangue in una tinozza in modo che Elisabetta potesse farvi il bagno.
Il primo bagno di sangue della contessa fu l’inizio di un’orgia che durò dieci anni. Alcuni complici, di entrambi i sessi, percorrevano la campagna alla ricerca di ragazze nubili atte a procurare il sangue richiesto dalla contessa promettendo loro un posto come domestica al castello. Con l’andar del tempo, Elisabetta diventò imprudente e, invece di seppellire i corpi delle vittime, chiese che fossero buttati nei campi per essere divorati dai lupi. Ma, una notte d’inverno, i lupi arrivarono in ritardo. I mattinieri abitanti del luogo trovarono quattro patetici cadaveri di fanciulle sotto le mura del castello e fecero tanto scalpore che la notizia giunse alle orecchie dello stesso re. Il 30 dicembre 1610, venne mandato un distaccamento di soldati al comando di un cugino di Elisabetta, il conte Gyorgy Thurzo, con l’ordine di fare un’incursione notturna di sorpresa al castello di Csejthe. I soldati fecero irruzione nel castello e si trovarono di fronte una scena grottesca e incredibile: nella grande sala, una giovane giaceva morta ed esangue; un’altra ancora viva, recava molti segni di punture sul corpo; e una terza, anche quella più morta che viva, era stata orribilmente torturata. Sotto le mura e nei dintorni del castello, i soldati dissepellirono circa cinquanta corpi.
Essendo nobildonna e quindi privilegiata, Elisabetta fu messa agli arresti domiciliari, mentre altri sedici membri della sua casa – suoi complici di stregoneria e di tortura – furono rinchiusi in prigione a Bitcse. Ma al processo, Elisabetta rifiutò di testimoniare e di farsi difendere. Tutti gli imputati furono riconosciuti colpevoli . All’infuori di due che furono arsi vivi, gli altri furono decapitati e cremati. La contessa stessa fu murata viva nella sua camera da letto con un’unica stretta apertura per consentire il passaggio del cibo, dell’acqua e dell’aria. Soprravvisse quattro anni.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte III: Grigorij Rasputin.

Lascia un commento

2 commenti

  1. Vlad III Basarab detto Vlad Tepes “Dracula” « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia
  2. Vlad III Basarab detto Vlad Tepes “Dracula” « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: