Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte VI: il paese sommerso


Dossier Villaggi fantasma Parte VI.
Passiamo a uno dei più particolari e celebri borghi abbandonati d’Italia: Fabbriche di Careggine, il paese sommerso.

Fabbriche di Careggine riemerge dal lago

Fabbriche di Careggine riemerge dal lago

Fabbriche di Careggine completamente riemerso dal lago

Fabbriche di Careggine completamente riemerso dal lago


Quando ero adolescente andavo spesso in vacanza in Garfagnana e ridevo della strana toponomastica di Vagli Sopra e Vagli Sotto. Ricordo anche del lago, che purtroppo non permetteva la balneazione perché artificiale, causato dalla diga di Vagli.
All’epoca non sapevo che, proprio al centro del lago, sorgeva un borgo che, quando il livello del lago si abbassava, sorgeva dal pelo dell’acqua, mostrando il campanile, la chiesa e alcune case.
Il paese, di 31 case e una chiesa, è stato abitato da 146 persone (28 famiglie) fino al 1953, quando le acque del torrente Edron confluirono nella diga e sommersero il paese.
In occasione dei lavori di manutenzione della diga, il lago veniva svuotato facendo riemergere l’antico borgo medievale, con le sue case in pietra, il cimitero, il ponte a tre arcate, la chiesa romanica di San Teodoro e il campanile in rovina. Tale evento si è verificato soltanto quattro volte: nel 1958, nel 1974, nel 1983 e nel 1994.
Fabbriche di Careggine e diga di Vagli (agosto 1994)

Fabbriche di Careggine e diga di Vagli (agosto 1994)

Sbarre di una finestra della chiesa di Fabbriche di Careggine (agosto 1994)

Sbarre di una finestra della chiesa di Fabbriche di Careggine (agosto 1994)


Da quel momento la tecnologia ha trovato il modo di effettuare la manutenzione della diga senza prosciugare il lago.
Proprio nell’estate del 1994 sono tornato in quei luoghi e ho visitato di persona il borgo riemerso per l’occasione.
Per non rischiare di non poter essere mai più visibile, è stato proposto (quattro anni fa, ma ancora non è stato realizzato) di costruire uno dei ponti tibetani più lunghi del mondo: 200 metri di architettura realizzati con corda, acciaio e legno, un metro di larghezza, a quattro metri di altezza del pelo del lago, in modo da sfiorare Fabbriche di Careggine.
Il progetto inoltre prevederebbe la costruzione di una cupola gigante che dovrebbe proteggere il paese sommerso.
Ancora oggi sull’affasciante luogo aleggiano storie fantastiche che raccontano di fantasmi aggirarsi nelle notti di luna piena sulla superficie dell’acqua e di grida, strane musiche, invocazioni.
Fondo del lago di Vagli (agosto 1994)

Fondo del lago di Vagli (agosto 1994)


Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte VII.

Eros e filosofia da Socrate a Heidegger


Segnaliamo il libro “Eros & Eschaton” del nostro Capo di Stato Lukha B. Kremo.
Da Socrate a Heidegger fino alle ultime istenze filosofiche, il percorso escatologico nei secoli fino alle deduzioni contemporanee alla luce delle ultimissime scoperte della fisica quantistica. Un vertiginoso viaggio tra filosofia e scienza.

Eros & Eschaton, il libro

Eros & Eschaton, il libro


In vendita in versione cartacea a soli 2 euro (Unilibro)

In ebook a solo 89 centesimi o 1 euro (Amazon versione per Kindle o Ibs versione ePub).

Rennu de Taulara


Dossier Micronazioni Parte VIII.
Torniamo in Sardegna, dove abbiamo un illustre precedente della Repubblica de Malu Entu, nientemeno che il presunto regno più piccolo del mondo, il Regno di Tavolara.

Stemma del Regno di Tavolara

Stemma del Regno di Tavolara


Tavolara è un’isola di 5,9 km² della Sardegna nord-orientale, parte del Comune di Olbia (OT) nella regione della Gallura.
L’isola si presenta come un maestoso massiccio calcareo a picco sul mare, di forma grossomodo rettangolare, lungo circa 6 km e largo 1 km.
L’Isola è di proprietà della famiglia veneto-romana dei Marzano, che comprende un faro di segnalazione marittima, tranne una piccola parte, espropriata dalla NATO, e la punta occidentale dove sorgono due ristoranti e piccole case che appartengono alla famiglia Bertoleoni.
Sul finire del Settecento, la famiglia Bertoleoni giunse in prossimità dell’arcipelago della Maddalena costeggiando la Corsica a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull’isola di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio ma, spinta dalla ricerca di un’isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, stabilendosi definitivamente sulla splendida e disabitata isola di Tavolara, dedicandosi all’allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul suo territorio.
I Bertoleoni sono gli unici abitanti dell’isola. In base a ciò Paolo, figlio di Giuseppe, avanza dei ricorsi presso la casa reale di Savoia perché gli venga riconosciuta la proprietà e la sovranità sul suolo di Tavolara.
Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi, notò l’isoletta sconosciuta e decise di approdarvi anche per conoscere l’autore dei tanti ricorsi. Presentatosi ai residenti come re di Sardegna, sembra che Giuseppe Bertoleoni abbia risposto: “E io sono il re di Tavolara!”.
Carlo Alberto soggiornò presso di lui per una settimana e, secondo i Bertoleoni, avrebbe promesso di riconoscere indipendente Tavolara.
Qualche anno più tardi il demanio tenta di espropriare i Bertoleoni della loro isola, sostenendo che su di essa non esiste alcun titolo di proprietà. Paolo Bertoleoni decide allora di recarsi personalmente a Torino da Carlo Alberto, passando da Porto San Paolo e quindi da Civitavecchia. Dal re in persona ottiene rassicurazioni e dopo alcuni giorni gli viene recapitata, dalla citta di Tempio, una pergamena che lo riconosce come padrone assoluto e re di Tavolara.
Tonino Bertoleoni difende la storia della sua famiglia da chi sostiene che sia solo una leggenda, purtroppo non può portare come prova la pergamena che documenta la sovranità dei Bertoleoni perché questa è andata perduta, ma mostra con orgoglio nel suo ristorante, che si affaccia sulla spiaggia dello “Spalmatore di terra”, una copia della fotografia dei regnanti di Tavolara.
Famiglia reale di Tavolara

Famiglia reale di Tavolara


Nel frattempo, a Giuseppe Bertoleoni succede il figlio Paolo, che si proclama re col nome di Paolo I, sposa una donna sarda, Italia Murru, e da lei ha il figlio Carlo. A detta di Carlo I di Tavolara, l’isola sarebbe stata ufficialmente visitata da inviati della regina Vittoria del Regno Unito che, alla fine dell’Ottocento, avrebbe riconosciuto il piccolo Regno.
I Bertoleoni narrano che ancora oggi, nel museo di Buckingham Palace, a Londra, sia conservata la foto della famiglia reale di Tavolara, all’interno della collezione di ritratti delle famiglie reali di tutto il mondo, con la dicitura: “La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo”, anche se l’affermazione non è verificata.
Carlo I di Tavolara perì il 6 novembre 1927. Gli sono succeduti Mariangela, Paolo II, Carlo II e, ultimo, Tonino Bertoleoni, che vive tutt’oggi a Porto San Paolo.
Regno di Tavolara

Regno di Tavolara

Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte IX.

Chi è Julian Assange


Dossier Personaggi Parte IV.
Veniamo all’attualità più scottante. Perché la gente convinta che esista un Ordine Mondiale (o qualcosa di simile) trovi il suo vero “eroe”, evitando di perdere tempo dietro a certi cialtroni complottisti. Sto parlando di Julian Paul Assange.

Julian Assange

Julian Assange


Assange Nasce a Townsville, nel Queensland, nel 1971. Fin da adolescente mostra le sue doti informatiche ed entra nel mondo dell’hacking. Dai 17 anni, dopo aver frequentato 30 scuole diverse, Julian assume lo pseudonimo di Mendax e mette in piedi gil gruppo di hacker International Subversives. Grazie ai software da lui sviluppati, il gruppo s’infiltra nei siti informatici di Nasa, Pentagono, Dipartimento della Difesa Usa e molti altri.
Nell’ottobre del 1989, alla vigilia del decollo della navicella Atlantis, i tecnici della Nasa vedono comparire sui computer la scritta WANK, acronimo inglese di Worms Against Nuclear Killers.
Nel 1991 subisce un’irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana, secondo l’accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un’università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano. Nel 1992 gli vengono rivolti 24 capi di accusa di hacking. Assange è condannato, ma in seguito è rilasciato per buona condotta, dopo aver pagato una multa di 2100 dollari australiani.
Nel 1995 rilascia il programma Strobe, software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Si mette a studiare fisica e gira il mondo.
Ma è a partire dalla seconda metà degli anni Duemila che il suo nome compare sesmpre più spesso nelle cronache mondiali. Dal 2007, infatti, è tra i promotori del sito web WikiLeaks.
Il termine “to leak”, (letteralmente, trapelare) significa rendere pubblica un’informazione senza autorizzazione ufficiale, nonostante gli sforzi per tenerla segreta. Assange dichiara: “I nostri bersagli principali sono i regimi oppressivi come la Cina, la Russia, e dell’Asia Centrale. Ma ci aspettiamo di essere d’aiuto anche per chi in Occidente vorrebbe che fossero denunciati comportamenti illegali e immorali dei governi e delle grandi società”. L’interfaccia è simile a quella di Wikipedia, ed è usabile da qualunque tipo di persona. In breve riceve più di un milione di documenti, tutti provenenti da fonte anonime.
Uno dei primi documenti che mettono in vetrina è il regolamento di Guantanamo. Segue la denuncia per l’approssimazione degli studi sul riscaldamento globale. Poi è la volta della Julius Baer Bank, l’istituto privato di Zurigo che li querela ottenendo la chiusura del sito. La sentenza scatena un effetto boomerang: vecchi e nuovi media fanno fronte comune, sostenendo il ricorso in tribunale. Così la sentenza viene ribaltata, WikiLeaks torna on line, e la banca rinuncia all’azione legale.
In seguito WikiLeaks tocca la multinazionale di trading petrolifero Trafigura, accusata di aver scaricato in Costa d’Avorio rifiuti tossici, Scientology e la massoneria. Arrivano le prove dei massacri in Kenya (grazie alle quali vincono il Media Award 2009 di Amnesty International). E infine, Collateral Murder, lo sconvolgente video in cui si vedono i piloti dell’elicottero Apache che dopo aver scambiato per dei lanciarazzi i lunghi teleobiettivi delle macchine fotografiche di Namir Noor Eldeen, reporter dell’agenzia Reuters a Bagdad, hanno aperto il fuoco uccidendolo insieme ad altre 10 persone. Dopo il clamore suscitato dal filmato, viene arrestato il soldato americano Bradley Manning con l’accusa di avervi fornito centinaia di files top secret a WikiLeaks.
Il 28 novembre 2010, dopo l’annuncio nelle settimane precedenti, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Il giorno seguente, il general attorney dell’Australia, Robert McClelland, dichiara alla stampa che l’Australia è intenzionata a investigare sulle attività di Assange e di Wikileaks.
I file riservati danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan: viene nascosto il vero numero delle vittime civili, mentre l’intelligence pakistana lavora al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi, i talebani usano i missili Stinger che la Cia fornì ai mujaheddin di Osama Bin Laden, le truppe Usa utilizzano droni automatici scadenti e rischiosi, la Cia ha finanziato l’intelligence afghana.
La Casa Bianca ha replicato che Wikileaks non è un fornitore oggettivo di notizie, ma piuttosto un’organizzazione che si oppone alla politica americana in Afghanistan.
“Casualmente”, proprio dieci giorni prima, il 18 novembre 2010 (ma dopo gli annunci), il tribunale di Stoccolma spicca un mandato d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale. Il reato contestatogli sarebbe quello di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, Anna Ardin (militante femminista, segretaria dell’associazione Brotherhood Movement e autrice di una Guida alla vendetta contro il partner, pubblicata sul web) e Sofia Wilén, e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi a un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese. La denuncia era stata fatta dalle due ex amanti dopo che aver appreso l’una dall’altra di aver avuto rapporti sessuali con lui.
La vicenda ha del ridicolo se confrontata con la “portata” delle dichiarazioni di WikiLeaks, e si commenta da sola, ma l’Interpol si mette in moto.
Il 7 dicembre Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione e lo tiene in carcere fino al 14 dicembre. Nel frattempo la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche: secondo alcune fonti, tale richiesta sarebbe finalizzata ad estradarlo in realtà negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio. E noi non ne dubitiamo. L’accusa per spionaggio, negli Stati Uniti, può costare l’ergastolo e anche la pena di morte.
Assange viene rilasciato su cauzione, e la decisione sulla richiesta di estradizione rimandata.
Il 2 novembre 2011 l’Alta corte di Londra dà il via libera all’estradizione richiesta dalla Svezia, e a metà giugno 2012 la Corte Suprema britannica rigetta definitivamente il ricorso contro l’estradizione. Assange si rifugia subito dopo presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico come perseguitato. Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, conferma la concessione dell’asilo, per evitare la sua consegna alla Svezia. Già nel 2010 Quito aveva offerto ad Assange residenza in Ecuador “senza precondizioni”, per poter “esprimersi liberamente”. Alla base vi è il fatto che il governo di quel paese era preoccupato per alcune attività illegali degli americani in Ecuador; attività che voleva che venissero trattate da Assange senza restrizioni e che WikiLeaks si era detta pronta a documentare.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte V: Nikola Tesla.

Grigorij Efimovič Rasputin


Dossier Personaggi III.
Passiamo a un personaggio molto più vicino ai nostri tempi: Grigorij Efimovič Rasputin.

Grigorij Efimovič Rasputin

Grigorij Efimovič Rasputin


Rasputin è nato come contadino il 22 gennaio 1869 a Pokrovskoe, una piccola città della provincia di Tobol’sk in Siberia. Fin da ragazzo dimostrò un’indole fortemente tesa alla spiritualità e al misticismo ossessivo, fenomeno diffuso e frequente tra i popolani della Russia centrale, che non avevano conosciuto l’oppressione della servitù della gleba tanto quanto era accaduto nelle campagne della Russia europea e che quindi si presume avessero l’opportunità di costumi più liberi e legati a tradizioni secolari precristiane.
Dopo essersi sposato ed aver avuto tre figli, intraprese lunghi pellegrinaggi, che lo condussero fino al Monte Athos, in Grecia. Aderì probabilmente alla setta dei Khlysti, una congregazione clandestina di orgiastici che criticava gli eccessi di secolarità della Chiesa ortodossa, frequentò il Movimento nazionalista dei Veri Russi. Malgrado la mancanza di istruzione creò una rete di relazioni di altissimo livello che nel 1905 lo condusse alla corte dello zar Nicola II, a cui fu invitato per la fama dei suoi poteri sciamanici. Qui conobbe la zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova, la quale rimase del tutto sedotta dal potere con cui Rasputin riuscì a salvare la vita all’erede al trono Aleksej Nikolaevič Romanov, affetto da emofilia.
Secondo una teoria, Rasputin sarebbe riuscito ad interrompere le crisi emolitiche di Aleksej utilizzando un tipo di ipnosi che rallentava il battito cardiaco del bambino, riducendo in questo modo la pressione del sangue. Secondo un’altra ipotesi, sembra che i medici di corte tentassero di guarire l’emofilia dello zarevic con l’aspirina che, se da un lato leniva i dolori articolari, dall’altro acuiva le emorragie causate dall’emofilia. Secondo questa versione, senza aspirina la salute di Aleksej migliorava e il merito veniva attribuito a Rasputin.
In ogni caso almeno in un’occasione le sue preghiere (anche a distanza) ebbero effetto dopo pochissime ore, dopo giorni di inutili cure mediche.
Da quel momento in poi la zarina nutrì totale fiducia in Rasputin la cui fama di conseguenza crebbe tra i membrei dell’alta società di San Pietroburgo.
Il suo carisma mistico esercitò sulla famiglia Romanov, in particolar modo sulla zarina Alessandra, un’influenza così intensa da dare adito a molte congetture: si giunse al punto che le numerose segnalazioni sul suo intenso libertinaggio con le dame dell’aristocrazia venivano regolarmente smentite dalla coppia reale, talvolta anche con la punizione degli zelanti segnalatori. Rasputin, oltre che dare speranze alla famiglia imperiale circa una possibile guarigione del giovane Aleksej, sembrava andare incontro alle ispirazioni più intime dei sovrani. Infatti egli, essendo un semplice figlio delle campagne, rappresentava ciò che Nicola II e Aleksandra Fëdorovna avevano sempre desiderato: un contatto diretto con l’autentico popolo russo, senza intermediazioni di etichetta e convenzioni sociali. Attorno a Rasputin si creò una vastissima rete di noti personaggi e politici, che in cambio di intercessioni rispetto alla sovrana erano disposti a soddisfare le richieste che Rasputin faceva loro da parte di migliaia di postulanti.
Dalle campagne contadini e artigiani accorrevano chiedendo aiuto e intercessione allo starec, a tal punto che l’appartamento durante la giornata era sempre affollato e il telefono squillava in continuazione. Nelle mani di Rasputin passavano centinaia di rubli, che egli indiscriminatamente distribuiva ai postulanti; richieste di denaro, di occupazione, e anche lamentele dalle campagne verso i grandi proprietari giungevano a Rasputin che, in quanto creditore presso personaggi dell’alta società, le faceva andare nella maggioranza a buon fine.
Il resto dell’enorme quantità di denaro era spesa, come attestano i numerosi verbali di polizia, in locali notturni e in incontri ai bagni pubblici con donne di ogni classe ed età: la stampa pubblicava in continuazione scabrosi racconti di fantasia sulle sue leggendarie notti; ciò accrebbe le dicerie non solo su una sua presunta super dotazione, quanto su una improbabile e sempre smentita relazione con la sovrana.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppose fermamente all’entrata in guerra della Russia, e pronosticò che avrebbe portato immani catastrofi ai contadini, che sarebbero morti a migliaia. Tuttavia, non poté esercitare la sua influenza sul sovrano, perché subì un attentato nel suo villaggio siberiano il 28 giugno, lo stesso giorno dell’omicidio di Sarajevo.
Nel 1915, con la partenza dello zar per il fronte, le denunce di Rasputin contro le collusioni di ministri e alti funzionari con il traffico illegale d’armi e le speculazioni sui latifondi ai danni dei contadini si intensificarono. La zarina, che assente lo zar deteneva il potere a San Pietroburgo, effettuò su suo consiglio continui, disastrosi e repentini cambi al vertice di governo, proprio nel momento in cui, in assenza del sovrano dalla politica interna, si necessitava di un governo forte.
Molti si accorsero che Rasputin aveva effetti sulle decisioni dei reali in tema di politica e il monaco venne accusato anche di corruzione e per questo allontanato dalla residenza imperiale dallo stesso zar.
Nel 1916, in piena crisi di governo, che Rasputin stesso con la sua rete clientelare aveva contribuito a creare, e tra le alterne fortune degli eserciti russi sul fronte orientale, una congiura ordita dal granduca Dmitrij Pavlovič, dal principe Feliks Feliksovič Jusupov e dal deputato conservatore Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, decise di assassinarlo.
La sua morte fu romanzesca come la sua vita. Fu avvelenato con il cianuro durante una cena a casa di Feliks Jusupov, ma dato che resistette al potentissimo veleno, i congiurati decisero di sparargli. Nonostante fosse stato abbondantemente avvelenato e colpito da un colpo di pistola al fianco, Rasputin si riebbe; venne così colpito da un nuovo colpo alla schiena e, mentre veniva trascinato verso il cancello del cortile, fu finito con un colpo in fronte.
Il suo cadavere fu gettato nel fiume Moika, da cui riemerse il giorno dopo. Secondo l’esito dell’autopsia il corpo non presentava tracce del veleno, dando luogo a dispute tra gli storici circa l’effettiva modalità di eliminazione. È molto probabile che il cianuro addizionato agli zuccheri del dolce e dell’alcool abbia sviluppato cianidrine che sono commestibili e non danno avvelenamento. Ma soprattutto fu riscontrata acqua nei polmoni: quindi nonostante il veleno e i colpi di pistola Rasputin fu gettato nell’acqua ancora vivo!
Rasputin fu quindi sepolto, ma il suo corpo venne poi dissotterrato e bruciato ai bordi di una strada. Non ci volle molto perché venissero presi provvedimenti contro i partecipanti del complotto, anche se per alcuni giochi di palazzo non venne svolto alcun processo. Jusupov fu mandato in esilio. Dmitrij Pavlovič fu inviato in Persia a combattere in prima linea (ma questa “pena” lo salvò: perché riuscì a fuggire dopo la congiura contro i Romanov).
Il pene di Rasputin in soluzione di formaldeide

Il pene di Rasputin in soluzione di formaldeide


Dal 2004 in un museo di San Pietroburgo, dedicato all’erotismo, viene mostrato e conservato un pene di considerevoli dimensioni (33 centimetri): alcuni studiosi sostengono che sia l’autentico pene di Rasputin.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte IV: Julian Assange.

Paesi fantasma e villaggi abbandonati parte V: La campana d’oro di Battaglia


Dossier Villaggi fantasma Parte V.
Durante le guerre d’indipendenza del 1847-48, un distaccamento di 250 uomini delle truppe Gallispane si aggiunse ai valligiani al comando del conte di Lamnion, decisero un’incursione su Torriglia, controllata dalle truppe austriache, grazie a 300 uomini insediati nel castello.
Gli austriaci, credendo che quel distaccamento fosse l’avanguardia di un esercito molto numeroso, abbandonò il castello, ritirandosi. I Gallo-liguri li inseguirono e vi fu una battaglia in cui gli trovarono la morte alcuni austriaci e 33 furono presi prigionieri.
Un gruppo di case, ormai diroccate, sono ciò che resta del villaggio chiamato Battaglia in seguito a questo scontro, avvenuto l’8 giugno del 1847. Si narra che gli austriaci in fuga nascosero il bottino frutto dei saccheggi nei dintorni e gli abitanti parlano di una campana d’oro ancora sepolta da qualche parte. Non è inverosimile pensare che il tesoro si trovi ancora là.
Noi abbiamo fatto una prima ricognizione.

L'unico abitato integro di Battaglia

L’unico abitato integro di Battaglia


Il villaggio di Battaglia è ormai ridotto a pochi sassi, anche se una casa rimane intatta, periodicamente restaurata, come si legge da una data su una crepa cementata di recente.
Kremo effettua rilevamenti a Battaglia

Kremo effettua rilevamenti a Battaglia


Abbiamo effettuato dei rilievi con un rudimentale metal detector, composto da una calcolatrice anni Settanta (che ha una potenza maggiore di quelle attuali) e una radiolina AM. Accostando la calcolatrice alla radio si sentono, in alcune particolari frequenze, dei suoni che indicano la presenza del metallo.
Naturalmente non abbiamo trovato ancora la campana d’oro, anche perché non è detto che sia qui: qualcuno parla di una criptas di una chiesa, che potrebbe essere Donetta (anticamente chiamata Torigia Vëgia) o Pentema.
All'interno della casa un fantasma sembra vigilare sul tesoro

All’interno della casa un fantasma sembra vigilare sul tesoro


Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte VI.

Il primo postumano è sedicesimo


Oscar Pistorius, il primo bi-amputato che alle Olimpiadi di Londra 2012 gareggia tra i normodotati, viene eliminato nelle semifinali dei 400 m piani, ottenendo l’ottavo posto della batteria (16° in totale).
Pistorius ha due protesi che lo rendono un postumano, dove natura e tecnologia si completano in armonia. Nelle qualificazioni ha ottenuto i suo miglior tempo stagionale con 45″44.
Questo è il primo esempio di come la tecnologia può aiutare l’uomo e di come lo potrà fare in futuro, quando essere postumani sarà una condizione molto più frequente e normale e uno come Pistorius non sarà più un’eccezione.

Oscar Pistorius

Oscar Pistorius

La Grecia si salva. Grazie alla mafia


Un titolo così potrebbe essere l’epilogo della crisi greca.
Vi siete mai chiesti perché, nonostante la crisi economica e finanziaria dell’intero Occidente, c’è un ente internazionale, qui radicato, che sta aumentando il fatturato a livelli di crescita cinesi?
La mafia, secondo tutte le stime, sta infatti aumentando il proprio fatturato, in modo particolare la ‘Ndrangheta, ma anche la Camorra, Cosa Nostra e le varie filiali del Norditalia e in Europa.
Ne ha parlato Roberto Saviano in un suo recente intervento: “La crisi ha aperto enormi possibilità alle mafie vincenti. Quelle perdenti sono state fermate dalla crisi, ma quelle vincenti, i gruppi nigeriani, russi, calabresi, casalesi, corsi sono cartelli che hanno portato liquidità all’economia in crisi. E la liquidità li ha fatti vincere in ogni settore, dall’edilizia alle banche”
Insomma, secondo Saviano le mafia sono utili a banche e agli imprenditori perché prestano loro denaro (riciclato dal narcotraffico). Continua lo scrittore: “Infatti, se dovessero sparire per miracolo, quanta crisi ci sarebbe in Italia e in Europa! Parlo di un dato prodotto dalla Procura Nazionale Antimafia italiana quindi da un’istituzione: 100 miliardi di euro l’anno di fatturato! Stiamo parlando di una delle più grandi imprese europee e ci limitiamo al fatturato italiano. Pensate ai cartelli spagnoli, ai cartelli sudamericani in Spagna.
“Una parte delle istituzioni è sicuramente in prima linea da molto tempo contro questo fenomeno. Lo Stato non è mai un monolite che va in un’unica direzione. L’Italia è un paese molto complesso per cui se c’è una parte che è in prima linea anche a rischio della propria vita c‘è anche una parte profondamente collusa.
Credere che si possano sconfiggere le organizzazioni criminali con la repressione è un’illusione, la repressione è utile ma per batterla ci vuole un cambio politico-economico: il meccanismo degli appalti deve cambiare. Se vince sempre chi propone un prezzo più conveniente abbattendo i costi è chiaro che a spuntarla saranno loro.
Loro vincono perché possono sostenere quei prezzi ammortizzandoli con il narcotraffico”
“Le mafie interloquiscono con i poteri: con lo Stato, e anche con la Lega Nord. “Interloquire” significa “incontri”, e incontri significa volontà di gestire le liste, volontà di corrompere i politici. Poi certo tocca alla magistratura accertare”.
“Si stabilisce un’alleanza tra mafia, politici e investitori. Arrivano le mafie e portano soldi, proteggono direttamente alcuni politici e drenano gli imprenditori. Cioè se tu interloquisci con loro è tutto più veloce.
Quindi diventano anche lo snodo per gli investimenti che ci sono stati nell’Europa dell’Est perché le mafie sono state addirittura il propulsore economico in base a un principio liberale: hanno voluto e saputo rischiare”.
E il prossimo obiettivo potrebbe essere la Grecia, se fallisse il salvataggio europeo, le Mafie avrebbero via libera per un nuovo mercato.

Che cos’è la Free Energy?


Parliamo senza pregiudizi di quella che è definita come Free Energy.
Il concetto di Free Energy è innanzitutto sociale, perché s’intendono tutte le teorie e le politiche per rendere disponibile liberamente (gratiuitamente o a bassissimo prezzo) l’energia disponibile naturalmente sulla Terra e nel nostro Universo. Alla base di questa teoria ci sono la scienza e la tecnologia per realizzarla.
L’energia di cui si parla nell’ambito della Free Energy, non è da confondere con l’energia rinnovabile (l’energia ricavata da fonti che si rinnovano da sole, come i cereali, il sole, il calore geotermico, il vento e l’acqua), ma si tratta dell’energia presente nella materia stessa (la massa, che è in realtà uno stato particolare dell’energia stessa).
Per secoli le più grandi sfide di alchimisti e scienziati sono state rivolte verso il sogno di trasformare il metallo in oro e il moto perpetuo.
Il “moto perpetuo” è un paradosso ideale secondo il quale si può studiare un meccanismo che metta in movimento un qualcosa e che questo movimento non si fermi più.
Per il Primo Principio della Termodinamica (principio della conservazione dell’energia) i fisici hanno appurato che non è possibile generare energia (il movimento) senza immettere altra energia. Se comunque s’immette una certe energia iniziale pensando di trasformarla in movimento (energia cinetica), purtroppo, per il Secondo Principio della Termodinamica (irreversibilità di molti eventi termodinamici), questa si consuma fino ad esaurirsi.
Appurato ciò, possiamo pensare a meccanismi di “quasi moto perpetuo”, cioè macchine che consumano pochissimo e posso andare avanti anni senza immettere nuova energia (alcune delle quali sono state realizzate, come per esempio il celebre orologio a elettromotorre di Giuseppe Zamboni, che funziona da 140 anni con delle pile a bassissimo consumo).
Ma passiamo a questa considerazione: viviamo su un pianeta situato a distanza relativamente bassa da una stella, tanto che la vita ha bisogno di sistemi di protezione come il campo magnetico e l’atmosfera “attiva” (strato di ozono). In un sistema come questo sarebbe meglio concentrarsi su apparecchiature in grado di catturare l’enorme energia del pianeta.

Nikola Tesla, ritratto di Stefano Giorgi

Nikola Tesla, ritratto di Stefano Giorgi


Il primo uomo che fece questa considerazione fu Nikola Tesla, conosciuto soprattutto per il suo rivoluzionario lavoro e i suoi numerosi contributi nel campo dell’elettromagnetismo. I suoi brevetti e il suo lavoro teorico formano la base del moderno sistema elettrico a corrente alternata, compresa la distribuzione elettrica polifase e i motori a corrente alternata, con i quali ha contribuito alla nascita della seconda rivoluzione industriale. Ma Nikola Tesla si dedicò anche allo studio di apparecchiature che potessero sfruttare l’energia della Terra.
per quanto riguarda i presunti misteri della scomparsa dei progetti di Tesla: lo scienziato non era sistematico nel conservare i progetti e lasciava poca documentazione sui risultati ottenuti e questo ha avuto due conseguenze: l’attribuzione indebita o la paternità presunta di invenzioni mirabolanti e soppresse dalla “scienza ufficiale”, e la facilità con cui le sue idee sono state “prese in prestito”, sottratte o addiruttura nascoste. La scoperta del campo magnetico rotante, per esempio, fu descritta in una nota presentata alla Reale Accademia delle Scienze il 18 marzo 1888 dallo scienziato italiano Galileo Ferraris. Presto da parte di Tesla nacquero contestazioni sulla priorità di tale scoperta, che finì nelle aule giudiziarie, dove si stabilì che la paternità dell’invenzione spettava allo scienziato italiano.
Noi restiamo in una cauta posizione intermedia: se è senza dubbio vero che diverse invenzioni gli sono state attribuite in modo ingiustificato, è altrettanto sensato pensare che alcuni suoi progetti, non ancora brevettati, abbiano fortemente ispirato altre invenzioni o siano stati sottratti o sottaciuti per i forti interessi economici che c’erano in quegli anni, in cui si stava organizzando l’inizio della distribuzione energetica nel mondo, ed è evidente che per fare in modo che l’energia diventasse un mercato era vietato, economicamente parlando, renderla facilmente accessibile a tutti. Naturalmente è un approccio sbagliato protrarre tale situazione fino a oggi, almeno per quanto riguarda i progetti di Tesla, visto che le tecnologie di fine Ottocento, oggi sono superate. Un discorso del genere (di progetti tenuti nascosti) si può fare con invenzioni attuali, ma questo lo vedremo più avanti. Insomma, Tesla non ha “inventato” la Free Energy, ma gli studi e le ricerche al riguardo si basano su questo grande scienziato. Oggi si parla di energia wireless o elettricità wireless, messe già in opera da Tesla quasi un secolo fa.
Oggi si parla di Free energy in relazione ad alcune invenzioni. Vediamone alcune che elenchiamo senza approfondirle, lasciando agli scienziati verificare se siano all’altezza di essere produttrici di Free Energy o no.
Generatore a potenziale elettrostatico: motore che utilizza il potenziale elettrostatico tra l’atmosfera e la Terra e la proprietà che le cariche elettriche di stesso segno si respingono. Se collochiamo un’antenna in alto nell’atmosfera, l’antenna e ogni oggetto a essa collegato mediante un filo elettrico isolato avranno la stessa carica. Il materiale utilizzato per l’antenna determinerà la corrente di ioni prodotta. L’alluminio è una buona scelta. Fondamentalmente il motore elettrostatico crea un percorso facile perché la carica elettrica scorra dall’atmosfera alla Terra e così facendo estrae energia.
Generatore a induzione elettromagnetica: dispositivo che utilizza un nuovo metodo di estrazione dell’energia elettrica dall’acqua che scorre. Diversamente dai tradizionali metodi idroelettrici, che usano la pressione dell’acqua per mettere in rotazione i generatori, questo dispositivo usa l’induzione elettromagnetica. Il generatore a flusso d’acqua è costituito da una condotta in cui scorre acqua salata. Alla sommità e sul fondo della condotta sono collocati due magneti permanenti di polarità opposta. Ai lati della condotta sono sistemati due elettrodi di un metallo resistente alla corrosione provocata dall’acqua salata. Quando l’acqua scorre nella condotta, se i due elettrodi sono collegati a un filo, in questo filo si genera una corrente indotta.
Motore a basso gradiente termico: si tratta di una macchina termica. Consiste in un certo numero di coppie opposte di contenitori collegati da un tubo. Nei contenitori c’è un liquido con un basso punto di ebollizione. Il liquido nel contenitore più in basso è riscaldato dall’acqua, diviene vapore e risale nel contenitore superiore. Qui il gas è raffreddato, anche mediante una corrente d’aria fredda, e condensa. Allora, per azione della gravità, il contenitore tende a scendere e quindi l’intero meccanismo ruota. Il contenitore torna così nell’acqua riscaldata e il procedimento ricomincia.
Generatore di calore a bassa e/o incostante velocità: macchina che converte l’energia in elettricità. Solitamente macchine del genere richiedono degli adattamenti per ottenere una maggiore velocità di rotazione. Ma questi adattatori comportano inevitabilmente una perdita di energia dovuta ad inefficienza. Il processo di conversione in energia elettrica ha a sua volta delle perdite di energia dovute ad inefficienza, che si riduce grazie a unIl riscaldatore rotante che convertire l’energia a bassa velocità ed elevato momento in calore. Il meccanismo consiste in due cilindri, l’uno nell’altro. Il cilindro interno è libero di ruotare su cuscinetti ed è guidato da un’asta. Nel piccolo spazio tra i due cilindri c’è un olio denso che sopporti bene le alte temperature. L’ideale è l’olio usato nei motori delle auto. Poiché lo spazio tra i due cilindri è poco, quando il cilindro interno ruota si produce una grossa resistenza (attrito) nell’olio. L’effetto della resistenza alla rotazione è che l’olio si riscalda. L’energia fornita per la rotazione attraverso l’asta è così trasformata in calore.
Motionless Electromagnetic Generator (MEG): dispositivo elettromagnetico che produrrebbe energia elettrica intercettando le onde longitudinali elettromagnetiche emanate da quella che è conosciuta come “energia del punto zero”, poiché permane anche alla temperatura dello zero assoluto. Secondo la teoria, il MEG non infrange la legge di conservazione dell’energia, infatti la “conservazione” avverrebbe attraverso il continuum spaziotemporale. Il MEG è simile a un trasformatore, il suo lavoro sarebbe appunto la trasformazione di una fonte di energia “diluita” in un vettore utilizzabile (energia elettrica).
Essenzialmente si compone di un nucleo magnetico rettangolare microcristallino, con interposto un forte magnete permanente, due piccoli avvolgimenti attuatori di controllo e due avvolgimenti collettori di uscita. Agli avvolgimenti di controllo va collegata una fonte di impulsi a una frequenza determinata, e a quelli di uscita il carico.
Idrolisi catalitica: catalizzatore per ottenere idrogeno ed ossigeno dall’acqua, potrebbe essere installato anche in autovetture le quali sarebbero alimentate ad acqua distillata! L’energia “primaria” che alimenta il sistema sarebbe termo-elettro-chimico-catalitica. L’acqua viene immessa nel sistema “gCell”, un reattore catalitico che compie un primo lavoro sulle molecole di ossigeno e idrogeno
Queste sono quindi separate tra loro da una reazione termo-elettrotipia-catalitica, producendo ossigeno e idrogeno molto puri, che vengono accumulati in serbatoi separati.
parte dei gas vengono utilizzati per fornire energia al sistema che in pratica si autoalimenta. Il rimanente idrogeno può essere usato come combustibile o usato assieme all’ ossigeno per produrre energia elettrica tramite fuel-cell. L’acqua distillata risultante può essere utilizzata per alimentare il sistema così sarebbe autosufficiente e autonomo.
Reattore adronico: tecnologia che permetterebbe di avere calore/energia e carburante riciclando liquidi organici quali acque nere, olii esausti, liquami derivati dai processi agro-zootecnici, non è ben chiaro quale sia il rendimento del sistema, sembra non vi sia pretesa di “moto perpetuo” ma di un sistema molto efficiente, la controversia nasce dal fatto che la tecnologia sarebbe basata su una nuova prospettiva scientifica in fatto di legami atomici. Il liquido entra nel reattore e subisce un pretrattamento che va ad eliminare tutto ciò che è di origine inorganica. Quindi, il flusso, sotto pressione, viene pompato attraverso un arco elettrico sommerso ad alto amperaggio, sottoponendo il liquido a temperature elevatissime (circa 5500°C) e ad un’intensa luce ultravioletta provocando la sterilizzazione completa e la carbonizzazione di tutte le sostanze in sospensione. Inoltre il liquido stesso viene attaccato a livello molecolare e tutte le catene, ad esempio di idrocarburi presenti, vengono demolite e ridotte ai costituenti atomici. Quello che si crea è un plasma liquido che ionizza potentemente gli atomi i quali iniziano ad interagire tra loro non appena si allontanano dall’arco elettrico, gli atomi dei vari elementi si ricompongono formando: gas combustibile, acqua per usi irrigui e diversi sottoprodotti.
Fusione fredda: annunciata nel 1989 da Martin Fleischmann e Stanley Pons, e seguita dagli studi di Giuliano Preparata, Yoshiaki Arata e Yue-Chang Zhang che hanno piùvolte dimostrato dispositivi a fusione nucleare fredda funzionanti. In pratica funziona come la fusione “a caldo”, ma si ottiene lo stesso risultato con molto meno energia grazie allo sfruttamento di una poco chiarita azione da parte di un catalizzatore, quale per esempio il palladio.

Ma vediamo più nel concreto come funziona una macchina che utilizza un dispositivo Free Energy a induzione magnetica: la chiave del funzionamento è la generazione del campo magnetico. Esso è generato dall’etere, che a sua volta lo trasporta, ma la quantità in gioco è superiore a quella utilizzata: e in tale ottica è possibile comprendere la quantità di energia utilizzabile; ciò è stato dimostrato attraverso il dispositivo Bedini-Cole in cui il processo viene spinto al massimo, in modo da poter utilizzare esclusivamente delle bobine senza alcun magnete permanente, e il cui funzionamento si protrae ormai da anni senza sosta.
Il dispositivo John Bedini-Cole è l’evoluzione del motore magnetico di Howard Johnson, e del dispositivo a rotazione magnetica di Kohei Minato: in linea di principio sarebbero composti da un magnete che muta l’energia del campo magnetico in energia meccanica; una dinamo, che muta l’energia meccanica in energia elettrica in continua; una batteria commerciale per automezzi, che assorbe i picchi con la capacità di accumulo, e fa si che la corrente elettrica assuma in uscita una tensione esatta di 12 Volt; un inverter che prende la corrente a 12 Volt e la converte a 220 Volt alternata a 50 Hz, rendendola quindi utilizzabile da apparecchi di uso comune. Potremo utilizzare il dispositivo a bobine,o esclusivamente quello a magneti permanenti, sia perché le bobine vanno alimentate in continua, e sia perché l’alternatore necessita di un numero di giri prefissato per ottenere in uscita una corrente elettrica.
Qualunque sia la soluzione, è evidente che anche piccoli produttori di gruppi elettrogeni, con semplici modifiche, possono produrre dispositivi Free Energy, magari per uso domestico, annullando la spesa delle bollette con un semplice investimento. Se gli stessi produttori li adottassero per la catena produttiva e successivamente, i fornitori che producono le componenti di queste ditte, si innescherebbe una reazione a catena che porterebbe all’abbattimento dei prezzi degli stessi e poi di qualsiasi prodotto; dei piccoli produttori potrebbero mutare nel giro di pochi anni l’intero sistema economico mondiale, con effetti, anche se minimi, immediati.
Il nostro monito è che nell’era del petrolio e del ritorno al nucleare, continuano ad essere completamente ignorati i dispositivi Free Energy, destinati a rimanere prototipi sperimentali non essendo opportunamente valutati dall’industria energetica.
In conclusione, non abbiamo fatto disorsi complottisti, da teoria della cospirazione o ci siamo mascherati da Adam Kadmon, ma abbiamo indicato una via verso cui la ricerca scientifica e industriale (e i soldi per farla) dovrebbe andare, ma non lo fa perché esiste un’energia che al momento è ancora più potente: quella delle lobbies dei grandi produtori e distributori di energia.