Terremoto dell’Aquila: “State tranquilli a casa, tanto non ne sappiamo un cazzo!”


Non è la prima volta che parliamo di terremoto e geologi: ci teniamo a premettere che noi siamo per la scienza e siamo con gli scienziati, ma se insistiamo su questo argomento è perché notiamo un certo comportamento nei confronti dell’informazione scientifica che non ci piace affatto.
Il 31 marzo del 2009, 5 giorni prima della scossa che distrusse L’Aquila e provocò 309 morti, vi fu una riunione della Commissione Grandi Rischi, convocata appositamente dall’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso per fare il punto della situazione e valutare le misure da mettere in atto in conseguenza dello sciame sismico che da giorni interessava la città.
Cosa esce dalla riunione? Nulla, visto che i geologi specialisti del caso hanno rassicurato tutti, alcuni dei quali tacciando di “allarmismo” certe voci insistenti di pericolo di forte terremoto imminente che in verità da mesi giravano in tutto l’Abruzzo.
Così, dopo 3 anni e mezzo, il giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi ha condannato a 6 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose l’allora presidente della Grandi Rischi Franco Barberi, l’allora vicecapo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis, l’allora presidente dell’Ingv Enzo Boschi, il direttore del servizio sismico del Dipartimento della Protezione Civile Mauro Dolce, il direttore del centro nazionale terremoti Giulio Selvaggi, il direttore di Eucentre Gian Michele Calvi, il professore di fisica dell’Università di Genova Claudio Eva, colpevoli di aver sottovalutato il pericolo, di aver fornito informazioni imprecise e incomplete, di esser venuti meno ai loro doveri. La difesa fa notare che la responsabilità degli scienziati era quella e soltanto quella di fornire un quadro chiaro a chi poi doveva decidere e comunicare le decisioni alla popolazione. Ma la valutazione, come scritto nel capo d’imputazione, è stata giudicata “approssimativa, generica e inefficace”, sia in relazione all’attività della commissione sia ai doveri di
“prevenzione e previsione”, che ha portato gli scienziati a fornire, dopo la famosa riunione, “informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica, vanificando le attività di tutela della popolazione”.
I cittadini applaudono, altri, evidentemente non aquilani, gridano alo scandalo, sostenendo che gli scienziati “non avevano la sfera di cristallo” o che “una cosa così succede solo in Italia, e non in Giappone o in Usa”.
C’è un po’ di confusione: se una cosa così succede solo in Italia non stupisce, solo in Italia la parola “allarmismo” viene affiancata a un reato, differentemente dagli Stati Uniti, dove per uno tsunami di 30 cm si fanno squillare le sirene tutta la notte, mente in Italia non bastano alluvioni catastrofiche per evitare l’accusa di allarmismo per ogni allerta che non ha come conseguenza dei decessi!
Diciamolo: l’Italia ha un che di omertoso quando si parla di rischio: allertare (e informare sui pericoli) significa impanicare l’opinione pubblica. Ecco perché succede in italia.
Quanto alla sfera di cristallo, mi chiedo come mai, ora, durante lo sciame sismico del pollino, la stessa Commissione usi altri termini, informando e sostenendo che “possono esserci scosse più forti”, che “non siamo in grado di dire se ci potrà essere un’altra scossa più forte”, che “come nel terremoto dell’Umbria o dell’Emilia, ci sono state due grandi scosse e non una singola” e addirittura allestendo campi di tende quando ancora non ci sono morti o quasi. Frasi diverse dal “non possiamo prevedere la scossa, quindi state tranquilli a casa”, magari in strutture fatiscenti come il pensionato studentesco dell’Aquila.
Se l’atteggiamento sembra cambiare, significa che quello di prima era sbagliato. Ed era punibile.
Oltre al comportamento durante l’emergenza, fondamentale è l’educazione idrogeologica.
Soprattutto in Paesi come il Giappone, non si lascia nell’ignoranza totale la popolazione, ma s’informa per filo e per segno al comportamento da prendere in caso di sisma, o di alluvione. Da come costruire gli edifici, fino a come comportarsi durante l’emergenza. Perché l’Italia è una zona sismica e idrogeologicamente instabile, ovunque, e tutti dovrebbero sapere cosa fare. E invece non è così: si costruisce sopra i greti dei fiumi, si tirano su capannoni “appoggiando” i pilastri, e poi si vedono persone che scappano a caso in preda al panico, o che attraversano ponti con fiumi in piena. alcuni dei quali, come a Genova, non vengono nemmeno considerati torrenti, ma semplici fogne.

Annunci
Articolo precedente
Lascia un commento

8 commenti

  1. io dico che invece di sprecare tempo a bombardare la luna o conquistare marte, sarebbe molto meglio impiegare i soldi di noi Italiani a prevedere queste catastrofi, e dare retta magari a chi è più saggio di noi, e non fare finta di niente….perchè se è vero a noi del 1966 e a i nostri figli, manca poco..Dio ci dia una mano a far ragionare i nostri scienziati ottusi.

    Rispondi
  2. sta di fatto che ultimamente (soprattutto in liguria) stanno lanciando allarmi giornalieri … che poi si risolvono in niente di fatto. Quindi a breve si passerà alle accuse per procurato allarme?
    Mi sembra che comunque la si giri, valga il famoso detto: chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia.

    Rispondi
    • Ma non è sempre meglio un allarme in più che un morto in più? Quando se lo metteranno in testa quei commercianti che si lamentano che vendono meno? Vorrei capire che differenza di vendite c’è tra una giornata di pioggia con allerta e una di pioggia senza allerta e un morto. Qualsiasi cifra non può superare una vita. Io sarei per l’allerta permanente; la gente che abita sul greto del fiume, attaccato a un fosso, sotto un dirupo minaccioso ecc. DEVE essere consapevole della propria condizione, e mettersi in allerta ogni volta che c’è il rischio di frana o esondazione. Lo stesso dicasi per chi percorre una strada quotidianamente per andare a scuola o al lavoro che è a rischio frane (di solito c’è un bel cartello con scritto caduta massi) o se passa in un sottopassaggio o un ponte su un fiume. Queste cose si chiamano “coscienza idrogeologica”, e pochi ce l’hanno, molti non sanno nemmeno di abitare vicino a un fiume, un torrente o un fosso,, provate a chiederlo, ne scoprirete delle belle! Non mi sembra un’utopia più di quanto poteva essere negli anni Cinquanta, Sessanta e oltre dire: “non buttare le cartacce o le cicche di sigarette a terra”, La Svizzera era già così, in Italia molto si è fatto e oggi le città sono un po’ più pulite: questa è la coscienza ecologica! Comincino le istituzione a diffondere informazioni sull’idrogeologia locale e si sveglino i cittadini e guardino dove hanno i piedi (e le fondamenta delle proprie case)!

      Rispondi
      • forse non mi sono spiegato bene: il mio dubbio è che dando troppi allarmi, ci si ritrovi con una denuncia per procurato allarme. Insomma, col senno di poi, comunque si faccia ci si ritrova con la magistratura alle calcagna!

      • No, avevo capito il senso del tuo intervento, solo che mi ha ispirato la mia arringa appassionata. Grazie.

  3. Maciknight

     /  1 novembre 2012

    L’Italia è un paese fondato sulla cultura dell’emergenza e non certamente sulla prevenzione, solo ricorrendo all’emergenza come prassi si possono gestire i soldi disponibili con leggerezza secondo metodi clientelari, corruttivi, collusivi, ecc., le vittime sono solo effetti collaterali funzionali al sistema cinico e spietato. Ma almeno da questo punto di vista pare che le cose stiano cambiando …

    Rispondi
  4. Buongiorno, volevo solo capire se questo “caso” forse unico (rimbalzato sulle cronache di mezzo mondo) di giudizio su alcuni membri della commissione Grandi Rischi sia l’apripista per un nuovo tipo di “crimine”…che “sulla terra” non esiste, ma nei nostri tribunali c’e’ eccome!

    Non voglio entrare nel merito, ma si cercavano dei responsabili per quello che e’ successo, e in un modo o nell’altro “il sistema” ha trovato quello che cercava, nel bene e nel male.

    Penso che in altri tempi (medioevo?)e in altre nazioni sarebbe potuta andare nello stesso modo, se non peggio, se non prima di questo caso.

    Il problema e’ il “sistema”, non gli scienziati, o l’uso del metodo scientifico in certe applicazioni…

    Colgo l’occasione per salutare e fare i complimenti per il sito.

    Rispondi
    • Grazie del tuo intervento. Forse la condanna ha un che di “esemplare”, le responsabilità vere sono, come dici tu, del sistema italiano di allerta e informazione del cittadino sui rischi sismici e idrogeologici (che è molto basso).

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: