Italia: storia di un fallimento annunciato


“Grandi” giornalisti dicono che nessuno poteva prevedere che la candidatura di Romano Prodi (e il Partito Democratico) saltasse così.
Partiamo da questa frase per analizzare l’ottusità ostinata di chi non ha capito che siamo nella Terza Repubblica.
Il MoVimento 5 Stelle si presenta per la prima volta alle politiche e prende il 25,5% dei voti. Non era mai successo, nemmeno Forza Italia la prima volta aveva preso tanti voti. Il messaggio è chiaro, urlato in tutte le piazze. Certo, il M5S ha degli aspetti poco chiari, si parla di diktat di Grillo, di criptofascismo, persino di convenienze economiche. Quello che ho sempre detto è che i fatti contano più delle chiacchiere, e che bisogna aspettare che i grillini combinino le loro magagne, prima di gridare contro.
Nonostante tutto, il Partito Democratico non capisce la portata di questo voto, si sentono ancora i politici veri, seri e pieni di esperienza, non gli urlatori di piazza (sentite come suonano beffarde ora queste parole). E non veicola la protesta. Certo, cerca l’alleanza con il M5S. Ma la cerca con i canoni di una politica che ormai è morta. “Inciucio”, parola napoletana mai così celebre e calzante, che rende bene l’idea del concetto di alleanza dal punto di vista del M5S. Grillo non ci sta. Il Pd urla allo scandalo, all’irresponsabilità di questi “ingenui e lobotomizzati grillini”, continuando a non capire l’interlocutore, per cui un’alleanza sarebbe una “gabbia” che li costringerebbe a votare anche cose contrarie alla propria coscienza. Ma Bersani non ce la fa a fare un’alleanza alla luce del sole con Berlusconi, che ha combattuto fino a ieri, così propone un nome che vada bene al PdL come Presidente della Repubblica. Si arriva in questo modo alla farsa dei saggi, per procrastinare la formazione del Governo e subordinarla a quella del Presidente, senza capire, ancora una volta, che esiste una “base” che non ama gli inciuci, soprattutto per quanto riguarda il Presidente della Repubblica.
Salta Franco Marini, che già aveva provocato vivaci proteste e poi salta anche Romano Prodi, a sorpresa (di chi lo ha votato). In realtà all’annucio del nome di Prodi, bastava sentire la rete (non il M5S, ma chi aveva votato Pd) per capire che ci sarebbero stati dei grandi mal di pancia, e i sorrisi degli intervistati che avevano appena “unito il partito” erano tanto convinti quanto i mugugni che si sentivano dietro. Ancora una volta il Pd non ha capito che i tempi sono cambiati e l’ovazione è da relegare al passato, in quanto espressione della volontà di chi urla più forte, non certo garanzia di democrazia.
Tutto questo scenario complesso, intricato e imprevedibile era stato in linea generale da noi previsto (lo stallo, la mancata alleanza tra Pd e M5S e tra Pd e PdL, la procrastinazione al dopo Napolitano e il nuovo stallo, fino alle due candidature, di cui siamo stati convinti fin dall’inizio che saltassero). Quindi, noi non siamo sorepsi per niente perché viviamo in questo mondo, dove si sentono i mugugni e i mal di pancia, e invito i signori giornalisti, editorialisti e direttori a leggersi ciò che per noi potrebbe succedere.
Il Pd è morto (fa harakiri, seppuku o, meglio internecine, parola che ho imparato da Alan D. Altieri) e si scinderà in due anime, una che vuole (e ha sempre voluto in questi 20 anni) una spartizione del potere con il PdL (l’inciucio) che in questo caso si realizzerà nel famigerato Governissimo, e un’altra che finalemnte appoggerà il rinnovamento istituzionale dei Cinquestellati.
Perché il Pd h detto no a Rodotà? Non è una domanda stupida perché la risposta è agghiacciante: Rodotà è laico e a favore dell’eutanasia. Ecco che nel Pd aleggia il fantasma del cattolicesimo politico (ma come fa a chiamarsi progressita un partito che segue i suggerimenti di una religione, mah!)
Insomma, dopo le schede bianche metà del Pd si schiererà con Stefano Rodotà e gli altri con Anna Maria Cancellieri. La fazione che prevarrà formerà un governo congiunto tra la frazione del Pd e il M5S oppure il PdL.
Chi ha ancora la bocca sporca della parola elezioni si metta l’anima in pace, non si spendono miliardi per richiedere agli italiani quello che hanno già detto. Bisognerà aspettare almeno un anno per riproporre credibilmente questa ipotesi, quindi, se il governo non andrà bene, elezioni sì, ma a giugno 2014.
Noi non crediamo in queste istituzioni dal 2004, ma ormai siamo in folta compagnia. Vi consiglio di procurarvi un nostro passaporto, prima che sia troppo tardi.

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