TRACCE SONORE: Swell Maps – Jane from Occupied Europe


jane

TRACCE SONORE: Swell Maps – Jane from Occupied Europe

È la solita storia, compro un gelato o compro un CD usato?
Vista la stagione opto per la seconda scelta che molte volte è azzeccata.
Stavolta ho trovato gli Swell Maps, gruppo post-punk/new wave durati un paio di stagioni nelle quali hanno saputo lasciare il segno.
Il disco è la loro seconda prova, decisamente marchiata da sonorità e atmosfere di quella ondata musicale, ma affascinante anche a distanza di quasi trent’anni.

I quatto giovanotti affrontano la scrittura dei brani con piglio deciso, fra chitarre devianti e asimmetriche, batteria sferragliante e metronomica, basso pulsante a cui aggiungono suoni concreti di quelli che nella loro strumentazione chiamano Toys, presenti in quasi tutti i brani e uno dei segni distintivi del disco.

Il risultato è intrigante, con cariche di sveglie, picchiare di martelli, utilizzo di posate e stoviglie a infarcire il tutto di suoni e rumori diversi.

Dopo un inizio con chitarra ululante ci si immerge subito in un’atmosfera noir psichedelica che lascia spazio nelle successive tracce a un minimalismo asciutto con le chitarre suonate in maniera percussiva, dissonanti e ossessive.
Anche la voce, nei pochi brani cantati, segue una linea continua, senza strofe e ritornelli, nella migliore tradizione post-punk: anonima, straniante, depressa.

Non c’è speranza nella musica degli Swell Maps, solo insofferenza e desolazione.
L’unico barlume di lucidità è in quei pochi momenti (brevi brani strumentali) in cui un pianoforte classico decadente allenta la tensione e disegna un panorama meno fosco.
Per il resto si passa da composizioni anarchiche a sfuriate punk a baccanali rumoristi per finire con uno dei loro più riusciti incubi sostenuto da un ritmo infernale.
Quello che rende particolare il disco è l’approccio trasversale rispetto a uscite coeve: una visione alternativa alla furia punk e più concettuale rispetto a lavori di alcuni illustri colleghi del periodo, per un risultato imprevedibile nel panorama di quella che all’epoca era la nuova ondata musicale.

Nel CD appaiono anche alcune bonus tracks assolutamente in linea con il disco originale.

In generale una buona occasione per immergersi nelle sonorità del periodo con un piglio sicuramente personale e fuori dagli schemi.

Tanto per il gelato c’è tempo.

massimo ODRZ

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