TRACCE SONORE: Julian’s Treatment – A Time Before this


A Time Before This - Julian's Treatment

A Time Before This – Julian’s Treatment

Julian’s Treatment – A Time Before This

Ecco un album che credo sia perfetto per questa rubrica e per questo recensore.
Julian Jay Savarin è un musicista, poeta e scrittore di fantascienza britannico (mai tradotto all’estero ma uscito solo in Gran Bretagna e Usa), nato nell’isola di Dominica (che non è la repubblica Dominicana).
Ha messo insieme i Julian’s Treatment, una band psycho-progressive che pubblica A Time Before This pare nel 1970 (ma altre fonti citano il 1969, il 1971 o il 1972, quindi non si sa di preciso nemmeno quando è stato registrato) che scompare presto dai negozi fino a diventare un disco molto raro (l’originale si trova a 100 dollari), salvo poi essere ristampato più volte (è qui che sono riportate date d’incisione diverse).
Non posso dirvi nulla sulle sue qualità come autore di fantascienza, anche se vista la bassa diffusione dei suoi romanzi e racconti non nutro speranze, ma posso parlarvi di questo A Time Before This che, naturalmente, affronta, nei testi, tutte le tematiche fantascientifiche care all’autore.
Diciamo subito che si tratta di un disco di rock psichedelico e progressive che gli stessi cultori del genere pare apprezzino particolarmente. Ma io mi atterrò allo scopo di questa rubrica, cioè quello di giudicarne l’ascolto oggi, senza storicizzare, ma valutandone la tenuta dopo tutti questi anni.
L’uso insistente del suono dell’organo, che supera sovente quello della chitarra, sposta il baricentro dalla psichedelia al prog, anche se a tratti (soprattutto negli intro) l’atmosfera oggi suona un po’ troppo chiesastica. Ma le velleità “cosmiche” e spirituali che ci si aspetterebbero da titoli come The coming of the Mule (ispirato al ciclo di Fondazione di Asimov) o Alda Lady of the Outer Worlds, Altarra Princess of the Blue Women, Alkon Planet of Centauri sono stemperate grazie a un ritmo incalzante, ben domato dalla voce della cantante Cathy Pruden, che fanno prevalere l’idea di buon rock, di buona musica, rispetto al “viaggio”.
Anzi, devo dire che è probabilmente la voce della Pruden (che dà un tocco di freschezza, nonché, in certi momenti, di respiro country all’atmosfera psichedelica e sinistra dei suoni) a distinguere questo lavoro dalla massa di dischi psichedelici dell’epoca, elevandola a qualcosa d’interessante da ascoltare.
Nonostante avessi scelto questo disco per le premesse (la fantascienza e la rarità) mi stupisco di dover giudicarlo in modo positivo, ovvero come un bel disco di musica phycho-progressive.

Lukha B. Kremo

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