TRACCE SONORE: The Alan Parsons Project – I Robot


I Robot - The Alan Parsons Project

I Robot – The Alan Parsons Project

The Alan Parsons Project – I Robot

L’ascolto di questo disco mi permette di fare alcune osservazioni.
Innanzitutto che i concept album sono sempre più rari, e questo è un peccato, ma naturalmente rispecchia la cultura contemporanea. Il fatto che si facciano pochi concept potrebbe essere la conferma della tendenza della perdita di valori forti, esistenziali, politici e di coesioni sociali che hanno caratterizzato gli anni almeno fino ai 90 e la conseguente frammentazione sociale (e la parziale riorganizzazione di internet). Non è questa la sede giusta per parlare di questo, ma sicuramente i concept album si fanno di meno perché vendono di meno, e quindi la gente preferisce ascoltare episodi singoli, frammenti con testi che spaziano da un tema all’altro, proprio come i link degli ipertesti.
Detto questo, a dire il vero, I Robot non è un concept album (o non è riuscito bene). Qual è infatti il concetto che lega assieme i brani? Il mondo dei robot di Asimov compare solo nella title track, il resto è una serie di generici riferimenti al cosmo o addirittura alla Genesi. I robot di Asimov abitavano altri pianeti, ma anche la Terra, ma sopratutto la questione principale era l’etica dei robot: cioè sono vivi, senzienti? che diritti hanno? come si devono comportare nei confronti degli uomini? da cui nascono le famose Tre Leggi della Robotica di Asimov. Invece no. Alan associa i Robot al cosmo, mette insieme argomenti diversi che fanno parte del mondo fantascientifico: secondo me “la fantascienza” come tema di concept album, è un argomento troppo vago, e lo conferma il fatto che The Alan Parsons Project qualche anno dopo incidono l’album The Eye In The Sky, titolo tratto dallo scrittore di fantascienza Philip K. Dick (che recensiremo più avanti).
Il sound del gruppo è invecchiato e suona un po’ noioso, e non è un’ovvietà, pensando a come sono invecchiati bene Pink Floyd e Supertramp, per esempio. Gli Alan Parsons hanno un suono di tastiera inconfondibile, è vero, ma è sempre quello (quello diventato famoso in The Eye In The Sky, per intenderci), ma nella title track I Robot si ripete, e il resto è un miscuglio di rock progressivo, suggestioni new age e qualche influenza diversa (che salva il disco).
In effetti, dopo la suite di I Robot, ci si perde in tre brani dimenticabilissimi, patinati e noiosi, intrisi di testi new age o pseudo tali. Si salva la ballata Don’t Let It Show, un bel singolo, che sicuramente non c’entra nulla con i robot, ma è perfetto da ascoltare con la fidanzata sul lungolago.
Nel lato B si lascia un po’ l’ombra della new age per lasciarsi andare a un po’ di sperimentazione. E l’album si salva in corner proprio grazie a The Voice, dal lunghissimo bridge disco-funky, ma soprattutto da Total Eclipse, un tappeto sonoro da viaggio spiritual-interstellare con cori e linee di basso inquietanti che, grazie ai fiati (veri o presunti) fa sfociare il brano in una specie di componimento di musica colta contemporanea.
La versione rimasterizzata contiene le versioni fuse e rimontate dei brani più riusciti. Il risultato è il classico album che si ascolta saltando da una parte all’altra per evitare il peggio.
The Alan Parsons Project hanno spaccato il botteghino a cavallo tra gli anni 70 e 80, ma per capire meglio se la loro fosse musica interessante dalle tematiche profonde (questo lo dico non perché si pretenda da tutti, ma sicuramente da un gruppo che fa quasi esclusivamente concept album), oppure una boutade di stampo new age, è necessario ascoltare altri dischi. E lo farò in seguito.

Lukha B. Kremo

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2 commenti

  1. TRACCE SONORE: The Alan Parsons Project – Eye in the Sky | NeoRepubblica Kaotica di Torriglia
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