TRACCE SONORE: The Alan Parsons Project – Eve


The Alan Parsons Project – Eve

Eve - The Alan Parsons Project

Eve – The Alan Parsons Project

Abbiamo passato in rassegna i dischi degli Alan Parsons Project che avevano come tema la fantascienza o la narrativa horror. Terminiamo questa rassegna con Eve, non perché affronti un tema simile (infatti riguarda il mondo femminile), ma perché ci sembra un altro tra gli album meritevoli.
Si parte infatti con uno dei mitici intro dei Parsons, Lucifer, quasi all’altezza di Sirius, che ci cala nel loro mondo, con il codice morse che scandisce E-V-E.
Il concept si mostra in tutto il suo mistero: in copertina ci sono due donne vestite a lutto (e una sul retro del disco), che sarebbero belle, ma a chi le guardale danno fastidio quelli che sembrano fastidiosi sulla pelle (ma fanno parte della retina del copricapo), poi: l’intro si chiama Lucifer, Eve ha la stessa radice di Evil, e via dicendo. Diciamo che è un disco di come l’uomo teme l’aspetto più misterioso della donna, come conferma il testo del secondo brano You Lie Down With Dogs, “Sei una donna stupida, ma ti amo”, “Ti corichi con dei cani, alzandoti con le pulci. Smonta e trovati un altro amante” e del terzo brano (ancora una donna dall’animo corrotto), che però si segnala per un classico giro dei Parsons, riconoscibile e godibile. Si passa alla ballata d’amore You Won’t Be There e si parla di passione nel brano che chiude il primo lato Winding Me up, che comincia con una bella grattugiata di qualcosa e un richiamo vivaldesco, elementi sorprendenti di una canzone che lo è decisamente meno.
Il lato B si apre con una delle canzoni celebri dei Parson, Damned I If Do, con il classico sound e riff ‘parsoniani’. Seguono due brani cantati da una donna (separati dalla strumentale Secret Garden), che finalmente diventa parte attiva, con la voce, prima di Clare Torry, e poi di Lesley Duncan, che chiude con il lento If I Could Change Your Mind. Entrambi i brani assumono le speranze e i rimorsi della donna sull’amore, dando spazio alle tipiche reazioni femminili davanti all’incompresione della coppia, come del resto lo erano state quelle maschili nel lato A.
Un disco discreto, che si può ancora ascoltare, secondo me, saltando le parti più noiose, godendosi giusto quel quarto d’ora che rimane senza ascoltare troppo convinti, non me ne voglia nessuno, quelle dinamiche semplificate e stereotipate che riguardano il mondo della donna e dell’uomo che guarda la donna.

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