TRACCE SONORE: Scorn – Vae Solis – Colossus – Evanescence


TRACCE SONORE: Scorn – Vae Solis – Colossus – Evanescence

Scorn - Vae Solis

Scorn – Vae Solis

Scorn - Colossus

Scorn – Colossus

Scorn - Evanescence

Scorn – Evanescence

Quando nel mondo senza uscita ha preso il sopravvento la claustrofobia fosca che soltanto la freddezza di una macchina concepisce a perfezione, la colonna sonora è quella che scaturisce dai solchi registrati dagli Scorn e dai Lull, le migliori creature di Mick Harris, uno dei più geniali e sregolati strateghi del rock britannico.
Harris fonda gli Scorn e si presenta con il disco Vae Solis (1992, Earache): gli strumenti si fanno stratificati e rimbombanti fino a diventare una parete massiccia, tra campionamenti e ritmiche industriali. Ascoltate “Lick Forever Dog” o “Walls Of My Heart”. Ma già con “Scum After Death” si può intuire che la ricerca è appena cominciata, ma Harris è già l’“inventore” (insieme ai Godflesh) dell’heavy drone, la tecnica di usare il suono del basso (debitamente amplificato e deformato) come “etere” del brano.
Nel 1993 esce Colossus (Earache), nuovo album degli Scorn, in cui si attenuano le tinte truci per acquistare un’aria spettrale e agonizzante. L’attenzione si sposta progressivamente sulla batteria rispetto al granito della chitarra e del basso. L’agonizzante ouverture di “Endless” precede suite di rumori e voci subliminali come in “Crimson Seed” e gorghi di distorsioni come in “Scorpionic” aprono le porte alla musica industriale, alle atmosfere cyberpunk. Il battito pesante e le folate di distorsioni conferiscono a queste visioni una qualità apocalittica. Ci sono già episodi più elettronici come in “The Sky Is Loaded”. Ma è con Evanescence (1994, sempre Earache) che si completa la trasformazione. “Silver Rain Fell” dà il via a questo album, dove chitarra e basso sono ormai relegati a campionamenti. Ora l’attenzione è spostata sui loop della drum machine, comincia a instaurarsi un percorso che ha dell’autistico e del solipsistico. In definitiva, però, si respira la stessa aria apocalittica dell’album precedente, soltanto spostata, se vogliamo, dall’agonia alla paranoia.
Il pubblico storce la bocca, non capisce. Non crede assolutamente che questi siano gli ex Napalm Death. Nemmeno la critica li comprende subito. Soltanto la Earache sembra essere dalla loro, forse perché nel frattempo gli Scorn acquistano nuovi ammiratori e i dischi si vendono.
Parleremo ancora degli Scorn degli ultimi anni e dell’altro progetto di Mick Harris, Lull su questa rubrica.

Kremo

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