C’è un complotto mondiale? Sì, è un troll!


Ormai dall’11 settembre, ogni qualvolta il mondo è scosso da un avvenimento sconvolgente tanto quanto mediatico, si alzano sempre più rapide e prive di fondamento le voci del complottismo. Non è sbagliato l’atteggiamento di cautela e oculata selezione delle informazioni e delle versioni “ufficiali” di tali avvenimenti, naturalmente, ma la frammentazione in ipotesi sempre più balzane delle possibili versioni dei fatti, non può che fare comodo a un potere che (non sempre) ha la necessità di nascondere verità scomode, come lo sfruttamento dell’uomo, delle risorse umane e certi contatti diplomatici internazionali. Perché se è chiaro che tutto è stato nascosto molto bene nei casi di Ustica, piazza Fontana o Ilaria Alpi, non possiamo pretendere che dietro a ogni avvenimento ci sia una cospirazione. Questa si chiama paranoia.

Non intendo qui parlare male del complottismo tout-court, anzi vorrei difendere chi analizza in modio serio e circostanziano, non parziale, le informazioni disponibili. Ma mi pare necessario denunciare e mettere in guardia sia i complottisti seri, sia i non complottisti (i cosiddetti “mainstream”), che da qualche anno si sta diffondendo in rete la presenza di troll (vedere definizione su wikipedia), quindi falsi complottisti in cerca di polemiche e visualizzazioni fini a se stesse che non fanno che diffondere le tesi di faziosi complottisti d’assalto (che del resto sono anche loro stessi Troll, in quanto il loro scopo è focalizzare l’attenzione mediatica su se stessi, le loro “non teorie” e le loro pubblicazioni a scopo di lucro).

Se gente come Adam Kadmon sostiene che le coincidenze non esistano (ma non si prende nemmeno la responsabilità di quello che dice, il furbetto, sostenendo di raccontare frottole, e in questo dice il vero), probabilmente finge di non sapere nulla di filosofia e di scienza e di cosa siano le coincidenze, perché se non esistessero le coincidenze non esisterebbero nemmeno i numeri stessi.

Ma lasciamo perdere le teorizzazioni: in ogni caso, Adam Kadmon ha almeno il pregio di focalizzare l’attenzione di molti (che probabilemente non hanno mai avuto voglia di studiarsi storia, politica internazionale, filosofia e via dicendo preferendo guardare programmi d’intrattenimento per dummies) su ciò che certi potenti hanno la necessità di nascondere: come dicevo prima, lo sfruttamento dell’uomo, delle risorse umane e certi contatti diplomatici internazionali. Senza dimenticare che il potere non può essere seplicisticamente considerrato “unico” e “onnipotente” (visione forse derivata dalla cultura monoteistica occidentale), ma come una serie di poteri forti che spesso sono in contrasto tra loro.

Tornando alla strage della Germanwings, vi lascio alle parole del grande Franco Bifo Berardi:

“Un’epidemia di suicidio si è abbattuta sul pianeta terra, perché da decenni si è messa in moto una gigantesca fabbrica dell’infelicità cui sembra impossibile sfuggire. Quelli che dappertutto vedono un complotto dovrebbero smetterla di cercare una verità nascosta, e dovrebbero invece interpretare diversamente la verità evidente. Andreas Lubitz si è chiuso dentro quella maledetta cabina di pilotaggio perché il dolore che sentiva dentro si era fatto insopportabile, e perché accusava di quel dolore i centocinquanta passeggeri e colleghi che volavano con lui, e tutti gli altri esseri umani che come lui sono incapaci di liberarsi dall’infelicità che divora l’umanità contemporanea, da quando la pubblicità ci ha sottoposto a un bombardamento di felicità obbligatorio, da quanto la solitudine digitale ha moltiplicato gli stimoli e isolato i corpi, da quando il capitalismo finanziario ci ha costretto a lavorare il doppio per guadagnare la metà.” (Franco Bifo Berardi)

Ecco la vera dietrologia della strage della Germanwings: il potere vuole minimizzare lo sfruttamento dell’uomo che lo porta alla “rottura psicologica”.

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2 commenti

  1. Sono d’sccordo sulla tua precisazione. Grazie!

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  2. mi sembra quello di franco bifo berardi, un riduzionismo economicista, le cause che possono spingere un soggetto verso il non interesse per questa determinata esistenza che viviamo,sono molte,ridurle solo a cause sociali-economiche-politiche contingenti è superficiale…….non comprende nemmeno il cosidetto virtuale-internet, è vero che isola ma nello stesso tempo, ri-unisce, infatti in modo duale,internet unifica isolando milioni di soggetti………

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