5 storie flash di Lukha B. Kremo – 2


Pubblichiamo le 5 storie più brevi mai scritte dal Presidente Lukha B. Kremo in 5 post diversi.

Il quarto in ordine decrescente di lunghezza è “Punto di non ritorno“, del 2017, 307 parole (1868 battute spazi e titolo compresi)

PUNTO DI NON RITORNO

Il computer percettivo si risveglia come sbadigliando. Il patchwork di sensazioni mi circonda. Tepore rassicurante, rumori di posate, l’odore del cibo che amavo da bambino. Ora comunico con quello che, quando ero fuori di qui, tutti chiamavano mondo.
Infine, la luce. Che disegna il viso del ragazzo che amo.
“Che giorno è?”
Lui scuote la testa. Sta piangendo. Se mi concentrassi potrei sentire l’odore delle lacrime.
Volto scavato, occhiaie rosse. Risponde: “È il giorno”.
Sono recluso da un tempo che non posso definire. Nel mio nulla, nel mio non-tempo, non ho cognizione del trascorrere dei secondi.
Sento una frenetica gioia salirmi dallo stomaco come un pasto digerito male. Penso che dovremmo essere felici.
“È successo prima del previsto…” dice con le vocali strozzate.
La mia vita ha ricordi sfumati che prendono colore pensando a lui. Lo vedo correre sul prato, ridere, rotolarsi con me. Le vette innevate, l’affanno delle salite, la spuma delle mareggiate col vento nelle orecchie che cancella i discorsi.
“Allora… c’incontreremo!”
Annuisce con gravità.
Sorrido. Lui se n’accorge e fa germogliare uno stentato sorriso: sembra un versaccio.
“Scusami. Non dovrei piangere, tra poco sarò con te.”
“Torneremo a respirare l’aria insieme?…”
Scuote la testa.
“No. Oggi ho avuto un incidente.” Non riesce a reggere il mio sguardo interrogativo. “E non ce l’ho fatta.”
Mentre lo osservo sembra trasformarsi, la pelle comincia a creparsi. Una grossa cicatrice fiorisce deturpandogli il viso, come se stesse rivivendo l’incidente al rallentatore.
Lo sgomento mi morde lo stomaco.
“Sono morto” dice. “Come te. Da oggi vivremo in due spazi neri. E grazie ai ricordi salvati in memorie al silicio potremo rivivere a sprazzi, come fai tu da anni.”
Il mondo si richiude in sé stesso, come il sipario di uno spettacolo meraviglioso che però lascia l’amaro in bocca.

 

(leggi la precedente)

 

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