Mladic codannato per crimini contro l’Umanità


Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra (Tpi) dell’Aja ha condannato Ratko Mladic all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Nell’estate del 1995, tra il 6 e il 25 luglio, le milizie serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”, penetrarono in quella che ormai da due anni avrebbe dovuto essere una zona protetta da parte delle Nazioni Unite. Dopo un assedio durate alcuni giorni, le forze ONU comandate in loco dal colonnello olandese Thom Karremans e coordinate a Sarajevo dal Generale Janvier furono incapaci di rispondere all’attacco dei serbo-bosniaci. Mladic entra a Srebrenica l’11 luglio. Il giorno dopo inizia l’operazione di pulizia etnica: le donne e i bambini vengono separati dai maschi di età tra i 12 e i 77 anni che vengono catturati formalmente per essere “interrogati per sospetti crimini di guerra”per essere poi massacrati.
Felici di questa condanna, non possiamo evitare di far notare la corresponsabilità dei reparti ONU e degli Stati Uniti d’America, che rifiutarono d’inviare rinforzi e persino un attacco aereo per bombardare le posizioni serbe.
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Sorteggeremo i condannati a morte


Dopo l’entusiasmante stratagemma europeo per la scelta della nuova sede dell’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, che dovrà lasciare Londra in seguito alla Brexit, la Nazione Oscura ha deciso di adottare lo stesso sistema.

In pratica la sede è stata scelta sorteggiando tra due palline con il nome delle città. Ha vinto Amsterdam (ai danni di Milano) la città che nei ballottaggi precedenti aveva sempre perso o pareggiato: un grande risultato! La Nazione Oscura sceglierà in questo modo la sede della prossima ambasciata, e si prefigge in futuro di scegliere politici, magistrati, soldati, contribuenti, carcerati e condannati a morte. Il sorteggio, infatti, ha qualcosa di divino, perché la casualità non è assolutamente controllata dall’uomo.

Facciamo i complimenti a quest’Europa che si piega agli dei della fortuna, come si faceva con i condannati e le steghe qualche secolo fa.

I disordini dello Zimbabwe


Nella notte tra martedì e mercoledì Robert Mugabe (93 anni), uno dei capi di stato al potere da più tempo in tutto il mondo, e sua moglie Grace erano stati presi in custodia ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, su ordine del capo dell’esercito, Costantino Chiwenga: l’obiettivo dell’intervento, a quanto se ne sa, era quello di evitare che alla morte del presidente il potere passasse a Grace Mugabe, e di favorire una transizione pacifica.

Negli ultimi due giorni si sono tenuti diversi negoziati a porte chiuse tra Mugabe, esercito, e rappresentanti del governo sudafricano e della Chiesa cattolica, ma finora non è stato annunciato alcun accordo.

Rivoluzione silenziosa in Arabia Saudita?


Il 4 novembre undici prìncipi, quattro ministri e altri di ex ministri dell’Arabia Saudita sono stati arrestati da una “commissione anti-corruzione” nata appena poche ore prima. In mattinata si era dimesso il primo ministro del Libano, appoggiato da tempo dall’Arabia Saudita. Il giorno dopo il figlio dell’ex principe ereditario è morto insieme in un misterioso incidente in elicottero. La persona attorno a cui ruotano tutte queste notizie è Mohammed bin Salman, figlio del re, ministro della Difesa e principe ereditario dalle idee innovative e radicali. Egli ha 32 anni e si è guadagnato una certa visibilità, presentando il documento “Vision 2030”, un grande progetto per ridurre progressivamente la dipendenza dell’economia saudita dall’estrazione del petrolio, mentre il re Salman, 81 anni, è sempre meno coinvolto nelle decisioni di Stato. L’applicazione del piano, che prevede anche una maggiore apertura del paese, ha subito un’accelerata: si sono tenuti alcuni eventi prima proibiti, come concerti e proiezioni di film, ed è stata annunciata l’abolizione del divieto delle donne di guidare e ad assistere a eventi sportivi dal vivo. Mohammed bin Salmanha ha annunciato l’intenzione di reintrodurre «un Islam tollerante e moderato, che sia aperto al mondo e a tutte le religioni».

Gli arresti di sabato sono considerati da molti una “purga” compiuta da MbS nei confronti di oppositori e possibili avversari per il trono, il passaggio finale per assicurarsi sia l’applicazione di “Vision 2030” sia l’ascesa al trono.

 

Puigdemont ha perso


In risposta al nostro stesso articolo Rajoy ha perso, ecco come si può ribaltare una situazione.

La notizia di oggi, infatti, che il presidente destituito della Catalogna Carles Puigdemont (attualmente in Belgio) non tornerà né a Barcellona né in Spagna a farsi interrogare è una palese dimostrazione di debolezza. Come del resto andare a elemosinare solidarietà all’Europa. Dopo il grave errore del governo spagnolo di ribattere con la violenza al referendum della Catalogna, soltanto un errore piùgrande poteva ribaltare la situazione.

Ora la Catalogna non è regredita a regione non autonoma, e lo resterà fino alle elezioni di dicembre, che potrebbero addirittura lasciare le cose come stanno, con un danno per la regione catalana senza precedenti.

Complimenti a tutti i politici spagnoli, che confermano la loro inadeguatezza (dopo che ci sono volute DUE elezioni per formare un governo).

Per il momento, quindi, la Nazione Oscura Caotica non interromperà le relazioni diplomatiche col governo spagnolo e l’Ambasciata di Spagna e delle Terre Africane rimarrà operativa.

Catalogna: è autodeterminazione? Noi non lo sappiamo


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXXIII

giorno 8 brumaio 136

  • Siete favorevoli all’Indipendenza della Catalogna [Catalunya]?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Commento: il Governo Oscuro ha respinto la dichiarazione d’Indipendenza della Catalogna per Astensione.
Il governo non ha dubbi nell’anteporre l’autodeterminazione dei popoli davanti alle decisioni unioniste calate dall’alto. Detto ciò non è affatto sicuro che l’Indipendenza dichiarata dal governo di Carles Puigdemont sia il volere effettivo del popolo catalano. Infatti il referendum non ha raggiunto nemmeno la metà degli aventi diritto di voto e si è svolto in un clima teso e fuori dalle regole. Il Governo Oscuro è pertanto per indire Nuove elezioni in Catalogna per verificare la vera volontà dei cittadini catalani, che è la primaria nostra preoccupazione.

Tramonti postmoderni nel nord che brucia: governo ladro!


Da un paio di giorni si registrano nei cieli del Norditalia dei tramonti dai colori stupefacenti e iridescenti. Lo scrittore Don DeLillo li definiva “tramonti postmoderni” perché figli dell’inquinamento. Ma qui non c’è solo l’inquinamento arrivato a livelli da sterminio, ma un’intera valle che sta bruciando. La Val Susa.

E voi lo sapete che siccome il governo ha incorporato dall’oggi al domani il Corpo Forestale nei Carabinieri (obbligando chi vi lavorava a portare una divisa e un’arma alla faccia della propria etica personale), ora ci sono dei mezzi antincendio per incendi boschivi e montani inutilizzabili per motivi burocratici? Sì, si senta responsabile il Governo per questo fantastico spettacolo di Fine Mondo.

Happy And of the World.

Germania, anno zero del nuovo nazismo?


Il 4 settembre 2015, la cancelliera Merkel ha aperto i confini a un milione di profughi, quasi tutti siriani. E moltissimi tedeschi si sono infuriati. Sono quei milioni che la settimana scorsa hanno votato per Afd (Alternative für Deutschland), il partito dell’estrema destra che ha fatto irruzione in Parlamento conquistando quasi 100 seggi, sottraendo un milione di voti alla Cdu, mezzo milione all’Spd e un altro mezzo milione alla sinistra (la Linke).
Da un punto di vista sociologico ed economico, l’integrazione di un milione di rifugiati è una cosa fattibile. Ma le ripercussioni emotive, le paure che alcuni tedeschi oggi percepiscono rispetto ai migranti, amplificano questo compito e lo rendono cassa di risonanza per le nuove destre che, come Alternative für Deutschland, hanno cavalcato il senso di insicurezza dei cittadini.
Questo effetto non era da sottovalutare. Non solo nell’ex-Germania Orientale, ma anche nei Paesi dell’ex blocco sovietico, dove il mito dell’internazionalismo proletario si rovescia oggi nel più crudo nazionalismo e in accessi di xenofobia e antisemitismo, creando una sorta di Internazionale Nera.

Rajoy ha perso


Mariano Rajoy ha definito il referendum come una “sceneggiata”. “Non si è svolta alcuna consultazione” ha precisato. Il governo di Madrid si sente “vincitore”.
Ma analizziando meglio la cosa, possiamo tranquillamente dire che il governo centrle spagnolo ha PERSO.
I Paesi Baschi hanno da poco ottenuto una forte autonomia, questo ha sopito i loro desideri indipendentisti. Diversamente, le richieste di autonomia catalane sono state più volte negate e diverse consultazioni ignorate. Il governo catalano ha così deciso di indire il referendum per l’Indipendenza, vincolato (se vincesse il sì) alla dichiarazione d’indipendenza. Il primo errore del Governo Centrale spagnolo è proprio quello di aver permesso di essere arrivati a questo punto. Ascoltando le ragioni basche e non quelle catalane, ha avallato di fatto l’azione violenta del terrorismo organizzato dell’ETA (indipendenteisti baschi). Il secondo errore è stato quello di intervenire militarmente con la violenza per impedire la consultazione popolare. Un governo forte, avrebbe concesso blande autonomie alla Catalogna (per esempio inserendo il catalano come lingua ufficiale di tutta la Spagna a fianco del castigliano) e invece si è cercato lo scontro. I catalani hanno improvvisamente scoperto il vero volto del Governo Centrale di Madrid, che utilizza la repressione per evitare il dialogo.
La Comunità Europea non ha ancora rilasciato comunicatoi ufficiali ma, nonostante l’illegalità palese della consultazione, parte dei singoli governi europei ha condannato le violenze della Guardia Civil spagnola. E questo è il primo indizio della bruciante sconfitta del Governo Centrale che ora sarà costretto a concedere molto di più alla Catalogna, se non addirittura la stessa Indipendenza (che non tutti i catalani desiderano).
La Spagna dimostra ancora una volta (come recentemente incapace di formare una coalizione di governo dopo le elezioni) la sua incapacità politica, ovvero diplomatica e di dialogo, scegliando la strada delle concessioni per violenza (ETA dei Paesi Baschi), o le violenze contro il popolo pacifico (Catalogna). Altro che vittoria, addio Rajoy.

Oggi Kurdistan al voto


Si sono aperte nel Kurdistan iracheno le operazioni di voto per lo storico referendum sull’indipendenza. Le conseguenze del voto sono imprevedibili, sia per l’Iraq che per gli altri Paesi dell’area, a cominciare dalla Turchia. Sono chiamati al voto 5,3 milioni di elettori, tra cui i cittadini nella provincia contesa (e ricca di petrolio) di Kirkuk. Ankara minaccia un intervento militare, Baghdad invia le truppe federali.
Notiamo come ne parlino TUTTI i media eh… (ironico).

Parte l’imperialismo cinese, prima base militare in Africa


La Cina avrà la sua prima base militare permanente all’estero, precisamente a Gibuti, nel Corno d’Africa.

La tv cinese ha trasmesso le immagini dei marines a bordo di navi militari in partenza dalla città orientale di Zhenjiang, e anche la stampa nazionale – controllata dal Partito comunista – ha dato ampio spazio alla notizia. L’apertura della prima base militare cinese all’estero è uno sviluppo molto importante per capire la politica estera della Cina promossa dal suo presidente, Xi Jinping, e ha implicazioni rilevanti anche per quei paesi che sono preoccupati di un’eccessiva espansione degli interessi cinesi in Asia e in Africa, per esempio l’India.

Quella cinese è una strategia che è stata definita del “filo di perle”, cioè una serie di investimenti in infrastrutture – soprattutto commerciali ma anche militari – estese dal territorio cinese fino al Sudan, nell’Africa orientale. L’apertura della base militare a Gibuti è stata vista da alcuni degli stati rivali della Cina, soprattutto l’India, come un’altra delle “perle” di questa strategia, che sta aumentando i timori che il governo cinese sia intenzionato ad avviare una politica estera molto più aggressiva di quella adottata finora.

Mayexit e gli scricchiolii del populismo nazionalista e radical chic


Nel Regno Unito il governo May mostra tutta la fragilità uscita dalle elezioni. Per l’ex ministro delle Finanze George Osborne la premier si trova nel corridoio della morte. Metà dei britannici chiede le sue dimissioni, un quarto vede con favore Boris Johnson primo ministro.

La Francia conferma una forte spinta al nuovo presidente Emmanuel Macron. Il suo  partito “En Marche!” esce nettamente e clamorosamente in testa alle legislative.

In Italia crollo del M5S sembra mostrare che il partito di Beppe Grillo oggi è un movimento di protesta verticistico, incapace di produrre una classe dirigente locale e di raccogliere consenso sul territorio. È una creatura effimera, alimentata dalla sovraesposizione mediatica e dal compiaciuto appoggio che riceve da giornali ed editori.

Primo effetto della visita di Trump a Riyad: terrorismo in Iran


La visita di Donald Trump a Riyad, in Arabia Saudita, avvenuta il 21 maggio scorso, a omaggiare la teocrazia assoluta dei Saud, dittatura senza eguali che fa eccezione alla bandiera dell'”esportazione di democrazia” tanto sventolata dagli Usa contro Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, eccetera (reverenza del resto emulata da tanti leader occidentali, tra i quali Matteo Renzi), è passata nei media occidentali come “la visita in cui Melania Trump non ha indossato il velo”. Oltre alla sciatteria (forse volontaria), bisogna dire che i media non hanno saputo dirci cosa si siano veramente detti.

Ma si è scoperto il 6 giugno, quando 6 paesi arabi capeggiati dai Sauditi e dall’Egitto (successivamente seguiti da altri) hanno messo al bando il Qatar, con la motivazine (davvero ridicola) dell’appoggio qatarino al terrorismo (quando tutti sappiamo, e non lo hanno nemmeno negato, che sono i sauditi a finanziare l’Isis).

Il Qatar è un regno a prevalenza sunnita, ma con forte presenza sciita, e spartisce con l’Iran uno dei più grossi giacimenti di gas naturale del golfo Persico, nonché è uno dei paesi più ricco al mondo, al pari del Kuwait. La costante presenza militare degli Usa nel Qatar rende le cose ancora più ambigue. Ma la contrapposizione Sauditi/Iran ha prevalso. Ci si chiede allora se Trump ci sia o ci faccia, cioè se si è ingenuamente fatto persuadere dai Saud, o se sotto l’aspetto naive nasconde una strategia (quale? usare il terrorismo, proprio ciò che dice di voler combattere). Questa riflessione che stavamo elaborando (era già stata accennata ieri sul profilo Fb di Lukha B. Kremo), non è uscita in tempo perché già oggi siamo costretti ad assistere alle prime conseguenze.

L’Isis, che si sente forte dell’accordo Usa/Saud, attacca l’Iran con kamikaze e sparatorie al Parlamento e al Mausoleo di Khomeini. Ormai circondata in Siria (proprio in questi giorni c’è l’attacco finale su Raqqah), prova la strada dell’Iran.

I miei personali complimeti vanno a: Trump, paladino dell’antiterrorismo che fomenta il terrorismo, i leader occidentali, che nulla fanno per opporsi a politiche internazionali irresponsabili e naturalmente tutti coloro che li hanno votati e che sono contro l’Isis. Se volete combattere veramnte l’Isis mandate al governo uno che rompa le relazioni internazionali con l’Arabia Saudita. Altrimenti andate al supermercato e… buna fortuna!

Allah è Grande: il Ramadan dell’Isis


Ecco la nuda croncaca degli ultimi giorni :

23 maggio: Manchester, attentato al concerto di Ariana Grande al Manchester Arena: 22 morti e 59 feriti.

31 maggio: Afghanistan, camion bomba a Kabul nel quartiere delle ambasciate: 80 morti e più di 300 feriti.

1 giugno: Kabul, 20 morti e 87 feriti in una triplice esplosione durante il funerale del figlio del vicepresidente del Senato, Alam Ezidyar.

2 giugno: Londra, sul London Bridge un pulmino ha investito i passanti. Altri civili accoltellati a Borough Market. 7 morti e circa 50 feriti.

Kim Jong-un annuncia un pacco regalo per gli Usa


La Corea del Nord rivendica con successo il lancio di ieri di un missile balistico a corto raggio supervisionato direttamente dal leader di Pyongyang, Kim Jong-Un.
“Gli yankee dovrebbero essere molto preoccupati e i gangster dell’esercito marionetta sud-coreano saranno sempre più scoraggiati” ha affermato Kim Jong-un.
Il Ministero degli Esteri di Pechino, ieri, aveva chiesto a Pyongyang di creare le condizioni per una ripresa del dialogo. La situazione nei rapporti con il regime di Kim Jong-Un, e’ stata oggetto della visita a Tokyo del più alto diplomatico cinese, Yang Jiechi. Yang ha incontrato ieri il consigliere per la Sicurezza Nazionale giapponese, Shotaro Yachi, con cui ha discusso delle questioni che dividono i due Paesi, in particolare le rivendicazioni territoriali di Pechino nel Mare Cinese Orientale, e della Corea del Nord.

Iran, vince Rohuani, no al ritorno al Medioevo


Il 70 per cento degli elettori iraniani (56 millioni gli aventi diritto) si è mobilitato per un’elezione presidenziale delicatissima. Rouhani ha ottenuto 23,5 milioni di voti (53,3%) e ha vinto le elezioni. Con Hassan Rouhani si erano schierati i riformisti, i moderati, i liberali, i giovani e le donne delle città, i ricchi di Teheran Nord e i professionisti che vogliono che il paese continui ad aprirsi all’Europa e al mondo. Dall’altra c’era Raisi, un religioso come Rouhani, ma espressione della parte più conservatrice del paese e del clero. L’uomo era sostenuto dalla guida suprema ayatollah Alì Khamenei, dal clero conservatore, dagli apparati dello “Stato profondo” iraniano, le Guardie della rivoluzione, la milizia dei Basiji.

*** Tra Macron e Le Pen meglio un lustro di panarchia


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXXII

giorno 19 fiorile 136

  • Siete favorevoli o contrari al governo di Emmanuel Macron in Francia?

Il Governo Oscuro ha votato così:


Commento: il Governo Oscuro ha respinto il governo di Emmanuel Macron per astensione.
Decisivo il ballottaggio con Marine Le Pen, che ha portato i votanti verso l’astensione o a un timido appoggio per evitare il peggio. Ma la coerenza ha trionfato e il Presidente si augura invece un bel quinquennio di panarchia (Da Wikipedia: Il panarchismo è una filosofia politica che enfatizza il diritto di ogni individuo a unirsi liberamente e lasciare la giurisdizione di qualsiasi governo abbiano scelto, senza essere forzati a trasferirsi dalla loro attuale localizzazione).

Venezuela: inflazione al 700%, rischio guerra civile


Non si fermano e non si placano le proteste in tutto il Venezuela. Da quasi un mese le strade e le piazze di Caracas e di altre città sono teatro di pesanti scontri tra i cittadini, le forze di polizia e la Guardia Nazionale. La popolazione è esasperata, perché dappertutto ormai mancano cibo e medicinali, con le farmacie e gli ospedali che non dispongono più neanche dei farmaci più elementari, l’inflazione ha raggiunto il 700%.
Maduro ha annunciato lo stato di emergenza fino a luglio, rinnovabile, e che l’esercito metterà sotto sequestro le industrie che hanno interrotto la produzione per mancanza di materie prim (Come se la produzione venisse interrotta per motivi politici e non perché mancano i dollari per importare materie prime fondamentali).
Manifestazioni pro e contro il governo si sono succedute in queste settimane, ma senza scontri di piazza. Si sono avute notizie di tafferugli per fare incetta di cibo o di malcontento per le interruzioni di elettricità.

Stati Generali Connettivisti: l’incontro di Villa Kremo


Dal 22 al 25 aprile 2017 si è felicemente svolto l’incontro di Villa Kremo, Stati Generali del connettivismo, una specie di NeXt-Con a numero chiuso, avvenuto nel palazzo presidenziale di Torriglia.
Presenti 10 persone, si è discusso e chiacchierato un po’ di tutto. Gli argomenti salienti sono stati la presenza al Mufant di Torino prevista per giugno, l’organizzazione di un Premio di cui non vogliamo anticipare nulla, il futuro editoriale di alcuni partecipanti, altri progetti della casa editrice Kipple, il favorimento di lattuga e indivia nella deiezione dell’output postumano, il calcolo della probabilità letale di viaggiare su impervie strade di montagna a velocità curvatura, sintomaticità di overdose da pesto e l’osservazione del proliferare di adolescenza riscimmiata nella generale involuzione del primate.
Vi lascio ad alcune fotografie dell’evento:



Usa pronti all’attacco preventivo contro Corea del Nord, Kim Jong-un pronto alla risposta nucleare


Oggi cade l’anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore della Dprk (la Repubblica popolare di Nord Corea), e le autorità hanno promesso di celebrarlo con un grande evento. I satelliti hanno ripreso gli intensi lavori di scavo nei tunnel del sito di Punggye-ri, e quindi gli analisti si aspettano il sesto test atomico della Corea del Nord, o un nuovo lancio missilistico.
Trump prepara i raid contro la Corea del Nord, pronto ad attaccare ancora prima del test nuclare.
Choe Ryong-hae, il secondo più potente ufficiale della Corea del Nord, sostiene Pyongyang risponderà a una guerra totale con una guerra totale, e a una guerra nucleare con il nostro stile di un attacco nucleare.

La prossima settimana scoppia la guerra mondiale?


Dopo il bombardamento notturno deciso da Donald Trump per mezzo di 59 missili Tomahawk verso la base aerea siriana da cui era partito l’attacco chimico nella provincia di Idlib, lo scacchiere mondiale è nuovamente in fermento.
L’attacco, appoggiato dall’Europa e osannato da parte dell’opinione pubblica occidentale è avvenuto prima che si sia aperta una vera inchiesta internazionale.
Trump ha affermato che fosse nel vitale interesse della sicurezza degli Stati Uniti.
Putin sostiene che non ci siano prove che il governo siriano abbia usato armi chimiche nella provincia di Idlib, ma che ci siano prove che il diritto internazionale è stato violato dagli Stati Uniti.
Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al Assad, promette che la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata.
Infine, la Corea del Nord ha dichiarato che l’attacco degli Stati Uniti contro la Siria è un atto di aggressione intollerabile che prova più di un milione di volte quanto sia giusto che la Corea del nord continui il proprio programma nucleare.
Gli stessi analisti indicano come l’attacco alla Siria sia un segnale non solo per l’ISIS, Assad e Putin, ma anche e soprattutto per Kim Jong-un.
Questo per rimarcare il pessimo comportamento di Trump non solo in politca interna, ma anche in politica internazionale, anche se rimaniamo convinti che Assad sia il vero responsabile dell’attacco chimico. Inoltre, pare che in queste ultime ore trapelano voci che Putin cominci a essere insofferente con il suo alleato.
Ma il problema più grave sembra al momento essere l’Oriente: l’esercito degli Stati Uniti ha deciso di spostare le navi del Carl Vinson Strike Group, di cui fanno parte una portaerei con 60 aerei, una nave usata per lanciare missili e due in grado di intercettarli e 5000 soldati vicino alla Corea del Nord, minacciando l’uso della forza se Pyongyang dovesse effettuare nuovi test.
Il regime dittatoriale di Pyongyang non ha più dubbi che gli Usa e la Corea del sud stiano preparando un’invasione (e, a dire il vero, gli Usa non negano, anzi ci sono prove che l’invasione sia stata almeno progettata.)
La Corea del Nord ha già sviluppato e dispiegato almeno 7 testate nucleari, le ha installate sui suoi Scud ER, sui missili a raggio intermedio a combustibile solido. Ha completato i lavori nel terzo tunnel del sito di Punggye ad una profondità di 550 metri. Si teme che il sesto test nucleare abbia una resa esplosiva fino a 14 volte maggiore di quella avvenuta lo scorso settembre. Gli Stati Uniti mantengono permanentemente nella regione uno sniffer WC-135, per eseguire il campionamento dell’aria e rilevare possibili test.
L’incontro tra il Presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha fruttato un accordo per mettere pressione sul governo di Pyongyang e cercare di farlo desistere dalla sua politica di corsa agli armamenti atomici. Resta il fatto che la Corea del Nord non è un alleato subalterno della Cina (come la Siria per la Russia), e che potrebbe non seguire i consigli di Pechino.
Per finire in bellezza, il 15 aprile è il 105esimo anniversario dalla nascita del “presidente eterno” Kim Il-sung, nonno del leader Kim Jong-un. Un evento che verrà presumibilmente festeggiato con una maestosa parata militare presso il Mirim Airport di Pyongyang, in un meno provocatorio sfoggio di muscoli.

Siria: test chimici (via bomba) su civili. Morti come piovesse: non è stato nessuno


L’umanità dà un altro esempio della sua invulnerabilità all’emozione, uccidendo almeno 72 civili innocenti, in gran parte bambini, e intossicandone diverse centinaia. Nella provincia siriana di Idlib è stato compiuto un bombardamento chimico che ha provocato questa strage. Il bombardamento è cominciato poco dopo le 6 di mattina ora locale e ha colpito la città di Khan Shaykhun. Qualche ora dopo un altro attacco, questa volta con armi convenzionali, ha colpito l’ospedale che aveva accolto la maggior parte dei feriti fino a quel momento. In molti hanno parlato di un attacco “double tap”, che significa bombardare i soccorritori che si stanno prendendo cura delle persone rimaste ferite in un primo bombardamento. Il governo russo ha detto che l’attacco è arrivato via terra ed è stato compiuto dagli stessi ribelli; ha confermato che l’aviazione siriana ha colpito la città di Khan Sheikhoun, ma ha detto che gli attacchi sono stati diretti contro un deposito di sostanze chimiche e non contro la popolazione civile.
In pratica, non è stato nessuno. Ma basta analizzare un po’ meglio la situazione per capire.
La zona è sotto il controllo dei ribelli, quindi il regime siriano e i suoi alleati sono le uniche forze coinvolte militarmente in Siria che hanno mostrato l’interesse e la volontà a bombardare i ribelli e a usare le morti dei civili come un’arma strategica finalizzata a distruggere il morale della popolazione. L’attacco è avvenuto via cielo, e le forze ribelli non hanno forze aeree.
La verità è che il massmurder Assad ha usato le armi chimiche perché poteva farlo, consapevole che non ci sarebbe stata una reazione militare della comunità internazionale, soprattutto per la nuova linea politica estera di Trump. Una sorta di “test politico” per vedere fino a dove può spingersi senza troppe conseguenze.

Kremo nella trattativa per Gibilterra?



Pochi giorni dopo l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona – che avvia formalmente il processo di ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea – le autorità britanniche hanno reagito con forza per difendere il destino di Gibilterra.
Un documento presentato alla fine della scorsa settimana dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che prevede che la Spagna dovrà dare il suo assenso per consentire l’applicazione della Brexit anche al territorio britannico, situato sulla punta meridionale della penisola iberica e rivendicato da Madrid. Questo documento segue la formalizzazione dell’ingresso di Gibilterra nella UE come “territorio conteso” tra Spagna e Regno Unito. La questione riguarderebbe il “cavillo” per cui nel 1713 Gibilterra fu dichiarata “proprietà” del Regno Unito e non “sovranità”, oltre al fatto che i circa trentamila residenti della Rocca avevano votato con una maggioranza del 96 per cento per restare nell’Ue.
Lord Howard, dirigente del Partito conservatore dal 2003 al 2005, ha sostenuto che la prima ministra Theresa May farà prova della stessa “determinazione” dimostrata da Margaret Thatcher nel 1982, che aveva mosso guerra all’Argentina per preservare l’egemonia britannica sulle Malvine (Falklands Islands).
Il presidente Lukha B. Kremo si è detto disponibile per eventuali trattative che riguardano le micronazioni europee (tra le riconosciute dell’Onu San Marino, Liechtenstein, Andorra, Monaco, isole Far Oer, e appunto Gibilterra).

Corea del Nord continua i test nucleari


La Corea del Nord ha testato un nuovo tipo di motore ad alta spinta per alimentare i suoi missili. Il leader del paese Kim Jong Un ha assistito al test alla stazione di lancio satelliti di Sohae, secondo quanto riferito dall’agenzia Korean Central News.
Nel discorso alla nazione di inizio anno, Kim ha affermato che il Paese era entrato ormai nella parte finale del test di un missile intercontinentale, ritenuto in grado di montare una bomba atomica e di raggiungere le coste Usa.

Nuovo sito per la casa editrice ufficiale della Nazione Oscura


10 euro di libri ebook e molto altro in regalo per festeggiare il nuovo sito della casa editrice ufficiale della Nazione Oscura Caotica www.kipple.it!

*** Modifica costituzionale sull’eutanasia


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXXI

giorno 21 ventoso 137

  • Aggiungere il comma 4 all’articolo 7 della Costituzione: “L’eutanasia sarà punita con la pena di morte del volontario se questo è favorevole alla stessa, altrimenti sarà concessa.”

Il Governo Oscuro ha votato così:

Commento: il Governo Oscuro accetta la modifica all’articolo 7, che ora recita così: L’ordinamento giuridico Oscuro e Caotico si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
La pena di morte sarà ammessa solo nel caso di imputati a favore della pena stessa.
L’eutanasia sarà punita con la pena di morte del volontario se questo è favorevole alla stessa, altrimenti sarà concessa.”
In pratica al volontario che volesse usufruire dell’euranasia sarà concessa solo se è contrario alla pena di morte. In caso contrario sarà condannato a morte.

La Corea del Sud in mano a una sciamana della Samsung


Seul, la Corte Costituzionale della Corea del Sud ha rimosso dal suo ruolo la presidente Park Geun-hye, confermando la mozione votata a dicembre dall’Assemblea Nazionale che già le aveva tolto le funzioni. A Seul ci sono poi stati scontri di piazza tra dimostranti e polizia, con un bilancio provvisorio di due morti tra i sostenitori dell’ormai ex presidente, questa volta scesi anch’essi numerosi nelle strade.
Park Geun-hye è stata travolta da una scandalo politico-affaristico che ha portato il Paese a una semi-paralisi istituzionale da vari mesi: e’ accusata di collusione con gli affari sporchi della sua amica di lungo corso Choi Soon-sil, una sciamana che – approfittando del sua ascendente sulla presidente – ha strappato ampi finanziamenti ad alcune delle principali aziende sudcoreane, a partire da Samsung.
Ancora una volta notiamo (vedi l’articolo del 2013) come la Corea rappresenti bene il contrasto tra democrazia “santificata” e dittatura “demonizzata”. Senza voler né difendere una né accusare l’altra, qui abbiamo il peggio di entrambe, la democrazia corrotta da “cerchi magici” e la dittatura visionaria di Kim Jong-un.

Eutanasia di Dj Fabo, l’accompagnatore rischia 12 anni di carcere


Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, ha annunciato il decesso di Dj Fabo nella clinica Svizzera delle “dolce morte”, che aveva chiesto più volte di morire, chiedendo aiuto a tanti, fino all’ultimo appello rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una decisione presa quando, dopo il grave incidente che nell’estate del 2014 lo aveva reso cieco e tetraplegico, aveva avuto la certezza di una condizione irreversibile, e che la sua vita poteva essere solo quella di un uomo con la mente lucida ma prigioniero del suo corpo.
Al rientro in Italia Marco Cappato andrà a denunciarsi, assumendosi tutte le responsabilità. Il reato che si configurerebbe per l’esponente dei Radicali sarebbe quello di “aiuto al suicidio” e rischia 12 anni di carcere, a causa delle leggi cattoliche italiane.
Tutti coloro che criticano l’Arabia Saudita perché applica leggi islamiche, dovrebbro chiedersi perché l’Italia ha leggi cattoliche che negano la libertà di autodeterminazione sulla propria vita.

Scoperta connessione tra l’attentato in Svezia e la centrale nucleare di Krško


I Servizi Segreti Caotici hanno dichiarato di aver scoperto un legame tra i recenti attentati in Svezia e il caos creato dall’immigraziane denunciato da Donald Trump, con l’esplosione alla centrale nucleare di Krško in Croazia, avvenuta nelle stesse ore. Dalle indiscrezioni pare che la connessione riguardi una competizione che si faceva a siena e in Toscana a margine di grandi eventi: la bufalata.

Kremo riceve avviso di garanzia: “Su di me solo fango dei cieli”


kremo-ristorante-cinese-livorno-agosto-2014Lukha B. Kremo riceve un avviso di garanzia dalla Ragioneria di Stato Italiano che gli contensta irregolarità redditoriali dell’ordine di milioni di centesimi di euro. Il presidente, sorridente, ha dichiarato: “Sono sereno, su di me solo fango dei cieli”.

Esce I nerogatti di Briganti, il terzo libro della Trilogia degli Inframondi


La trilogia degli Inframondi è composta da tre romanzi che partono dalla teoria delle “dimensioni arrotolate” per mettere in scena una complessa guerra tra universi.
Dopo i primi due romanzi, I nerogatti di Sodw e Morgànt dei Nerogatti, esce oggi il terzo libro, I nerogatti di Briganti, con l’epica e inaspettata conclusione della vicenda.
Lo trovate anche QUI.i nerogatti di Briganti

I nerogatti di Briganti

I nerogatti di Briganti

Lukha B. Kremo al Mufant di Torino


Occasione per incontrare il Presidente della Nazione Oscura Caotica alla presentazione del Premio Urania Pulphagus® Fango dei cieli, Mufant (Museo della fantascienza) di Torino, insieme all’artista Ellen Driscoll.
Dalle ore 16.00 in via Guglielmo Reiss Reiss Romoli, 49/bis.
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ellen driscoll

ellen driscoll

Attentato a Smirne: Erdogan si sente circondato


Ancora un attacco in Turchia, a 5 giorni dalla strage di Istanbul: autobomba e assalto armato a un Palazzo di Giustizia. Hanno perso la vita 4 persone. Sette i feriti. Sospetti sul PKK curdo.
Erdogan: «Vogliono metterci in ginocchio».
Lukha B. Kremo: «Esatto».

12 anni di Nazione Oscura Caotica


Alla mezzanotte di stasera la Nazione Oscura Caotica compie ben 12 anni!
Era il solstizio del 2004 quando infatti il presidente Lukha B. Kremo, allora Lukha Kremo Baroncinij, dichiarava l’Indipendenza della Nazione Oscura Caotica, dopo averlo fatto pubblicamente il 18 dello stesso mese alla Cueva di Milano. Il progetto in realtà era cominciato a maggio e a settembre era stata dichiarata “l’autonomia”.
Quindi più di 12 anni che hanno visto alti e bassi, ma anche larghi e stretti, grassi e magri, luci e ombre, genio e sregolatezza, con ben 4 Legislature di Governo e alcuni episodi memorabili come, per esempio:
– il congelamento delle relazioni diplamatiche con l’invio di ghiaccio chimico da frigo al Quirinale, proprio nel giorno dell’attentato di un folle (la coincidenza fece tremare il Palazzo di Torriglia, qualsiasi cosa significhi).
– la fondazione del CICACICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni del CICAP).
– La promulgazione della Costituzione.
– Il riconoscimento da parte della Micronazione di Molossia (micronazione dal 1977).

Lukha Kremo Baroninij al TG nazionale di Torriglia

Lukha Kremo Baroninij al TG nazionale di Torriglia

Infodump


Kipple Officina Libraria presenta una nuova puntata dell’Impero Connettivo, declinato nello split che l’imperatore Totka_II ha voluto per dedicarsi maggiormente alla trascendenza, lasciando la parte più postumana, il New Connective Empire, al suo fido plenipotenziario Sillax. Lukha B. Kremo, fresco vincitore del Premio Urania 2015, presenta quindi il suo racconto Infodump, una stordente cavalcata SpaceOpera che espande l’interazione delle anomalie spaziotemporali che animano il tessuto imperiale connettivo.

La collana Spin-off è dedicata alla diffusione di storie ambientate nell’Impero Connettivo – creazione connettivista che narra gli eventi di un Impero Postumano con forti similitudini a quello Romano – in cui lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il dominio psichico di un alieno, un Nephilim.

L’Impero Connettivo, Stato che come l’Impero Romano domina sullo spazio, ma anche sul tempo, è divenuto un’entità politica divisa in due, la prima metà è votata alle politiche più materiali mentre l’altra è in odor di trascendenza; alla prima fa capo il funzionario postumano Sillax, mentre la seconda continua a far riferimento all’alieno nephilim Totka_II.
Nella parte governata da Sillax, il New Connective Empire, un’inquietante anomalia mina le basi dell’esistenza dell’Impero Connettivo e scuote la coscienza di Sillax. Con l’aiuto della sacerdotessa Iñaxia, contatta l’Imperatore Totka_II, ormai chiuso nelle dimensioni trascendentali. La comunicazione è difettosa e Sillax commetterà un grosso errore.

Infodump di Lukha B. Kremo

Infodump di Lukha B. Kremo

Se Mattarella mi chiama, io lo mando a fare in culo


Il presidente Lukha B. Kremo si espone sulla possibilità dell’incarico di Governo italiano. “Se l’unità umanoide Mattarella mi dovesse chiamare” – sostiene il presidente – ” lo manderei a fare in culo.” conclude.
“La politica non è mai reale, è sempre un gioco di potere personale”.
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Petrolio, tutti pronti a rialzare il prezzo (prima dell’affermazione della Tesla?)


Le oscillazioni del barile di più e meno 5 dollari sotto la soglia dei 50 testimoniano il nervosismo all’avvicinarsi della riunione semestrale dei Paesi Opec, il prossimo 30 novembre. Dall’inizio del 2014, quando i prezzi erano sopra i 100 dollari, la produzione è aumentata di 3,8 milioni di barili giorno, 13% in più. Sono queste le cifre su cui stanno lavorando gli unici che possono ridurre, Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Gli altri, per una ragione o l’altra, non faranno riduzioni. L’Iran ha ormai affermato la sua linea, quella di tornare al livello pre-sanzioni di 4 milioni, contro gli attuali 3,9.

Importante è che il lento riavvicinamento con i sauditi, la vera forza che può forgiare l’accordo, non è andato compromesso nelle ultime settimane. Anzi, l’atteggiamento duro del nuovo presidente Trump e le elezioni presidenziali della prossima primavera suggeriscono più concretezza a Teheran. La complicazione arriva dall’Iraq, dove i successi militari nel Nord contro l’Isis hanno spinto Baghdad ad usare la scusa della guerra per chiedere di essere esentati da limiti alla produzione.
Chi si farà carico di gran parte del calo sarà, come al solito, l’Arabia Saudita, anche lei a record storici di 10,6 milioni barili giorno. I sauditi e i loro stretti alleati, Kuwait e Emirati, producono 16,5 milioni barili giorno. Solo loro, con un 10%, potrebbero far tornare in poche ore i prezzi del greggio a 100 dollari, ma vogliono un impegno da parte di tutti, perché hanno paura di perdere quote di mercato. Quello che serpeggia da anni in Medio Oriente, e in particolare a Riad fra i giovani principi, è il timore che presto il petrolio non servirà più a molto, spazzato via dall’innovazione dell’auto elettrica, portata dall’uomo che promette il viaggio – di sola andata – su Marte, Elon Musk della Tesla.

Terremoto: manca la cultura del territorio


Dopo i terremoti del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre, si è nuovamente alzata la polemica sulla prevenzione e presto seguirà quella sulla ricostruzione.
È sempre bene guardare ciò che sta dietro le cose, ma non mediante una dietrologia asfittica, che può solo portare al complottismo (se ne sono sentite di tutti i colori in questo periodo, i terremoti come conseguenza di trivellazioni, divina, dell’immigrazione).
Senza filosofeggiare o portare alla luce le evidenze scientifiche che confermano che la deriva del continenti (questa la causa dei terremoti, sembrerebbe banale dirlo, ma non lo è) è elemento essenziale per lo sviluppo delle specie e quindi dell’intelligenza umana (niente Annunaki, solo la faglia della Rift Valley, informatevi, ho detto che non ne parlerò ora), il vero motivo per cui ci sono i morti e i crolli è che l’uomo costruisce case di pietra non antisismiche, che crollando uccidono.
Non ci vuole Stephen Hawking per capire che la prevenzione è l’unica via percorribile. Il che significa sia costruzioni antisismiche, in materiali leggeri, sia urbanistica che facilita le vie di fuga, e sia comportamenti adatti durante e dopo la scossa (girano da anni dei prontuari).
Ma quello che vorrei mettere in luce, un po’ meno banalmente, è che la prevenzione è il naturale comportamento di una buona cultura del territorio. Il che significa che la popolazione tutta deve essere consapevole del grado di pericolosità sismica del proprio territorio. Non solo, cultura del territorio significa sapere (e qui penso a Genova) che il canale sotto casa non è una fogna ma un torrente, che la propria casa è costruita sulle pendici di un monte instabile, o sul ciglio di un fiume, o su una costa cedevole, ecc.
Questa cultura semplicemente manca. Quando ho comprato casa, chiedevo la sismicità dei territori, ricevendo sguardi di sorpresa se non di ludibrio da parte degli agenti immobiliari (con cultura dell’immobile pari a zero o per lo meno infinitesimale rispetto a quella finanziaria, come se le case fossero fondi d’investimento). Il giorno prima dell’alluvione del 4 novembre 2011 ero a Genova, e i cartelli erano espliciti: Allerta rossa. Chiedendo in giro, la gente reagivo allo stesso modo: leggerezza, ovvero ignoranza. Dopo due alluvioni disastrose e con vari decessi (2011 e 2014) l’atteggiamento oggi è cambiato e la gente del posto è mediamente molto più consapevole del proprio territorio. Come lo è oggi nelle zone terremotate.
Ma davvero servono i morti per informarsi sul proprio territorio? Punto il dito sulle istituzioni, che per anni hanno minimizzato, se non nascosto, la pericolosità sismica e idrogeologica dei terrtori a rischio (c’è stata anche una sentenza per il terremoto dell’Aquila, contro la Commissione Grandi Rischi, assolta in Cassazione per questo motivo, è ovvio che non poteva prevedere il sisma, ma non doveva minimizzare la gravità dello sciame sismico).
Diciamo la verità: usciamo da un secolo (il XX) dove l’ordine era minimizzare e nascondere per evitare il panico. Spero che la tendenza del XXI secolo sia invece quella della trasparenza e dell’informazione. Come si fa a dire di prepararsi a un terremoto a una popolazione se ogni volta si minimizza uno sciame sismico o un movimento franoso?
Infine, consiglio alla popolazione di informarsi sempre sul territorio circostante la propria abitazione o quella in cui si è in procinto di andare a vivere: sismicità, sistema idrogeologico, rischi di frane, vicinanza di fiumi, torrenti, rivi, laghi e mari.

Ungheria: senza quorum il referendum di Orban


Il referendum voluto da Viktor Orban manca il quorum
Il quesito (Vuole che l’Ue possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?).
Convocando il referendum Orban perseguiva obiettivi interni e internazionali. Tra i primi, un plebiscito politico che ne rafforzasse l’ormai lunga leadership, arando sotto i piedi l’erba al concorrente di estrema destra Jobbik.
Dopo il fallimento del referendum, il presidente magiaro sostiene che “gli oltre 3 milioni di voti per il No costituiscono un segnale che non può essere ignorato e che impone di agire per vietare l’accoglienza senza il permesso del parlamento nazionale”. Ma Bruxelles ribadisce che “i ricollocamenti già decisi sono obbligatori e devono essere rispettati”.
Ci si chiede (già altre volte abbiamo affrontato l’argomento), perché Orban non indica un bel Ungherexit (o Magyarexit), forse perché il presidente xenofobo furbetto vuole solo prendere dall’Europa lasciando i problemi al resto dell’Unione? Forse perché sta combattendo una triste lotta tra xenofobi e razzisti? Si spera solo che il popolo che l’ha eletto si renda conto che il futuro degli Ungheresi fuori dall’Europa li rigetterebbe al tempi dell’odiato sovietismo.

Meglio uccidere che fermare la produzione: operaio ucciso a un picchetto


Un operaio egiziano di 53 anni, Abdesselem El Danafche, stava partecipando a un picchetto all’esterno della GLS, un’azienda di logistica a Piacenza, è stato travolto e ucciso mercoledì in tarda serata da un camion che ha forzato il blocco. L’uomo che era alla guida è sfuggito per un soffio al linciaggio degli altri operai ed è stato fermato dalla polizia. Il camionista, un 43enne, è stato arrestato per omicidio stradale.

Hillary Clinton e Donald Trump a colpi di cartelle cliniche


“È in buona salute ed è adatta a fare il presidente”, dichiara il suo medico curante, Lisa Bardack, in un’e-mail di due pagine inviata alla stampa. Poi aggiunge che soffre di una “forma moderata di polmonite batterica non contagiosa”. Insomma, non ci sarebbe nulla di grave. Ma non si sa se sia davvero così.
Poche ore prima Donald Trump ha presentato la sua cartella clinica in Tv. Il candidato repubblicano è sovrappeso (120 kg per un metro e 84 di altezza) e assume farmaci per tenere a bada pressione e colesterolo. Trump, accusato di fare poco esercizio fisico, avrebbe espresso l’intenzione di perdere almeno sette chili. Dai dati clinici presentati non emergerebbe alcun precedente problema cardiaco né tracce riconducibili al morbo di Alzheimer, la malattia che colpì suo padre Fred.
Insomma pare proprio che il vincitore delle presidenziali Usa sarà il “meno malato”.

Il 10 settembre 1952 il primo telegiornale in Italia


Sono passati esattamente 64 anni da quando, alle 21:00 circa del 10 Settembre 1952, il primo tg andò in onda in Italia dagli studi Rai di Milano. Il telegiornale fu affidato alla voce di Riccardo Paladini, uno speacker (non giornalista), e alla direzione di Vittorio Veltroni. Il telegiornale durò circa quindici minuti e che non presentò collegamenti esterni, raccontò ai telespettatori la regata storica di Venezia, i funerali del conte Sforza, la campagna elettorale negli Usa, la corrida portoghese e il Gran Premio di Formula 1 a Monza.

Nell’inferno di Aleppo


Ad Aleppo la popolazione agonizza sotto i bombardamenti dell’ultima settimana che stanno riducendo la città allo stremo: “Siamo intrappolati in casa, non c’è via di fuga e non possiamo muoverci. Sta iniziando a mancare tutto, e da quattro giorni non c’è più acqua”. Il grido di dolore proviene dallo staff siriano di Gvc, l’unica associazione italiana presente nella città mediorientale straziata dalla guerra civile: qui, fra mille difficoltà, una squadra di cinque volontari che ne coordinano altre decine fanno formazione rivolta agli insegnanti, oltre a intervenire nella riparazione dei pozzi d’acqua e a fornire taniche e cisterne.

Condizioni estreme, aggravate dalla mancanza di cibo e di acqua, che portano a problemi del sonno e a sofferenze psicologiche di varia natura e gravità”. Il quadro apocalittico di una città da due milioni di abitanti dove si affrontano quattro fazioni armate – le truppe governative, le milizie di Al Nusra, di Free Syrian Army e dell’Isis – negli ultimi giorni si è ulteriormente aggravato: “Aleppo è circondata ed è diventata una trappola mortale per la popolazione civile sotto assedio – aggiungono i responsabili di Gvc -. I nostri colleghi ci raccontano che non possono muoversi nelle aree ad ovest dove sono sempre andati, come ad Al Hamadaniah, dove risiede il maggior numero di rifugiati interni, a causa dei colpi e del fumo dei pneumatici bruciati per nascondere gli obiettivi. Non ci sono carne, frutta né carburante. I prezzi di quel poco che c’è sono alle stelle”.

Ilaria Alpi, la Cia e Gladio


Abbiamo molt a cuore l’argoento Ilaria Alpi, per cui riportiamo l’articolo di “Repubblicaonline” di Manlio Dinucci che ringraziamo:

“La docu­fic­tion «Ila­ria Alpi – L’ultimo viag­gio» getta luce, soprat­tutto gra­zie a prove sco­perte dal gior­na­li­sta Luigi Gri­maldi, sull’omicidio della gior­na­li­sta e del suo ope­ra­tore Miran Hro­va­tin il 20 marzo 1994 a Moga­di­scio. Furono assas­si­nati, in un agguato orga­niz­zato dalla Cia con l’aiuto di Gla­dio e ser­vizi segreti ita­liani, per­ché ave­vano sco­perto un traf­fico di armi gestito dalla Cia attra­verso la flotta della società Schi­fco, donata dalla Coo­pe­ra­zione ita­liana alla Soma­lia uffi­cial­mente per la pesca.

In realtà, agli inizi degli anni Novanta, le navi della Shi­fco erano usate, insieme a navi della Let­to­nia, per tra­spor­tare armi Usa e rifiuti tos­sici anche radioat­tivi in Soma­lia e per rifor­nire di armi la Croa­zia in guerra con­tro la Jugoslavia.

Anche se nella docu­fic­tion non se ne parla, risulta che una nave della Shi­fco, la 21 Oktoo­bar II (poi sotto ban­diera pana­mense col nome di Urgull), si tro­vava il 10 aprile 1991 nel porto di Livorno dove era in corso una ope­ra­zione segreta di tra­sbordo di armi sta­tu­ni­tensi rien­trate a Camp Darby dopo la guerra all’Iraq, e dove si con­sumò la tra­ge­dia della Moby Prince in cui mori­rono 140 persone.

Sul caso Alpi, dopo otto pro­cessi (con la con­danna di un somalo rite­nuto inno­cente dagli stessi geni­tori di Ila­ria) e quat­tro com­mis­sioni par­la­men­tari, sta venendo alla luce la verità, ossia ciò che Ila­ria Alpi aveva sco­perto e appun­tato sui tac­cuini, fatti spa­rire dai ser­vizi segreti. Una verità di scot­tante, dram­ma­tica attualità.

L’operazione «Restore Hope», lan­ciata nel dicem­bre 1992 in Soma­lia (paese di grande impor­tanza geo­stra­te­gica) dal pre­si­dente Bush, con l’assenso del neo-presidente Clin­ton, è stata la prima mis­sione di «inge­renza umanitaria».

Con la stessa moti­va­zione, ossia che occorre inter­ve­nire mili­tar­mente quando è in peri­colo la soprav­vi­venza di un popolo, sono state lan­ciate le suc­ces­sive guerre Usa/Nato con­tro la Jugo­sla­via, l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria e altre ope­ra­zioni come quelle in corso nello Yemen e in Ucraina.

Pre­pa­rate e accom­pa­gnate, sotto la veste «uma­ni­ta­ria», da atti­vità segrete. Una inchie­sta del New York Times del 24 marzo 2013) ha con­fer­mato l’esistenza di una rete inter­na­zio­nale della Cia, che con aerei qata­riani, gior­dani e sau­diti for­ni­sce ai «ribelli» in Siria, attra­verso la Tur­chia, armi pro­ve­nienti anche dalla Croa­zia, che resti­tui­sce così alla Cia il «favore» rice­vuto negli anni Novanta.

Quando il 29 mag­gio scorso il quo­ti­diano turco Cum­hu­riyet ha pub­bli­cato un video che mostra il tran­sito di tali armi attra­verso la Tur­chia, il pre­si­dente Erdo­gan ha dichia­rato che il diret­tore del gior­nale pagherà «un prezzo pesante».

Ven­tun anni fa Ila­ria Alpi pagò con la vita il ten­ta­tivo di dimo­strare che la realtà della guerra non è solo quella che viene fatta appa­rire ai nostri occhi.

Da allora la guerra è dive­nuta sem­pre più «coperta». Lo con­ferma un ser­vi­zio del New York Times (7 giu­gno) sulla «Team 6», unità super­se­greta del Comando Usa per le ope­ra­zioni spe­ciali, inca­ri­cata delle «ucci­sioni silen­ziose». I suoi spe­cia­li­sti «hanno tra­mato azioni mor­tali da basi segrete sui calan­chi della Soma­lia, in Afgha­ni­stan si sono impe­gnati in com­bat­ti­menti così rav­vi­ci­nati da ritor­nare imbe­vuti di san­gue non loro», ucci­dendo anche con «pri­mi­tivi tomahawk».

Usando «sta­zioni di spio­nag­gio in tutto il mondo», camuf­fan­dosi da «impie­gati civili di com­pa­gnie o fun­zio­nari di amba­sciate», seguono coloro che «gli Stati uniti vogliono ucci­dere o catturare».

Il «Team 6» è dive­nuta «una mac­china glo­bale di cac­cia all’uomo». I kil­ler di Ila­ria Alpi sono oggi ancora più potenti. Ma la verità è dura da uccidere.”

Terrorismo surrealista: il 22 luglio l’ex islamico cristiano nazista festeggia Breivik


Ali David Sonboly, doppio passaporto tedesco e iraniano, ex islamico convenrtitosi al Cristinesimo, il killer di venerdì pomeriggio nel centro commerciale Olympia, l’aveva detto anche a Safete, macedone, figlia di una delle quindici famiglie del multietnico civico 67 di Dachaustrasse, la lunga strada che porta al primo campo di concentramento nazista.

Ieri, 22 luglio, era il quinto anniversario della strage di Anders Breivik, il folle che nel 2011 ammazzò in Norvegia 77 persone e Breivik era un idolo di Ali.

Mentono tutti


Ci avete fatto caso? Il Grand Guignol di Nizza come il fallito golpe in Turchia li abbiamo vissuti in diretta, com’è ormai consueto nell’era del Grande Fratello, fra tv, social network, videotelefonini e telecamere fisse. Eppure mai come da quando ci pare di sapere tutto, non sappiamo nulla. Perché tutti mentono. Tutti. Si pensava che l’homo videns di cui parlò Giovanni Sartori fosse almeno più immune dei suoi antenati alle bugie. Invece ne è vieppiù ostaggio, perché non sa neppure di non sapere. Crede di sapere tutto, dunque non cerca di saperne un po’ di più. O sospetta di sapere cose false, ma cade in preda alle leggende metropolitane del complottismo e della dietrologia, tanto false quanto affascinanti, dunque ritenute credibili come estrema reazione alle verità ufficiali, palesemente farlocche. Mente lo Stato Islamico, cioè l’Isis, quando 48 ore dopo la strage di Nizza comunica che il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel “era un nostro soldato”. Da quanto accertato finora, non lo era affatto: non era uno jihadista inquadrato, era un pessimo musulmano, beveva come una spugna, andava a donne, non rispettava il Ramadan, nessuno l’ha mai visto in moschea. Era semplicemente un pazzo solitario, ma tutt’altro che scemo, che s’è fatto beffe della cosiddetta “sicurezza” francese, ancora una volta perforata come un colabrodo, non bastando i precedenti di Charlie Hebdo e del Bataclan. E probabilmente ha deciso di morire da famoso in mondovisione: come Andreas Lubitz, il copilota tedesco che si schiantò un anno fa sulle Alpi francesi con tutti i passeggeri del suo aereo di linea. Mente il governo Hollande-Valls, quando assicura che la polizia transalpina ha “compiuto il suo dovere”, ma nulla poteva contro un terrorista “radicalizzato velocemente” ( tanto velocemente che non era neppure schedato tra i soggetti a rischio blando, malgrado i suoi precedenti per furti, violenze e altri crimini comuni: tipica tecnica di ingigantire il nemico per minimizzare le colpe di chi non ha saputo fermarlo). Se la polizia facesse il proprio dovere, nessun pregiudicato al mondo riuscirebbe a invadere, con un Tir noleggiato e una pistola in pugno, una zona pedonale affollata di migliaia di persone nel giorno della Festa Nazionale. Ammesso e non concesso che la polizia dica il vero, e cioè che Bouhlel ha forzato con abile manovra il posto di blocco (che invece, secondo testimoni oculari, non c’era neppure più), sarebbe stato inseguito e abbattuto dai gendarmi in pochi secondi.

[…]

Mentono i governi occidentali, dagli Usa all’Ue, che hanno atteso 3-4 ore prima di condannare il golpe e dare la solidarietà a Erdogan e al suo governo “liberamente eletto”. Hanno semplicemente aspettato di vedere chi vinceva per saltare sul carro giusto: avessero prevalso i golpisti, ora starebbero scaricando l’imbarazzante Sultano che perseguita gli oppositori, arresta o costringe all’esilio i dissidenti, chiude la stampa libera, censura il web (altro che “libere elezioni”), licenzia i magistrati, taglieggia l’Europa sui migranti e fa pure il doppio gioco col petrolio dell’Isis. Che il golpe sia stato un fulmine a ciel sereno per le cancellerie occidentali, non può crederlo neppure Alice nel Paese delle Meraviglie: la Turchia, ultimo avamposto della Nato verso il Medio Oriente, è piena di basi militari con personale americano ed europeo e tutti gli strumenti per intercettare gli F16 dei putschisti appena decollati alla volta di Ankara.

Mente anche Matteo Renzi quando, dopo ore di silenzio, corre in soccorso del vincitore Erdogan con gran “sollievo” per il “prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche” e perché “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”. A parte l’abuso di parole come “libertà” e“democrazia”, che stonano sia col concetto di “stabilità” sia con un figuro come Erdogan che ora fa il controgolpe con la scusa del golpe, noi siamo uomini di mondo e capiamo quasi tutto: realpolitick, diplomazia, alleanze, interessi commerciali e anche la paraculaggine per dirottare altrove il mirino dei terroristi. Ma allora piantiamola con le ipocrisie. Com’è che, se “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”, l’Italia continua a essere alleata di regimi illiberali e antidemocratici come l’Arabia Saudita, che, oltre a essere un’ottima fornitrice di Rolex a sbafo, è il principale finanziatore e megafono del reclutamento e della propaganda jihadista nel mondo? E che differenza c’è fra i generali golpisti “laici” turchi condannati ieri e il generale golpista “laico”egiziano Al-Sisi che seguitiamo a trattare coi guanti bianchi anche se continua a prenderci in giro sull’assassinio di Giulio Regeni? A parte il fatto che i golpisti turchi hanno perso e il golpista egiziano ha vinto, si capisce.

Marco Travaglio

Nizza: camion sulla folla e spari, strage


Nel giorno della festa nazionale. Nell’ora in cui le famiglie con i bambini si radunavano come ogni metà estate lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Almeno ottantaquattro le vittime, di cui molti bambini, di un camion di 15 metri lanciato a 80 chilometri all’ora in mezzo alla folla che a quell’ora popolava la Promenade des Anglais per assistere allo spettacolo di fuochi pirotecnici del 14 luglio, festa nazionale in Francia. L’attentatore, ucciso, è Mohamed Lahouaiej Bouhlel,  francese di Nizza di origini tunisine di 31 anni.

Isole contese del Mar Cinese: stop alla Cina


Il giudizio della Corte permanente Onu di arbitrato sulla Legge del Mare è arrivato: nel contenzioso territoriale con le Filippine la Cina ha torto. Un giudizio tecnico, basato sulla distinzione tra scogli e isole. Tra queste azioni contestate, in particolare quella dell’occupazione cinese di Scarborough Shoal, una serie di scogli di fronte alle Filippine che Pechino aveva definito «isole» per poter far valere una zona di controllo di 200 miglia dal loro centro. Il possesso nazionale di uno scoglio invece concede solo 12 miglia di mare intorno. Scarborough per la Corte è solo una serie di scogli. Quindi Pechino con la sua azione aggressiva ha torto.

Di fronte ai giudici della Corte dell’Aia, nel 2013 il governo di Manila aveva impugnato l’occupazione di Scarborough e aveva contestato la «linea dei nove tratti» che secondo i cinesi delimita le acque nazionali nel Mar cinese meridionale e si allunga fino a duemila chilometri dalle coste della Repubblica popolare e fino a poche centinaia di chilometri da Filippine, Vietnam e Malesia. Secondo quella mappa risalente al 1947, con nove tratti di penna, il 90 per cento di quei circa tre milioni quadrati di oceano sarebbero «storicamente soggetti alla sovranità della Cina» fin dai tempi imperiali. Dentro quei nove tratti ci sono gli arcipelaghi delle isole Paracel (Xisha secondo i cinesi) e Spratly (Nansha in cinese).

I cinesi non hanno accettato l’arbitrato e hanno boicottato i lavori della Corte. Il giudizio della Corte Onu è (dovrebbe essere) vincolante, ma non c’è meccanismo per farlo applicare con la forza. Il significato però è politico e potrebbe aprire la via a una serie di contestazioni da parte degli altri Paesi che si affacciano sul Mar cinese meridionale, allargando la crisi per Pechino.

La Nazione Oscura appoggia “Lexit”, la scissione di Londra dal Regno Unito


Da Londra è partita una petizione per staccare la capitale con 8,6 milioni di abitanti (per il 37% nati all’estero) dal resto del Paese e tenerla ancorata all’Europa: «Lexit». Sadiq Khan, il sindaco di origini musulmane successore di Boris Johnson, sarebbe destinato a presidente della nuova nazione secessionista.

La Nazione Oscura vuole Gibraltar come stato Indipendente dell’UE


Dopo il referendum vinto dal Brexit, per Scozia, Irlanda del Nord e Gibilterra si è verificato il paradossale risultato di aver votato in maggioranza per il Remain, dovendo però seguire le direttive del Regno Unito per l’uscita dall’Unione Europea. La Scozia ha già annunciato un nuovo referendum per l’Indipendenza dal Regno per restare in Europa, e sia in Irlanda del Nord che a Gibilterra si fanno discorsi analoghi.

La Spagna pensa di risolvere la secolare “macchia nera” di Gibilterra offrendo il protettorato a Gibilterra. La soluzione otimale, per la micronazione, sarebbe invece una piena indipendenza all’interno dell’Unione Europea, proprio come Malta.

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