Anche Allah è incazzato coi suoi


Gru-La-MeccaMecca, gru crolla sulla Grande Moschea, il bilancio: 107 morti e 238 feriti!
Il tragico incidente forse dovuto al forte temporale che si è abbattuto sulla città. La gru era situata fuori dalla Grande Moschea ed è precipitata sul settore di preghiera, dove erano decine di pellegrini.
Naturalmente per tutti gli atei e i laici è solo una tragica fatalità, ma chi crede dovrebbe saper leggere i segnali, il fatto è avvenuto proprio l’11 settembre, nel luogo più sacro dell’Islam…

J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque


Questo è un atto di accusa. Verso tutti i governi coinvolti e i loro doppi giochi. Verso le degeneri ideologie religiose, verso il colonialismo globale degli Usa e l’autoritarismo della Russia, verso i terroristi. Ma è anche un suggerimento. Perché le accuse devono essere seguite da ipotesi costruttive.
Dopo questa introduzione, leggetevi le schede proposte (linkate), complete di esaustive cartine.
Per scelta, questo articolo NON comprende alcune teorie dietrologiche anche se assolutamente valide, ma si attiene soltanto ai FATTI.

La chiave di lettura del disassetto del Medio Oriente e non solo e il conseguente esodo di questi giorni è la contrapposizione di quattro poteri forti: gli Stati Uniti, la Russia, l’Islam sunnita e quello sciita.
Durante la Guerra Fredda l’Unione Sovietica era alleata con gli sciiti, con l’Asse Urss-Iran. Discorso analogo l’alleanza tra Usa e sunniti, con l’asse Usa-Arabia Saudita, con la complicazione dal rapporto privilegiato Usa-Israele. I rapporti economici tra Israele e Sauditi anticipavano già le contraddizioni odierne, acuitesi dopo la fine della (prima) Guerra Fredda.
Una volta caduto il tabù della guerra nucleare tra superpotenze, la politica estera degli Stati Uniti è cominciata via via a essere sempre più “rilassata” nei confronti di nazioni che prima appartenevano al blocco sovietico (Europa dell’Est e Iran).
In Europa il frettoloso allargamento della NATO (che ha inglobato le repubbliche baltiche Lituania, Estonia, Lettonia) fino ad avviare trattative con l’Ucraina, ha aggravato il contrasto etnico tra ucraini e russi all’interno del Paese. Naturalmente la Russia è risentita dell’atteggiamento degli Stati Uniti che continuano a sanzionarla.
(Vedi la scheda “Ucraina”).
Nel frattempo lo scontro tra sunniti e sciiti si è aggravato per due motivi: l’allentamento delle alleanze con gli alleati storici, ma soprattutto l’avanzamento di ideologie salafite (e quindi fondamentaliste e jihadiste) in tutto il Medio Oriente. Le conseguenze sono state più estreme del previsto: 11 settembre, Al Qaeda e Stato Islamico hanno fatto in modo che Russia e Stati Uniti si trovassero coinvolti unitamente nello stesso punto strategico: la Siria e l’Iraq.
(Vedi le schede “Siria”, “Stato Islamico e Iraq”).
Lo scontro tra sciiti e sunniti però si gioca tra Arabia e Iran e la scintilla è scoccata con la guerra in Yemen (Vedi le schede “Yemen e Arabia Saudita” e la scheda “Iran”).
La partita oggi si gioca in 4 e le vecchie alleanze non hanno più l’esclusività di un tempo (ci sono alleanze incrociate, temporanee o ambigue). Resta alla periferia dal gioco la disastrosa situazione in Libia (vedi la scheda “Libia”) e l’annosa questione tra Israele e Palestina (che qui non affrontiamo in quanto lo abbiamo fatto già atre colte).
Nella varie schede ho descritto sommariamente, ma in modo accurato con cartine molto precise, la situazione etnica e religiosa, quella delle forze in campo, le alleanze ufficiali e le accuse reciproche a ogni attore politico. Questa parte è composta solo da fatti, nessuna opinione, né personale né dietrologica è contemplata. La schede terminano con un commento personale super partes e dei suggerimenti personali, questi sì ideologici.
Come potrete comprendere leggendo le schede, i governi sono interessati soprattutto ai vantaggi economici, le democrazie mettendo in primo piano solo i diritti civili dei propri cittadini, i regimi nemmeno questo.
L’Onu persegue la vecchia politica dell’integrità nazionale (come nel congresso di Vienna del 1815), mettendo in secondo piano il principio di autodeterminazione dei popoli.
Per perseguire entrambi questi principi termino questa introduzione con l’esempio del Libano.
Il Libano è sempre stato abbastanza stabile, vista l’assenza di una netta maggioranza sciita o sunnita all’interno del Paese. Il potere è distribuito ugualmente: il presidente del governo libanese deve essere un cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce del parlamento uno sciita. I conflitti si concentrano principalmente nel nord del Paese, ai confini con la Siria, dove il gruppo militante sciita degli Hezbollah sostiene il governo di Bashar al-Assad.
La chiave sciiti contro sunniti e dei loro vecchi alleati, spiega solo in parte lo scontro nel e sul Golfo. Spiega ancor di più, e meglio, un’altra chiave di lettura: la crisi di legittimità dei poteri e la conseguente crisi ideologica.

Lukha B. Kremo, 11 settembre 2015

C’è un complotto mondiale? Sì, è un troll!


Ormai dall’11 settembre, ogni qualvolta il mondo è scosso da un avvenimento sconvolgente tanto quanto mediatico, si alzano sempre più rapide e prive di fondamento le voci del complottismo. Non è sbagliato l’atteggiamento di cautela e oculata selezione delle informazioni e delle versioni “ufficiali” di tali avvenimenti, naturalmente, ma la frammentazione in ipotesi sempre più balzane delle possibili versioni dei fatti, non può che fare comodo a un potere che (non sempre) ha la necessità di nascondere verità scomode, come lo sfruttamento dell’uomo, delle risorse umane e certi contatti diplomatici internazionali. Perché se è chiaro che tutto è stato nascosto molto bene nei casi di Ustica, piazza Fontana o Ilaria Alpi, non possiamo pretendere che dietro a ogni avvenimento ci sia una cospirazione. Questa si chiama paranoia.

Non intendo qui parlare male del complottismo tout-court, anzi vorrei difendere chi analizza in modio serio e circostanziano, non parziale, le informazioni disponibili. Ma mi pare necessario denunciare e mettere in guardia sia i complottisti seri, sia i non complottisti (i cosiddetti “mainstream”), che da qualche anno si sta diffondendo in rete la presenza di troll (vedere definizione su wikipedia), quindi falsi complottisti in cerca di polemiche e visualizzazioni fini a se stesse che non fanno che diffondere le tesi di faziosi complottisti d’assalto (che del resto sono anche loro stessi Troll, in quanto il loro scopo è focalizzare l’attenzione mediatica su se stessi, le loro “non teorie” e le loro pubblicazioni a scopo di lucro).

Se gente come Adam Kadmon sostiene che le coincidenze non esistano (ma non si prende nemmeno la responsabilità di quello che dice, il furbetto, sostenendo di raccontare frottole, e in questo dice il vero), probabilmente finge di non sapere nulla di filosofia e di scienza e di cosa siano le coincidenze, perché se non esistessero le coincidenze non esisterebbero nemmeno i numeri stessi.

Ma lasciamo perdere le teorizzazioni: in ogni caso, Adam Kadmon ha almeno il pregio di focalizzare l’attenzione di molti (che probabilemente non hanno mai avuto voglia di studiarsi storia, politica internazionale, filosofia e via dicendo preferendo guardare programmi d’intrattenimento per dummies) su ciò che certi potenti hanno la necessità di nascondere: come dicevo prima, lo sfruttamento dell’uomo, delle risorse umane e certi contatti diplomatici internazionali. Senza dimenticare che il potere non può essere seplicisticamente considerrato “unico” e “onnipotente” (visione forse derivata dalla cultura monoteistica occidentale), ma come una serie di poteri forti che spesso sono in contrasto tra loro.

Tornando alla strage della Germanwings, vi lascio alle parole del grande Franco Bifo Berardi:

“Un’epidemia di suicidio si è abbattuta sul pianeta terra, perché da decenni si è messa in moto una gigantesca fabbrica dell’infelicità cui sembra impossibile sfuggire. Quelli che dappertutto vedono un complotto dovrebbero smetterla di cercare una verità nascosta, e dovrebbero invece interpretare diversamente la verità evidente. Andreas Lubitz si è chiuso dentro quella maledetta cabina di pilotaggio perché il dolore che sentiva dentro si era fatto insopportabile, e perché accusava di quel dolore i centocinquanta passeggeri e colleghi che volavano con lui, e tutti gli altri esseri umani che come lui sono incapaci di liberarsi dall’infelicità che divora l’umanità contemporanea, da quando la pubblicità ci ha sottoposto a un bombardamento di felicità obbligatorio, da quanto la solitudine digitale ha moltiplicato gli stimoli e isolato i corpi, da quando il capitalismo finanziario ci ha costretto a lavorare il doppio per guadagnare la metà.” (Franco Bifo Berardi)

Ecco la vera dietrologia della strage della Germanwings: il potere vuole minimizzare lo sfruttamento dell’uomo che lo porta alla “rottura psicologica”.

La Crociata del terrorismo islamico colpisce soprattutto l’Islam


Nairobi, Kenya: lo Shabaab, movimento nato in Somalia a metà del 2006, più recentemente affiliato ad al-Qaeda, guidato da Ahmed Abdi Godane, il 21 settembre 2013 attacca il centro commerciale di Westgate e lo mettono sotto sequestro con uso di armi comprese granate. Dopo 2 giorni le forze dell’ordine kenyote cercano di rompere l’assedio. Al momento si contano 62 morti, 63 dispersi e 175 feriti.
Domenica 22 settembre, Peshawar, Pakistan: un kamikaze si fa saltare davanti alla chiesa di Khoati Bazaar: 81 morti tra i cristiani.
Circa 150 persone massacrate in nome di Dio. Il terrirosmo islamico continua nella sua decisione di emulare il suo grande nemico: l’integralismo cristiano di stampo medievale, la cui “manifestazione” più celebre restano le crociate, spedizioni armate contro cosiddetti infedeli con la convinzione di essere ispirati dal “vero Dio”. Sì, perché sia l’attentto di Nairobi (ma anche molti altri attentati di matrice islamica, compreso l’11 settembre), sia le Crociate cristiane hanno colpito anche gli appartenenti alla propria religione, quindi isclamici nel caso del terrorismo e cristiani nel caso delle Crociate (venivano chiamati eretici perché avevano una concezione teologica di Cristo lievemente diversa).
Che le Crociate siano una vergogna della Chiesa è innegabile, che il terrorismo islamico cerchi una “vendetta” alcontro le Crociate e il colonialismo occidentale facendo la stessa cosa è una vergogna dei terroristi e degli islamici che approvano, magari nascostamente, queste “azioni”.
E il modo migliore è chiamare il fenomeno contemporaneo del terrorismo islamico come Crociata Islamica.
Questo lo dico per stimolare il dibattito interno all’Islam: l’Occidente ha da tempo (dagli anni 60) aperto un dibattito pubblico culturale sulla Chiesa Cattolica, sui suoi errori del passato e quelli del presente, ma non è il soggetto giusto per contestare l’integralismo islamico, che invece deve essere criticato dall’interno, e quindi dai musulmani stessi. La laicità nella politica (anche di persone credenti) deve essere un valore anche tra i musulmani.

Anche Benetton lavorava con le imprese con sede al Rana Plaza


Affrontiamo soltanto adesso l’immane tragedia del Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, perché solo ora abbiamo un bilancio quasi definitivo. Ricordiamo l’evento: il 24 aprile 2013 crolla l’edificio del Rana Plaza, che ospitava cinque fabbriche di abbigliamento per l’export (New Weave Bottoms, New Weave Style, Phantom Apparels, Phantom Tac Bangladesh Ltd ed Ethertex Textiles), e ben 1127 persone rimangono uccise e circa 2500 sono ferite, molte delle quali gravemente. Stiamo parlando di più di un terzo dei morti dell’11 settembre.
La tragedia in realtà segue un’interminabile catena di incendi, crolli, infortuni mortali che quasi quotidianamente hanno come conseguenza la morte di decine di lavoratrici e lavoratori del settore manifatturiero dell’abbigliamento (che occupa dai 3 ai 5 milioni di lavoratori, soprattutto giovani donne) e costituisce l’80% dell’esportazione del Bangladesh). Si tratta di aziende piccole e medie (relativamente alle dimensioni della popolazione di un paese di 160 milioni di abitanti) che costituiscono l’anello intermedio o finale di una lunga catena di subforniture, alla testa della quale stanno i principali marchi europei e mondiali dell’industria dell’abbigliamento, dove le condizioni di lavoro sono semischiavistiche e prive di qualsiasi attenzione alle più minime norme di salute e sicurezza, per salari che non superano i 50 $ mensili.
Il crollo ha innescato le proteste degli operai (che guadagnano 38 dollar al mese) del tessile e la pressione internazionale sul governo del Bangladesh e sulle aziende multinazionali. Questi infatti sono accusate di violazione delle Convenzioni OIL, delle Linee Guida OCSE e dei Principi Guida dell’ONU su Imprese e Diritti Umani, in quanto non si preoccupano di verificare le condizioni di lavoro e di sicurezza delle aziende della loro catena di subfornitura.
Ciò ha fatto sì che, dopo questa immane strage, il governo del Bangladesh intervenisse con la chiusura di 18 aziende “a rischio”.
Pavel Sulyandziga, presidente del Gruppo di Lavoro ha ricordato come, diverse delle aziende direttamente coinvolte in queste gravissime violazioni siano state “cerficate” da iniziative di “audit sociale”, ma non sono state in grado, evidentemente, di individuare i gravissimi rischi e di favorire la prevenzione degli incidenti.
Dopo che diverse testate di stampa hanno riportato che marchi italiani come Benetton, Itd Srl, o la Pellegrini Aec Srl e la De Blasio Spa erano tra i clienti delle fabbriche crollate, un’altra ditta, la Essenza Spa, che produce il marchio Yes-Zee, ha confermato di essersi rifornita al Rana Plaza.
Il 9 maggio Benetton ha ammesso di essersi in passato rifornito dalla New Wave, che si trovava proprio nel Rana Plaza, e che ultimamente si era affidato ad un altro fornitore che a sua volta acquistava al Rana Plaza.
Del resto, documenti ottenuti dall’inglese IBTimes mostrano, senza possibilità di equivoco, che il 23 marzo 2013, a solo un mese dalla tragedia, nel Rana Plaza si producevano vestiti per Benetton.
La sezione italiana della campagna internazionale Abiti Puliti ha chiesto all’amministratore delegato di Benetton una chiara assunzione di responsabilità e gli ha indirizzato una lettera di richieste, sollecitandolo anche a confrontarsi con i sindacati locali.
Una nota, quella di Benetton Group, che non spiega quest’ordine del 29 settembre scorso, in possesso a Clean Clothes Campain e ritrovato anch’esso tra le macerie del Rana Plaza: un secondo indizio, 30.000 articoli commissionati, una seconda “presunzione semplice”, che potete consultare anche di seguito, rimpinguante la tragica tesi di schiavi intenti a cucire maglieria italiana, prima dell’abisso, dell’orrore.

Conch Republic


Dossier Micronazioni Parte XII.
La Repubblica dei Conch è una micronazione dichiarata come secessione della città di Key West, in Florida, Stati Uniti, il ​​23 aprile 1982 (celebrato come il giorno dell’Indipendenza). Da allora è mantenuta come richiamo turistico per la città. Comprende tutte le isole Keys, i territori della Monroe County a nord del Saloon Skeeter Last Chance di Florida City, i territori della Dade County, con Key West come capitale.

Bandiera della Repubblica dei Conch

Bandiera della Repubblica dei Conch


Storia.
Nel 1982 la US Border Patrol creò un posto di blocco che infastidisce molto i residenti e rallentò le attività turistiche della zona. Il Consiglio della città di Key West tentò di ottenere un’ingiunzione contro il posto di blocco, ma questa venne respinta in tribunale. Così il Consiglio e il sindaco Dennis Wardlow dichiararono l’indipendenza di Key West. Secondo il Consiglio, dato che il governo federale aveva istituito l’equivalente di una stazione di confine, era come se fosse stato considerato un territorio straniero. La nazione prese il nome di Repubblica dei Conch, in quanto i cittadini erano spesso chiamati Conch.
Nell’ambito della protesta, il sindaco Wardlow fu proclamato primo ministro della Repubblica, che immediatamente dichiarò guerra agli Stati Uniti.
La guerra avvenne in modo simbolico rompendo un pezzo di pane cubano raffermo in testa a un uomo vestito in uniforme navale, che si arrese dopo un minuto, ponendo fine alla guerra.
I funzionari della Conch Republic sono stati invitati al Vertice delle Americhe di Miami nel 1994.
La secessione hanno provocato una grande pubblicità e i posti di blocco e la stazione di controllo sono stati rimossi.
Il 20 settembre 1995, è stato riferito che il Battaglione 478 dell’Army Reserve degli Stati Uniti condusse un’esercitazione simulando l’invasione di un’isola straniera.
Wardlow e le forze che appoggiavano la secessione del 1982 mobilitò l’isola per una guerra su vasta scala (con cannoni d’acqua di cottura e pane raffermo cubano), e protestò contro il Dipartimento della Difesa Usa per aver organizzazione questa esercitazione senza consultare la città di Key West. I capi del Battaglione 478 hanno emesso un comunicato di scuse il giorno dopo, sostenendo che “in nessun modo l’azione era diretta a contestare o mettere in dubbio la sovranità della Repubblica dei Conch”.
Durante la chiusura del parco nazionale di Dry Tortugas decisa dal governo federale del 1995 e del 1996, per protesta la Repubblica dei Conch ha inviato una flottiglia civile con imbarcazioni dei vigili del fuoco a Fort Jefferson, per ottenere la riapertura del parco alle visite turistiche. Quando i funzionari hanno tentato di entrare nel forte, sono stati denunciati.
Il 13 gennaio 2006, Peter Anderson (denunciato nelle vicende di Dry Tortugas del 1995-1996) si propose di annettere l’arco abbandonato di Seven Mile Bridge, che era stato sostituito da un altro arco nel 1982. Questa annessione era mossa dalla protesta nei confronti del governo federale, che il precedente 4 gennaio aveva ricacciato 15 rifugiati cubani che avevano raggiunto l’arco.
La Conch Republic emette passaporti. Poco dopo l’11 settembre 2001 gli investigatori dell’FBI hanno ipotizzato che il capo dei dirottatori Mohammed Atta avesse acquistato un passaporto della Conch Republic dal sito web.
La Repubblica Conch mantiene attivamente un esercito, una marina, e una forza aeronautica il cui principale compito è quello di contribuire a rimettere in scena la Grande Battaglia del 1982 e la riconquista di Fort Jefferson.
Repubblica dei Conch

Repubblica dei Conch


Rileggi dappa Parte I.
Vai alla Parte XIII.

Chi sono gli Illuminati di cui parla Adam Kadmon?


L’Ordine degli Illuminati è il nome di una società segreta bavarese del secolo XVIII.
Il nome è però stato associato a numerose società segrete di matrice occulta, in particolare in relazione al complotto del Nuovo Ordine Mondiale (leggi nostro articolo), il cui acronimo è NWO (New World Order).
Gli Illuminati di Baviera, in realtà, società nata a Ingolstadt, Germania, nel 1776, era un movimento a base etica-religiosa che si proponeva l’utopistico pbiettivo di migliorare l’umanità grazie a una religione naturale e all’istituzione di un ordinamento sociale basato sui diritti dell’uomo.
Ma, nel 1779, un fantasioso ecclesiastico, Augustin de Barruel, pubblicò un’opera in 5 volumi che attribuiva agli Illuminati la responsabilità diabolica della Rivoluzione Francese, ma anche tutti i complotti contro il potere e la Chiesa a partire dal manicheismo del III secolo. Quindi, in teoria, chi attribuisce agli Illuminati tali responsabilità fa parte del potere conservatore e non il contrario.
La cattiva fama degli illuminati peggiorò nel 1924 con l’uscita di Secret and Subversive Movements di Nesta Webster, che attribuiva al movimento la responsabilità della Rivoluzione Americana contro gli inglesi e di certo “comunismo” perché l’associazione fu fondata il 1° maggio 1776 (ma sapiamo tutti che la ricorrenza è della manifestazione di operai finita tragicamente a Chicago nel 1886).
Recentemente l’Ordine degli Illuminati appare anche nella Trilogia degli Illuminati di Robert Anton Wilson e Robert Shea, The Illuminatus!, che comprende The Eye in the Pyramid, The Golden Apple, e Leviathan pubblicata negli Stati Uniti dal 1975 al 1977 (in Italia sono L’occhio nella Piramide, La mela d’oro e Il leviatano, pubblicati da Shake edizioni undeground).
La trilogia è una serie di riferimento per il movimento discordiano. Il Discordianesimo è una religione satirica e parodistica incentrata sul culto di Eris, dea greca del caos nota ai latini come Discordia e fondata nel 1957 da Greg Hill. La religione parte dall’idea che il caos sia tutto ciò che esiste, e che sia il disordine che l’ordine siano illusioni imposte su di esso.
Dalla trilogia fu ricavato un gioco di ruolo di carte chiamato Illuminatus: New World Order di Steve Jackson, dove si associava esplicitamente gli Illuminati al NWO. Nel gioco i partecipanti assumono il ruolo di potentissime società segrete che devono raggiungere la dominazione del mondo.
Nel 1991 l’ufficio di Jackson viene esaminato dai servizi segreti su ordine dal presidente George Bush e il computer sequestrato.
Infatti, analizzando alcune carte del gioco sembra siano presenti dei dettagli che fanno pensare a eventi che poi si sono verificati successivamente. Nella carta Terrorist Nuke si vede un’esplosione su un palazzo che sembrerebbe molto simile al primo schianto avvenuto l’11 Settembre 2001.
Altra carta che riconduce all’11 Settembre 2011 è quella che raffigura il Pentagono in fiamme.
La carta Oil Spill raffigura un uccello agonizzante in una chiazza di petrolio che dovrebbe essere una profezia al disastro ecologico della piattaforma petrolifera della BP Petroleum nel golfo del Messico
La carta International Weather Organization sembrerebbe descrivere le teorie del controllo mediante HAARP e le scie chimiche.
Francamente è un po’ imbarazzante il fatto che le teorie di Adam Kadmon siano state ispirate da un gioco di carte che rappresenta catastrofi mondiali. Ma speriamo che questo fenomeno mediatico servi a incuriosire il pubblico e a spingerlo a informarsi di più sul NWO, la NATO, l’ONU, l’FMI, il WTO, la Banca Mondiale, l’Unione Europea e a trarne le personali conclusioni.
In ogni caso, vi segnalo che è appena uscito in Italia un libro fortemente ispirato alla Trilogia degli Illuminati di Wilson e Shea: Trans-Human Express di Lukha B. Kremo (che lavorava alla Shake edizioni durante la pubblicazione della Trilogia).

Il primo volume della Trilogia degli Illuminati

Il primo volume della Trilogia degli Illuminati<a href="” title=”Trans-Human Express”>


Trans-Human Express

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Booktrailer di Trans-Human Express:

Che cos’è il Nuovo Ordine Mondiale (NWO)?


Secondo il complotto del Nuovo Ordine Mondiale, il cui acronimo è NWO (New World Order), un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si starebbe adoperando per prendere il controllo di ogni organizzazione statale del mondo.
Una delle menzioni iniziali del NWO sarebbe contenuta nella dichiarazione del 1975 del Presidente statunitense Gerald Ford: “Dobbiamo unirci per costruire un nuovo ordine mondiale […] Al meschino concetto di sovranità nazionale non dev’essere permesso di distoglierci da quest’obiettivo”. Il testo è in realtà un rimando all’importanza della sovranazionalità nelle decisioni politiche internazionali, e non è legato alla presunta organizzazione oggetto della teoria cospirativa.
In questa teoria vengono richiamati a far parte del presunto complotto, gli Illuminati (leggi nostro articolo), il Quarto Reich, l’ONU, gli Stati Uniti, la comunità ebraica e la nuova massoneria.
Anche note organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), il WTO (World Trade Organization), l’Unione Europea e la NATO sono spesso elencate come sotto-organizzazioni per lo sviluppo del Nuovo Ordine Mondiale. Infine, la maggior parte delle famiglie potenti e influenti, quali i Rothschild, i Rockfeller, la JP Morgan, la famiglia Du Pont, la famiglia Bush, il casato Windsor, così come i monarchi europei e il Vaticano, sono secondo alcuni complottisti membri del NWO.
Lo stesso attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 farebbe parte del disegno del NWO e sarebbe stato organizzato a tavolino da questi signori.
In quest’ottica non è difficile creare un vero e proprio “calderone” di teorie e sottoteorie, a volte discordanti, tra le quali citiamo, a grandi linee:
1) Gli anarco-insurrezionalisti, gli ecologi radicali e i neo-Luddisti, a volte sostengono che c’è o può esistere un’esplicita organizzazione cospirativa.
2) Le ideologie cristiano-evangeliche fondamentaliste includono un elemento religioso preminente nella cospirazione, basato sugli antichi testi evangelici e biblici: l’anti-Cristo.
3) Altri sostengono una Teoria del Controllo, riguardante il controllo della mente e della società anche mediante la dispersione degli agenti chimici nell’atmosfera via aerea (scie chimiche o anomale), esperimenti sul controllo delle meteorologia e dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche, esperimenti riguardanti il controllo della mente e la sua conseguente manipolazione da parte della CIA (MK-ULTRA), influenza di extraterrestri, l’Area 51, la Base Dulce, fino a includere la storia antica dell’uomo, in cui si troverebbero tracce di queste attività umane o extraterrestri.
4) Un’ulteriore teoria è chiamata “Signoraggio” e prevede l’abolizione del denaro contante il quale, secondo i sostenitori, andrebbe gradualmente sostituito da quello elettronico utilizzabile sotto forma di carte magnetiche o microchip a bassa frequenza impiantati sottopelle. Secondo i sostenitori di questa teoria, una volta preso saldamente il potere, il NWO potrebbe controllare ogni singolo essere umano sia negli spostamenti che nelle transazioni di denaro, ricattando all’occorrenza chiunque possa agire contro gli interessi della nuova dirigenza planetaria.
Purtroppo la concomitanza (e la concorrenza) di teorie potrebbe screditare quello che c’è di vero in alcune di esse e infatti molti complottisti sono convinti che i fautori del NWO lavorino per creare teorie del complotto sempre nuove e fantasiose proprio per screditarle tutte. Il complottismo del complottista.
Giunti a questa deriva, paradossalmente il Nuovo Ordine Mondiale pare più un Vecchio Caos Globale.
Per rendere costruttivo il ragionamento bisogna innanzitutto fare delle distinzioni:
1) Separare il NWO dall’ufologia.
2) Distinguere il NWO dagli Illuminati.
3) Concepire il NWO non come potere effettivo, ma come volontà di una parte del mondo, in questo caso dei cosiddetti “poteri forti”, ovvero qualsiasi persona, istituzione, o famiglia che ha dei reali ed effettivi poteri sulla società o parte di essa.
Infatti, come insegna la Storia, non è mai stato possibile racchiudere l’interno controllo mondiale in una persona, un impero o un’istituzione. Anche l’Impero Romano, quello Cinese o il Papato hanno avuto un potere forte, ma mai assoluto, e sempre contrastato da altri poteri concorrenti o dal “popolo” stesso.
Oggi la coscienza dei cittadini è molto più consapevole e informata del passato, e per questo l’opinione pubblica stessa è considerata (anche dai poteri forti), un elemento di forte influenza (e la stessa esistenza del complottismo ne è un’evidenza).
Concepire un potere unico come il NWO è assurdo perché ce lo insegna la Storia: regimi con tendenze “assolutistiche” ci sono e ci sono stati, ma più erano forti e assolutistici e con maggiore forza sono stati combattuti. Elenco i casi più eclatanti, ma la lista potrebbe non finire più: il Papato (contrastato dalla Riforma), il Nazismo (combattuto dagli Alleati), il Comunismo e l’Imperialismo statunitense (che si sono opposti tra di loro in una grande Guerra Fredda).
Se da un lato, però, non dobbiamo credere all’esistenza di un “mostro” che controlla il mondo, non possiamo negare gli effetti che hanno “i suoi tentacoli”. La volontà di raggiungere un NWO, o un potere che sia forte nel mondo, esiste ed è sotto gli occhi di tutti: esistono istituzioni non elette democraticamente (come i già citati FMI, WTO e la Banca Mondiale e le relative lobbies) che hanno un’innegabile ed evidente influenza nel mondo.
Si può quindi concludere parlando di “influenze di potere” esercitate dai soggetti sopra elencati, dalle istituzioni, dalle grandi famiglie, dai dirigenti di multinazionali del petrolio, della farmacologia e dell’informatica, fino al Vaticano, che hanno reali influenze sulle decisioni mondiali.
Questo fenomeno, che è stato esercitato dall’antichità fino a oggi e si trasforma e si adegua (a volte “travestendosi”) a seconda dell’epoca che sta vivendo, ha poco da nascondere e molto da mostrare, e si traduce in una semplice parola: “Potere”.
Noi abbiamo due possibilità: far sentire la nostra voce (la famosa “opinione pubblica”), e fare leva su una caratteristica del potere, che è quella dell’esclusività: ogni potere tende a escludere e annichilire altri pretendenti al potere, e si creano così condizioni di equilibrio tra poteri forti che riescono a ridurre la loro influenza globale. Così è stato durante la Guerra Fredda, con il Comunismo che faceva da contraltare all’Imperialismo capitalistico. Oggi va un po’ peggio, perché c’è un potere meschino che contrasta la Civiltà del Capitale: il fondamentalismo religioso.
Cominciamo a ragionare in questi termini prima di descrivere alieni che insegnano agli egiziani a costruire astronavi a forma di piramide o Bush che schiaccia il pulsante l’11 settembre.

Buon anniversario, umani


La morte di Osama Bin Laden non ha ucciso al Qaeda.
In occasione del primo anniversario del blitz che portò alla sua uccisione ad Abbottabad (2 maggio), fioccano i primi attentati in Africa e gli allarmi USA per possibili attentati negli Stati Uniti.
Venti morti oggi durante gli attacchi nella zona universitaria di Kano, la citta’ nel nord della Nigeria teatro nelle ultime settimane di numerosi attentati (e numerosi morti) della setta islamica Boko Haram.
Non si tratta propriamente di Al Qaeda, ma di un’organizzazione terroristica che ha fatto proprie le stesse idee ed è attualmente attivissima.
Boko Haram è sottovalutata dai media di massa, come lo era al Qaeda fino all’11 settembre 2001. La situazione potrebbe rimanere invariata finché (sperando vivamente il contrario) questa organizzazione criminale non riesca nell’impresa di un nuovo 11 settembre. Ma allora sarà troppo tardi.
E i governi occidentali ne saranno corresponsabili, come è successo 11 anni fa negli Stati Uniti.
Perché non c’è modo migliore per avallare le strane teorie complottiste di sottovalutare la situazione attuale in Nigeria.
Per ora, un ennesimo esempio di alta etica da parte degli umani (che chiamare Uomo è troppo): morte, intolleranza e violenza.

Titanic: la fine di un’epoca e l’inizio della fine


Titanic: l'inizio della fine

Titanic: l'inizio della fine


Oggi (per l’esattezza la prossima notte), sono trascorsi 100 anni dalla tragedia più celebre della storia: l’affondamento del Titanic, celebrato da migliaia di libri e almeno 7 film.
Ma la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 non avvenne soltanto un tragico incidente, ma il fatto fu l’emblema della fine di un periodo storico: il positivismo ottocentesco. L’infrangersi dell’inaffondabile transatlantico segnò il fallimento del sogno positivista. Per la prima volta, in modo plateale e clamoroso, una nuova tecnologia considerata infallibile falliva al primo varo.
Dagli anni ’30 dell’Ottocento, infatti, si erano diffuse idee e teorie di grande fiducia nei confronti della scienza e della tecnologia, sostenendo che insieme potessero risolvere tutti i problemi dell’uomo, fino a includere anche il superamento della morte.
Questo ottimismo si era rafforzato grazie al forte sviluppo della medicina, della chimica e delle altre scienze inserite in un quadro geopolitico di sostanziale stabilità: l’Europa disegnata da Metternich al Congresso di Vienna del 1814 aveva resistito e vi era appena stato il più lungo periodo di pace conosciuto allora, noto come “la belle époque”.
Tale eccesso di ottimismo fu sconfessato per la prima volta dal Titanic nel 1912, e “La bella epoca” tramontò definitivamente nel 1914 con la Grande Guerra, seguita dalla Rivoluzione russa, dalle dittature nazifasciste, dall’altro grande disastro del dirigibile Hindenburg nel 1937 e dalla Seconda Guerra Mondiale dal 1939.
La fiducia nella scienza e nel progresso civile naufragò insieme con il Titanic, e per sempre, se consideriamo che nel 1945 s’inaugurò la fase della Guerra Fredda, con i suoi tremendi spauracchi nucleari, fino alla caduta del muro di Berlino e del regime sovietico (1989 e 1992), prontamente rimpiazzata dal Terrorismo internazionale dell’11 settembre 2001, che caratterizza ancora oggi lo scenario mondiale.

11 settembre? No, strage di africani


In Nigeria Boko Haram, la formazione terroristica di stampo integralista islamico (ne abbiamo già parlato a giugno, novembree dicembre), fa altri 17 morti cristiani, in un attentato a Mubi, nel nord del Paese. I media per ora sottovalutano, finché questa formazione non avrà i soldi sufficienti per colpire il cuore dell’Europa, magari l’Italia e il Vaticano. Noi vi abbiamo avvisati. Ma a voi, sotto sotto, non frega un cazzo.
In Siria altri 25 morti a Damasco, vicino a una scuola (i bambini sono più facili da uccidere), qui i media sono più attenti: hanno compreso la posizione strategica della Siria e come potrebbe modificare i rapporti dell’area e magari far scoppiare una guerra che coinvolga anche l’Iran. Ma, voi, abituati a guerre al di là del’Adriatico e a soldati italiani che muoiono in guerra ogni mese, non vi spaventa niente.
Ma l’oscar alla migliore strage di questo periodo a cavallo tra 2011 e 2012 va al Sud del Sudan. In una decina di giorni ci sono 3141 morti, di cui 2182 donne e bambini nella nuova nazione da poco riconosciuta dall’Onu e da noi, Il Sud Sudan. Insomma, UN 11 SETTEMBRE QUASI TOTALMENTE IGNORATO DAI MEDIA DELL’INFORMAZIONE.
Circa seimila luo nuer, uno dei gruppi etnici dediti alla pastorizia, hanno raggiunto e attaccato diversi villaggi della contea di Pibor, terra della popolazione murle, una delle decine che compongono il complesso mosaico etnico della nuova repubblica del Sud Sudan, nata il 9 luglio scorso.
Inutile dire come ancora una volta le decisioni “astratte” dell’ONU siano ignorate dalle popolazione autoctone.
Ma, naturalmente, che cazzo ve ne frega a voi (europei) che state soppesando quanto le tasse vi faranno cambiare le vostre sacre abitudini quotidiane, voi (occidentali) che siete sconvolti per le vostre azioni in Borsa, a voi (italiani) che state pensando a calcolare l’IMU e ogni volta che accendete la Tv ascoltate la santa recita del “mantra dello Spread”? (Ossessione mediatico-economica, folle psicosi finanziaria odierna degna di un manicomio grande come una città)
Be’, che male c’è, direbbe qualcuno, Forse che gli Antichi Romani potevano occuparsi della caduta della civiltà Maya?
Il male è questo: se non ve ne siete accorti viviamo in una società cosiddetta globale, avete internet e potete chattare con un cinese, twittare con l’Egitto o leggere un blog della Libia. Le stragi che avvengono a migliaia di chilometri, grazie alla società globalizzata che in parte sicuramente vi piace, avvengono sotto casa vostra.
Solo che se i media vi chiudono la finestra, come fate a vedere i corpi maciullati che a voi piacciono morbosamente tanto?

Quanti sono i morti dell’11 settembre?


10 anni dopo gli attentati dell’11 settembre siamo nuovamente assaliti dalle tragiche immagini cicliche e dalle banalità. Lukha Kremo Baroncinij ci tiene a precisare che NON SI RICORDA DOVE ERA QUEL GIORNO e che l’ha saputo la sera, dopo che la tragedia era ormai finita da ore.
Detto questo, facciamo una preghiera per tutti i morti che seguono:

Vittime degli attentati dell’11 settembre: 2983 + 19 attentatori: 3002

Vittime della Guerra in Afghanistan: 2001-2011

Soldati NATO, dell’esercito afghano e dell’Alleanza del Nord: 4400 circa
Combattenti talebani: stime da 8500 in su.
Vittime civili: stime da un minimo di 1000 fino a 5000 solo durante l’invasione del 2001.

Vittime della guerra in Irak: 2003-2007

Soldati della coalizione: 4588
Soldati iracheni: tra 7600 e 10800
Forze di sicurezza del nuovo governo iracheno (soldati e poliziotti): 6786
Civili non iracheni e (compresi giornalisti): poco più di 1000
Civili iracheni: questo dato è molto difficile da calcolare, anche se potrebbe facilmente essere sopra i 100000, vi è la certezza di almeno 63000 morti.

Giusto per chiarire le proporzioni.
Oppure credete che i morti abbiano un peso, che i morti iracheni contino di meno o magari che la spettacolarità dell’evento dia maggiore dignità ai morti?