I patti tra Armenia e Azerbaigian


L’ostilità tra Azerbaigian e Armenia, iniziata alla fine di settembre nella regione contesa del Nagorno e costata migliaia di morti, è cessata la scorsa settimana nell’ambito di un accordo mediato dalla Russia che vede Mosca schierare forze di pace nella regione e richiede che l’Armenia ceda circa il 15-20% del territorio del Nagorno-Karabakh conquistato dall’Azerbaigian, inclusa la storica città di Shusha.

Nagorno-Karabakh: tra Armenia e Azerbaigian vince la Russia


Armenia e Azerbaigian hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh. Ad appoggiare l’accordo il presidente russo Vladimir Putin. Una “intesa dolorosa”, dichiara il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, ma dettata dalla volontà di porre fine ai combattimenti. Poco dopo l’annuncio una folla inferocita invade la sede del Governo e il Parlamento a Erevan vandalizzando gli uffici. Qualche ora dopo, la polizia ha poi ripreso il controllo della situazione.

Guerra Armenia-Azerbaijan: oltre 200 morti, chiesta l’indipendenza


Oltre 200 le vittime anche vicili degli attacchi missilistici di entrambe le fazioni. Il presidente azero Ilham Aliyev ha affermato che la Turchia dovrebbe essere più attivamente coinvolta nel processo di pace nel Nagorno-Karabakh. Dal canto suo il territorio ha chiederà agli organismi internazionali l’Indipendenza per pacificare la zona.

Scontri aerei tra Azerbaijan Armenia: almeno 23 morti


Escalation di violenza nel Caucaso tra le forze azere e quelle dei separatisti della regione Nagorno-Karabakh: Armenia e Azerbaigian sull’orlo della guerra. L’Armenia accusa l’Azerbaigian di avere lanciato attacchi aerei e con artiglieria nell’ambito di una “aggressione pre-pianificata” e sostiene di avere abbattuto elicotteri e distrutto tank. L’Azerbaigian, dal canto suo, sostiene di avere subito un bombardamento e che la sua sia stata una controffensiva, negando la distruzione di suoi carri armati. Sia il presidente azero, Ilham Aliyev, sia il premier armeno, Nikol Pashinyan, hanno ordinato l’imposizione della legge marziale.

La rivista “Robot”


Enciclopedia della Fantascienza in Italia. Parte 39 (vedi tutti gli articoli)

1976 Robot n° 1

Nell’aprile del 1976 esce nelle edicole la rivista “Robot“, pubblicata dalla casa editrice Armenia e diretta da Vittorio Curtoni che gli dà subito un taglio narrativo e critico di alto valore. Curtoni arrivava del’epserienza di Galassia, mise insieme un team in grado di portare avanti una vera e propria rivista, con articoli rubriche, recensioni e validi racconti: citiamo Giuseppe Lippi, Giovanni Mongini, Piergiorgio Nicolazzini, Giuseppe Caimmi, Franco Fossati e Peter Weston. Le splendide copertine erano di Giuseppe Festino. La rivista procede mensilmente per 27 uscite fino al numero doppio 28/29, per poi trasformarsi, dal n° 30 del settembre 1978, in una serie di antologie di racconti curate da Giuseppe Lippi (ma paradossalmente in copertina compare la dicitura “Robot, la rivista di fantascienza”, probabilmente per sottolineare la propria continuità), fino alla chiusura con il n° 40 di luglio/agosto del 1979.
Parallelamente vengono pubblicate 9 uscite di “Robot Speciale“, antologie curate da Curtoni e, dal 1978, una collana di volumi da libreria con copertina rigida e sovraccoperta, “I Libri di Robot“, per 13 uscite, entrambe illustrate da Festino. Dal 1977 i numeri vengono raccolti a due a due nella “Raccolta Robot” per 19 volumetti (i primi 11 con la stessa testata della rivista, gli altri 8 con la grafica di testata diversa) fino al 1980.
Dopo ben 23 anni (nel febbraio 2003) la rivista viene riaperta e pubblicata grazie a Silvio Sosio e Franco Forte, dapprima con la Solid (n° 41) e poi con la Delos Book (dal n° 42 in poi), e a dirigerlo viene richiamato Vittorio Curtoni, che lo cura (compatibilmente con la sua malattia) fino al n° 64 del novembre 2011, uscito poco dopo la sua morte. Il posto di direttore è preso da Silvio Sosio e le uscite sono arrivate al n° 88 alla fine del 2019. L’illustrazion del 41 è di Giuseppe Festino e richiama quella del primo numero del 1976, successivamente gli illustratori cambieranno.

1976 Robot Speciale n° 1

1978 I Libri di Robot n° 1

1977 Raccolta Robot n° 1

1979 Raccolta Robot n° 12

2003 Robot n° 41

Venti di guerra fra Armenia e Azerbaigian: decine di morti


Per non farci mancare niente, escalation militare nel Nagorno-Karabakh. Armenia e Azerbaigian si accusano a vicenda di aver riacceso il conflitto nella zona e riferiscono di aspri combattimenti nella notte con diversi morti. Negli scontri di oggi sono morti 18 soldati armeni e altri 35 sono rimasti feriti, ha detto il presidente armeno Serzh Sargsyan.

Il papa nei guai: i genocidi da parte dei turchi non esistono per definizione


Le parole di Papa Francesco sul genocidio degli armeni diventano motivo di uno scontro diplomatico tra lo Stato della Città del Vaticano e la Turchia. “Quel massacro fu il primo genocidio del Novecento” ha detto Jorge Mario Bergoglio alla messa per il centenario dell’uccisione e deportazione in Armenia di centinaia di migliaia di persone tra il 1915 e il 1916. Un messaggio che non è piaciuto ad Ankara. Prima l’ambasciatore del Vaticano è stato convocato dal ministero degli Esteri turco: al nunzio apostolico Antonio Lucibello è stato espresso il “disappunto” per le dichiarazioni del pontefice e Ankara si è detta “dispiaciuta e delusa”. Poche ore dopo la Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede. In una nota il ministero degli Esteri scrive che il popolo turco non riconosce la dichiarazione del Pontefice, “che è discutibile sotto tutti i punti di vista, che è basata sul pregiudizio, che distorce la storia e che riconduce il dolore sofferto in Anatolia nelle particolari circostanze della Prima Guerra Mondiale ai membri di una sola religione”.
In Turchia, l’utilizzo del termine genocidio è punito con il carcere in base all’articolo 301 del codice penale, che prevede il reato di “vilipendio dell’identità turca”: per questo sono stati perseguiti lo scrittore Nobel per la letteratura Orhan Pamuk e il giornalista di origine armena Hrant Dink, che venne ucciso da un ultranazionalista nel gennaio del 2007.