Malala Yousafzai bacchetta Aung San Suu Kyi per le violenze sui Rohingya


Tensione tra i due premi Nobel per la pace: la giovane pakistana Malala Yousafzai esorta la leader birmana Aung San Suu Kyi a prendere posizione e a esprimersi contro il trattamento nei confronti dei musulmani Rohingya in Myanmar. Non è l’unico attacco che San Suu Kyi ha ricevuto in questi giorni per un silenzio che suona come un avvallamento delle violenze contro i Rhoingya. Già era circolato un appello da parte di altri vincitori del Nobel per la pace. E il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson.

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Aung San Suu Kyi

Nobel alla Aung: in Birmania è caos


Assegnato il Premio Nobel per la Pace a Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana, di cui avevamo già parlato agli inizi di aprile. Mentre continua il suo tour europeo, primo viaggio all’estero dopo 24 anni di isolamento, in Myanmar (la nuova Birmania) esplodono le violenze etniche e religiose: sono 71 le vittime che si registrano nell’ultima settimana nello Stato di Rakhine, nella zona occidentale del paese, e che vede contrapporsi fedeli musulmani e buddisti.
Pare che il riconoscimento del Nobel e la considerazione dei paesi occidentali della Aung al pari di un capo di Stato, renda debole il governo comunista del Myanmar agli occhi dei cittadini, e come conseguenza si riaprono le divergenze religiose ed etniche, come successe in India all’inizio dell’indipendenza.
Come al solito gli uomini (religiosi e non) hanno bisogno di dittature per non ammazzarsi tra di loro.
Complimenti a musulmani e buddisti.

La Birmania sta rinascendo?


In Myanmar (nome moderno della secolare Birmania, appioppato dal regime comunista negli anni ’90), è stata eletta Aung San Suu Kyi, leader del Partito Democratico e Premio Nobel per la Pace nel 1991. La donna aveva già ottenuto la maggioranza nel Parlamento nel 1990 e per questo era stata arrestata dall’esercito (che spalleggiava la dittatura del governo) e reclusa fino al 1995 e nuovamente dal 2000 al 2002 e dal 2003 al 2010, per un totale di 13 anni di carcere.
Dopo una serie di elezioni-farsa, con le elezioni del 2 aprile del 2012 San Suu Kyi ottiene un seggio al Parlamento.
La donna ha definito “l’avvento di una nuova era” la sua elezione in Parlamento e il trionfo della Lega nazionale per la democrazia. La leader dell’opposizione birmana ha tenuto un discorso nel quartier generale del partito, di fronte ai sostenitori che hanno festeggiato per tutta la notte i risultati elettorali.