Il Portogallo accetta l’inevitabile: la politica dell’austerity


Elezioni in Portogallo: l’occasione giuta per fare i conti con il governo di Pedro Passos Coelho, il governo di centrodestra dei tagli, delle privatizzazioni e dell’aumento delle tasse forse il più deciso che in tutto il resto d’Europa. Una politica di austerità che perfino la Corte Costituzionale portoghese aveva cercato di rovesciare. Eppure alle elezioni di domenica scorsa la destra ha riconquistato il Paese, perdendo poco, cioè senza maggioranza assoluta.
Come la Grecia, anche il Paese mediterraneo che ha cercato più di altri di seguire la strada “suggerita” dall’Europa sembra accettare di sacrificarsi per stare dentro. Forse soltanto i nostri potsteri potranno capire se questo è il momento cruciale per l’Europa e se queste decisioni, che sembrano piuttosto inevitabili, siano positive o no.

In Belgio esplode la rabbia per l’Austerity


Almeno 100.000 persone hanno sfilato per la capitale Bruxelles (circa l’1% della popolazione del regno), la protesta prende di mira le misure annunciate dal nuovo governo conservatore liberale del primo ministro Charles Michel: dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, al congelamento degli adeguamenti salariali all’inflazione, ai tagli a scuola, ricerca e servizi.

In Spagna manifestazioni, in Siria morte


Per la terza volta in una settimana migliaia di manifestanti sono tornati in strada a Madrid per protestare contro le misure di austerity varate dal governo del premier conservatore Mariano Rajoy.
In Siria l’esercito siriano ha lanciato oggi un’offensiva contro alcuni quartieri ribelli nel nord di Damasco, in particolare Barze, Jobar e Qabun.
Sia la primavera araba che gli indignados sembrano essersi trasformati in “autunno caldo”.