Ucraina: il comico è Presidente


Vladimir Zelens’ky ha prestato giuramento in Parlamento, la Rada, ed è ufficialmente diventato il nuovo presidente ucraino. Non è il primo esempio di attori che diventano Presidenti (Ronald Reagan), nemmeno di comici che diventano leader del primo partito (Beppe Grillo), ma qui abbiamo un attore comico che ha interpretato ciò che sarebbe poi diventato.

Infatti, Zelens’kyj nel 2015 ha interpretato il ruolo di Presidente ucraino nella serie televisiva “Sluha Narodu” (“Servitore del popolo”), un capo di Stato onesto capace di superare in astuzia antagonisti e detrattori. Sulla scia del successo di tale programma, nel marzo 2018 fu creato un partito politico omonimo da parte dello staff di Kvartal 95, produttrice della serie. Il Partito ha raggiunto il ballottaggio nelle elezioni nel 2019, vincendolo.

Molti semiologi (e artisti) già dagli anni ’40 hanno parlato della potenza dei media di massa e del loro valore propagandistico e numerosi sono gli esempi (oltre ai già citati, Silvio Berlusconi). A prescindere dal merito di chi si candida avendo una visibilità di massa enorme per motivi non politici, questo fattore non può assolutamente essere messo in secondo piano ed è una delle minacce principali all’essenza delle democrazia. In Italia, nonostante Berlusconi sia sceso in campo politico nel 1994 (25 anni fa) non c’è ancora una legge sul conflitto di interessi soprattutto riguardante i media di massa, e così in molti altri Paesi. Matteo Salvini sta utilizzando la rete e l’effetto “virale” di immagini e video che lo riguardano che influenzano (ci sono dati statistici) la volontà di voto alle urne.

La decisione politica dei cittadini non è più basata solo sul presunto merito politico e sulle idee del candidato, ma sulla frequenza della sua apparizione agli occhi dell’elettore. L’elevata frequenza dell’immagine del candidato, anche se in alcuni casi può indurre a non votarlo, è statisticamente provato che induce a sceglierlo in un numero enormemente più alto di casi. E così la scelta politica diventa scelta estetica (nella sua più ampia accezione che non riguarda solo la “bellezza”, ma l’onnipresenza dell’immagine).

Mayexit e gli scricchiolii del populismo nazionalista e radical chic


Nel Regno Unito il governo May mostra tutta la fragilità uscita dalle elezioni. Per l’ex ministro delle Finanze George Osborne la premier si trova nel corridoio della morte. Metà dei britannici chiede le sue dimissioni, un quarto vede con favore Boris Johnson primo ministro.

La Francia conferma una forte spinta al nuovo presidente Emmanuel Macron. Il suo  partito “En Marche!” esce nettamente e clamorosamente in testa alle legislative.

In Italia crollo del M5S sembra mostrare che il partito di Beppe Grillo oggi è un movimento di protesta verticistico, incapace di produrre una classe dirigente locale e di raccogliere consenso sul territorio. È una creatura effimera, alimentata dalla sovraesposizione mediatica e dal compiaciuto appoggio che riceve da giornali ed editori.

Livorno: un nuovo 21 gennaio 1921?


Il presidente della neorepubblica di Torriglia, attualmente in esilio volontario a Livorno saluta la vittoria del Movimento 5 Stelle nel comune italiano dove nacque (il 21 gennaio 1921) il Partito Comunista Italiano (dalla scissione dal Partito Socialista) e dove il PCI (Poi PDS, PD) ha sempre ottenuto i migliori risultati di tutta Italia (a volte a braccetto con il comune di Siena).
Questo fa capire l’enorme portata simbolica e non del fatto, minimizzata solo da chi continua nella propria costante cecità, quella di un partito sempre più distante dall’elettorato non attivo.
Per il M5S, quella di Livorno non è solo una vittoria ma una conquista, è la caduta di un simbolo, il superamento di una invalicabile linea Maginot, la caduta del baluardo del Comunismo. Perché la popolazione della città più rossa d’Italia ha dichiarato che il Pd non è l’erede di Berlinguer e della Questione Morale.
Questa è da ripetere: la popolazione della città più rossa d’Italia ha dichiarato che il Pd non è l’erede di Berlinguer e della Questione Morale.
Infatti, prima del ballottaggio la sinistra aveva dato indicazioni di voto al M5S e non al Pd.
Roberta Lombardi chiosa: “La vittoria a Livorno e a Civitavecchia dimostra che il M5S è l’unica alternativa alle larghe intese del magna magna”.
Tra i militanti del MoVimento si fa largo una prima interpretazione: la vittoria a Livorno è un passo di quella “rivoluzione culturale” annunciata durante i comizi per le ultime elezioni europee. Sul blog di Grillo Mark Rossi, da Gorizia, scrive: “Quasi settant’anni di dominio assoluto della sinistra sono stati cancellati con un colpo di matita. Quando i cambiamenti, poi, partono dal basso diventano inarrestabili”.
Infine, Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista rivendica: “A Livorno ha perso il centrosinistra, non la sinistra. Il Pd di Renzi non è certo la sinistra“.
Tutto le citazioni non sono state riportate per persuadere qualcuno (e per rimarcare la situazione “particolare” di Livorno), perché noi sappiamo cosa dice l’elettorato di sinistra, l’uomo della strada e cosa si sente dire del Pd e di Renzi almeno dalla seconda parte deglia nni 2000, da quando i DS e poi il Pd si è definitivamente staccato dall’elettorato, conservando soltanto rapporti con le sigle sindacali, anch’esse per nulla al passo con il nuovo mondo del lavoro, fatto non di contratti nazionali da rinnovare, ma di contratti atipici-carta straccia, sfruttamento, lavoro nero e precariato senza fine.
Noi lo diciamo fin dalla nostra fondazione (2004), loro (il PD-L) non l’hanno ancora capito.
Se nel 1921 Livorno fu città all’avanguardia nel creare una nuova ideologia (non stiamo qui a giudicare se fosse una cosa buona o se ebbe successo o meno, sono passati 100 anni, il Comunismo appartiene ormai al secolo scorso), credo che i livornesi anche in questo nuovo secolo non si siano fatti sfuggire l’occasione di essere tra i primi a voltare pagina (il primo posto, tra i comuni capoluoghi di provincia spetta a Parma, nel 2012): se non può vincere Rifondazione Comunista o una lista Tsipras: avanti moVimento, alla riscossa!

Il New Italian Epic è morto


Questo post è stato stimolato dal fatto ch Wu Ming 1 sia intervenuto in un commento precedente di questo stesso blog, ma non ha alcuna funzione critica o provacatoria, e tenete presente che è stato concepito almeno 1 mese e mezzo fa.
Ma partiamo dalle definizione, il New Italian Epic si definisce (con un memorandum uscito nel 2008) la letteratura italiana dalla caduta della Prima Repubblica (1992) in poi che risponda a certi requisiti, individuati a posteriori in certe opere, che sono: rifiuto del tono distaccato e “gelidamente ironico” predominante nel romanzo postmoderno, sperimentazione di punti di vista inusuali, attitudine pop (che è la radice popolare), storie alternative e ucronie e sperimentazione linguistica, oltre che ad aspetti “postproduttivi” di vario tipo, legati anche a internet.
Non siamo quindi in presenza di un “movimento”, ma di una “nebulosa”. Attitudine diversa, ma per certi aspetti parallela al gruppo dei Connettivisti che sono definiti in un “movimento” che però ha caratteristiche di open source (oltre naturalmente a peculiari caratteristiche stilistiche che qui non vogliamo indagare).
Non tutti hanno accolto il NIE come seria proposta letteraria, qualcuno ha parlato di “bufala”, Antonio Caronia non ne era completamente persuaso e attendeva lo sviluppo degli eventi, Tommaso Pincio ha espresso perplessità sull’espressione “oggetti narrativi non-identificati”, pur riconoscendo la centralità del nuovo romanzo italiano, ma altri autorevoli autori ne hanno parlato in senso positivo. Citiamo per esempio Valerio Evangelisti, che ha parlato di esito poetico massimalista, per cui la letteratura di tradizione popolare (feuilletton, noir, romanzo d’avventura, fantascienza) raggiunge un esito satirico sociale e politico, o Giuseppe Genna e Antonio Scurati, che parla di “confusività”. Interessante questo termine di Scurati, per cui la realtà e la finzione hanno i confini sempre più labili, la finzione stessa prevale sulla realtà, “il vero è un momento del falso” (Guy Debord). Partirei da questa riflessione di Scurati (vedi mio post su Kippleblog, L’inesperienza connettiva di Antonio Scurati), per riflettere su alcuni dibattiti post-memorandum del NIE, come “Il New Italian Epic è una baggianata. È solo autopropaganda” di Carla Benedetti, accettato da Wu Ming come ottimo strillo e seguito da un’analisi degli stratagemmi retorici utilizzati dai detrattori del NIE. Wu Ming ha intelligentemente risposto alle critiche mostrando come, se il NIE è da considerarsi un’autopropaganda, le detrazioni siano una contropropaganda.
Certo, riunire Roberto Saviano, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo sotto le definizioni di cui sopra sembrerebbe un artificio, ma in effetti le comunanze sono sottili, nascoste, sono connessioni sottese, istintive più che logiche, ma assolutamente presenti. Come le connessioni che i Connettivisti spiegano in ogni loro intervento. La nebulosa NIE è composta da autori che possono anche non conoscersi ma che sono accomunate da questi punti invisibili.
C’è però un elemento che è stato sottovalutato, la questione del legame con la propria storia, la storia d’Italia.
Il NIE affronta in modo “epico”, e quindi direi partigiano, non super partes, la società e la politica italiana, la Mafia, il Berlusconismo, il liberismo post-caduta del muro, e quindi la Seconda Repubblica.
Che è morta in queste settimane. A questo punto si potrebbe addirittura periodizzare il NIE (1992-2013). Grillo, il MoVimento 5 Stelle e la dissoluzione del PD aprono una nuova fase, una Terza Repubblica, di cui al momento non sappiamo molto.
Ma sappiamo che lo scontro è cambiato, ora non c’è più un socialismo in dissoluzione privo di nomenclature geopolitiche reali contro un liberalismo ultracapitalistico che ingenuamente credeva di aver conquistato il mondo. La crisi economica dal 2008 a oggi ha infranto i sogni ultraliberisti da un lato e ha isterilito la lotta di classe socialista dall’altro. Ora è tutto da riscrivere.
Ma quando dico che il NIE è morto non intendo che nessun altro romanzo possa ascriversi a questa nebulosa. Ma che i romanzi del NIE, se i Wu Ming vogliono continuare la serissima e autorevole farsa, devono riferirsi (anche in futuro) a questo periodo.
Questo per svuotare di significato la questione autopromozione/farsa e il dibattito che ne è conseguito, in quanto il fine che caratterizza una definizione è meramente tassonomico, quindi classificatorio.
Nessuna autopromozione (o forse in parte), nessuna farsa, ma solo una propsta per comprenderci meglio tra di noi e, in ultima analisi, per comunicare.

Wu Ming, Bifo e il dibattito a Sinistra sul Movimento 5 Stelle e il grillismo


Discorso ufficiale n.2 “Motu Proprio” del presidente della Neorepubblica di Torriglia Lukha B. Kremo.

Dopo l’exploit del Movimento 5 Stelle, tra le discussioni e le polemiche esplose, notevole è quella sorta in seno alla Sinistra, perché le posizioni sono più confrontabili e perché molti del moVimento provengono dalla Sinistra. In modo particolare mi voglio soffermare sul dibattito sorto nella Sinistra definita “radicale”, ma che più correttamente è definibile “extraistituzionale”, ovvero quella dei “Movimenti altermondisti”, per intenderci i “No Global” e “Occupy”.
Mettiamo a confronto le posizioni di “due” personaggi di questo ambito (Bifo e Wu Ming) e misuriamo la loro distanza per capire quello che sta succedendo, ovvero se la frattura è l’assestamento del terremoto grillino, o se è destinata ad aggravarsi.
Wu Ming (collettivo di scrittori bolognesi) hanno sempre messo al corrente del potenziale pericolo del grillismo, fin dal V-day del 2007. Ma in questi giorni hanno sentito il bisogno di alcuni chiarimenti. Premesso che sono d’accordo che superare la distinzione destra/sinistra non abbia senso, poiché essere di sinistra vuol dire proposte sociali e solidali, essere di destra avere una visione liberale e un’idea “universalistica” della società, per Wu Ming il grillismo è sostanzialmente di destra, sia nell’approccio (populista e anti-intellettualista) che in alcune proposte (contro gli immigrati, per esempio) e ha elementi “criptofascisti”, ovvero elettori di estrema destra “nascosti” nella confusione delle proposte del moVimento.
Wu Ming riconosce il fenomeno come conseguenza della crisi sia della Sinistra parlamentare (assenza di proposte e risultati che l’ha ridotta a un essenziale antiberlusconismo, scambiando l’effetto, l’avvento di Berlusconi, per le cause, che invece risiedono nella sconfitta dei movimenti di emancipazione degli anni ’60-’70), sia della crisi dei movimenti radicali degli anni ’90, altermondisti, dal Movimento di Seattle a Occupy, soprattutto in Italia, a causa anche del M5S.
In ultima analisi, possiamo dire che Wu Ming individua nell’assenza della tematica “madre” del marxismo, ovvero il conflitto interclassista, il “pericolo” del M5S, che ha inglobato elettori di Destra (anche estrema), di Sinistra e “qualunquisti” di ogni genere (non uso il termine populista perché, come nota Dario Fo, è utilizzato ingiustamente con accezione negativa). La negligenza/pericolosità dei grillini sarebbe nella mancanza del riconoscimento della fondamentale divergenza d’interesse tra le classi dirigenti, tradizionalmente legate alla borghesia, e le classi popolari (quello che veniva definito proletariato), la loro caratteristica di anti-austerity, ma non esplicitamente anticapitalistica.
A differenza di Wu Ming, l’ex segretario del Pds Mauro Zani sostiene che i grillini hanno compiuto una rivoluzione, pur temendo i personalismi e i tatticismi di Grillo. I ragazzi di Bartleby stanno seguendo il dibattito in rete, ma col distacco di chi ha già verificato che tra movimenti e rappresentanza politica degli c’è una grande differenza.
Infine Bifo (franco Berardi), che ha addirittura dato il suo voto al Movimento 5 Stelle. Bifo spiega in alcuni punti questa scelta, sostenendo che gli studenti e i lavoratori possano trarre energia dal fatto che per la prima volta in Europa si manifesta l’evento capace di mandare il tilt la governance neoliberista e finanzista. In pratica si mette l’accento sul valore anti-istituzionale, capace di accogliere la protesta No Tav, ma anche la guerra alla “Kasta” che non ha fondamenti ideologici. L’importante, per Bifo, è che il M5S sia riuscito laddove anni di lotte dei movimenti non hanno ottenuto nulla, l’azione politica (anche se pericolosa) è più importante dell’immobilità (e sulle responsabilità di quest’immobilità sulla riduzione dell’impatto dei movimenti e sul successo del M5S, paiono tutti d’accordo, Wu Ming compresi). Per Bifo, il moVimento ha rotto, per la prima volta, l’ordine ultraliberista privatista e finazista del ceto governante in Europa. Le elezioni italiane hanno fermato il treno dell’offensiva finanziaria e aperto la strada a un processo di ricostruzione sociale di cui si devono occupare i movimenti della società.
Infine, Wu Ming, accusati di “intellettualismo radical-chic” sostenengono tutta una serie di lotte a cui hanno fatto parte, e in modo esemplare il fatto che al G8 di Genova si trovassero dietro la prima fila di scudi quand’è partita la carica di via Tolemaide.
Probabilmente dovevano essere a fianco a me, visto che c’era anch’io in prima fila dietro gli scudi (in quel momento incontrai Philopat, che può testimoniare :-), ma con la carica devono essere scappati in fondo a via Tolemaide, lasciando i più arditi farsi colpire in piazza Alimonda.
Almeno dal 1999 seguo i movimenti, da quello di Seattle al G8 di Genova, dai Neo Global a Occupy, passando dagli Indignados, 15 de Mayo e via dicendo che, nella loro diversità, hanno sempre mantenuto questa visione classista di matrice marxista, e oggi il M5S, che invece manca di questa martice.
Il mio intento non è però aggiungere una voce discordante alla “sinistra dei movimenti” (di cui nessuno sente la mancanza, il mio approccio è “connettivista“, più che “New Italian Epic“), vorrei sottolineare che anche Wu Ming si augurano che le energie convogliate da Grillo trovino altri sbocchi, che si verifichino spaccature “liberanti” all’interno del moVimento, cosa secondo loro difficile, ma non impossibile. Wu Ming si augura lo smembramento del “monolite” e la presenza nel moVimento di interessi contrapposti e la liberazione della presenza “settario-aziendale” di Casaleggio. E intravedono due direzioni opposte, quella “anarco-capitalista” delle privatizzazione e quella più “sociale”, che però vedrebbe in Grillo e Casaleggio degli ostacoli.
Sarebbe auspicabile superare il classico manicheismo politico italiano (sei comunista o fascista) che traspare anche dalle parole di Wu Ming. Sono curioso di cosa avrebbe detto Antonio Caronia dell’exploit del M5S, ma è mancato da poco.
In quest’ottica, ecco delinearsi un’idea comune, almeno a chi ha visto nascere il M5S in parte intorno ad alcune lotte che sostenevano già molti anni prima: il “moVimento degrillizzato”, di cui anch’io parlai lo scorso anno (e suggerisco loro di chiamarsi “stellini”). Non un moVimento senza Grillo, ma dove Grillo rappresenti veramente solo il marketing comunicativo (il megafono).
Con questa visione, sono convinto che (e appoggio in pieno) la direzione intrapresa da Bifo sia la più coraggiosa e quindi coerente nell’ottica altermondista, ovvero cavalcare l’onda grossa della rivolta, per evitare che le parti “qualunquiste” e “anarco-capitalistiche” possano prevalere, e che le istanze “sociali” prevalgano, anziché stare a guardare dai propri scranni che il moVimento faccia passi falsi per lanciare accuse.
Le accuse di responsabilità hanno un valore relativo, in quanto essere responsabili di fronte al Paese significa prima di tutto essere responsabili di fronte a chi ha votato.
Se la lotta di classe di matrice marxista non sembra essere nel Dna del moVimento è forse perché il rimescolarsi degli interessi di classe ha confuso i cittadini stessi, e non certo perché esiste un popolo che ha interessi diversi dalla Kasta. Il problema è che il codice ottocentesco è sempre più di ardua lettura (per i non intellettuali) ed è necessario farne una rilettura in chiave “popolare” contemporanea. Perché l’individualismo di oggi è a torto considerato antisocialismo. Insomma, un moVimento innegabilmente “proveniente dal basso” che non contempli la lotta di classe non è necessariamente una contraddizione.
Posto che si elimino i pochi elementi criptofascisti dal moVimento, posto che Grillo e Casaleggio siano veramente solo il marketing comunicativo, la direzione che può prendere il moVimento può e dev’essere afferrata da Occupy e dai movimenti di Indignados, senza per questo porre la questione interclassista come prioritaria.
Se Wu Ming si vantano di essere stati dietro gli scudi, che lo siano ancora una volta, e non scappino perché, in quest’ottica, è necessario evitare la deriva di un moVimento che per la prima volta in Italia ha un terzo del Parlamento.
Rilancio quindi l’ipotesi di una lotta per un moVimento degrillizzato (nel senso di cui sopra) per non disperdere le forze di rivolta e l’eredità dei movimenti dal 1999 a oggi e convogliarle in un contesto parlamentare e istituzionale.

[Questo discorso è un motu proprio, cioè una visione che appartiene personalmente al presidente Lukha B. Kremo e non rappresenta la posizione ufficiale del Governo della Neorepubblica, che si pronuncerà sul caso italiano una volta che si delineerà la composizione del governo in Italia]

Come il Vaticano, anche la Neorepubblica suggerisce cosa votare agli italiani


Anche la Neorepubblica di Torriglia suggerisce cosa votare agli italiani, cercando di fare ingerenza politica, come faceva il Vaticano tramite la Santa Sede (molto di più qualche anno fa, oggi un po’ meno che è in crisi).
Oltre ad approvare il voto disgiunto (un simbolo alla Camera e uno diverso al Senato), ecco le liste suggerite in ordine alfabetico (sì, sono tutte vere!):
(Attenzione, andate fino in fondo per vedere le liste da evitare, e alcune note di colore…)

Alleanza per la Terra

Alleanza per la Terra

Alleanza per l'Italia

Alleanza per l’Italia

Angeli della Libertà

Angeli della Libertà

Basta Tasse

Basta Tasse

Civiltà Rurale Sviluppo

Civiltà Rurale Sviluppo

Comunità Lucana Movimento No Oil

Comunità Lucana Movimento No Oil

Democrazia Atea

Democrazia Atea


Dimezziamo lo stipendio ai politici

Dimezziamo lo stipendio ai politici

Disoccupati per l'Italia

Disoccupati per l’Italia

Staminali d'Italia

Staminali d’Italia

Forza evasori

Forza evasori

Fratellanza Donne

Fratellanza Donne

Fronte per l'Indipendenza

Fronte per l’Indipendenza

Fronte Verde

Fronte Verde

Il Megafono lista Crocetta

Il Megafono lista Crocetta

Indipendenza per la Sardegna

Indipendenza per la Sardegna

Io Non Voto

Io Non Voto

La Rosa Nera

La Rosa Nera

Lega Federale del Sud

Lega Federale del Sud

Liberai da Equitalia

Liberai da Equitalia

Amnistia Giustizia Libertà

Amnistia Giustizia Libertà

Tutti Insieme per l'Italia

Tutti Insieme per l’Italia

Indipendenza Sarda

Indipendenza Sarda

Movimento 5 Stelle

Movimento 5 Stelle

MAIE Movimento Associativo Italiani all'Estero

MAIE Movimento Associativo Italiani all’Estero


Movimento Bunga Bunga

Movimento Bunga Bunga

No chiusura ospedali

No chiusura ospedali

Movimento Naturalista Italiano

Movimento Naturalista Italiano

Movimento Poeti d'Azione

Movimento Poeti d’Azione

Movimento Progetto italia

Movimento Progetto italia

PAS Fermiamo le Banche & le Tasse

PAS Fermiamo le Banche & le Tasse

Pane pace lavoro

Pane pace lavoro

DNA

DNA

Partito internettiano

Partito internettiano

Partito Nazionale Stranieri

Partito Nazionale Stranieri

Partito Pirata

Partito Pirata

PER

PER

Potere ai cittadini

Potere ai cittadini

Rivoluzione Civile

Rivoluzione Civile

Rivoluzione democratica

Rivoluzione democratica

Sardigna Natzione

Sardigna Natzione

UQ

UQ

Verdi

Verdi

Tenete presente che alcune delle liste potrebbero far parte di coalizioni con cui non siete d’accordo, e fungere da “liste civetta.”
E queste invece sono ASSOLUTAMENTE DA EVITARE, perché secondo noi fomentano idee al limite della legalità:

Casapound Italia

Casapound Italia


Destra Nazionale MSI

Destra Nazionale MSI

Fratelli d'Italia

Fratelli d’Italia

Fratelli d'Italia Centrodestra Nazionale

Fratelli d’Italia Centrodestra Nazionale

La Destra Storace

La Destra Storace

Rinascita Italiana

Rinascita Italiana

RSI

RSI

Unitas Universalis Militantium Ecclesiae

Unitas Universalis Militantium Ecclesiae

Ovviamente votate secondo vostra coscienza, solo alcune annotazioni:
Fratellanza Donne: si comincia male, io direi Sorellanza!
Gay di destra: perché discriminare i gay in base alla loro idea politica?
“Io non voto”: è virgolettato, quindi solo un modo di dire? è il massimo dell’incoerenza
Movimento Bunga Bunga: chi è che viene sbattuto via a calci in culo? Quello che penso io?
Movimento Associazionistico Italiani all’Estero MAIE: una buona lista per noi, che viviamo nella Neorepubblica, perché nessuno ci rappresenta al Parlamento.
Potere ai Cittadini: sul simbolo si legge: “lista del popolo con pino maniaci ora tocca a noi”, se si mette una virgola dopo Pino che succede?
PER: per cosa?
UQ: uh?
Si ricordano a signori Ministri e ai signori cittadini che a breve saranno proposti 2 quesiti, uno sull’Italia e uno sul Vaticano, tenetevi pronti.

Da repubblica oligarchica a democrazia diretta: ecco la nuova Costituzione


Oggi 27 nevoso 132 (17 gennaio 2013 d.C.), si concludono le votazioni per approvare la Costituzione della neorepubblica kaotica di Torriglia e viene ufficialmente promulgata dal Capo di Stato Lukha B. Kremo che assume ufficialmente la nomenclatura di Presidente della repubblica democratica diretta. Fino a oggi, infatti, potendo votare solo i ministri e non tutti i cittadini che acquistavano il passaporto, si poteva parlare di repubblica oligarchica (ancora non rappresentativa perché i ministri non erano stati scelti dai cittadini). Con questa Costituzione la neorepubblica fa un doppio salto e passa alla democrazia diretta, grazie al fatto che tutti coloro che sono in possesso di un passaporto potranno votare chiedendone il diritto. Siamo arrivati quindi prima di Grillo e Ingroia.
Di seguito il voto e il testo ufficiale. La Costituzione è stata approvata all’unanimità in seconda votazione, dopo che in prima votazione alcuni comma dell’articolo 1 avevano avuto un risultato di 6 favorevoli e 6 contrari. L’articolo è stato successivamente modificato e approvato.

Costituzione Prima votazione

Costituzione Prima votazione

Costituzione Seconda votazione

Costituzione Seconda votazione


Ecco il documento originale, firmato con penna stilografica:
Costituzione pagina 1

Costituzione pagina 1


Costituzione pagina 2

Costituzione pagina 2


Il presidente firma la Costituzione con penna stilografica e piuma:
Kremo firma la Costituzione

Kremo firma la Costituzione


Il presidente approva la costituzione in versione digitale su eReader Kindle, segnando un altro primato: è la prima Costituzione nella storia ratificata in digitale.
Kremo firma la Costituzione su eReader

Kremo firma la Costituzione su eReader

COSTITUZIONE
Principi fondamentali

Art. 1

Torriglia è una Neorepubblica Democratica Diretta, fondata sulla libertà.
La sovranità appartiene ai cittadini.
I cittadini diventano Torrigini dopo l’acquisto del passaporto vidimato.
I cittadini hanno diritto di voto, ma non il dovere di voto. Il diritto di voto deve essere esplicitamente richiesto.
I cittadini hanno il diritto di proporre in forma scritta una legge o una modifica che i Ministri di Governo decideranno se mettere ai voti.
Il Presidente (Capo di Stato), i Ministri, il Guardasigilli, gli Ambasciatori e i Consoli hanno il diritto di proporre una legge o una modifica, accettare o meno proposte dai cittadini e diritto di veto ove previsto, oltre che funzioni rappresentative, organizzative, logistiche e promozionali della Neorepubblica.
Essi ricevono una retribuzione annuale dal Presidente e devono essere confermati annualmente.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, della donna, dei transessuali, dei bambini, degli animali, dei vegetali e dei funghi.

Art. 3

Tutti i cittadini Torrigini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di uno dei possibili sessi, di razza, di specie, di evoluzione postumana, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Art. 4

La Neorepubblica riconosce l’importanza del lavoro, per il quale s’intende solo il lavoro retribuito.
Nel territorio della Neorepubblica non sono ammessi lavori non retribuiti, stage e altre forme di lavoro non pagato. Le casalinghe a tempo pieno devono essere retribuite.
Il lavoro non è obbligatorio, la disoccupazione è equiparata a una condizione di sacralità.

Art. 5

Lo Stato è laico e indipendente da qualsiasi chiesa, confessione, credo religioso, ossessione spirituale, esoterica o mania patologica.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Chiari Amicizia Lunga.

Art. 6

La Neorepubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, tecnica, artistica, letteraria, musicale, olistica ed esoterica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico.

Art. 7

L’ordinamento giuridico torrigino si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
La pena di morte sarà ammessa solo nel caso di imputati a favore della pena stessa.

Art. 8

La Neorepubblica ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Ma la sostiene come mezzo di difesa dei diritti fondamentali dei cittadini.

Art. 9

La bandiera della Neorepubblica è lo stemma del comune di Torriglia, con le torri senza merletti e l’aquila Avatar al posto di quella imperiale, su fondo celeste.
La bandiera non è assolutamente sacra e può essere cambiata in ogni momento su richiesta della maggioranza dei cittadini.

Art. 10

La moneta è l’Avatar, con il valore equivalente a 1 euro se questo ha un valore maggiore del dollaro, o equivalente a 1 dollaro se questo ha valore maggiore dell’euro.

Art. 11

Qualsiasi nuova legge o modifica dev’essere approvata dal 50% + 1 dei votanti, entra in vigore subito e sarà pubblicata sull’annuale Gazzetta Ufficiale di Trantor, che esce annualmente.

Art. 12

Per i rapporti internazionali, la Neorepubblica prevede trattati con altre nazioni o micronazioni di Riconoscimento Reciproco, Amicizia Formale e/o Alleanza ed è regolato dal Presidente (Capo di Stato).

Berlusconi ultimo atto


Sembra andato in scena l’atto conclusivo della rappresentazione dell’era Berlusconi, una sorta di farsa ventennale (farsa non in senso polemico, ma nel vero senso del termine, ovvero di rappresentazione tra il divertente e il drammatico, come Berlusconi stesso ha voluto).
Stiamo parlando dell’annuncio, il 26 ottobre, della rinuncia alla ricandidatura politica, quello, il 27, della sentenza che lo condanna a quattro anni per frode fiscale, e, il 28-29, dei risultati catastrofici del Pdl alle elezioni amministrative della Sicilia.
La fine annunciata di Berlusconi si risolve in soli quattro giorni, a meno di un anno dal crollo politico del suo governo.
La sentenza dimostra che l’Italia ha avuto un Presidente del Consiglio reo di frode fiscale (condanna che va aggiunta alle tre precendenti), nonostante le ormai nenie complottiste delle “toghe rosse”. Infatti, che cos’ha di diverso la teoria delle toghe rosse, per esempio, dalla teoria che l’11 settembre sia un piano del governo statunitense?
Non esiste nessuna prova, ma solo indizi di parte che vengono organizzati senza tenere conto delle ragioni dei magistrati stessi. Diciamolo francamente: la magistratura è storicamente legata alla destra, questo è risaputo: al limite, al posto del delirante concetto di magistarti “comunisti” si può parlare di un gruppo minoritario di magistarti riunito sotto al bandiera di Di Pietro e dell’Italia dei Valori, contro il dilagare della corruzione.
Queste “toghe dei valori”, non certo rosse, potrebbero aver deciso di penalizzare una certa parte politica facendo leva sulla corruzione.
A parte il fatto che stiamo parlando ancora di una teoria non dimostrata, gli ambienti del Pdl cadono in contraddizione quando fanno notare che pochi processi hanno centrato il loro obiettivo di “delegittimazione politica”. Questi fatti mi sembrano la conferma che i processi non siano a senso unico, ma che esista ancora il tanto decantato garantismo (che per inciso non significa passarla liscia, cari sedicenti garantisti, ma significa considerare l’imputato innocente a tutti gli effetti fino a prova contraria).
Infine, il fatto che Berlusconi sia politicamente defunto, separa definitivamente la deligittimazione politica dalle intenzioni dei magistrati.
Insomma, Berlusoni si ostina ancora a parlare di toghe rosse come di Forza Italia, di come lui sia ancora incensurato, senza specificare che la maggioranza dei processi si sono conclusi in prescrizione, che non significa che l’imputato è innocente, no, significa: il reato non è così importante da dover procedere penalmente per più di un certo numero di anni. Il che la dice lunga di come il tizio in questione (ormai lo possiamo chiamare così), abbia una buona probabilità di averla letteralmente “passata liscia” per motivi formali.
Berlusconismo.
Che a capo del’Italia ci fosse stato un corrotto o no, poco importa, ora che il tizio e il suo disgregato gruppo non sono più politicamente influenti. Quello su cui tutti sono d’accordo è che l’era Berlusconi sia da considerare un periodo (per usare le parole della figlia Marina) straordinario (ovvero non ordinario) e che in Storia si studierà al pari dell’era Giolitti (per non dire Mussolini). Che poi ci abbia accompagnato nel baratro politico, amorale, maschilista, anticulturale e decadente è un opinione non assoluta, ma di una parte consistente del Paese, intellettuali e analisti sociali compresi.
Il problema è che il berlusconismo, anche se pare non avere grandi prospettive, non è morto.
Oltre al discorso puramente politico e del dissolvimento del Pdl, i caratteri “berlusconisti”, da un anno a questa parte, si notino come papaveri in un campo di grano (o come deiezioni nel deserto). Alcuni esempi: Renato Brunetta e altri esponenti del Pdl che fanno il gioco delle tre carte con le cifre per scaricare goffamente la responsabilità della crisi (che c’è dal 2008) su Monti (che denota la bassa professionalità dei politici berlusconisti e del modo in cui hanno rovinato l’immgine pubblica del politico, mentendo spudoratamente), Angelo Alfano che dice che non considera una sconfitta il crollo del suo partito in Sicilia, infine, elementi da estirpare rapidamente dalla politica come Franco Fiorito o Roberto Formigoni, che sembrano essere andati a scuola di berlusconismo, attaccando per difendersi, ostentando la propria corruzione come destrezza, anziché vergognarsi e nasconderla.
Insomma, gente ormai avulsa dalla realtà politica, che scarica ogni responsabilità agli altri salvando sempre se stessi, ultime vuote marionette della farsa berlusconiana che irritano forse più di prima, in quanto non si rendono conto che il clima politico e sociale è cambiato, che l’ingenua follia del berlusconismo è agonizzante, e che non siamo più nell’epoca dell'”io ho sempre ragione e tu hai sempre torto”.
Non a caso i berlusconisti sono gli eredi di Craxi, il primo che indignò l’opinione pubblica e che contribuì alla rovina dell’immagine del politico, oggi decisamente compromessa. Se Beppe Grillo cresce a livello esponenziale (vedi nostro articolo in merito) è grazie all’immagine che i berlusconisti hanno dato (e danno) del politico.
Immagino che la destra si riorganizzi in qualche anno, auguro loro solo di scegliere una strana diversa, caratterizzata dalla professionalità, dalla serietà, della moralità, lontana dalla spettacolarizzazione mediatica (caratteristiche che una volta appartenevano proprio alla destra), questo perché il mio discorso non venga preso per un “discorso di sinistra”, ma una riflessione sulle radici della crisi ideologica e politica del nostro Paese confinante.
Montismo.
Colgo infine l’occasione di chiarire la nostra posizione rispetto al governo Monti. In questi mesi di governo, infatti, abbiamo notato un netto “scolorimento” delle intenzioni di lotta all’evasione fiscale, alla corruzione e in generale del ripristino dei conti con una politica di equità sociale, che sembravano caratterizzare gli esordi di Monti. La sua connivenza con il mondo bancario non è solo un’ipotesi complottista, lo dimostra il fatto che l’ipotesi di eliminare o quanto meno ridurre le spese delle operazioni bancarie, è stata ritirata in fretta e furia dopo la minaccia dell’ABI, timorosa che la propria dirigenza e il proprio managment dovessero rinunciare ai loro stipendi a sei cifre.
Monti non poteva dire no alle banche, così ha optato per l’aumento dell’Iva, dimostrando ai fatti di ignorare i presupposti con cui aveva cominciato.
Nonostante ciò, la Neorepubblica di Torriglia, avendo votato la fiducia (anche se solo di un voto), si rende conto che le opinioni personali sono una cosa personale, altro è la convivenza sociale. Così, coerentemente alle scelte prese, rispetta il proprio appoggio a Monti fino alle prossime elezioni, che sia augura vengano il prima possibile con una nuova legge elettorale.

Due parole su Beppe Grillo


Il Movimento 5 Stelle è spesso stigmatizzato o, fino a ora, ignorato.
Considerato espressione dell’antipolitica, si può dare adito a questa definizione considerando la politica nella sua accezione degenerativa: nel momento in cui la politica è corrotta, ha obiettivi ad personam, e in generale si allontana dall’etica (ci cui la potica è parente stretta), allora è normale pensare all’antipolitica nel senso di “rinnovamento politico”.
Antipolitica è anticorruzione, ecco eprché la gente vota 5 Stelle.
Si tratta quindi di una classica definizione “dispregiativa” che ha e avrà risvolti non previsti dai chi ha coniato l’espressione. Così come i “macchiaioli” erano definiti quei pittori livornesi che più che dipingere “macchiavano le tele”, fino a essere poi considerati uno dei movimenti italiani più originali della pittura italiana di fine XIX secolo, credo che il Movimento 5 stelle farà dell’antipolitica il suo punto di forza nel senso di profondo rinnovamento di concepire l’arte sacra della politica.
Innanzitutto, il Movimento 5 stelle h la caratteristica di essere un movimento nato dal basso, principio fondamentale della democrazia e della politica.
Il difetto di essere populista (che in realtà in parte condivide con i partiti via via fondati ex nihilo da Silvio Berlusconi o dall’Italia diei Valori di Antonio Di Pietro) non è così marcato come potrebbe sembrare, e questo per il semplice motivo che Beppe Grillo è decisamente diverso da Silvio Berlusconi, ma anche da Di Pietro.
A parte una buona vis satirica (in Grillo enormemente migliore), i tre leader hanno origini completamente diverse. Berlusoni era un imprenditore con metà del Quinto Potere italiano nelle mani (tre televisioni nazionali), Di Pietro faceva parte della Magistratura, Grillo è un comico.
Berlusconi e Di Pietro sono stati il deus ex machina dei propri partiti, Grillo non è che il “megafono” del Movimento, non è in politica come candidato e, si spera, non ne farà mai parte.
Questo fatto è spesso presentato dai partigiani mass media italiani come una cosa negativa, una specie di “abbandono della nave alla Schettino”.
In questo modo, però, Grillo non ha il controllo totale del Movimento, che potrà crescere e svilupparsi in modo autonomo. In tal senso c’è anche il rischio, tanto per dirne una, che il Movimento 5 stelle si organizzi in bande fasciste e faccia spedizioni punitive.
In realtà questa è la garanzia che alcune “sparate” veramente fuori luogo di Beppe Grillo (come sugli immigrati, sulla Mafia e sull’abbandono dell’Euro), vengano ignorate, in autonomia, dal Movimento.
Personalmente conosco alcuni del Movimento e, oltre che cittadini “qualcunque”, ex sinistrorsi delusi, ci sono (a sorpresa per qualcuno) intellettuali di ogni provenienza politica.
Ma come: intellettuali che fanno antipolitica? Infatti, meditate su questo, il Movimento 5 Stelle nasce in modo analogo alla Lega di vent’anni fa (voto di protesta), ma a parer mio ha basi culturalmente più solide di una fantomatica “identita padana” e un ridicolo “cerchio magico”.
Ci auguriamo quindi che Movimento 5 Stelle e antipolitica (nel senso di rinnovamento politico) si sviluppino secondo le idee di “pulizia” ed etica che sono prorpie della vera politica e che Beppe Grillo rimanga sempre l’eccezionale comico qual è, senza intervenire sulle direttive del Movimento, lasciando così certe sue “sparate” alla satira e non alla politica.

Auguri a 5 stelle


Le elezioni amministrative in Italia hanno decretato i primi verdetti,
quello che ci fa piacere, tra le altre cose, è l’affermarsi della “Lista 5 Stelle” (detta anche dei “Grillini”) come Terzo Polo (oltre il 9% a Bologna, Ravenna e Savona).
La N/azione Oscura aveva già durante le elezioni amministrative del 2009 appoggiato la “Lista 5 Stelle-Beppegrillo.it” nel suo tentativo d’ingerenza nella politica italiana (in modo non dissimile allo Stato della Città del Vaticano).
In particolare il Capo di Stato fa ufficialmente i suoi complimenti a Milena Debenedetti, candidata “5 Stelle” a Savona nonché autrice di fantascienza; e continuerà nella sua ingerenza politica appoggiando con maggiore forza la lista in questione.
Che i politici e non, di destra e di sinistra, ripassino l’educazione civica quando si dice che la democrazia è un movimento che nasce “dal basso” e che la questione etica riguarda anche loro.
Si sorride a chi comincia a guardare con serietà la lista: è troppo tardi, ormai, per capire che è una lista più seria di altre.