In Nigeria altra vagonata di morti innocenti, in Egitto guerra civile, in Siria i soliti morti


Un attacco degli islamici di Boko Aram a una scuola a Mamudo nel nordest della Nigeria ha provocato almeno 42 morti tra studenti e insegnanti. L’attacco è avvenuto all’alba in un collegio. Il conflitto musulmano-cristiano della Nigeria non disturba più di tanto l’attività di estrazione petrolifera, almeno non quanto il MEND, il Movimento di Emancipazione del Delta del Niger, per cui: chissenefrega (solo il Papa è preoccupato, ma è ovvio).
In Egitto aumentano i morti in seguito a quella che ormai chiamerei guerra civile. Un sacerdote cristiano copto è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella provincia egiziana del Sinai, nella città di El Arish. Intanto si segnala la formazione di milizie pro-Morsi nate con l’obiettivo di raccogliere armi, addestrare i militanti e condurre una lotta armata in Egitto per imporre la legge islamica. Ma il “non golpe” piace a Israele e Stati Uniti, per cui, va bene così, al macero la democrazia. Le pallottole valgono come le schede elettorali.
In Siria la guerra civile prosegue nell’immobilità generale dell’Onu, a causa di una sorta di guerra fredda bis tra gli interessi Russo-cinesi e Statiunitensi, per cui, mi dispiace bambini, ma per ora non si studia, ma si muore: sarà mica colpa nostra se siete nati lì? A noi c’interessa l’arrivo del britannico erede reale (realmente?).

L’unità di misura dei morti ammazzati è 100


Dopo i continui massacri in Nigeria provocati da Boko Aram, e, pochi giorni fa, circa 100 morti in Yemen a provocati da Al Qaeda, ieri almeno 110 civili, di cui 25 bambini, sono stati uccisi a Hula, nella provincia siriana di Homs dalle forze fedeli al presidente Assad.
Mentre in Italia ci si dispera per la forme di Parmigiano cadute, il Governo di un Paese sovrano fa un massacro ai danni dei propri cittadini. Chissenefrega che siano adulti, vecchi o bambini, la ragione di Stato viene prima. Viene da pensare che sia una pratica di quasi tutti i Governi al mondo. Per esempio quella di avallare una strategia della tensione, incoraggiare il terrorismo (internazionale, ma anche nazionale) per poter agire di conseguenza.
OPer il momento il Consiglio nazionale siriano invoca una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per determinare le responsabilità del massacro. Un team di osservatori Onu della missione in Siria (Unsmis) si è diretto verso Hula.

Nigeria sull’orlo della guerra civile


La formazione estremista Boko Aram fa altre 200 vittime in diversi attentati a Kano, nel nord del Paese.
Il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha visitato la città, assicurando che il governo federale non si fermerà finché i colpevoli non saranno presi. Il presidente ha anche annunciato che sono stati eseguiti degli arresti.
Secondo noi la situazione è da considerarsi molto grave e vicina alla guerra civile.
Il Capo delle NeoRepubblica Kaotica è molto colpito per questa serie di violenze, che ormai da più di un anno infestano di vittime la Nigeria. Egli stesso ha un legame affettivo con la Nigeria, avendo vissuto a Warry, nel delta del Niger, per due anni ed esprime tutta la propria vicinanza a questo Paese e alla propria società civile, promettendo di occuparsi sempre delle questioni della Nigeria, sopperendo alla trascuratezza dei massmedia europei.
Ricordiamo che Boko Aram è solo l’aspetto più violento di un dissidio interreligioso che va avanti da almeno un decennio (con persecuzioni ai danni dei Cristiani e scontri tra Cristiani e Musulmani).
Ma l’Europa (e in particolare il Regno Unito e l’Italia) non si sentano troppo innocenti. Dagli anni Sessanta, infatti, Eni e Shell hanno sfruttato il Delta del Niger, senza che la situazione economica (ma direi anche igienico-sanitaria) delle popolazioni che ci vivono siano migliorate, anzi è più vero il contrario.
Il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger (MEND) da anni combatte una lotta contro la degradazione e l’inquinamento dell’ambiente causata dall’estrazione del petrolio.

Gli uomini preferiscono le bombe


40 morti negli attentati multipli in Nigeria davanti alle chiese cristiane di Boko Aram, che già in passato si è resa protagonista di stragi (vedi nostri articoli di giugno e di novembre), una formazione estremista, filomusulmana, ma in generale contro lo stile occidentale e quindi assimilabile ad Al Qaeda e formazioni simili. In totale, 100 morti in una settimana in Nigeria.
In Siria 44 morti in un attentato al tritolo a Damasco, di cui non sono ancora del tutto chiare le responsabilità, e 15 morti in un bombardamento a Homs. Alla base c’è la ribellione contro il regime di Bashar al Assad e, naturalmente, le tensioni Israelo-palestinesi.
Infine, “solo” 7 morti negli attentati a Baghdad, “saluto” di certi iracheni al contingente statunitense che ha appena concluso, dopo 8 anni, la sua “missione di pace”.
Forse peggio dei secoli passati, mai come oggi, l’uomo dialoga sempre di più con le bombe, ci si fa conoscere con il tritolo, si proclama con i bombardamenti e ci si saluta con le armi. A volte, anzi molto spesso, in nome della religione, che dovrebbe significare “spiritualità e amore”.
Chiediamoci però COME si è creata tale situazione e CHI ha cominciato a usare le armi come strumento di dialogo. Una risposta possibile potrebbe essere: il Colonialismo Occidentale.
Altra concausa: i media che non danno rilevanza alle stragi in Nigeria (come più volte abbiamo denunciato in questo blog, leggetevi cosa dicevamo a novembre di quest’anno).