La Terza Guerra Mondiale è finita (meglio, sospesa) con l’elezione di Trump


In questi giorni, dopo la minaccia di Donald Trump di attaccare la Siria (anche quella parte controllata dall’esercito governativo siriano di Assad e da quello russo) campeggiano sui media allarmi di Terza Guerra Mondiale. Noi abbiamo ripetuto questo allarme diverse volte, sopratutto nel 2015 (vedi per esempio qui), sia per la guerra in Ucraina, sia per strane manovre della Nato e dell Russia nei mari europei. Dal 2017 (con l’elezione di Donald Trump), la minaccia viene soprattutto dallo scontro politico tra Usa e Kim Jong-un.

Come è già successo nel recente passato, l’esercito Usa ha già bombardato zone della Siria non di sua diretta pertinenza, e viceversa hanno fatto i russi venendo più volte “a contatto” con gli statunitensi. Ma è bastato  avvisare i luoghi che si sarebbero bombardati. E’ come avvisare un condannato di spostarsi prima di sparare. Una farsa, se preferite.

Quindi niente Terza Guerra Mondiale in Siria, per il momento, ma solo e sempre civili ammazzati perché si trovano al centro della scacchiera.

Siria: liberata Manbij, ad Aleppo bombe sui ribelli


Le Forze democratiche della Siria (Fds), coalizione curdo-araba sostenuta dagli Stati Uniti, hanno liberato la città, al confine della Turchia e strategica per i collegamenti con Raqqa, dalle ultime sacche di resistenza dell’Is. Nuovi bombardamenti sull’opposizione anti-Assad nella provincia di Aleppo: decine di morrti negli ultimi giorni.

Yemen bombardato dalla Lega Araba


L’Arabia Saudita e le altre monarchie del golfo (Giordania, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e perfino il Marocco) hanno inviato i loro aerei per bombardare lo Yemen. Egitto, Giordania, Sudan e Pakistan hanno offerto truppe di terra. Gli Stati Uniti (che hanno appena allontanato dallo Yemen le loro ultime truppe) hanno promesso assistenza logistica e d’intelligence.

La tesi è quella dell’appoggio dell’Iran della minoranza sciita Yemenita. Vera o no, gli effetti sono gli stessi: migliaia di civili morti.

Gli uomini preferiscono le bombe


40 morti negli attentati multipli in Nigeria davanti alle chiese cristiane di Boko Aram, che già in passato si è resa protagonista di stragi (vedi nostri articoli di giugno e di novembre), una formazione estremista, filomusulmana, ma in generale contro lo stile occidentale e quindi assimilabile ad Al Qaeda e formazioni simili. In totale, 100 morti in una settimana in Nigeria.
In Siria 44 morti in un attentato al tritolo a Damasco, di cui non sono ancora del tutto chiare le responsabilità, e 15 morti in un bombardamento a Homs. Alla base c’è la ribellione contro il regime di Bashar al Assad e, naturalmente, le tensioni Israelo-palestinesi.
Infine, “solo” 7 morti negli attentati a Baghdad, “saluto” di certi iracheni al contingente statunitense che ha appena concluso, dopo 8 anni, la sua “missione di pace”.
Forse peggio dei secoli passati, mai come oggi, l’uomo dialoga sempre di più con le bombe, ci si fa conoscere con il tritolo, si proclama con i bombardamenti e ci si saluta con le armi. A volte, anzi molto spesso, in nome della religione, che dovrebbe significare “spiritualità e amore”.
Chiediamoci però COME si è creata tale situazione e CHI ha cominciato a usare le armi come strumento di dialogo. Una risposta possibile potrebbe essere: il Colonialismo Occidentale.
Altra concausa: i media che non danno rilevanza alle stragi in Nigeria (come più volte abbiamo denunciato in questo blog, leggetevi cosa dicevamo a novembre di quest’anno).