Anche l’Unione Africana non funziona e Boko Haram continua le stragi


Al summit di Addis Abeba congelata la decisione di inviare una missione di peacekeeping a Bujumbura.
La cerimonia di chiusura del 26esimo summit dell’Unione Africana (UA), svoltosi dal 21 al 31 gennaio a Addis Abeba, in Etiopia, si è tenuta in presenza del capo di Stato ciadiano Idriss Deby Itno, eletto nuovo presidente di turno dell’Organizzazione per il 2016. Tra gli obiettivi mancati del summit c’è lo stanziamento di un contingente di pace africano in Burundi per arginare le violenze scoppiate da mesi nel Paese in seguito alla ricandidatura e alla rielezione poi, del presidente Pierre Nkurunziza. Durante i colloqui dei capi di Stato la proposta di inviare una missione africana di peacekeeping in Burundi è stata messa in stand-by per via dell’opposizione del governo di Bujumbura sebbene il blocco panafricano possa decidere di intervenire senza il consenso di un Paese in caso di gravi circostanze (crimini di guerra, genocidi e crimini contro l’umanità).
Il commissario per la Pace e la Sicurezza dell’organizzazione, Smail Chergui, ha confermato che durante il summit si è preferito optare per l’invio di una delegazione a Bujumbura per negoziare l’eventuale dispiegamento di forze di pace con il governo del Burundi. Dal canto proprio, il ministro degli Esteri del Burundi, Alaine Nyamitwe, ha assicurato che il suo governo “possiede le capacità di ripristinare la sicurezza nazionale”.
Il rischio, in caso contrario, è che il Paese possa precipitare in una guerra civile come quella occorsa tra il 1993 e il 2006. Dall’aprile 2015, quando il presidente Nkurunziza ha annunciato di candidarsi per un terzo mandato presidenziale, almeno 400 persone sono morte negli scontri di piazza e oltre 230mila hanno abbandonato il Paese.
Nel corso del summit il ministro della difesa della Nigeria aveva definito Boko Haram «indebolito», ma la risposta non si è fatta attendere: l’organizzazione terroristica rade al suolo il villaggio di Dalori, a 5 km di distanza da Maiduguri, luogo di provenienza dei terroristi provocando 86 morti molti di loro bruciati vivi, tra cui molti bambini. Ormai in cinque anni di attentati il numero delle vittime ha toccato quota 20mila; 2,5 milioni invece gli sfollati.
Nel sud del Paese, nel Delta del Niger, le cose non vanno meglio. Dopo anni di tranquillità grazie all’armistizio siglato tra i guerriglieri del Mend (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) e l’ex presidente Goodluck Jonathan per spartire i proventi petroliferi della regione, la tensione è di nuovo alle stelle. Nello stato di Bayelsa è stata fatta esplodere una delle condutture di una compagnia sussidiaria dell’Eni, la Nigeria Agip Oil Company (Naoc).
Infine in Ciad Boko Haram uccide almeno 27 persone e ne ferisce almeno 80 in un triplice attentato suicida avvenuto nel mercato di Loulou Fou, un’isola sul Lago Ciad.

Somalia, attentato di al-Shabaab: morti più di 50 soldati del Burundi


Sono più di 50 i soldati del Burundi uccisi in un attentato sferrato dai miliziani somali di al-Shabaab contro una base militare della missione dell’Unione Africana in Somalia (Amisom) a sud di Mogadiscio.
Al-Shabaab è l’organizzazione locale terroristica islamica, vicina all’ISIS. Dopo i tre attentati di ieri con più di 60 morti, appare chiara un’altra strategia del terrorismo islamico, quello di fare guerra su più fronti: quello Occidentale, colpendo il turista, e quello non Sunnita (quindi Sciita o Cristiano), colpendo i luoghi simbolo (chiese e moschee) e le forze armate.

Giornata della memoria: altro che Shoah!


Oggi mi ricordo di:

* Olocausto: annientamento di 6 milioni di ebrei (oltre la metà degli ebrei in Europa), colpendo anche gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, prigionieri di guerra, malati di mente, Testimoni di Geova, Russi, Polacchi e altri Slavi, per un totale di vittime stimabile tra 13 e 20 milioni.

* Unione Sovietica: durante il regime bolscevico e lo stalinismo, furono compiuti gravi massacri.
Holodomor: nel 1932, il popolo ucraino fu sterminato per carestia indotta; il numero di vittime è molto incerto e varia da 1,5 a 10 milioni.
I Kulaki furono deportati a milioni in Siberia e nei gulag e si stima che circa 600.000 (un terzo) morì o fu ucciso.

* Secondo genocidio armeno: negli anni 1915-1916, il governo turco, guidato dai Giovani Turchi, condusse deportazioni ed eliminazioni sistematiche della minoranza armena. Il numero di morti è molto incerto e valutato da 200.000 a oltre 2 milioni; la cifra più accettata è di 1.500.000.

* Jugoslavia: durante la seconda guerra mondiale il regime fascista croato organizzò il massacro sistematico delle minoranze etniche (soprattutto serbi, ebrei e zingari) provocando circa mezzo milione di vittime.

* Bosnia: la guerra in Jugoslavia, successiva alla proclamazione di indipendenza della Slovenia e della Croazia, provoca 250.000 vittime, due terzi delle quali civili. Nonostante le atrocità caratterizzino tutte le parti belligeanti, solo i dirigenti comunisti serbi si rendono aggressori e colpevoli di pulizia etnica ed alcuni di loro: Ratko Mladic, Radovan Karadzic, Radislav Krstic, Slobodan Milosevic e Momcilo Krajisnik) vengono incriminati di genocidio nei confronti dei musulmani bosniaci.
Massacro di Srebrenica: nel corso della guerra in Bosnia (1992-1995), la città di Srebrenica venne occupata l’11 luglio 1995 e le truppe serbo-bosniache deportarono e massacrarono la popolazione. Morirono circa 8.000 uomini e ragazzi bosniaci.

* Burundi: nel 1972, nel teatro dei conflitti etnici della regione intorno al Ruanda, 150.000 Hutu furono massacrati dal governo Tutsi.

* Ruanda: il peggiore genocidio africano avvenne nel 1994 in Ruanda da parte di milizie e bande Hutu contro la minoranza Tutsi e tutti coloro che erano sospettati di favorirli. Le vittime, circa un milione, furono spesso uccise barbaramente con armi rudimentali. Nel 1962, 100.000 Tutsi erano già stati massacrati per gli stessi motivi che avrebbero portato al genocidio del 1994, inoltre, massacri occasionali si verificarono per tutta la seconda metà del Novecento, anche dopo il 1994.

* Indonesia: nel 1965 e nel 1966, il regime di Sukarno attuò una repressione anti-comunista per annientare il partito comunista, in cui furono sterminate da 500.000 a un milione di persone.

* Bangladesh: nel 1971, il regime di Yahya Khan condusse una sanguinosa operazione militare contro il Pakistan dell’est, in cui furono uccisi da alcune centinaia di migliaia a 3 milioni di civili.

* Cambogia: tra il 1975 ed il 1979 i Khmer rossi, sostenuti ed armati dalla Cina, massacrarono o fecero morire nei cosiddetti campi di rieducazione o Killing Fields (campi della morte) da 1 a 2,2 milioni di persone (su una popolazione totale di 7,5). Fra le vittime, furono colpiti soprattutto cattolici, musulmani Cham, cinesi e vietnamiti.

* Timor Est: nel 1975 l’occupazione indonesiana provocò la morte da 60.000 a 200.000 persone.

* Guatemala: a partire dal 1960, il regime militare di Carlos Castillo Armas causò trenta anni di guerra civile e la morte di 200.000 civili. La Commissione per la verità, sponsorizzata dall’ONU, ha concluso che in certe aree (come Baja Verapaz) il governo avviò intenzionalmente una politica di genocidio contro determinati gruppi etnici, soprattutto Maya.

Come vedete, sono solo esempi recenti, ma la Storia umana è costellata di genocidi (le Crociate, per esempio) tale da concludere che IL GENOCIDIO SIA UNA PRATICA COMUNE DELL’ESSERE UMANO.