Ambasciator porta pena (Arrestato Julian Assange, creatore di Wikileaks)


L’ambasciatore dell’Ecuador a Londra, nella cui Ambasciata dal 2012 viveva come rifugiato politico Julian Assange, creatore di Wikileaks, ha chiamato le autorità del Regno Unito informandole che la richiesta di estradizione era stata accolta e che lo stato revocato il suo status di rifugiato. Così oggi, la polizia di Londra ha arrestato Julian Assange per una violazione della libertà su cauzione avvenuta nel Regno Unito nel 2010, e per conto delle autorità statunitensi che avevano emesso un mandato di estradizione che lo accusa di aver diffuso documenti riservati. Il presidente ecuadoriano Lenín Moreno, da quando era stato eletto nel 2017, aveva sempre detto di voler rivedere l’anomala situazione di Assange, a cui l’asilo politico era stato concesso dal suo predecessore, Rafael Correa.
Il suo caso, insieme a molti altri, come per esempio quello di Cesare Battisti, senza entrare nel merito delle accuse, dimostrano però che la giustizia è sempre più appannaggio della politica dei Governi.

Libri all’indice in Italia, quando? oggi


La Nazione Oscura è spesso stata tacciata o sospettata di faziosità, delirio, appoggio di pratiche illegali, eccetera.
Niente di tutto ciò, naturalmente, è così lontano dal vero.
Noi siamo per la libertà di stampa, la libertà di parola e la libertà di opinione: che ovvietà!
Orwell, con il suo Ministero della Verità ci sembra soltanto un bel romanzo d’intrattenimento.

E invece ecco cosa succede nel nostro paese confinante, l’Italia (o forse dovremmo dire nella Repubblica del nord?):
ieri, sul Gazzettino, il quotidiano più letto in Veneto, un consigliere del Pdl del comune di Martellago, Paride Costa, e da un cittadino, Roberto Bovo, hanno lanciato l’iniziativa di bandire dalle biblioteche tutti gli scrittori che hanno fatto dichiarazioni a favore di Cesare Battisti. L’idea è stata ripresa con entusiasmo dall’assessore alla Cultura della Provincia di Venezia con delega alle Biblioteche, Raffaele Speranzon, che dice:
“Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiando un terrorista”. Così ha detto Speranzon, che ha aggiunto: “Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l’esempio per prima”.

Libri al bando, insomma, dal Ministero della Verità del Partito della Mia Libertà Veneta. Ecco chi delira, non la Nazione Oscura, ma l’Oscura Nazione Italica.

Ci sentiamo di condividere l’indignazione di Carlo Lucarelli, che ha dichiarato: “Sul caso Battisti — sia l’uomo che la vicenda — abbiamo posizioni differenti, ma quello che stanno cercando di fare con questa lista di proscrizione è veramente una porcata ed è pura censura del dissenso. Io non sono uno dei firmatari dell’appello pro Battisti ma sono disponibile ad appoggiare comunque qualunque iniziativa condivisibile nel contrastare questa squallida operazione da dittatura stupida”.

Roberto Saviano e Cesare Battisti: il diavolo e l’acqua santa


Scrive parole importanti, Serge Quadruppani, su Carmillaonline:

“Due icone diametralmente opposte, dove l’una incarna il culmine della perversione, l’altra dell’eroismo: il mostro Battisti e il santo Saviano sono probabilmente il duo più rappresentativo dell’Italia di oggi. La velocità con la quale sono entrati nei rispettivi ruoli dà le vertigini. Ma che le cose siano forse più complicate di quanto sembrino nel cielo dei media? Lo sapevate che nel 2004 Saviano ha firmato il testo di solidarietà a Cesare Battisti lanciato in Italia da Carmilla online?”

Lo aveva fatto anche la nascente N/azione Oscura Kaotica, non ancora indipendente, ma all’epoca già dichiarata autonoma.

In questi giorni “il governo italiano si è messo in testa di reclamare di nuovo un’estradizione tempo prima rifiutata, si è iniziato a evocare Cesare come un mostro.

La forza e il grandissimo merito di Gomorra risiede in quella cosa così difficile da definire che porta il nome di letteratura. Ma la trasformazione del suo autore in un’icona della lotta anti-camorra, ruolo che riveste con grande coraggio e grande devozione, ha forse attutito di molto la portata del libro e la sua carica di critica sociale. E la forsennata mediatizzazione si è forse rivelata, per la creatività e la riflessione di questo trentenne, una prigione altrettanto costrittiva della vita in una caserma dei carabinieri cui è ormai condannato. L’iper-mediatizzazione di Saviano e le campagne in cui si è lanciato l’hanno trasformato nel portavoce di una visione che per la sinistra istituzionale italiana fa le veci della politica: l’idea che la legalità e il suo rigido rispetto siano la soluzione a qualunque male del paese. Se c’è una cosa di cui Gomorra non fatica a convincere è che la Campania, l’Italia e il resto del mondo hanno urgente bisogno di trasformazione sociale. E non si è mai visto nascere una nuova società dal rigido rispetto delle regole di quella vecchia.”

Ancora Quadruppani: “Cesare Battisti ha il torto di aver fatto parte di una generazione che ha vissuto un’esperienza di scontro con la vecchia società italiana, attraverso un radicalismo che non ha equivalenti nell’Europa occidentale del Dopoguerra. Uno scontro che si è smarrito nella mimica della guerra, lavoro nel quale gli Stati saranno sempre meglio armati dei popoli. Ma la violenza del movimento degli anni Settanta era il prodotto della società di quel periodo, era presente nei rapporti sociali, in quelli di lavoro e nei comportamenti dei guardiani della pace sociale.”

“Questa violenza, distillata dalla stessa società, è stata rimossa […] per poi essere ricoperta dall’ondata consumista degli anni Ottanta. Di questa rimozione Cesare Battisti è il capro espiatorio, fabbricato di sana pianta da frenesie politiche post-11 settembre.”

“Per chi è affetto da «amnesia del tempo reale» il passato esiste solo nella misura in cui ne parlano i media e nelle forme in cui questi ne parlano: dagli anni Settanta, ribattezzati «di piombo», si è cancellata una violenza sociale oggi inimmaginabile, proprio come oggi dai manifesti del metro di Parigi si cancellano le sigarette degli scrittori di prima del proibizionismo anti-tabagista.

Quando scompare la comprensione storica e restano solo appelli a reazioni emotive, quando sull’insieme delle sofferenze veicolate da un’epoca si scelgono solo quelle utili in quel preciso momento, quando una tale riformattazione è finita, non è difficile trasformare la comparsa del nome di «Cesare Battisti» in una seduta di odio di massa di tipo orwelliano.”

“Saviano vive nella sua caserma fisica e mentale, mentre Battisti subisce una duplice reclusione, dietro le sbarre e dietro un caricatura che lo riduce a una smorfia: con queste premesse non stupisce che qualche mese fa il primo abbia finito col ritirare la firma di sostegno al secondo.”