Cile, Hong Kong, Ecuador, Catalogna, Libano, Egitto e Russia: cos’hanno in comune tutte queste rivolte


In molti Paesi negli ultimi mesi abbiamo assistito a cortei di protesta imponenti. Ognuno con le sue priorità ma c’è un filo conduttore: Hong Kong reclama la propria autonomia e chiede che le sue prerogative siano preservate, anzi ampliate, nonostante la pressione della leadership comunista. Le proteste sono iniziate quando la governatrice Carrie Lam ha cercato di far passare una legge sull’estradizione di ricercati e sospetti in Cina, ma poi sono continuate nonostante la proposta sia stata ritirata.
Anche in Cile (l’aumento del costo dei mezzi pubblici) e in Libano (una tassa su Watsapp e le chiamate  via internet) i cortei sono continuati nonostante venissero meno i motivi che avevano scatenato la protesta.
Ancora più drammatica la situazione in Ecuador, dove Lénin Moreno lascia la capitale Quito e trasferisce l’esecutivo nella città costiera di Guayaquil. Le proteste erano cominciate per l’aumento dei prezzi dei carburanti e il taglio dei sussidi.
In Catalogna la gente è scesa in strada dopo la dura condanna di 12 leader indipendentisti. In Egitto si sta protestando contro il governo del presidente Abdelfettah Al Sisi, e in Russia ci sono proteste per la libertà di espressione politica.
Un filo conduttore che unisce i contestatori nel mondo è la lotta contro la disuguaglianza sociale e le accuse di corruzione nei riguardi del governo.
E non dobbiamo dimenticare i Fridays for the Future di Greta Thunberg per il cambiamento climatico.

 

 

In Cile vince il centrosinistra


Michelle Bachelet è di nuovo presidente del Cile. Esponente socialista, sostenuta da una coalizione di cui fa parte anche il Partito comunista, vince il ballottaggio con oltre il 62% dei consensi contro il 37% della candidata del centrodestra Evelyn Matthei. Astensione quasi al 59%. Dopo l’annuncio dei risultati, Bachelet ha ribadito l’intenzione di portare avanti un programma di profonde riforme.
Intnto in Germania s’insedia la terza große Koalition del dopoguerra, con una vecchia cancelliera: Angela Merkel. La Merkel era uscita vincitrice alle elezioni di settembre, ma senza la maggioranza assoluta. I cittadini Torrigini si erano espressi negativamente in merito (vedi).