Taiwan non esiste più


Ancor prima dell’insediamento alla Casa Bianca, una telefonata di Donald Trump con Taiwan aveva rischiato di mettere in crisi i rapporti diplomatici con Pechino. Allora aveva sostenuto di non prendere ordini da Pechino e di non sentirsi vincolato alla politica di “una sola Cina” fino a quando non ci fossero state concessioni commerciali. Ma ora Trump fa retromarcia e accetta di onorare la tradizionale linea politica americana, su richiesta del presidente Xi Jinping, con cui ha avuto una telefonata “lunga ed estremamente cordiale”.

Isole contese del Mar Cinese: stop alla Cina


Il giudizio della Corte permanente Onu di arbitrato sulla Legge del Mare è arrivato: nel contenzioso territoriale con le Filippine la Cina ha torto. Un giudizio tecnico, basato sulla distinzione tra scogli e isole. Tra queste azioni contestate, in particolare quella dell’occupazione cinese di Scarborough Shoal, una serie di scogli di fronte alle Filippine che Pechino aveva definito «isole» per poter far valere una zona di controllo di 200 miglia dal loro centro. Il possesso nazionale di uno scoglio invece concede solo 12 miglia di mare intorno. Scarborough per la Corte è solo una serie di scogli. Quindi Pechino con la sua azione aggressiva ha torto.

Di fronte ai giudici della Corte dell’Aia, nel 2013 il governo di Manila aveva impugnato l’occupazione di Scarborough e aveva contestato la «linea dei nove tratti» che secondo i cinesi delimita le acque nazionali nel Mar cinese meridionale e si allunga fino a duemila chilometri dalle coste della Repubblica popolare e fino a poche centinaia di chilometri da Filippine, Vietnam e Malesia. Secondo quella mappa risalente al 1947, con nove tratti di penna, il 90 per cento di quei circa tre milioni quadrati di oceano sarebbero «storicamente soggetti alla sovranità della Cina» fin dai tempi imperiali. Dentro quei nove tratti ci sono gli arcipelaghi delle isole Paracel (Xisha secondo i cinesi) e Spratly (Nansha in cinese).

I cinesi non hanno accettato l’arbitrato e hanno boicottato i lavori della Corte. Il giudizio della Corte Onu è (dovrebbe essere) vincolante, ma non c’è meccanismo per farlo applicare con la forza. Il significato però è politico e potrebbe aprire la via a una serie di contestazioni da parte degli altri Paesi che si affacciano sul Mar cinese meridionale, allargando la crisi per Pechino.

La guerra civile in Siria


(tratto da “J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque”, settembre 2015)

Situazione etnico/religiosa:
Il presidente al potere Bashar al-Assad appartiene alla minoranza degli alawiti che è una ramo degli sciiti (confessione islamica storicamente in conflitto con i sunniti). Per questo motivo è storicamente alleato con l’Iran, il paese a più larga maggioranza di Sciiti. L’Iran faceva parte dell’orbita politica Sovietica, ed è ancora oggi legata alla Russia. Di conseguenza anche la Siria (dall’altro campo, durante la Guerra fredda, la NATO era alleata con Iraq e Arabia Saudita).
In realtà in Siria la maggioranza è sunnita (vedi mappe etnica Siria e religiosa Siria a fine articolo), ma gli Sciiti occupano le zone di maggiore influenza tra Damasco e il Mediterraneo.
Gli Sciiti sono in maggioranza nell’Iraq meridionale (a sud di Baghdad), e nello Yemen nord-occidentale.
Situazione sul campo:
le proteste contro il governo di Bashar al-Assad sono cominciate al seguito delle “Primavere Arabe” nel marzo del 2011 e sono state represse con la violenza. La guerra civile (noi siamo stati tra i primi a parlare di Guerra Civile in Siria, nel 2012), tutt’oggi in corso, ha in parte contribuito a esasperare i sentimenti di odio e rancore tra sciiti e sunniti all’interno del Paese.
Nel maggio 2014 si è votato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla possibilità di avviare un’indagine per verificare se siano stati compiuti crimini di guerra in Siria. I governi di Russia e Cina hanno posto il veto, cioè hanno usato la possibilità che gli viene data dalla Carta dell’ONU di bloccare qualsiasi risoluzione. Dall’inizio della guerra in Siria è la quarta volta che Russia e Cina usano il loro potere di veto per bloccare una proposta di azione nella guerra in Siria.
La situazione si è ulteriormente aggravata e complicata con l’avanzata dell’IS (ex ISIS) nell’Est del Paese. [Vedi mappa Stato Islamico a fine articolo, che distingue tra posizione governative, ribelli, ISIS e postazioni curde e vedi scheda dello Stato Islamico e l’Iraq]
Mentre i curdi, sebbene sunniti, si sono opposti senza ambiguità ai miliziani dell’IS perché hanno conquistato i loro territori, i territori curdi occupano la parte settentrionale dell’Iraq, una striscia settentrionale della Siria (Kobane), quella meridionale della Turchia e una minima parte dell’Iran, praticando la pulizia etnica e religiosa, i ribelli del regime di Assad si sono divisi tra gruppi che combattono l’IS e gruppi alleati con loro perché sunniti.
Siria, Iran e Hezbollah sciiti del Libano hanno firmato una serie di accordi nella sfera economica e in quella della lotta al terrorismo. Assad ha dichiarato che l’Iran è il principale appoggio della Siria nella lotta al terrorismo.
La notizia degli ultimi giorni è che anche la Rusia ha deciso d’intervenire contro il terroristo dell’IS (ma anche contro i ribelli siriani).
Posizioni ufficiali:
gli Stati Uniti e l’Europa hanno condannato a più tempi le milizia governative di Assad e sono propense per un intervento armato.
Fin dall’inizio della guerra i governi di Russia e Cina, con intensità e impegni diversi, si sono schierati apertamente a favore del regime del presidente siriano Bashar al Assad.
Ufficialmente nessuno appoggia l’ISIS, ma questi continuano a conseguire vittorie perché bene armati (vedi nelle accuse).
Accuse:
L’esercito di Bashar al-Assad ha fatto uso di armi chimiche.
Russia e Iran ammettono la vendita di armi al regime di Assad e ai walabiti.
Molti sono accusati di armare l’IS, compresi gli Stati Uniti (indirettamente). Molto probabilmente sono i Sauditi ad armare direttamente i miliziani dell’IS: l’alimentazione di un islam salafita, wahabita (fondamentalista e jihadista) [vedi la scheda dell’Arabia Saudita] e la posizione strategica (tra gli sciiti siriani e quelli iracheni e iraniani) [vedi la scheda dell’Iraq] porta un indiretto ma decisivo supporto al califfatto dell’IS mai rivendicato dei sauditi, ma neppure smentito.
Anche la Turchia fa un doppio gioco: per anni ha discriminato la minoranza curda e ultimamente ha rafforzando la lotta al “terrorismo curdo” (tra virgolette perché fino all’anno scorso reggeva una tregua con i combattenti del PKK che aveva fatto superare questa parola), favorisce indirettamente l’IS. Inoltre pur essendo membro NATO non concede le basi per raid aerei.
Commento:
Le volontà di Stati Uniti ed Europa di sovvertire il governo di Assad sono evidenti come quello di tenerlo al suo posto da parte di Russia e Cina. Questo stallo ha portato ad alimentare la guerra civile siriana e a estendere l’ISIS soprattutto nei territori dell’est della Siria.
In Siria, anche se gli alawiti occupano le terre occidentali più popolose e redditizie, sono la minoranza, per l’autodeterminazione dei popoli non dovrebbero essere da soli al governo, ma dovrebbero tenere conto delle motivazioni dei ribelli. Noi ci schieriamo con i ribelli (curdi compresi) e contro il regime di Assad, ma la ricostituzione dello stato dovrà tutelare anche gli sciiti alawiti (tranquillizzando gli alleati russi e iraniani). I curdi dovrebbero ottenere una stato indipendente a partire da Kobane.
Previsioni:
a causa dell’IS, presto Russia e Cina rinunceranno al veto per un intervento internazionale multilaterale in Siria congiunto alla NATO, che però non sia mirato contro i governativi. Per far ciò si troverà un compromesso: Bashar al-Assad lascerà il posto a un alawita moderato, che accolga alcune istanze dei ribelli. In questo modo i ribelli saranno divisi tra chi accetta le condizioni del nuovo governo moderato e chi passa dalla parte dell’IS, i cui territori occupati verranno bombardati massicciamente.
Suggerimenti:
Il migliore: 1) Creare un governo di unità nazionale, equilibrato politicamente per costituzione (equilibrio alawiti e sunniti nelle istituzioni), rendere indipendente Kobane come stato curdo (eventualmente insieme ad altri piccoli stati curdi nei territori turchi, iracheni e iraniani a maggioranza curdi, in modo analogo alla Palestina).
In alternativa: 2) Secessione della Siria in due parti, nell’ovest governo alawita, nell’est annessione a uno stato sunnita moderato che prenda il posto dei territori a prevalenza sunnita (nord Iraq, est Siria) oggi occupati dell’IS.
JAC-syria-ethnic-map1

Mappa religiosa Siria

Mappa religiosa Siria

Mappa occupazioni Siria

Mappa occupazioni Siria

È cominciata la costruzione del nuovo canale che farà concorrenza a Panama


Il progetto di espansione del Canale di Panama è un progetto che raddoppierà la capacità del Canale di Panama e sarà completato verosimilmente nell’aprime 2016, permettendo il passaggio di navi più grandi (fino a 12000 container).
A metà del 2013 il parlamento del Nicaragua ha approvato in tutta fretta la costruzione i un nuovo canale, in accordo con il gruppo di telecomunicazioni cinse HKND (con sedi a Hong Kong e Managua), a capo del quale c’è l’imprenditore Wang Jing, 42 anni, la cui ricchezza è stimata in 6,4 miliardi di dollari (5,7 mld di euro) da Forbes.
I numeri del canale che attraverserà il Nicaragua (data di fine lavori prevista 2019) sono da record: il tracciato proposto è lungo circa 260 chilometri (oltre il triplo del canale di Panama), la larghezza prevista è di 230-280 metri e la profondità mai inferiore a 27 metri. Le dimensioni del canale sono pensate a partire dalle navi che superano il Panamax (la massima dimensione delle navi che passano dal canale di Panama), fino ad arrivare a navi che trasportano fino a 25000 container (più del doppio del Panamax dopo il raddoppiamento del canale di Panama).

Yum! In Cina c’è il festival della carne di cane e gatto


Per favore, gli amici carnivori (come me) che mangiano animali come lepri e conigli, mi spiegano per favore perché sono così indignati per il festival della carne di cane e gatto a Yulin, in Cina? Nell’articolo si parla di norme igieniche e mafia, d’accordo, quindi se tutto fosse fatto a norma di legge e igiene, sareste favorevoli? No, spiegatemi, perché io non so cosa dire ai miei amici vegetariani su ‘sta cosa. Grazie.

cane

Il Terzo Mondo si riorganizza: nuovi assetti politici in Asia


Forse non ve ne siete accorti, ma in Asia ci sono grandi movimenti che stanno modificando profondamente l’assetto politico.
La conferenza afroasiatica di Bandung, in Indonesia, si tenne la prima volta nel 1955 creando il termine e il concetto di “Terzo Mondo” in contrapposizione con il bipolarismo della Guerra Fredda, concetto poi ripreso da Tito con il Movimento dei Paesi non Allineati. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Movimento non seppe reagire al vuoto politico internazionale a causa dei molti contrasti interni (e i vari genocidi in Africa e in Bosnia), e per il fenomeno dei Paesi in Via di Sviluppo. Il Movimento esiste ancora, l’Iran ne pretenderebbe la sede, ma i grandi Paesi in Via di Sviluppo come Brasile e Cina o la stessa Iugoslavia (Serbia) che ne fu la fondatrice, sono presenti solo come osservatori.
In ogni caso, durante la conferenza afroasiatica di Bandung a Jakarta del 2015 il primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, e il presidente cinese, Xi Jinping, scattata, si sono stretti la mano: i due leader sembrano rilassati e in sintonia. Questo nonostante il discorso di Abe che ha espresso “profondo rimorso” per quanto accaduto durante la Seconda guerra mondiale, senza pronunciare formalmente le sue scuse, attese soprattutto dai rappresentanti cinesi e sudcoreani. Questo è importante se consideriamo anche che dieci anni fa, l’allora primo ministro Junichiro Koizumi, considerato il padre politico di Shinzo Abe, espresse le scuse formali.
Questo ri-raffreddamento dei rapporti Cina-Giappone si deve leggere alla luce di ciò che è successo qualche giorno fa in Pakistam, dove il presidente cinese Xi Jinping e il premier pakistano Nawa Sharif hanno cementato la relazione strategica che lega i loro due Paesi con una valanga di accordi per investimenti cinesi nelle infrastrutture e nell’energia per 46 miliardi di dollari. E’ un matrimonio perfetto quello tra Cina e Pakistan: non bisogna dimenticare che c’è l’India come fastidioso vicino comune (per esempio la questione territoriale irrisolta del Kashmir, conteso da tutte e tre le potenze).
In pratica la Cina si assicura un “corridoio energetico” lungo il Pakistan (attentati permettendo), una sorta di nuova “via della seta” che permetterà di evitare alla Cina il passaggio dal Mar Cinese e dallo stretto di Malacca, arrivando direttamente nel Golfo Persico.

Il Dalai Lama: potrei non reincarnarmi!


Dalai Lama

Dalai Lama

Il Dalai Lama (Tenzin Gyatso) ha recentemente dichiarato che potrebbe non reincarnarsi, che la tradizione della reincarnazione della guida spirituale buddista potrebbe interrompersi con la sua morte e che quindi sarebbe l’ultimo della sua Dinastia.
Il governatore della regine autonoma cinese del Tibet, Padma Choling, ha criticato il Dalai Lama, dicendo che “Le dichiarazioni del Dalai Lama contraddicono la teoria in base alla quale ogni grande Lama buddista si reincarna, al momento della morte, nel corpo di un bambino.”
Ma davvero il Dalai Lama è diventato blasfemo? In realtà, il governo tibetano in esilio da lui presieduto, teme che Pechino possa manipolare la scelta del suo successore, cosa già successa nel 1995 con la reincarnazione del Panchen Lama, la seconda autorità del buddhismo tibetano. Per la Cina, la reincarnazione del Dalai Lama deve essere scelta con l’appoggio del governo centrale, non scelta da lui stesso.
L’attuale Dalai Lama, il 14esimo, quest’anno compierà 80 anni. Una celebrazione particolarmente sentita negli altopiani tibetani.

A Hong Kong ancora scontri


La richiesta di democrazia torna a infiammare Hong Kong dove ci sono stati nuovi scontri tra polizia e manifestanti. Epicentro è ancora il distretto di Mongkok, uno dei tre siti principali dell’occupazione che va avanti da tre settimane per chiedere libere elezioni senza ingerenze da parte del governo centrale cinese.

Hong Kong verso Tienanmen


Prima l’assalto degli attivisti filo-cinesi, poi il gran rifiuto degli studenti che hanno detto no ai colloquio con il governo. Hong Kong è nel caos dopo una giornata di violenze e tensione, scoppiata improvvisamente proprio quando sembrava che la situazione si stesse decantando.
In serata la Federazione degli studenti, ha annunciato l’annullamento dell’incontro.
Benny Lai, il professore di legge fondatore del gruppo Occupy Central e leader della protesta, ha sostenuto la versione degli studenti affermando che gli aggressori, che hanno ferito una decina di giovani, erano membri delle Triadi, le organizzazioni mafiose del sud della Cina, alcune delle quali sono tradizionalmente favorevoli al governo di Pechino. Martin Lee, il 76enne fondatore del Partito Democratico di Hong Kong ha rincarato la dose, affermando che le scene che si sono viste oggi a Mongkok, non sono altro che una tattica comunista che consiste nell’usare la gente contro la gente per eliminare coloro che non gli sono graditi.
Non avevamo dubbi.

Il dittatore coreano fa sbranare lo zio da 120 cani


Kim Jong-Un

Kim Jong-Un

In Corea del Nord, il dittatore Kim Jong-Un Jang, dopo aver fatto arrestare, nelle settimane precedenti, lo zio Song-Thaek, ex numero Due, per alto tradimento (per un tentativo di colpo di Stato), lo avrebbe gettato nudo in una gabbia e fatto sbranare vivo da un branco di 120 cani affamati: le bestie sarebbero state lasciate appositamente senza cibo per svariati giorni. La scena atroce è durata un’ora ed è stata assistita dal leader stesso e da 300 funzionari.
la notizia è stata data da un autorevole quotidiano cinese, ma non ci sono altre conferme.
Il fatto che sia stato un giornale cinese a darne notizia è sintomo che non c’è perfetta sintonia tra regime cinese e quello nordcoreano.

Il tifone del secolo si abbatte sulle Filippine


Molto probabilmente è il tifone orientale più potente mai registrato dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche (e dei cicloni di tutto il mondo): chiamato Haiyuan (Yolanda nelle Filippine) è quello che si è abbattuto con venti fino a 315 km/h nel sud del Paese, soprattutto sulla città di Tacloban e dintorni, mietendo migliaia di vittime (ci vorranno settimane per fare una conta ufficiale, si stimano diverse migliaia di morti). Un disastro paragonabile allo tsunami in Giappone.
L’aereoporto di Tacloban appare come una landa desolata di fango, con i tetti di stagno contorti e le auto rovesciate. Le finestre della torre dello scalo sono distrutte. Non c’è energia elettrica, non c’è acqua. Le persone sono disperate. Ci sono dei saccheggi, ha raccontato il segretario della Difesa, Voltaire Gazmin. «L’acqua era alta come una palma» ha raccontato Sandy Torotoro, residente di Tacloban. L’uomo, 44 anni, un tassista di biciclette, ha spiegato che lui e altre persone si sono rifugiati dentro una jeep parcheggiata per proteggersi, ma che il veicolo è stato trasportato via da un muro di acqua. L’abitazione, dove l’uomo viveva con la moglie e la figlia di 8 anni, vicino all’aeroporto, è stata spazzata via.
Le nazioni e le organizzazioni internazionali sono già in moto per mandare aiuti.

Per capire la devastaione di Yolanda/Haiyuan basta questa tabella dei cicloni più violenti.
In base all massima raffica di vento:

1) Ida (tifone, 1978): 325 km/h
2) Kit (tifone, 1966): 880 hPa
3) Tip (tifone, 1979): 305 km/h
4) Camille (uragano, 1969): 305 km/h
5) Allen (uragano, 1980): 305 km/h
6) Nora (tifone, 1973): 295 km/h
7) June (tifone, 1975): 295 hPa
8) Wilma (uragano, 2005): 295 km/h
9) Rita (uragano, 2005): 285 km/h
10) Katrina (uragano, 2005): 280 km/h

In base alla pressione:
1) Tip (tifone, 1979): 870 hPa
2) Nora (tifone, 1973): 875 hPa
3) June (tifone, 1975): 875 hPa
4) Ida (tifone, 1978): 877 hPa
5) Kit (tifone, 1966): 880 hPa
6) Rita (tifone, 1978): 880 hPa
7) Vanessa (tifone, 1984): 880 hPa
8) Wilma (uragano, 2005): 882 hPa
9-10) vari tifoni: 880 hPa

Aspettiamo i (tristi) dati di Haiyuan/Yolanda, possiamo notare che i tifoni orientali sono statisticamente poco più potenti degli uragani americani, anche se spesso le raffiche più violente sono raggiunte anche dagli uragani (ma questo potrebbe essere dato dalla maggiore capillarità delle stazioni meteo Usa rispetto a quello orientali, che possono così registrare più raffiche).
Ma l’aspetto più inquietante è che le registrazioni scientifiche partono almeno dalla fine dell’Ottocento, ma nei primi posti il tifone più datato è del 1966! Conferma che i cicloni tropicali e i fenomeni atmosferici in generale sono molto più violenti ed estremi che nel recente passato.
Infine, per rallegrarvi, vorrei ricordare che i cicloni NON sono i fenomeniatmosferici più violenti, ma sono i tornado, twister o trombe d’aria che dir si voglia, i più potenti hanno raggiunto i 480 km/h circa.

Visitatori da 100 nazioni!


Il 1° settembre 2013, grazie a un visitatore del Qatar, il blog della Neorepubblica Kaotica di Torriglia, raggiunge i 100 Paesi da cui ha ricevuto visite dall’inizio della propria esistenza (21 dicembre 2010).
Ecco il numero di visite per Paese a oggi (divertitevi a leggere i primi, ma soprattutto gli ultimi!):
NB: grande assente la Cina perché il sito WordPress è oscurato (ad eccezione di Taiwan).

Italy 65.404
United States 929
Switzerland 518
Germany 463
France 461
United Kingdom 338
Spain 178
Belgium 108
Netherlands 86
Canada 84
Brazil 73
Argentina 73
Poland 72
Slovenia 63
Croatia 62
Albania 58
Australia 53
Romania 49
Mexico 49
Japan 48
Luxembourg 41
Hungary 41
Russian Federation 36
Greece 33
Czech Republic 33
Malta 33
Turkey 32
San Marino 32
Sweden 32
Iceland 29
Austria 28
Indonesia 28
Denmark 26
Israel 24
Norway 23
Ireland 23
Finland 22
Portugal 19
Thailand 17
Lithuania 17
India 17
Serbia 15
Tunisia 15
Colombia 15
Ukraine 14
Taiwan 13
Republic of Korea 12
New Zealand 11
Hong Kong 10
Ecuador 9
Republic of Moldova 9
Vatican City 9
Chile 8
Venezuela 8
Morocco 8
Bulgaria 7
Peru 7
Costa Rica 6
Guatemala 6
Philippines 6
Malaysia 5
Slovakia 5
Viet Nam 5
Pakistan 4
Uruguay 4
South Africa 4
Lebanon 4
Monaco 4
Puerto Rico 4
Estonia 4
Cyprus 3
Montenegro 3
Saudi Arabia 3
Latvia 3
Senegal 3
Gibraltar 3
Macedonia 3
Dominican Republic 3
Cape Verde 2
Singapore 2
Georgia 2
Paraguay 2
Bosnia and Herzegovina 2
Egypt 2
Afghanistan 2
Nigeria 1
Jersey 1
Cayman Islands 1
Algeria 1
Belarus 1
United Arab Emirates 1
Azerbaijan 1
Libya 1
Honduras 1
Qatar 1
Bolivia 1
Benin 1
Kuwait 1
Uganda 1
Sri Lanka 1

In Nigeria altra vagonata di morti innocenti, in Egitto guerra civile, in Siria i soliti morti


Un attacco degli islamici di Boko Aram a una scuola a Mamudo nel nordest della Nigeria ha provocato almeno 42 morti tra studenti e insegnanti. L’attacco è avvenuto all’alba in un collegio. Il conflitto musulmano-cristiano della Nigeria non disturba più di tanto l’attività di estrazione petrolifera, almeno non quanto il MEND, il Movimento di Emancipazione del Delta del Niger, per cui: chissenefrega (solo il Papa è preoccupato, ma è ovvio).
In Egitto aumentano i morti in seguito a quella che ormai chiamerei guerra civile. Un sacerdote cristiano copto è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella provincia egiziana del Sinai, nella città di El Arish. Intanto si segnala la formazione di milizie pro-Morsi nate con l’obiettivo di raccogliere armi, addestrare i militanti e condurre una lotta armata in Egitto per imporre la legge islamica. Ma il “non golpe” piace a Israele e Stati Uniti, per cui, va bene così, al macero la democrazia. Le pallottole valgono come le schede elettorali.
In Siria la guerra civile prosegue nell’immobilità generale dell’Onu, a causa di una sorta di guerra fredda bis tra gli interessi Russo-cinesi e Statiunitensi, per cui, mi dispiace bambini, ma per ora non si studia, ma si muore: sarà mica colpa nostra se siete nati lì? A noi c’interessa l’arrivo del britannico erede reale (realmente?).

Cina, Turchia, Israele e Siria: prove generali di Guerra Fredda


Cina e Turchia alzano la voce contro Israele per i raid aerei in Siria. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, durante la visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito che la Cina si oppone fermamente all’uso della forza in Siria e ha chiesto a Tel Aviv di astenersi da nuove azioni militari.
Il portavoce ha ribadito che per la Cina la sovranità di una nazione merita rispetto e che la situazione attuale è molto complicata e sensibile. Il premier israeliano, è ancora a Shanghai ed è atteso nei prossimi giorni a Pechino, dove ieri è avvenuto l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo palestinese Mahmoud Abbas, al quale la Cina ha ribadito il suo sostegno.
Parole ancora più dure arrivano da Istanbul. I raid aerei israeliani sulla Siria sono “inaccettabili”, ha detto il premier turco, Recep Tayyp Erdogan.

Anche in Francia approvati i matrimoni omosessuali


La Francia diventa il 14° Paese che legalizza i matrimoni fra persone dello stesso sesso. La riforma è considerata in Francia la più importante dai tempi dell’abolizione della pena di morte, nel 1981.
Il presidente della Neorepubblica di Torriglia ha mandato ufficiali apprezzamenti per l’evento alla Francia tramite la propria ambasciatrice di Francia, in quanto la Neorepubblica appoggia i matrimoni egualitari assoluti, ovvero non solo di qualsiasi combinazione di coppia fra i tre sessi diversi (maschio, femmina, transgender), ma anche tra specie intelligenti diverse (in previsione di un contatto alieno extraterrestre).
In questo campo la Neorepubblica Kaotica di Torriglia è il primo Paese al mondo che riconosce matrimoni interspecie.

Ecco la situazione mondiale sulle tutele e riconoscimenti legali per coppie omosessuali:
Blu: Matrimonio tra persone dello stesso sesso
Azzurro: Altri tipi di unioni civili (o coabitazioni registrate)
Celeste: Riconoscimento dei matrimoni celebrati all’estero
Grigio: Nessun riconoscimento per le coppie di persone dello stesso sesso
Pratiche omosessuali illegali:
Verde: Pena de jure, ma non perseguita de facto
Giallo: Punizione minima
Arancio: Grave reato (codice penale)
Rosso chiaro: Imprigionamento a vita (condanna all’ergastolo)
Rosso cupo: Pena di morte

Leggi omosessuali nel mondo

Leggi omosessuali nel mondo


Si noti l’estrema omofobia dei Paesi musulmani e la situazione paradossale dell’Italia, in compagnia di Paesi omofobi come la Russia, la Cina, alcune repubbliche asiatiche e centrafricane.
Se la motivazione è ovvia (l’influenza del Vaticano e della cultura veterocattolica), siamo felici di sentire le parole di umiltà e apertura di papa Francesco, in attesa che si trasformino in fatti.
Il primo papa che rinuncia alle vesti cerimoniali, il primo papa che si chiama vescovo di Roma, il primo papa Gesuita, il primo papa che visita la cripta di San Pietro (ma gli altri che facevano?), il primo papa che mette il ciuccio a un bimbo, tutte cose bellissime, ma che noi vorremmo diventassero: il primo papa che permette il sacerdozio femminile, il primo papa che punisce i chierici pedofili, il primo papa che non vieta il preservativo, il primo papa che non vieta l’amore omosessuale, eccetera: Jorge Bergoglio: non sei ancora un santo.

La Corea del Nord in stato di guerra con la Corea del Sud


La Corea del Nord ha annunciato di essere in “stato di guerra” con la Corea del Sud e dichiara che ogni questione tra i due Paesi sarà d’ora in poi trattata su questa base. L’annuncio è stato dato tramite una dichiarazione congiunta del governo, del Partito comunista e di tutte le istituzioni di Pyongyang.
La “decisione i Kim Jong-un è un ultimatum alle “forze ostili e una decisione definitiva per la giustizia”. In attesa dell’ordine di attacco del leader supremo, si dà per certa “una rappresaglia senza pietà in caso di atti di provocazione” da parte degli Stati Uniti o della Corea del Sud.
Ricordiamo che la Cina appoggia ancora il regime nordcoreano. Per quanto il odioso sia il regime nordcoreano, non so come chiamare le operazioni militari statunitensi (compreso l’invio di due bombardieri) se non “provocazioni”. Forse Washington ha bisogno di una nuova guerra per la flessione di consensi?

Corea del Nord e Usa fanno prove tecniche di guerra nucleare


La corea del Nord (quella di Pyongyang) studia azioni militari corrispondenti contro le basi Usa in Giappone e a Guam, dopo le esercitazioni coordinate tra Stati Uniti e Corea del Sud.
Per quanto quello nordcoreano sia un regime riprovevole e antidemocratico, mi chiedo come si faccia a non prendere in considerazione le responsabilità Usa, che tranquillamente fanno esercitazioni militari attorno a un regime considerato pericoloso e, ricordo, appocciato dalla Cina. Queste azioni (americane) si chiamano provocazioni. E quello che ne consegue è responsabilità di chi provoca.

Siria, Mali e Libia: i tre aspetti delle “trasformazioni arabe”


In Siria continuano le stragi di civili, nelle campagne nei dintoni di Homs 106 morti tra uomini, donne e bambini dopo un raid del rigime di Bashar al Assad. Ormai pare che l’80% sia in mano dei ribelli e il regime abbia i mesi contati (si parla di 6 mesi). Ma i ribelli chi sono? L’organizzazione Jahbat al-Nusra, per gli Usa vicino ad Al Qaeda, per la Turchia no, ma comunque è sicuramente d’ispirazione jihadista, quindi sempre di guerra in nome di Allah si tratta.
In Mali, infatti, l’organizzazione islamica Shabaab, contro cui la Francia è entrata in guerra, è d’ispirazione Qaedista. Lo confermano i recenti ostaggi in Somalia e Algeria. Allora ci si chiede quali siano le motivazioni dei Paesi occidentali, che fanno guerra e contemporaneamente aiutano le organizzazioni islamiche jihadiste a seconda del contesto.
La risposta è abbastanza semplice e viene dalla Libia: l’Occidente vuole la pace, meglio se democratica.
Intento nobile? Naaaa. Con la guerra non si possono fare affari, con la pace sì. Oltretutto la democrazia non è strettamente necessara (infatti la Cina va benissimo, la si critica un po’, ma poi si fanno affari insieme: se fossimo veramente democratici avremmo posto l’embargo alla Cina). La Libia serve per il petrolio, come l’Iraq e il Kuwait, punto.
Qualcuno potrebbe comunque non vedere nulla di malvagio nel “fare affari” con Paesi del Terzo mondo, e a querto scopo viene in aiuto l’esempio di un altro Paese africano: la Nigeria. Gli affari petroliferi hanno sicuramente migliorato le condizioni dei Paesi Occidentali che lavorano in Nigeria (primi fra tutti Italia e Regno Unito), ma non hanno assolutamente migliorato le condizioni dei cittadini nigeriani, anzi, spesso è successo il contrario.
Allora a cosa serve “esportare democrazia”? A migliorare le condizioni economiche e sociali dei cittadini dei Paesi Occidentali, che altro non sono che gli elettori di chi è al potere.
Capito il giochino? Questi sono coloro che io chiamo “abbuiati”, in contrasto e polemica con il complottista di turno.

Per cortesia, mass media, non parlate tutti quanti delle donne del Pkk uccise!


Attiviste del PKK

Attiviste del PKK

Tre donne curde, Sakine Cansiz, cofondatrice del PKK (Partito dei lavoratori curdi), Fidan Dogan, rappresentante del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) e Leyla Soylemez, giovane attivista sono state trovate ieri uccise a Parigi.
Ne parlano solo i quotidiani online, per il momento in tv non si è visto nulla: che i governi europei non vogliano disturbare la sensibilità della Turchia?
Ricordiamo che Abdullah Öcalan (leader del PKK) è detenuto in Turchia dal 2005. Parlare di un Kurdistan libero e indipendente è un tabù per molti, la creazione di una nazione indipendente o autonoma roderebbe territori di sovranità alla Turchia e all’Iraq, che diminuirebbe il controllo europeo e Statunitense nell’area del Medioriente. L’apparentemente assurdo veto di Russia e Cina all’intervento dell’Onu in Siria è proprio per contrastare questo fenomeno: l’estensione del controllo europeo-statunitense in Medioriente. Mentre gli Usa e l’Europa ignorano le ragioni dei curdi, russi e cinesi preferiscono vedere morire civili siriani piuttosto che consegnare l’area all’Occidente.
Queste sono le vere motivazioni che muovono i potenti del mondo, e non i diritti civili e l’autodeterminazione dei popoli come si legge negli articoli fondammentali dell’Onu. Se volete chiamarli Illuminati fate pure, io li chiamerei piuttosto Abbuiati.
La Neorepubblica di Torriglia riconosce il Kurdistan.

Palestina e Israele: tutti colpevoli!


La dissoluzione dei territori palestinesi

La dissoluzione dei territori palestinesi


Lo scontro decennale tra palestinesi e israeliani si riaccende per l’ennesima volta. Sembra che il bioritmo guerra-pace segua una sinusoide, i periodi di tregua e l’avvicinarsi della pace vengono puntualmente interrotti da un’inversione di tendenza che riporta tutto verso la guerra. Come un profondo respiro senza fine. Qualche studioso potrebbe pensare che questo conflitto sia una specie di termometro del mondo e scovare dei paralleli tra le alternanze pace-guerra e la situazione mondiale, vista sia la regolarità delle ricadute, sia la particolare risonanza mediatica di questo conflitto. E alla crisi economica mondiale non poteva mancare la guerra “per eccellenza”.
Noi non siamo ancora velleitari a tal punto da formulare questa ipotesi, ma sicuramente possiamo legare questo conflitto a una guerra “sotterranea”, o se preferite “fredda”, che ha come baricentro il Medio Oriente. Pensiamo sia all’Iran che fornisce armi alla Palestina che ha come obiettivo il sodalizio Israele-Stati Uniti, sia all’asse Russia-Cina, che, come ha dimostrato il caso della Siria, si oppone all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente.
L’immensa partita a scacchi mondiale porta a una guerra stretta e angusta combattuta addiruttura in una Striscia di trra di pochi chilometri.
E se a Gaza i bambini muoiono è colpa di tutti questi “poteri forti”, non solo del missile israeliano di turno. Ma nessuno è esente da responsabilità.
E tutti i politici da bar che riemergono in situazioni come queste dovrebbero, oltre a studiarsi la storia, tenere presente i seguenti fatti.
Israele
Israele è uno Stato, e come tutti gli Stati comprende una moltitudine di persone, tra cui pacifisti e integralisti religiosi (nella fattispecie ultraortodossi), ebrei sionisti e non, arabi ebrei (lo sapevate?), e musulmani israeliani, ma soprattutto comprende anche il Governo Netanyahu. Una cosa è essere ebrei ortodossi, un’altra sionisti (esistono anche ortodossi non sionisti, soprattutto in Usa), un’altra ancora Israeliani. Quindi chi si riempie la bocca di Israele dovrebbe fare queste distinzioni, perché le manifestazioni pacifiste degli israeliani non vanno d’accordo con la politica di aggressione della destra che il governo israeliano asseconda.
I sionisti hanno la responsabilità di violare costantemente (fino a oggi) i trattati internazionali e continuare a costruire colonie nei territori occupati.
Il Governo ha la responsabilità di assecondare i sionisti e la destra per avere l’appoggio politico e poter governare.
Palestina
Anche in questo caso, servono dei distinguo. Ci sono i palestinesi, Hamas (attualmente al governo), gli integralisti pro jihad e l’ANP.
Hamas, con l’appoggio degli integralisti, viola regolarmente gli accordi, le tregue e protegge i terroristi al proprio interno. Ora, considerare combattenti e non terroristi Hamas e gli integralisti kamikaze è controverso. Faccio degli esempi per ognuna delle fazioni: rivolgendomi agli italiani come chiamereste Pietro Micca che si fece esplodere per impedire alle truppe francesi di conquistare Torino durante l’assedio del 1706?
Come dimenticare, del resto, Il massacro di Monaco del 1972, in cui dei fedayyìn palestinesi palestinesi uccisero 11 atleti israeliani che stavano partecipando alle Olimpiadi.
Inoltre, giusto per stare in Italia, molti hanno dimenticato la strage di Fiumicino nel 1985, dove i terroristi palestinesi uccisero 16 persone ferendone circa 100.
Credo che, aparte eccezioni, la differenza tra terrorismo e lotta per la libertà sia abbastanza semplice.
L’intifadah (il lancio di pietre) è lotta per la libertà, farsi esplodere in un autobus israeliano è terrorismo. L’ANP è un organizzazione lecita, mentre non dimentichiamo che i kamikaze palestinesi sono stati la fonte d’ispirazione di Osama Bin Laden e dei Talebani, niente meno.
È quindi necessario, sia per noi, ma soprattutto per i Palestinesi, cominciare a distinguere gli integralisti religiosi dai combattenti per la libertà. La jihad non c’entra niente con la Palestina, o almeno non dovrebbe.
Stati Uniti
Non mi stupisce come gli Stati Uniti (in cui vivono milioni di ebrei) siano filoisraeliani, non stupisce nemmeno che gli Stati Uniti abbiano ottimi rapporti con l’Arabia Saudita (monarchia assoluta, con la più integrale versione dell’Islam, ma ricca della materia prima che fa muovere il mondo, ovvero il petrolio), mentre i rapporti con la Palestina non sono per niente buoni (è una democrazia, non è integralista, ma è un Paese molto povero).
Queste riflessioni fanno capire che le democrazie occidentali non creano alleanze in base alle proprie idee democratiche, ma al profitto. Più che “democrazie” si tratta di “capitalismi”.
Europa
Il vecchio continente sembra ergersi ad arbitro (inascoltato) del conflitto. Sembra invece comportarti come gli Stati Uniti, solo che in Europa vivono milioni di musulmani e non di ebrei (che inazisti – che erano europei – hanno eliminato in massa), quindi sembra ovvio che si parteggi leggermente più per le motivazioni dei palestinesi. Falso buonismo.

Resta il fatto che la Palestina ha il diritto di avere uno Stato vero (non le vergognose riserve “indiane” di adesso, entro i confini stabiliti nel 1967), e che Israele ha diritto alla propria tranquillità e non si deve sentire minacciato dall’Iran e da gran parte dei Paesi del Medio Oriente.
Resta il fatto che Israele è un paese ricco che continua a colonizzare terre di un Paese povero.
Resta il fatto che nessuno dei due contendenti vuole la pace.
Antisemitismo
Infine, non poteva mancare l’antisemitismo, che ultimamente ha permeato pure certi ambienti di estrema sinistr! Essere fascisti, nazisti, neonazisti o postfascisti è vergognoso, ma essere comunisti antisemiti è lo stesso.
Contestare Israele e le scelte del proprio governo è lecito, essere contro gli ebrei no.
Contestare i Palestinesi perché hanno eletto Hamas al Governo è incomprensione dei livelli indecenti di vita dei palestinesi.
Al Salaam! Shalom!

In Cina e Israele nessuna novità


Vertice del Partito Comunista Cinese

Nuovo vertice del Partito Comunista Cinese, novembre 2012

Gaza, Palestina, novembre 2012

Gaza, Palestina, novembre 2012


Questo succede sul pianeta Terra: in Cina 7 persone ne controllano 1.344.130.000, a Gaza si uccidono bambini.

*** In Cina 7 persone ne controllano 1.344.130.000


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO VI

giorno 26 brumaio 132

* Siete d’accordo con l’elezione di Xi Jinping a Segretario del Partito Comunista Cinese e alla sua automatica elezione a Presidente della Cina che avverrà a marzo 2013?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito 6

Xi Jinping sfiduciato

Commento: Xi Jinping è stato eletto oggi, 15 novembre 2012, al posto del suo predecessore Hu Jintao al 18° Congresso del Partito Comunista Cinese. Rispetto al suo predecessore è considerato un “riformista”, nei limiti che la Cina permette, infatti fa parte dell’ala riformista. Da segnalare che all’interno del Cpup, l’organismo al vertice del Partito Comunista Cinese, che governerà il Paese per i prossimi 10 anni, sono stati ridotti i membri (da 9 a 7) nel tentativo di ridurre le fazioni all’interno del Partito, rendendo il potere più agile ed efficace. Xi Jinping annuncia che il problema maggiore è la corruzione politica, che va affrontata “comportandoci in maniera onorevole”, e sottolineando la necessità per i membri del partito di osservare una “stretta disciplina, migliorare la propria condotta e mantenere stretti legami con il popolo”.
Nove signori cinesi in giacca e cravatta hanno passato “silenziosamente” il comando della Cina ad altri sette (evidentemente per loro nove erano troppi). 7 uomini controlleranno più di 1.344.130.000 per i prossimi 10 anni.
A meno che una rivoluzione democratica li elimini una volta per tutte.
Sembra proprio questo il volere dei ministri della Neorepubblica di Torriglia, in una votazione che raggiunge l’apice dell’astensionismo (solo 7 presenti, più 2 astenuti), che indica il poco interesse che può avere un “non cambio politico” come quello cinese e l’inutilità di ogni speculazione su questa farsa kabuki.
C’è da aggiungere l’appoggio della Neorepubblica di Torriglia all’indipendenza del Tibet, che fa del vertice della Cina un Governo a noi avverso. Forse anche per questo, segnaliamo che il nostro sito (e probabilmente l’intera piattaforma WordPress.com) sono censurati in Cina, infatti questo blog registra contatti da 76 Paesi (vedi), ma nessuno dalla Cina.

Quando il complottismo ha avuto ragione


Strettamente parlando, non è mai successo, ma vorrei presentare qui due esempi in cui ricercatori “eretici” o meglio, le cui ipotesi andavano contro teorie comunemente accettate dalla cosiddetta “accademia scientifica ufficiale”, hanno avuto ragione.
Naturalmente è ovvio che bisogna tenere conto che nella stragrande maggioranza degli altri casi, questi ricercatori hanno dovuto ricredersi, hanno cambiato ipotesi o sono stati definitivamente radiati dalla scienza: il nostro non è un atteggiamento ingenuo: sappiamo che si tratta di casi isolati e molto rari, ma vogliamo presentarli per suggerire ai ricercatori di valutare sempre con cautela anche le ipotesi che al momento sembrano meno credibili.
Il primo caso riguarda il geologo Harlan Bretz, citatissimo dai complottisti e simili.
Dall’estate del 1922, per sette anni, Harlan Bretz ha condotto ricerche sul letto del fiume Columbia, nel Canada, interessandosi alle insolite erosioni dei depositi di basalto della zona, e coniando il termine Scablands nel 1923 per descriverle. Bretz avanzò l’ipotesi che un’inondazione apocalittica avesse formato il paesaggio, dandogli il nome di “inondazione Spokane” in una pubblicazione del 1925.
Questa spiegazione geologica “catastrofica” andava contro l’opinione prevalente che vedeva le grandi erosioni (come per esempio il Grand Canyon) formarsi nell’arco di milioni di anni, e l’ipotesi di Bretz fu screditata e derisa dalla Geological Society di Washington.
Un altro geologo, J.T. Pardee, aveva lavorato con Bretz e aveva le prove di un antico lago glaciale che avrebbe dato credito alle teorie di Bretz. A Pardee, però, mancava la libertà accademica di Bretz (aveva lavorato per la US Geological Survey) e non gli fu permesso di entrare nella discussione.
Bretz difese sempre le sue teorie, dando il via a un dibattito lungo 40 anni sull’origine delle Scablands.
Pardee e Bretz hanno continuato le loro ricerche, raccogliendo e analizzando le prove, identificando infine il lago Missoula come la fonte dell’inondazione Spokane. Le loro teorie sono state infine accettate negli anni Settanta anche se va detto che si tratterebbe di ripetute alluvioni Spokane e non di una singola inondazione catastrofica. In ogni caso, l’ostracismo scientifico ha ritardato la ricerca della verità per diversi decenni.
Un caso più recente è l’Homo Floresiensis (dall’isola indonesiana di Flores sulla quale sono venuti alla luce i resti): dei fossili di ominidi vissuti fino a 13.000 anni fa, scoperti da un gruppo di ricercatori australiani e indonesiani nel settembre del 2003, che non appartenevano all’Homo Sapiens. Il che suonava come una provocazione, e la scienza ha cominciato a “deridere” i ricercatori: come poteva esistere una specie più primitiva del Sapiens, e addirittura del Neanderthal, quando quest’ultimo si è estinto in Europa circa 30.000 anni fa? Come poteva un discendente dell’Homo Habilis esistere ancora 13.000 anni fa quando quest’ultimo si è estinto 1,5 milioni di anni fa?
Ma nel 2009 dopo l’analisi cladistica e la comparazione delle misure corporee è stato confermato che sarebbe una specie distinta dall’Homo Sapiens, e deriverebbe appunto dall’Homo Habilis.
Il ritrovamento ha dovuto riscrivere parte della storia dell’uomo, ipotizzando una massiccia presenza dell’Habilis in Asia, che si è evoluto fino al Floresiensis ed è quasi arrivato ai giorni nostri (siamo quasi all’epoca delle mura di Gerico!).
Le sorprese (e le conferme) non sono finite: recentemente è stato forse trovato l’anello mancante, l’Homo Denisovensis, sviluppatosi dall’Homo Habilis in Asia circa 800.000 anni fa ed evolutosi nel Floresiensis circa 200-300.000 anni fa.
Infine (notizia di quest’anno) nella Cina Meridionale, sono stai rinvenuti fossili ancora più recenti, di ominidi vissuti tra 11.500 e 14.500 anni fa, provvisoriamente chiamati “gli uomini della caverna del cervo rosso”, che parrebbero più primitivi dell’Homo Sapiens. La storia dell’uomo in Asia è tuttora in fase di riscrittura, e questo potrebbe valere anche per altre discipline. Il pregio della scienza è, non dimentichiamolo, proprio quella di sollevare il dubbio, non di nasconderlo.
Un monito dunque sia agli accademici che ai fautori delle teorie della cospirazione (perché quando l”accademia scientifica” si rende conto di sbagliare, ha dimostrato di saper fare retromarcia.)
Naturalmente abbiamo parlato di casi in cui sono in gioco la reputazione di scienziati e ricercatori, non
lobbies di industriali, miliardari e simili, perché in questo caso le cose si complicano, e far uscire la realtà, è molto più difficile. Per esempio (cito un caso dimostrato e uno da dimostrare) degli effetti cancerogeni dell’Eternit o dell’incidenza di certe telecomunicazioni sui tumori. Meditate, gente.

Chi è Julian Assange


Dossier Personaggi Parte IV.
Veniamo all’attualità più scottante. Perché la gente convinta che esista un Ordine Mondiale (o qualcosa di simile) trovi il suo vero “eroe”, evitando di perdere tempo dietro a certi cialtroni complottisti. Sto parlando di Julian Paul Assange.

Julian Assange

Julian Assange


Assange Nasce a Townsville, nel Queensland, nel 1971. Fin da adolescente mostra le sue doti informatiche ed entra nel mondo dell’hacking. Dai 17 anni, dopo aver frequentato 30 scuole diverse, Julian assume lo pseudonimo di Mendax e mette in piedi gil gruppo di hacker International Subversives. Grazie ai software da lui sviluppati, il gruppo s’infiltra nei siti informatici di Nasa, Pentagono, Dipartimento della Difesa Usa e molti altri.
Nell’ottobre del 1989, alla vigilia del decollo della navicella Atlantis, i tecnici della Nasa vedono comparire sui computer la scritta WANK, acronimo inglese di Worms Against Nuclear Killers.
Nel 1991 subisce un’irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana, secondo l’accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un’università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano. Nel 1992 gli vengono rivolti 24 capi di accusa di hacking. Assange è condannato, ma in seguito è rilasciato per buona condotta, dopo aver pagato una multa di 2100 dollari australiani.
Nel 1995 rilascia il programma Strobe, software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Si mette a studiare fisica e gira il mondo.
Ma è a partire dalla seconda metà degli anni Duemila che il suo nome compare sesmpre più spesso nelle cronache mondiali. Dal 2007, infatti, è tra i promotori del sito web WikiLeaks.
Il termine “to leak”, (letteralmente, trapelare) significa rendere pubblica un’informazione senza autorizzazione ufficiale, nonostante gli sforzi per tenerla segreta. Assange dichiara: “I nostri bersagli principali sono i regimi oppressivi come la Cina, la Russia, e dell’Asia Centrale. Ma ci aspettiamo di essere d’aiuto anche per chi in Occidente vorrebbe che fossero denunciati comportamenti illegali e immorali dei governi e delle grandi società”. L’interfaccia è simile a quella di Wikipedia, ed è usabile da qualunque tipo di persona. In breve riceve più di un milione di documenti, tutti provenenti da fonte anonime.
Uno dei primi documenti che mettono in vetrina è il regolamento di Guantanamo. Segue la denuncia per l’approssimazione degli studi sul riscaldamento globale. Poi è la volta della Julius Baer Bank, l’istituto privato di Zurigo che li querela ottenendo la chiusura del sito. La sentenza scatena un effetto boomerang: vecchi e nuovi media fanno fronte comune, sostenendo il ricorso in tribunale. Così la sentenza viene ribaltata, WikiLeaks torna on line, e la banca rinuncia all’azione legale.
In seguito WikiLeaks tocca la multinazionale di trading petrolifero Trafigura, accusata di aver scaricato in Costa d’Avorio rifiuti tossici, Scientology e la massoneria. Arrivano le prove dei massacri in Kenya (grazie alle quali vincono il Media Award 2009 di Amnesty International). E infine, Collateral Murder, lo sconvolgente video in cui si vedono i piloti dell’elicottero Apache che dopo aver scambiato per dei lanciarazzi i lunghi teleobiettivi delle macchine fotografiche di Namir Noor Eldeen, reporter dell’agenzia Reuters a Bagdad, hanno aperto il fuoco uccidendolo insieme ad altre 10 persone. Dopo il clamore suscitato dal filmato, viene arrestato il soldato americano Bradley Manning con l’accusa di avervi fornito centinaia di files top secret a WikiLeaks.
Il 28 novembre 2010, dopo l’annuncio nelle settimane precedenti, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Il giorno seguente, il general attorney dell’Australia, Robert McClelland, dichiara alla stampa che l’Australia è intenzionata a investigare sulle attività di Assange e di Wikileaks.
I file riservati danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan: viene nascosto il vero numero delle vittime civili, mentre l’intelligence pakistana lavora al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi, i talebani usano i missili Stinger che la Cia fornì ai mujaheddin di Osama Bin Laden, le truppe Usa utilizzano droni automatici scadenti e rischiosi, la Cia ha finanziato l’intelligence afghana.
La Casa Bianca ha replicato che Wikileaks non è un fornitore oggettivo di notizie, ma piuttosto un’organizzazione che si oppone alla politica americana in Afghanistan.
“Casualmente”, proprio dieci giorni prima, il 18 novembre 2010 (ma dopo gli annunci), il tribunale di Stoccolma spicca un mandato d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale. Il reato contestatogli sarebbe quello di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, Anna Ardin (militante femminista, segretaria dell’associazione Brotherhood Movement e autrice di una Guida alla vendetta contro il partner, pubblicata sul web) e Sofia Wilén, e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi a un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese. La denuncia era stata fatta dalle due ex amanti dopo che aver appreso l’una dall’altra di aver avuto rapporti sessuali con lui.
La vicenda ha del ridicolo se confrontata con la “portata” delle dichiarazioni di WikiLeaks, e si commenta da sola, ma l’Interpol si mette in moto.
Il 7 dicembre Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione e lo tiene in carcere fino al 14 dicembre. Nel frattempo la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche: secondo alcune fonti, tale richiesta sarebbe finalizzata ad estradarlo in realtà negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio. E noi non ne dubitiamo. L’accusa per spionaggio, negli Stati Uniti, può costare l’ergastolo e anche la pena di morte.
Assange viene rilasciato su cauzione, e la decisione sulla richiesta di estradizione rimandata.
Il 2 novembre 2011 l’Alta corte di Londra dà il via libera all’estradizione richiesta dalla Svezia, e a metà giugno 2012 la Corte Suprema britannica rigetta definitivamente il ricorso contro l’estradizione. Assange si rifugia subito dopo presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico come perseguitato. Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, conferma la concessione dell’asilo, per evitare la sua consegna alla Svezia. Già nel 2010 Quito aveva offerto ad Assange residenza in Ecuador “senza precondizioni”, per poter “esprimersi liberamente”. Alla base vi è il fatto che il governo di quel paese era preoccupato per alcune attività illegali degli americani in Ecuador; attività che voleva che venissero trattate da Assange senza restrizioni e che WikiLeaks si era detta pronta a documentare.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte V: Nikola Tesla.

La Grecia esce dall’Euro ed entra nella Cina


Scenario possibile, visto che ormai anche le istituzioni europee si stanno rassegnando all’eventualità che la Grecia esca dell’Unione Monetaria Europea, fatto assolutamente tabù fino a qualche settimana fa e che nel frattempo il governo cinese ha dato mandato alle principali agenzie statali, compresa la banca centrale, perché preparino urgentemente dei piani di contingenza in vista di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.
Ora, ai detrattori dell’euro chiediamo: come vedete l’uscita dell’Italia dall’Euro? Che ve ne sembra di entrare a far parte della florida economia di un governo antidemocratico come la Cina?
La realtà dei fatti è che una volta entrati nell’Unione Monetaria Europea, uscirne è come affrontare un abisso. La dracma, come la peseta e la lira, perderebbero subito punti nei confronti dell’euro, e gli stipendi, pur rimanendo nominalmente gli stessi, perderebbero del 30-40% del potere d’acquisto. Senza immaginare le conseguenze politiche e sociali.
La ripresa dell’economia e delle esportazioni sarebbe di livello inferiore perché ormai un’economia non può prescindere dalla globalizzazione e il Paese dovrebbe continuamente difendersi da “scalate” di altre economie, come quella cinese.
Non sosteniamo che sarebbe un disastro, naturalmente, ma le incognite sono troppe per poter sostenere con leggerezza l’uscita dell’Euro, almeno una volta che questi Paesi vi hanno fanno parte per qualche anno.

Siria, la condanna


L’Assemblea generale dell’Onu ha adottato a schiacciante maggioranza una risoluzione di condanna della repressione in corso da 11 mesi in Siria, costata la vita a oltre 6.000 persone. Approvata con 137 voti a favore e 12 contrari (su 193 Stati membri), la risoluzione chiede al Presidente Bashar al Assad di cessare gli attacchi contro i civili, di riportare l’esercito nelle caserme e di collaborare con la Lega araba per garantire una transizione democratica, mentre sollecita l’Onu a nominare un inviato speciale per la Siria. I voti contrari alla risoluzione sono arrivati, tra gli altri, da Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela.
La risoluzione ha un valore soprattutto simbolico, essendo l’Assemblea generale un organo consultivo.
I Ministri della NeoRepubblica Kaotica sono invitati ad esprimersi entro 3 giorni. Quando le votazioni saranno terminate verranno pubblicati i risultati.

Esce Flush.Art 1, Arte e morte contemporanea


Miroir du Gourmet

Miroir du Gourmet

MIROIR DU GOURMET RINASCE COME FLUSH.ART
Flush.Art

Flush.Art


Miroir du gourmet è stata una mini rivista aperiodica stampata in edizioni limitate e numerate dal luglio 2001, dedicata all'”Arte e Morte contemporanea”. Dichiara fin dalla propria fondazione di cessare al decesso del Santo Padre Giovanni Paolo II. Dopo 7 uscite, cessa le pubblicazioni, come promesso, nell’aprile 2005.
In massimo 20 pagine a colori, affianca a immagini shock di eventi di cronaca di attualità e del passato, frasi o aforismi inquietanti.
Al suo interno, si legge questa presentazione:
“Specchio del bongustaio” è catarsi iconografica, rappresentazione spregiudicata di eventi di attualità, di cronaca, naturali, artistici e storici in cui la scelta di immagini e di sarcastici aforismi invitano il cinico lettore a specchiarsi nella propria avidità grandguignolesca finché – esausto – potrà comprendere da vicino il dolore degli altri.
Vedi le copertine delle 7 uscite.
Le ultime copie possono essere ancora acquistate qui.
Dopo 7 anni, dalle ceneri di Miroir du Gourmet rinasce Flush.art, un bollettino fotografico aperiodico online, dichiarando fin da subito che cesserà di esistere al decesso del Santo Padre Benedetto XVI.
Buona visione (scarica solo se sei maggiorenne e non impressionabile).

Vedi/scarica N.1 I mortacci sono vostri (febbraio 2012)

Flush.Art n. 1 (febbraio 2012)

Flush.Art n. 1 (febbraio 2012)

Complotto contro Benedetto XVI?


Benedetto XVI morto entro 12 mesi?

Il XII mese

Mordkomplott: “Complotto di morte”. La notizia è stata annunciata alla trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro. Il direttore Antonio Padellaro de Il fatto Quotidiano, ha annunciato l’articolo di Marco Lillo, che parla di un documento circolato negli ambienti vaticani.
Un appunto consegnato un mese fa dal Cardinale Castrillon, a conoscenza del pontefice, riferisce quanto detto dal cardinale Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre scorso in alcuni colloqui in Cina: “I suoi interlocutori hanno pensato, con spavento, che sia in programma un attentato contro il Papa”. C’è anche il nome di Angelo Scola come possibile successore.
Ci si chiede chi siano le persone che vogliano eliminare il papa, e soprattutto ci chiediamo se non sia una scelta per distogliere l’attenzione da qualcos’altro.
Il capo di Stato della NeoRepubblica ha commentato: “Sono rammaricato…”

Tg fuori dal mondo: il gelo c’è, ma tra Usa e Russia!


Una tempesta di allarmismi e polemiche dell’italietta sta dipingendo gli schermi televisivi di bianco. Mentre l’Italia si danna per qualche centimetro di neve e ghiaccio (esteso in mezzo emisfero terrestre, in modo molto più grave), nessuno, dico nessuno, tra i Tg nazionali, ha parlato di un gelo molto più grave:
è praticamente riesplosa la Guerra Fredda.
Mentre le deficienze del giornalismo delle tv italiane ci fa del terrorismo meteorologico, in Siria muoiono centinaia di persone ogni giorno e l’Onu sta cercando di trovare una soluzione al problema.
Stati Uniti e Russia sono finiti in piena rotta di collisione sulla Siria. Dopo il veto opposto ieri all’Onu da Mosca e Pechino sulla risoluzione contro il regime di Bashar el Assad, Hillary Clinton ha annunciato che Washington intende bloccare il flusso di fondi e i rifornimenti di armi russi che raggiungono Damasco.
A me fa venire più i brividi questo che una bella rinfrescata invernale dell’aria, e voi?

Per i ministri: visto che la risoluzione Onu NON è stata approvata, non ci sarà una nostra ratifica. Aspetteremo che l’eventuale risoluzione sia approvata.

In Corea si piange un dittatore, in Cina si reprime la democrazia


Morto il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-il. Solenne cerimonia a Pyongyang. Continuerà il delirio il figlio Kim Jong Un.
Vorremmo veramente chiedere a tutti i nordcoreani se quelle persone inginocchiate che piangevano con disperazione asiaticamente iperbolica, sono sinceri o siano lì per sperare in una futura benevolenza. Immagino che la sia comunque una minoranza, mi chiedo se cosa provi il popolo nordcoreano a ogni nuovo test nucleare o lancio di missili verso i fratelli coreani del Sud.
Nel frattempo nella placida dittatura cinese, ad Haimen, a poco più di cento chilometri da Wukan, da due settimane la comunità è in rivolta contro le autorità locali. Tutto censurato, internet compreso, si salvano solo i microblog locali.
Non sarebbe l’ora di una primavera asiatica?

I “mattoni” che salveranno il mondo


15 anni fa, il capo di Stato Lukha Kremo Baroncinij parlando davanti a un pinta di birra, sosteneva che il Brasile e la Cina (e in generale in Paesi in via di sviluppo) sarebbero stati i protagonisti del futuro e avrebbero anche rappresentato l’avanguardia culturale e artistica.
Insisteva molto sul Brasile, e per questo, i suoi interlocutori lo prendevano quantomeno per brillo, deridendolo nascostamente.
Dire nel 1995 che il Brasile era il Paese del futuro per loro era da ridere: probabilmente pensavano alle ballerine di samba e al calcio-spettacolo.
Oggi il cosiddetto BRICS (Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica) è l’unico gruppo di Paesi al mondo che potrebbero salvare l’Europa e hanno già cominciato a salvare gli Stati Uniti – entrambi colpiti da una crisi che si protrae dal 2007 e che non sembra avere mai fine – grazie all’acquisto di titoli di Stato.
Ecco che quindi i BRICS (Bricks in inglese significa “Mattoni”), i capigruppo dei Paesi emergenti, diventano i pilastri dell’economia mondiale proponendosi di acquistare titoli dei Paesi in difficoltà (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, Francia e Usa).
Di conseguenza nei prossimi anni, sentiremo la loro influenza culturale e artistica.
Rivolgiamo il pensiero a tutte le persone che negli anni 90 (ma anche oggi) sono state troppo sicure del sistema capitalistico, persone che prima andavano in Brasile a ballare la samba, e che nei prossimi anni ci andranno per lavorare!
Noi l’avevamo previsto con largo anticipo.

Il Risiko non è più un gioco: land grabbing e nuovo colonialismo parte II


Dossier Land Grabbing Parte II.
ll problema principale del Land Grabbing non è tanto il fatto che milioni di ettari di terra vengano sfruttati per l’agricoltura o per l’estrazione delle risorse, quanto piuttosto che questo sistema non incide minimamente nello sviluppo dei paesi dove viene praticato. Nemmeno sotto l’aspetto occupazionale ha un’incidenza rilevante in quanto sia cinesi che indiani tendono a usare loro connazionali per il lavoro sulla terra (la Cina usa direttamente i carcerati, più economici). I prodotti coltivati o estratti non vanno ad arricchire il mercato locale o ad alzare il prodotto interno lordo di quei paesi perché vengono immediatamente “assimilati” dai mercati interni cinese e indiano. Non esiste cioè un mercato cosiddetto di “esportazione”, è come se fossero prodotti in Cina o in India. Insomma, è una vera e propria forma di sfruttamento delle risorse locali, sia alimentari che minerarie.
Sotto questo aspetto, il Land Grabbing è una forma di colonialismo strisciante perché lascia l’impressione a chi osserva da fuori che gli Stati abbiano la completa gestione del territorio e delle proprie risorse reali o potenziali, quando invece non è così.
I protagonisti di questo Risiko globale, dove al posto dei carri armati compaiono gli aratri e le mietitrici, sono i fondi di investimento privati che dopo la crisi immobiliare decidono di dirottare le risorse sulla produzione di cibo o biocarburanti in Asia e in Africa, ma anche i Paesi del Golfo dotati di grandi liquidità come l’Arabia Saudita e gli Emirati oltre che le succitate nuove potenze emergenti (Cina e India) che, comprando a prezzi stracciati migliaia di ettari di terra dei Paesi poveri in Asia o in Africa, cercano di garantirsi un granaio di riserva per le esigenze alimentari delle proprie popolazioni.
Il report “Secure Land Rights for All” realizzato dal programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (United Nations Human Settlements Programme Un-Habitat) e dal Network Global Land Tool, stima che 5 milioni di persone ogni anni subisce espropri di terra; connesso a questo c’è ovviamente il diritto di proprietà, di avere una propria casa, una propria terra coltivabile, e indirettamente i diritti di residenza, di accesso alle risorse naturali, alla sussistenza, al lavoro, alla libertà di movimento.
Alcuni studi svolti tra il 2004 e il 2009 in Etiopia, Ghana, Madagascar e Mali rivelano che circa 2.000.000 di ettari di terra sono stati trasferiti a proprietari stranieri, compreso un progetto di irrigazione di 100.000 ettari nel Mali, una piantagione di 452.500 ettari per la produzione di agrocarburanti in Madagascar, un progetto zootecnico di 150.000 ettari in Etiopia.
Il Relatore sul Diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier de Schutter in un recente inventario ufficiale ha trovato ben 389 acquisizioni di larga scala di terra agricola a lungo termine in 80 Paesi. Solo il 37% dei cosiddetti progetti di investimento mirano a produrre cibo, mentre il 35% è destinato ad agro-carburanti.
In Africa il prezzo di acquisto o di affitto a lungo termine (il contratto, rinnovabile, va da 50 a 99 anni) per un ettaro di terreno varia da 2 a 10 dollari. Il sistema di gestione della terra è basato su regole informali e tradizionali, riconosciute localmente ma non dagli accordi internazionali, e senza alcuna certezza dei diritti fondiari; nessun contadino africano può imporsi e provare a possedere un terreno. Più del 90% della terra non è legalmente regolamentata, il diritto di proprietà riguarda dal 2 al 10% delle terre. Quasi il 50% dei contadini coltiva meno di un ettaro di terra e quasi il 25% ha accesso a un appezzamento più piccolo di un decimo di ettaro.
Nel biennio 2008-2009 45.000.000 di ettari sono stati oggetto di scambio, circa il 70% nell’Africa Subsahariana. Terre che ora non appartengono più agli africani.
Leggi la Parte III.
Rileggi dalla Parte I.

Il Risiko non è più un gioco: Land Grabbing e nuovo colonialismo


Dossier Land Grabbing I parte.
Il cosiddetto Land Grabbing è il fenomeno di grandi transazioni di terreni, tramite acquisto o leasing pluriennali da parte di Paesi, grandi compagnie, multinazionali o privati incoraggiati dai governi stessi. Detto così sembra quasi un particolare aspetto del commercio internazionale.
In pratica Paesi facoltosi economicamente, ma carenti di terra, si accaparrano milioni di ettari acquisendoli dai Peasi più poveri per creare una riserva alimentare strategica.
A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita, all’inizio del XXI secolo. Il re Abdullah, monarca assoluto d’Arabia, si è reso conto che i miliardi di dollari che affluivano in proprorzione al miliardi di barili di petrolio venduto, non garantivano una stabilità alimentare. Dopo aver fatto costruire costosissime fattorie nel deserto con acqua desalinizzata e ampi pascoli irrigati, ha deciso di acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia per coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni in altri Paesi. Cominciando a incontrare una certa resistenza ha aggirato il problema prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania (con formula leasing di 99 anni, in pratica: li ha comprati per un secolo).
La Cina non è rimasta certo a guardare, perché (a causa degli elevati indici di crescita demografica è sempre alla ricerca di risorse alimentari e minerarie.
Il governo di Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Quindi gli interessi cinesi sono passati in Africa: 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e per il momento 300 ettari in Tanzania. Inoltre ha preso in affitto migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana.
Dopo la Cina è arrivata un’altro Paese con le stesse esigenze (sovrappopolazione, carenza alimentare e mineraria): l’India.
Il governo di nuova Delhi al momento ha acquisito 50.000 ettari in Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 anche in Uruguay. Poi ha scoperto gli sterminati territori argentini e si è accaparrato 614.000 ettari di terreno argentino, e in Africa 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 in Madagascar, 289.000 in Malesia.
Dietro a questi colossi si muovono i Paesi più piccoli, che utilizzano i propri colossi multinazionali. Daewoo e Hyundai stanno comprando, appoggiati dal governo della Corea del Sud terreni in tutta l’Africa. Inoltre, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile in Africa e in Sud America. La Libia ha barattato un contratto di fornitura di gas all’Ucraina in cambio di 247.000 ettari di terreno.
Dietro a questi Paesi “affamati di terre”, i Paesi occidentali (del “primo mondo”) non potevano restare a guardare e, grazie alle multinazionali alimentari e minerarie, hanno cominciato a comprare terre a buon prezzo in tutto il mondo. Questi Paesi hanno esigenze lievemente diverse, in quanto cercano anche terreni per produrre agro-carburanti.
Una vera e propria febbre dell’oro verde che, dopo l’impennata dei prezzi dei generi alimentari del 2006, ha trasformato la terra nel business più redditizio del prossimo futuro. Nel 2007 e 2008, 20.000.000 di ettari di terreni dei Paesi poveri (quasi quanto mezza Italia) sono stati venduti, affittati o fatti oggetto di negoziati con società o governi stranieri.
Leggi la Parte II.