Il primi film (muti) di fantascienza italiani


Enciclopedia della Fantascienza in Italia. Parte 14 (vedi tutti gli articoli)

1906 Fotogramma di “Viaggio a una stella” di Gaston Velle

I primi film di fantascienza nascono con il cinema stesso, grazie a George Meliés che intuì il potenziale fantastico dell’invenzione dei fratelli Lumiére che invece lo concepivano prettamente come riproduzione del reale. Il primo cortometraggio italiano (di mia conoscenza, c’è da dire che all’epoca le pellicole non venivano conservate, per cui può sempre saltare fuori qualcosa) è “Viaggio a una stella“, del 1906, diretto da Gaston Velle, seguito da “La ceinture electrique” di Romeo Rossetti (1907, prima regia italiana), entrambi di produzione francoitaliana. Ma se consideriamo la produzione interamente italiana il primo è “Un matrimonio interplanetario“, del 1910, diretto da Enrico Novelli, che si conferma pioniere della fantascienza italiana. In quegli anni si susseguirono vari cortometraggi direi di fantacommedia. Il primo lungometraggio, sempre di produzione francoitaliana, è “Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola“, del 1913, diretto da Marcel Fabre (dura 57 minuti), tratto dal celebre libro di Albert Robida (mentre rientra più in generale nel fantastico, ma vale la pena di nominare “L’Inferno“, diretto da Francesco Bertolini nel 1911, primo grande kolossal dell’epoca). Al 1920 risale “Il mostro di Frankenstein di Eugenio Testa (forse il primo lungometraggio di sola produzione italiana, anche se dai tratti fantahorror), al 1921 “L’uomo meccanico” di André Deed e il perduto “Viaggio nella Luna” di Biagio Zaccaria, al 1924 “La bambola vivente” di Luigi Maggi. Poi il genere perde l’interesse dei cineasti e si presenta come parte fantastica o fantascientifica in film di spionaggio o commedie e bisognerà aspettare il boom della fantascienza della fine degli anni’50 per poter vedere altri film di fantascienza italiani, ma comunque i budget saranno ridotti rispetto a quelli d’Oltreoceano, per cui, a parte qualche eccezione, il livello è sempre più basso.

1911 Fotogramma di “Un matrimonio interplanetario” di Enrico Novelli

 

Evviva la pirateria, sale della cultura


Trascriviamo una notizia letta su http://retetre.rtsi.ch:
“Avete presente i video “non ruberesti mai un’auto… non ruberesti mai una borsetta…” che trovate all’inizio di tanti DVD come messaggi antipirateria? La loro musica è di Melchior Rietveldt, un musicista olandese al quale il brano fu commissionato nel 2006 dall’associazione olandese di lotta alla pirateria audiovisiva BREIN. Ora Rietveldt dice che la sua musica è stata usata abusivamente: in altre parole, è stata piratata dall’associazione antipirateria, come segnala Torrentfreak.
Secondo Rietveldt, infatti, la licenza d’uso del suo brano ne permetteva lo sfruttamento soltanto in un singolo video antipirateria prodotto per un festival del cinema, ma l’industria cinematografica lo ha riutilizzato in decine di milioni di DVD senza pagarli un soldo in diritti d’autore. Si tratterebbe di una distribuzione non autorizzata, per la quale il musicista reclama oltre un milione e trecentomila di euro.”

Sappiamo bene che la pirateria è stata ed è il maggiore mezzo di diffusione della cultura (quante cassette e videocasette registrate dagli amici hanno contribuito alla cultura musicale e cinematografica un tempo? E quanti cd e dvd masterizzati o semplici file lo fanno oggi?)
I danni economici derivanti dalla pirateria gravano quasi esclusivamente sulle industrie dell’intrattenimento e sugli artisti primi per guadagni, mentre favoriscono la notorietà degli artisti e delle etichette poco note. Ma in generale garantiscono la maggiore diffusione e la notorietà di tutti, compresi gli stessi artisti che subiscono dei danni.
Insomma, favoriscono a tutti gli effetti un certo tipo di operatori dell’arte, mentre tolgono denaro aggiungendo notorietà a quelli più celebri, ovvero quelli che sono a livelli di guadagni stratosferici, quasi offensivi per molti spettatori.
Vista così la pirateria non è rubare, ma uno scambio, uno sconto in cambio della notorietà e un aiuto alla libera circolazione delle idee.
Solo l’eccesso (il non acquistare mai e usufruire sistematicamente di materiale scaricato o piratato) danneggia la dignità dell’artista, che dovrebbe essere sempre pagato. Un atteggiamento responsabile (l’acquisto delle opere che sono veramente piaciute) rende la pirateria meno pericolosa.
Come dimostra l’articolo appena citato, la pirateria ha aiutato anche lo spot antipirateria, uno spot di parte, che tende a proteggere le grandi lobbies del cinema (e della musica), che si spaccia come messaggio progressista valido per tutti gli artisti, ma che è invece espressione di un’elite dell’industria dell’intrattenimento.