*** Netanyahu? Impariamo un nuovo termine: anticamitismo


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXIII

giorno 0 germinale 134

*Siete favorevoli al governo presieduto da Benjamin Netanyahu in Israele?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito23

Qvesito23

Commento: il Governo Oscuro è contrario al Governo che sarà presieduto in ISraele da Benjamin Netanyahu. Scontato il risultato del voto nei confronti di Netanyahu, che presiederà un Governo di centrodestra, dopo aver dichiarato di voler proseguire con la colonizzazione dei territori palestinesi e di non voler riconoscere lo Stato palestinese. Nella nostra opinione, Netanyahu fa tutto ciò che si può fare contro la pace e a favore della guerra. Infatti, la sacrosanta pretesa delle volontà di sicurezza dei propri cittadini contro il terrorismo è totalmente vanificata dalle posizioni teoriche e sul campo. Netanyahu vuole spegnere l’incendio con la benzina, è come se chiedesse la pace tirando pugni in faccia, mantenendo il potere grazie alle lobby teocratiche israeliane e alle fobie fomentate dalla destra nazionalista. Purtroppo, quello che pensiamo, è che questa politica non faccia malo solo alla Palestina, ma soprattutto a Israele, portandolo verso l’isolamento internazionale. Siamo con voi, israeliani, arabi ed ebrei, che dovete sopportare ancora anni di conflitti e tensioni.
Il presidente Lukha B. Kremo, infine, che ha avuto contatti con il rabbino Capo di Milano nel 2006 e che ha sempre avuto un riguardo speciale nei confronti delle comunità ebraiche, si rammarica per le recenti parole del rabbino capo di Roma che confermano un’idea diffusa in certi ambienti ebraici, ovvero dell’equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo, dimenticando che moltissimi ebrei (anche cosiddetti “ultraortodossi”) non sono sionisti.
L’antisionismo è l’avversione a uno stato israeliano colonialista e imperialista, non certo un motivo di discriminazione.
A questo punto sarebbe facile tacciare Netanyahu di “anticamitismo“, ovvero avversione alla popolazione e alla cultura araba, che mi pare sia sempre più diffusa in questo periodo e che necessiti di un nome, al pari dell’antisemitismo.

Il Risiko non è più un gioco: Land Grabbing e nuovo colonialismo


Dossier Land Grabbing I parte.
Il cosiddetto Land Grabbing è il fenomeno di grandi transazioni di terreni, tramite acquisto o leasing pluriennali da parte di Paesi, grandi compagnie, multinazionali o privati incoraggiati dai governi stessi. Detto così sembra quasi un particolare aspetto del commercio internazionale.
In pratica Paesi facoltosi economicamente, ma carenti di terra, si accaparrano milioni di ettari acquisendoli dai Peasi più poveri per creare una riserva alimentare strategica.
A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita, all’inizio del XXI secolo. Il re Abdullah, monarca assoluto d’Arabia, si è reso conto che i miliardi di dollari che affluivano in proprorzione al miliardi di barili di petrolio venduto, non garantivano una stabilità alimentare. Dopo aver fatto costruire costosissime fattorie nel deserto con acqua desalinizzata e ampi pascoli irrigati, ha deciso di acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia per coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni in altri Paesi. Cominciando a incontrare una certa resistenza ha aggirato il problema prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania (con formula leasing di 99 anni, in pratica: li ha comprati per un secolo).
La Cina non è rimasta certo a guardare, perché (a causa degli elevati indici di crescita demografica è sempre alla ricerca di risorse alimentari e minerarie.
Il governo di Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Quindi gli interessi cinesi sono passati in Africa: 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e per il momento 300 ettari in Tanzania. Inoltre ha preso in affitto migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana.
Dopo la Cina è arrivata un’altro Paese con le stesse esigenze (sovrappopolazione, carenza alimentare e mineraria): l’India.
Il governo di nuova Delhi al momento ha acquisito 50.000 ettari in Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 anche in Uruguay. Poi ha scoperto gli sterminati territori argentini e si è accaparrato 614.000 ettari di terreno argentino, e in Africa 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 in Madagascar, 289.000 in Malesia.
Dietro a questi colossi si muovono i Paesi più piccoli, che utilizzano i propri colossi multinazionali. Daewoo e Hyundai stanno comprando, appoggiati dal governo della Corea del Sud terreni in tutta l’Africa. Inoltre, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile in Africa e in Sud America. La Libia ha barattato un contratto di fornitura di gas all’Ucraina in cambio di 247.000 ettari di terreno.
Dietro a questi Paesi “affamati di terre”, i Paesi occidentali (del “primo mondo”) non potevano restare a guardare e, grazie alle multinazionali alimentari e minerarie, hanno cominciato a comprare terre a buon prezzo in tutto il mondo. Questi Paesi hanno esigenze lievemente diverse, in quanto cercano anche terreni per produrre agro-carburanti.
Una vera e propria febbre dell’oro verde che, dopo l’impennata dei prezzi dei generi alimentari del 2006, ha trasformato la terra nel business più redditizio del prossimo futuro. Nel 2007 e 2008, 20.000.000 di ettari di terreni dei Paesi poveri (quasi quanto mezza Italia) sono stati venduti, affittati o fatti oggetto di negoziati con società o governi stranieri.
Leggi la Parte II.