I disordini dello Zimbabwe


Nella notte tra martedì e mercoledì Robert Mugabe (93 anni), uno dei capi di stato al potere da più tempo in tutto il mondo, e sua moglie Grace erano stati presi in custodia ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, su ordine del capo dell’esercito, Costantino Chiwenga: l’obiettivo dell’intervento, a quanto se ne sa, era quello di evitare che alla morte del presidente il potere passasse a Grace Mugabe, e di favorire una transizione pacifica.

Negli ultimi due giorni si sono tenuti diversi negoziati a porte chiuse tra Mugabe, esercito, e rappresentanti del governo sudafricano e della Chiesa cattolica, ma finora non è stato annunciato alcun accordo.

La Nazione Oscura nega l’asilo a Erdogan


Dopo la Germania e altre nazioni europee anche la Nazione Oscura Caotica nega l’asilo a Recep Tayyip Erdogan.

Colpo di Stato in Turchia contro Erdogan


Un colpo di Stato per rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdoğan è in corso in Turchia.  A confermarlo è il premier turco Binali Yildirim, che denuncia come il tentativo di golpe sia stato messo in atto dall’esercito.

È stata istituita la legge marziale e disposto il coprifuoco. Sospese le trasmissioni della rete radiotelevisiva statale nella cui sede è avvenuta un’esplosione. Soldati in tutte le città. Bloccati gli accessi ai social network Facebook e Twitter. Aerei da guerra ed elicotteri sorvolano la capitale Ankara. I due ponti sul Bosforo che collegano la parte orientale e occidentale di Istanbul sono stati chiusi. Carri armati sono stati dispiegati all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul, cancellati tutti i voli da tutti gli scali nazionali.

La neorepubblica di Torriglia è con Marcello I di Seborga


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Comunicato Seborga Originale

Colpo di Stato a Seborga!


Per conoscere la storia di Seborga, vai al nostro dossier.

Un “colpo di Stato” turba l’equilibrio di Seborga, autoproclamato Principato ligure alle spalle di Bordighera, dove un uomo da giorni sta rivendicando il diritto a governare. Una vicenda particolare che sta mettendo a rischio il quieto vivere del piccolo borgo ligure e dei suoi 320 abitanti, che hanno eletto il loro principe nel 2010. Il paesino ha però anche un sindaco, Enrico Ilariuzzi, eletto nel 2011, un vicesindaco e un’intera giunta, uniche autorità ad essere riconosciute dallo Stato italiano. Nonostante ciò adesso un cittadino francese ha gettato Seborga nel caos, costringendo il principe eletto Marcello I a rientrare di corsa dal suo viaggio istituzionale a Dubai. Tutto è successo quando Nicolas Mutte si è presentato come Nicolas 1er, vero Principe del piccolo comune: il “golpe” ha scatenato una babele nel paesino in provincia di Imperia, diventato di colpo terreno di scontro per la corona e governato adesso da due principi. Dopo l’autoproclamazione, infatti Nicolas 1er ha iniziato a svolgere tutte le funzioni di competenza del sovrano, organizzando incontri diplomatici, conferendo la cittadinanza per merito e nominando consoli e altri funzionari del Principato.

L’uomo ha poi creato un sito parallelo a quello ufficiale, principautedeseborga.com, tutto rigorosamente in francese, dove è stata pubblicata anche la lista dei ministri e segretari di Stato, anch’essi d’oltralpe, insieme a una copia della costituzione, datata 22 febbraio 2016, e alla descrizione della nuova politica del Principato, accanto alle informazioni turistiche e storiche del borgo. Il principe ha poi pubblicato un video messaggio in francese, rivolto a tutti i “Séborgiens et seborgiennes”, nel quale si impegna a battersi per ottenere l’indipendenza del Principato e dare prosperità agli abitanti. Dietro al complotto ci sarebbe un cittadino di Seborga, Marcel Mentil, collaboratore di vecchia data del Principato, al quale è stata immediatamente revocata la cittadinanza, così come ai suoi familiari e collaboratori.

Immediata la reazione del Principato che ha inviato una diffida formale al “principe” Nicolas 1er e a tutti i suoi collaboratori, invitandoli a non usare loghi e diciture del “Principato che sono protetti dalla legislazione internazionale sui marchi e a mettere offline il sito entro sette giorni”. “Queste persone fanno sul serio. Occorre che reagiate compatti e con decisione e se possibile in fretta” ha detto la principessa Nina, moglie del Principe eletto Marcello I, in attesa dell’arrivo del marito. Sul sito del Principato è poi stato pubblicato un comunicato nel quale si sottolinea che “non può esservi Principe di Seborga, dunque, che non sia legittimamente eletto dai Seborghini, i quali rifiutano unanimi con convinzione e fermezza tutti coloro che mostrano interesse verso il Principato con il solo fine di sfruttare un titolo per perseguire meri interessi personali“. A Seborga adesso tutti attendono il ritorno del Principe eletto, che incontrerà i Consiglieri della Corona e i Priori per prendere le iniziative più opportune.

La Neorepubblica di Torriglia, che già in passato ha avuto scambi diplomatici con la corona di Seborga, provvederà presto a prendere una posizione ufficiale.

L’ISIS conquista anche lo Yemen?


Cresce di ora in ora la tensione nello Yemen.
Al Qaeda nella Penisola arabica ha giurato fedeltà allo Stato Islamico rinunciando a quella al successore di Osama bin Laden, l’egiziano Ayman al-Zawahiri.
Nella capitale Sana’a, in occasione del quarto anniversario della rivolta contro l’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, i ribelli houthi, che controllano gran parte della capitale dopo il recente colpo di Stato, hanno rafforzato la presenza militare nei luoghi simbolo della rivoluzione, in particolare a piazza Taghyeer (Cambiamento), ma resta alto il rischio di incidenti. Nei giorni scorsi, infatti, su Facebook è partita una campagna per trasformare l’anniversario della rivolta in una manifestazione anti-houthi, accusati di essere alleati di Saleh.
Chiuse temporaneamente molte ambasciate europee.

Golpe in Thailandia


​I militari hanno preso il potere in Thailandia con quello che è uno dei colpi di stato più previsti e scontati della storia. Il prologo martedì: il generale Prayuth Chan-Ocha, aveva proclamato la legge marziale, carri armati e soldati avevano invaso le città di Bangkok, dai grandi centri commerciali di Siam al mercato di Silom. Ma l’esercito aveva precisato: non è un golpe. Questione di tempo. Prima i militari hanno fatto sedere attorno a un tavolo i rappresentanti delle fazioni in campo – le camicie rosse pro governative e quelli del Pdrc, anti governativi – poi, come era scontato, hanno preso atto che posizioni sono troppo distanti, non c’è possibilità di accordo.
Per cui oggi i militari, come vuole la sceneggiatura del più classico dei colpi di stato, in diretta tv, sguardo fisso verso la telecamera, hanno annunciato di avere preso il potere.

Il dittatore coreano fa sbranare lo zio da 120 cani


Kim Jong-Un

Kim Jong-Un

In Corea del Nord, il dittatore Kim Jong-Un Jang, dopo aver fatto arrestare, nelle settimane precedenti, lo zio Song-Thaek, ex numero Due, per alto tradimento (per un tentativo di colpo di Stato), lo avrebbe gettato nudo in una gabbia e fatto sbranare vivo da un branco di 120 cani affamati: le bestie sarebbero state lasciate appositamente senza cibo per svariati giorni. La scena atroce è durata un’ora ed è stata assistita dal leader stesso e da 300 funzionari.
la notizia è stata data da un autorevole quotidiano cinese, ma non ci sono altre conferme.
Il fatto che sia stato un giornale cinese a darne notizia è sintomo che non c’è perfetta sintonia tra regime cinese e quello nordcoreano.

Dopo il golpe, l’Egitto è in guerra


Dopo il golpe l’Egitto è in guerra. Questo titolo vuole ribadire quanto la maggior parte dell’informazione in Occidente sia cauta nel definire la situazione in Egitto (si è evitato accuratamente di usare il temine golpe o colpo di stato, si evita accuratamente di usare il termine guerra civile). Piuttosto si parla di “sull’orlo della guerra civile”. Un orlo tremendo visto che inun griorno ha fatto almeno 74 vittime.
L’Egitto è in guerra civile, lo abbiamo constatato già dal 3 luglio (quasi un mese fa, vedi) ma, come per la Siria, l’informazione ha edulcorato la cosa finché poteva (noi avevamo parlato di guerra civile in Siria dal 25 aprile 2011, vedi, e andatevi a vedere quando le agenzie d’informazione hanno utilizzato la parola rivoluzione o guerra per la Siria).