Kim Jong-Un minaccia Guam, Trump minaccia la Corea del Nord


Le autorità nordcoreane hanno ribadito non solo la volontà di sferrare l’attacco contro Guam, isola avamposto territoriale e militare Usa nel mar delle Filippine, ma hanno anche anticipato come si stia seriamente valutando il lancio di 4 missili a raggio intermedio Hwasong-12 per intimidire gli asset di Marina e Aeronautica americane. Donald Trump, incurante delle polemiche, alza ulteriormente i toni contro Pyongyang replicando alle ultime minacce del regime di Kim Jong-un: «Forse le mie parole finora non sono state abbastanza dure. La Corea del Nord deve stare attenta, o sarà nei guai come pochi Paesi sono mai stati prima».

Corea del Nord: attacco nucleare se Usa provano a cambiare regime


“Se gli Stati Uniti dovessero soltanto osare di tentare di rimuovere il supremo leader, il nostro martello nucleare, levigato e indurito nel tempo, colpirà il cuore degli Stati Uniti. E’ ormai chiaro che l’obiettivo finale dell’amministrazione Trump è di spodestare il regime. Le osservazioni del direttore della CIA confermano la sua ignoranza e l’esplicita incompetenza dell’intelligence americana. Qualora l’integrità suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea venisse minaccia, annienteremo tutti i paesi direttamente o indirettamente coinvolti, mobilitando tutte le nostre forze, comprese quelle nucleari”

Corea del Nord lancia un missile intercontinentale


Il 4 luglio, festa dell’indipendenza americana, la Corea del Nord lancia un nuovo missile balistico intercontinentale. Il test missilistico è stato fatto alle 9.40, ora locale, il missile è partito dalle coste occidentali del Paese, da una località, Banghyon, non lontana dal confine con la Cina, e ha volato per 37 minuti percorrendo 930 chilometri prima di finire nel Mare del Giappone, in un’area rivendicata da Tokyo come Zona economica esclusiva. Poco dopo l’agenzia sudcoreana Yonhap ha reso noto che a breve ci sarà “un importante annuncio” da parte delle autorità nordcoreane.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiesto alla Cina di prendere misure decisive per “mettere fine a questa cosa che non ha senso una volta per tutte”. E poi ha ironizzato: “Ma questo tipo [Kim Jong-un] non ha null’altro di meglio da fare nella sua vita?, alimentando le pressioni su Pechino all’indomani della telefonata con il presidente cinese, Xi Jinping, proprio sul dossier Pyongyang.

Primo effetto della visita di Trump a Riyad: terrorismo in Iran


La visita di Donald Trump a Riyad, in Arabia Saudita, avvenuta il 21 maggio scorso, a omaggiare la teocrazia assoluta dei Saud, dittatura senza eguali che fa eccezione alla bandiera dell'”esportazione di democrazia” tanto sventolata dagli Usa contro Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, eccetera (reverenza del resto emulata da tanti leader occidentali, tra i quali Matteo Renzi), è passata nei media occidentali come “la visita in cui Melania Trump non ha indossato il velo”. Oltre alla sciatteria (forse volontaria), bisogna dire che i media non hanno saputo dirci cosa si siano veramente detti.

Ma si è scoperto il 6 giugno, quando 6 paesi arabi capeggiati dai Sauditi e dall’Egitto (successivamente seguiti da altri) hanno messo al bando il Qatar, con la motivazine (davvero ridicola) dell’appoggio qatarino al terrorismo (quando tutti sappiamo, e non lo hanno nemmeno negato, che sono i sauditi a finanziare l’Isis).

Il Qatar è un regno a prevalenza sunnita, ma con forte presenza sciita, e spartisce con l’Iran uno dei più grossi giacimenti di gas naturale del golfo Persico, nonché è uno dei paesi più ricco al mondo, al pari del Kuwait. La costante presenza militare degli Usa nel Qatar rende le cose ancora più ambigue. Ma la contrapposizione Sauditi/Iran ha prevalso. Ci si chiede allora se Trump ci sia o ci faccia, cioè se si è ingenuamente fatto persuadere dai Saud, o se sotto l’aspetto naive nasconde una strategia (quale? usare il terrorismo, proprio ciò che dice di voler combattere). Questa riflessione che stavamo elaborando (era già stata accennata ieri sul profilo Fb di Lukha B. Kremo), non è uscita in tempo perché già oggi siamo costretti ad assistere alle prime conseguenze.

L’Isis, che si sente forte dell’accordo Usa/Saud, attacca l’Iran con kamikaze e sparatorie al Parlamento e al Mausoleo di Khomeini. Ormai circondata in Siria (proprio in questi giorni c’è l’attacco finale su Raqqah), prova la strada dell’Iran.

I miei personali complimeti vanno a: Trump, paladino dell’antiterrorismo che fomenta il terrorismo, i leader occidentali, che nulla fanno per opporsi a politiche internazionali irresponsabili e naturalmente tutti coloro che li hanno votati e che sono contro l’Isis. Se volete combattere veramnte l’Isis mandate al governo uno che rompa le relazioni internazionali con l’Arabia Saudita. Altrimenti andate al supermercato e… buna fortuna!

Kim Jong-un annuncia un pacco regalo per gli Usa


La Corea del Nord rivendica con successo il lancio di ieri di un missile balistico a corto raggio supervisionato direttamente dal leader di Pyongyang, Kim Jong-Un.
“Gli yankee dovrebbero essere molto preoccupati e i gangster dell’esercito marionetta sud-coreano saranno sempre più scoraggiati” ha affermato Kim Jong-un.
Il Ministero degli Esteri di Pechino, ieri, aveva chiesto a Pyongyang di creare le condizioni per una ripresa del dialogo. La situazione nei rapporti con il regime di Kim Jong-Un, e’ stata oggetto della visita a Tokyo del più alto diplomatico cinese, Yang Jiechi. Yang ha incontrato ieri il consigliere per la Sicurezza Nazionale giapponese, Shotaro Yachi, con cui ha discusso delle questioni che dividono i due Paesi, in particolare le rivendicazioni territoriali di Pechino nel Mare Cinese Orientale, e della Corea del Nord.

Usa pronti all’attacco preventivo contro Corea del Nord, Kim Jong-un pronto alla risposta nucleare


Oggi cade l’anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore della Dprk (la Repubblica popolare di Nord Corea), e le autorità hanno promesso di celebrarlo con un grande evento. I satelliti hanno ripreso gli intensi lavori di scavo nei tunnel del sito di Punggye-ri, e quindi gli analisti si aspettano il sesto test atomico della Corea del Nord, o un nuovo lancio missilistico.
Trump prepara i raid contro la Corea del Nord, pronto ad attaccare ancora prima del test nuclare.
Choe Ryong-hae, il secondo più potente ufficiale della Corea del Nord, sostiene Pyongyang risponderà a una guerra totale con una guerra totale, e a una guerra nucleare con il nostro stile di un attacco nucleare.

La prossima settimana scoppia la guerra mondiale?


Dopo il bombardamento notturno deciso da Donald Trump per mezzo di 59 missili Tomahawk verso la base aerea siriana da cui era partito l’attacco chimico nella provincia di Idlib, lo scacchiere mondiale è nuovamente in fermento.
L’attacco, appoggiato dall’Europa e osannato da parte dell’opinione pubblica occidentale è avvenuto prima che si sia aperta una vera inchiesta internazionale.
Trump ha affermato che fosse nel vitale interesse della sicurezza degli Stati Uniti.
Putin sostiene che non ci siano prove che il governo siriano abbia usato armi chimiche nella provincia di Idlib, ma che ci siano prove che il diritto internazionale è stato violato dagli Stati Uniti.
Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al Assad, promette che la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata.
Infine, la Corea del Nord ha dichiarato che l’attacco degli Stati Uniti contro la Siria è un atto di aggressione intollerabile che prova più di un milione di volte quanto sia giusto che la Corea del nord continui il proprio programma nucleare.
Gli stessi analisti indicano come l’attacco alla Siria sia un segnale non solo per l’ISIS, Assad e Putin, ma anche e soprattutto per Kim Jong-un.
Questo per rimarcare il pessimo comportamento di Trump non solo in politca interna, ma anche in politica internazionale, anche se rimaniamo convinti che Assad sia il vero responsabile dell’attacco chimico. Inoltre, pare che in queste ultime ore trapelano voci che Putin cominci a essere insofferente con il suo alleato.
Ma il problema più grave sembra al momento essere l’Oriente: l’esercito degli Stati Uniti ha deciso di spostare le navi del Carl Vinson Strike Group, di cui fanno parte una portaerei con 60 aerei, una nave usata per lanciare missili e due in grado di intercettarli e 5000 soldati vicino alla Corea del Nord, minacciando l’uso della forza se Pyongyang dovesse effettuare nuovi test.
Il regime dittatoriale di Pyongyang non ha più dubbi che gli Usa e la Corea del sud stiano preparando un’invasione (e, a dire il vero, gli Usa non negano, anzi ci sono prove che l’invasione sia stata almeno progettata.)
La Corea del Nord ha già sviluppato e dispiegato almeno 7 testate nucleari, le ha installate sui suoi Scud ER, sui missili a raggio intermedio a combustibile solido. Ha completato i lavori nel terzo tunnel del sito di Punggye ad una profondità di 550 metri. Si teme che il sesto test nucleare abbia una resa esplosiva fino a 14 volte maggiore di quella avvenuta lo scorso settembre. Gli Stati Uniti mantengono permanentemente nella regione uno sniffer WC-135, per eseguire il campionamento dell’aria e rilevare possibili test.
L’incontro tra il Presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha fruttato un accordo per mettere pressione sul governo di Pyongyang e cercare di farlo desistere dalla sua politica di corsa agli armamenti atomici. Resta il fatto che la Corea del Nord non è un alleato subalterno della Cina (come la Siria per la Russia), e che potrebbe non seguire i consigli di Pechino.
Per finire in bellezza, il 15 aprile è il 105esimo anniversario dalla nascita del “presidente eterno” Kim Il-sung, nonno del leader Kim Jong-un. Un evento che verrà presumibilmente festeggiato con una maestosa parata militare presso il Mirim Airport di Pyongyang, in un meno provocatorio sfoggio di muscoli.

Corea del Nord continua i test nucleari


La Corea del Nord ha testato un nuovo tipo di motore ad alta spinta per alimentare i suoi missili. Il leader del paese Kim Jong Un ha assistito al test alla stazione di lancio satelliti di Sohae, secondo quanto riferito dall’agenzia Korean Central News.
Nel discorso alla nazione di inizio anno, Kim ha affermato che il Paese era entrato ormai nella parte finale del test di un missile intercontinentale, ritenuto in grado di montare una bomba atomica e di raggiungere le coste Usa.

La Corea del Sud in mano a una sciamana della Samsung


Seul, la Corte Costituzionale della Corea del Sud ha rimosso dal suo ruolo la presidente Park Geun-hye, confermando la mozione votata a dicembre dall’Assemblea Nazionale che già le aveva tolto le funzioni. A Seul ci sono poi stati scontri di piazza tra dimostranti e polizia, con un bilancio provvisorio di due morti tra i sostenitori dell’ormai ex presidente, questa volta scesi anch’essi numerosi nelle strade.
Park Geun-hye è stata travolta da una scandalo politico-affaristico che ha portato il Paese a una semi-paralisi istituzionale da vari mesi: e’ accusata di collusione con gli affari sporchi della sua amica di lungo corso Choi Soon-sil, una sciamana che – approfittando del sua ascendente sulla presidente – ha strappato ampi finanziamenti ad alcune delle principali aziende sudcoreane, a partire da Samsung.
Ancora una volta notiamo (vedi l’articolo del 2013) come la Corea rappresenti bene il contrasto tra democrazia “santificata” e dittatura “demonizzata”. Senza voler né difendere una né accusare l’altra, qui abbiamo il peggio di entrambe, la democrazia corrotta da “cerchi magici” e la dittatura visionaria di Kim Jong-un.

Kim Jong-un: siamo pronti a esplodere la bomba a idrogeno


Il presidente nordcoreano Kim Jong-un ha lasciato intendere che il suo Paese, che ha già a disposizione l’atomica, avrebbe messo a punto anche una bomba a idrogeno e sarebbe pronto a farla esplodere. La Corea del Nord è già “un potente stato dotato dell’arma nucleare, che è pronto a far esplodere una bomba A e una bomba H in modo da difendere la sua sovranità in modo affidabile”.
La Corea del Nord ha testato tre volte la bomba atomica: nel 2006, 2009 e 2013, test che le sono costati pesanti sanzioni internazionali. La bomba a idrogeno utilizza la fusione nucleare e provoca un’esplosione molto più forte dell’atomica, che utilizza la fissione.

Kim Jong Un: scateneremo un esercito di cani contro l’ISIS


Kim Jong Un

Kim Jong Un


Oggi il lucido dittatore nodcoreano ha annunciato l’invio di un contingente di unità cinofile in Siria e in Iraq del nord, contro l’esercito del Califfato. “Li faremo sbranare tutti”, ha aggiunto.
(Fonte: Intelligence Nazione Oscura Caotica).

L’Iran e gli accordi con gli Usa


(tratto da “J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque”, settembre 2015)

Situazione etnico/religiosa:
l’Iran è lo Stato con la più alta percentuale di islamici sciiti al mondo, inoltre, è il Paese più ricco insieme all’Arabia Saudita (a stragrande maggioranza sunnita), con la differenza che ha un’economia più diversificata e quindi meno petrolio-dipendente. Le due nazioni si contendono quindi il primato islamico e acuiscono il contrasto tra sciiti e sunniti.
Durante la Guerra Fredda si era instaurato un asse Russia-Iran contro l’asse Usa-Arabia. Le alleanze sono sostanzialmente invariate, fatti i debite modifiche della situazione (per esempio Yemen occidentale, Libia e Afghanistan erano nell’influenza sovietica, ora non sono alleate con la Russia).
Solo una piccola parte nord occidentale è a maggioranza curda (al confine con Iraq e Turchia). (vedi mappa etnico-religiosa Iran e mappa sciiti nel mondo islamico, a fine articolo).
Situazione sul campo:
l’Iran è stato il primo governo del Medio Oriente a scendere in campo con lo Stato Islamico per aiutare il liquefatto esercito iracheno allo sbando sotto l’attacco dell’Isis. È ovvio che Teheran insieme agli Hezbollah libanesi (sciiti) rafforza il fronte sciita contro quello sunnita e punta a estendere la sua influenza regionale nel Golfo del petrolio sostenendo anche i ribelli Houthi in Yemen (vedi scheda Yemen e Arabia Saudita).
Nel maggio 2015 il leader siriano Bashar Assad ha incontrato il rappresentante speciale dell’Iran Ali Akbar Velayati, reduce da un colloquio con Hasan Nasrallah di Hezbollah. Le parti hanno firmato una serie di accordi nella sfera economica e in quella della lotta al terrorismo. Assad ha dichiarato che l’Iran è il principale appoggio della Siria nella lotta al terrorismo.
La notizia degli ultimi giorni è che anche la Russia ha deciso d’intervenire contro il terrorismo dell’IS (ma anche contro i ribelli siriani).
Posizioni ufficiali:
evidente l’allineamento Russia-Iran-Siria e il contrasto paesi sciiti e sunniti (contrasti dichiarati a livello ufficiale).
Più ambigui i rapporti tra l’Iran e l’Occidente. Dopo dieci anni di sanzioni internazionali, nel luglio 2015 Stati Uniti hanno da poco firmato un importante accordo con l’Iran riguardo l’utilizzo dell’energia nucleare. Israele e naturalmente tutto il mondo arabo sunnita è molto preoccupato per questo accodo. Detto ciò, va considerato che la comunità internazionale è sempre stata incapace di impedire a uno Stato un programma di sviluppo nucleare. Così è avvenuto per l’Iran, dove l’unica dissuasione possibile è stata quella delle sanzioni internazionali, strumento però che non ha frenato lo sviluppo nucleare e che, in assenza di accordi, potrebbe avere dimensioni più preoccupanti. Inoltre In Iran sono diverse le posizioni e le prospettive del leader religioso l’Ayatollah Ali Khamenei e del presidente della Repubblica Hassan Rouhani, quest’ultimo appartenente a un orientamento moderato e riformista, sta cercando di allargare i diritti nel suo Paese, di farlo crescere dal punto di vista economico e non ha mai nascosto la sua propensione al dialogo con l’Occidente (come del resto fa l’Arabia Saudita).
Gli accordi permettono sia a Stati Uniti e Iran di presentarsi come vincitori, i primi perché potranno contare su controlli che prima non erano possibili, i secondi perché potranno continuare a sviluppare il programma nucleare aprendosi a interessanti prospettive di crescita economica con la fine delle sanzioni.
Accuse:
l’accordo ha creato risentimenti in quasi tutti: la Russia, per lo storico rapporto prediletto con l’Iran, l’Arabia Saudita e i paesi sunniti, per l’esplicito contrasto con il Paese sciita, Israele, che teme attacchi nucleari, e in generale la comunità internazionale ha espresso preoccupazione.
L’Iran è comunque accusato di portare avanti un programma nucleare anche allo scopo di costruire armamenti e naturalmente di non rispettare i diritti civili nel proprio Paese.
Commento:
l’accordo Usa-Iran non è da vedere solo in modo negativo, il rischio che l’Iran arrivi all’armamento nucleare e che lo utilizzi anche come minaccia è remoto (il Pakistan, l’India e la Corea del Nord hanno già missili a testata nucleare, ma esiste tutta una diplomazia che ha fatti sì il nucleare non siano mai più stato usato dal 1945) anche perché dopo la successione di Hassan Rouhani al posto di Mahmoud Ahmadinejad in Iran tira aria di riformismo e di moderazione. Probabilmente questo accordo, anche se sulla carta è rischioso, potrebbe essere l’occasione giusta per recuperare i rapporti con un importante partner dello scacchiere mediorientale e allontanarlo dalle posizioni estremiste e fondamentaliste.
Previsioni:
l’Iran condurrà una guerra all’IS insieme a Russia, Stati Uniti e Francia. L’amministrazione Obama chiuderà le trattative con l’Iran e la Russia e la partita siriana lasciando un’onorevole via di uscita al regime di Assad che eviti al Paese di finire nelle mani dei radicali islamici.
Suggerimenti:
Il migliore: 1) L’Iran ammorbidisce le proprie posizioni politiche e religiose, aprendosi all’Occidente senza rinunciare alla propria autonomia e al rapporto privilegiato con Russia e Siria.
Creare uno Stato di unità nazionale in Siria e uno in Iraq (equilibrio sciiti e sunniti nelle istituzioni, come nell’attuale Libano).
Creare uno Stato indipendente curdo che comprenda i territori dove i curdi sono in maggioranza (parte di Siria, Iraq, Iran e Turchia).
In alternativa: 2) Creare uno Stato Islamico, un Paese cuscinetto tra Siria occidentale, Iran e Iraq del sud che comprenda le popolazioni a maggioranza sunnita.
Creare uno Stato indipendente curdo che comprenda i territori dove i curdi sono in maggioranza (parte di Siria, Iraq, Iran e Turchia).
Creare uno Stato sciita dell’Iraq del Sud (o annetterlo all’Iran come compensazione per la creazione dello Stato Islamico sunnita).

Mappa etnico-religiosa Iran

Mappa etnico-religiosa Iran

Mappa sunniti e sciiti nel mondo islamico

Mappa sunniti e sciiti nel mondo islamico

Concerto dei Laibach in Corea del Nord


Laibach at Pyongyang

Laibach at Pyongyang

I Laibach sono un gruppo sloveno legato alla scena industrial che spaziano i generi tra il neofolk, l’industrial e il musical.
Sono la prima band occidentale ad aver calcato i palcoscenici della Corea del Nord. Il 18 agosto 2015 hanno riempito il Panghwa Arts Theatre, a Pyongyang, in un evento seguito da 1.500 spettatori. “Tutti sono rimasti seduti ai loro posti per tutto il tempo e non ci sono stati applausi o cori, ma è la norma ai concerti qui”, ha detto Simon Cockerell, il general manager della Koryo Tours.
Ma la loro caratteristica principale è quella di essere fraintesi, a partire dal genere: molti giornalisti hanno definito la loro musica rock, industrial-metal, hip hop (e vi consiglierei di cercare tra le varie testate a chi la spara più grossa), ma questo è nulla in confronto alla loro attidutine e ai messaggi delle loro canzoni. Alcuni (mica sconosciuti, parlo delll’ANSA) sono certi che siano “famosi anche per le loro performance con uniformi militari e simboli autoritari che toccano temi che richiamano socialismo e marxismo” (e questo giustificherebbe la loro presenza in Corea del Nord), per altri hanno un’immagine ambigua, con venature di nazionalismo, tanto che alcuni l’accusano di essere fascista.
Prima erano fascisti, ora sono comunisti. Tutto qua.
Nessuno che faccia un’analisi semiotica, sul linguaggio delle dittature, dei regimi e dei media di massa, o sulla visione politico-storica della Slovena, Paese a cavallo tra la mitteleuropa tedescofona e i Balcani polveriera d’Europa in due guerre nonché porta d’accesso di flussi migratori anche in questi giorni.
Se si andassero a leggere i testi di una discografia estesa ma non sterminata, capirebbero che la critica è estesa in tutte le direzioni, dalle dittature, al “regime” degli Stati Uniti, al Vaticano.
Kremo at Torriglia

Kremo at Torriglia

Corea del Nord, Kim Jong-un dichiara lo stato di guerra contro la Corea del Sud


Il capo supremo della Corea del Nord Kim Jong-un ha ordinato ai suoi generali di mobilitare le forze armate e di prepararsi a entrare in “quasi stato di guerra”, posizionandosi nelle aree di prima linea con la Corea del Sud. La decisione del capo supremo del regime nordcoreano è arrivata a seguito di un intenso scambio di colpi di artiglieria pesante verificatosi ieri sul confine occidentale. Dura la replica del ministro della Difesa di Seoul: “Risponderemo con forza a qualunque tipo di attacco e la Corea del Nord dovrà assumersi tutta la responsabilità per questo tipo di azioni di rappresaglia”.

Tutte le vergogne del mondo


Il governo ungherese ha appena annunciato che costruirà una barriera al confine con la Serbia per impedire ai migranti di entrare nel Paese. La recinzione  sarà lunga 175 chilometri e alta più di 4 metri. Ecco tutte le barriere esistenti nel mondo (fonte Internazionale.it):

Arabia Saudita–Yemen
Anno di costruzione: 2013
Lunghezza: 1.800 chilometri
Motivo: impedire presunte infiltrazioni terroristiche

Ceuta e Melilla–Marocco
Anno di costruzione: 1990
Lunghezza: 8,2 chilometri e 12 chilometri
Motivo: bloccare l’immigrazione irregolare dal Marocco nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla

Cipro zona greca–zona turca, linea verde
Anno di costruzione: 1974
Lunghezza: 300 chilometri
Motivo: il muro corrisponde alla linea del cessate il fuoco voluto dall’Onu in seguito al conflitto che divise l’isola

Bulgaria-Turchia
Anno di costruzione: 2014
Lunghezza: 30 chilometri
Motivo: arginare i flussi migratori provenienti da est

Iran–Pakistan
Anno di costruzione: 2007
Lunghezza: 700 chilometri
Motivo: proteggere il confine dalle infiltrazioni dei trafficanti di droga e dei gruppi armati sunniti

Israele–Egitto
Anno di costruzione: 2010
Lunghezza: 230 chilometri
Motivo: contrastare terrorismo e immigrazione irregolare

Zimbabwe–Botswana
Anno di costruzione: 2003
Lunghezza: 482 chilometri
Motivo: la motivazione ufficiale è contenere i contagi tra il bestiame ed evitare lo sconfinamento delle mandrie, ma in realtà la motivazione sembrerebbe essere quella di impedire l’arrivo di migranti irregolari

Corea del Nord–Corea del Sud
Anno di costruzione: 1953
Lunghezza: 4 chilometri
Motivo: la divisione delle due Coree in seguito alla guerra del 1953

Marocco–Sahara occidentale, Berm
Anno di costruzione: 1989
Lunghezza: 2720 chilometri
Motivo: difendere il territorio marocchino dal movimento indipendentista Fronte Polisario

Irlanda, Belfast cattolica–Belfast protestante, peace lines
Anno di costruzione: 1969
Lunghezza: 13 chilometri
Motivo: separare i cattolici e i protestanti dell’Irlanda del Nord

Stati Uniti–Messico, muro di Tijuana
Anno di costruzione: 1994
Lunghezza: 1.000 chilometri
Motivo: impedire l’arrivo negli Stati Uniti dei migranti irregolari messicani e bloccare il traffico di droga

Israele–Palestina
Anno di costruzione: 2002
Lunghezza: 730 chilometri
Motivo: impedire l’entrata in Israele dei palestinesi, prevenire attacchi terroristici

India–Pakistan, line of control
Lunghezza: 550 chilometri
Motivo: dividere la regione del Kashmir in due zone, quella sotto il controllo indiano e quella sotto il controllo pachistano

India–Bangladesh
Anno di costruzione: 1989
Lunghezza: 4.053 chilometri
Motivo: fermare il flusso di immigrati provenienti dal Bangladesh, bloccare traffici illegali e bloccare infiltrazioni terroristiche

Pakistan–Afghanistan, Durand Line
Lunghezza: 2.460
Motivo: chiudere i contenziosi territoriali tra i due stati che risalgono all’epoca coloniale

Kuwait–Iraq
Anno di costruzione: 1991
Lunghezza: 190 chilometri
Motivo: arginare un’eventuale nuova invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, dopo la guerra del golfo

Il dittatore coreano fa sbranare lo zio da 120 cani


Kim Jong-Un

Kim Jong-Un

In Corea del Nord, il dittatore Kim Jong-Un Jang, dopo aver fatto arrestare, nelle settimane precedenti, lo zio Song-Thaek, ex numero Due, per alto tradimento (per un tentativo di colpo di Stato), lo avrebbe gettato nudo in una gabbia e fatto sbranare vivo da un branco di 120 cani affamati: le bestie sarebbero state lasciate appositamente senza cibo per svariati giorni. La scena atroce è durata un’ora ed è stata assistita dal leader stesso e da 300 funzionari.
la notizia è stata data da un autorevole quotidiano cinese, ma non ci sono altre conferme.
Il fatto che sia stato un giornale cinese a darne notizia è sintomo che non c’è perfetta sintonia tra regime cinese e quello nordcoreano.

Notizia da niente: la Russia ha piazzato missili contro l’Europa


La Russia ha piazzato i suoi missili Iskander M (nome in codice Nato SS-26 Stone) al confine con l’Europa.
Igor Konashenko, portavoce del ministero della Difesa russo, ha confermato l’annuncio del giornale tedesco Bind, sottolineando come questo dispiegamento non sia contrario agli accordi internazionali.
Anche la NATO ha un sistema missilistico in Europa: si chiama Thaad – letteralmente Difesa d’area terminale ad alta quota – e consiste in diverse batterie di missili tipo Patriot chiamati SM-3, missili senza potere offensivo, sono cioè sprovvisti di una carica esplosiva che servono per abbattere gli eventuali missili che potrebbero essere lanciati contro l’Europa da paesi come Corea del Nord, Iran e Russia.

Missili anti Nato

Missili anti Nato


Così la Russia ha piazzato delle batterie missilistiche nei pressi di Kaliningrad, un’enclave russa tra Polonia e Lituania. I missili a corto-medio raggio Iskander M sono degli ordigni concepiti proprio allo scopo di eludere gli scudi anti-missile della Nato. Con una velocità pari a settemila chilometri all’ora e una portata di oltre quattrocentoquindici chilometri, questi missili potrebbero facilmente colpire città tedesche come Berlino, Dresda o Lipsia.
Ma analizziamo la situazione.
Da anni l’Europa cerca di inglobare sempre più Stati che fino a qualche decennio fa erano sotto il controllo di Mosca e in questa corsa verso est lo stesso Putin ha più volte dimostrato una mal celata irritazione. La situazione diventa chiara se prendiamo per esempio le proteste ucraine: gran parte della popolazione è scesa in piazza in questi giorni per dimostrare la voglia di entrare nell’Unione Europea e lasciarsi alle spalle la propria dipendenza dai russi, ma i politici al potere hanno all’Europa preferiscono la Russia, grande dispensatore di gas naturale, che ha usato negli inverni più rigidi come ricatto per l’intera Europa, minacciando di chiudere le condutture e dettando le propre leggi economiche).
Il messaggio russo è chiarissimo, come nel migliore stile del Cremlino, ovvero «siete arrivati fin qui ma non proseguirete oltre»
Aggiungiamoci anche che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Sochi in Russia e che a guidare la delegazione americana sarà Billie Jean King, celebre campionessa di tennis, membro del President’s Council on Fitness, Sports and Nutrition e icona del movimento gay.
Il messaggio di Obama non potrebbe essere pià chiaro: le politiche discriminatorie attuate da Valdimir Putin nei confronti delle persone omosessuali sono da condannare.
Eccovi serviti un bel revival di Guerra Fredda, come all’epoca delle Olimpiadi di Mosca del 1980.

Il 15 aprile la Corea del Nord lancerà missili contro la Corea del Sud?


Ieri, 10 aprile 2013 la Corea del Nord ha spostato due missili a medio raggio Musudan, finora tenuti in un hangar nella città di Wonsan, sulla costa orientale del Paese, mentre nella provincia di Hamgyeong meridionale vi sono veicoli che sembrerebbero rampe di lancio mobili. I missili Musudan hanno un raggio di gittata tra i 3 e i 4000 chilometri, il che vuol dire che potrebbero colpire la Corea del Nord, il Giappone e persino la base Usa a Guam. Seul ha dispiegato tre cacciatorpedinieri, un velivolo per la sorveglianza aerea e un sistema di radar di terra. Kim Jong-un potrebbe lanciare un missile proprio il prossimo 15 aprile, giorno in cui è nato il Kim Il-sung, “mitico” fondatore del partito e nonno dell’attuale leader.
La Corea del Nord è tornata oggi ad accusare il governo di Park Geun-hye di aver provocato la crisi e ha minacciato di chiudere il complesso industriale di Kaesong (in territorio sudcoreano in cui lavorano operai nordcoreani, unico progetto intercoreano). Per parte sua, il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud è tornato a chiedere il dialogo e anzi il governo sudcoreano ha annunciato che, nonostante le continue minacce, continuerà a inviare aiuti umanitari alla popolazione stremata del Nord.
Il grande bluff continua e anche il lancio dei missili (quasi certo) servirà a contribuire allo “spauracchio” nordcoreano.

Il grande bluff della Corea del Nord


Dopo aver inaugurato lo “stato di guerra” contro la Corea del Sud, e aver minacciato la guerra, anche nucleare, con gli Stati Uniti (e le sue basi nel Pacifico), Kim Jong-un ha fatto trasportare due missili Musudan a media gittata in treno verso la costa orientale e li ha caricati su mezzi equipaggiati per il lancio.
Tutti i Paesi, tranne la Cina, stanno ritirando i propri diplomatici (e i propri cittadini) dalla Corea del Nord, e la notizia sta facendo il giro del mondo.
Ma il dittatore coreano Kim Jong-un è circondato da un alone di mistero: su di lui si sa che è il più giovane leader di un Paese al mondo (ma non si sa se abbia compiuto o meno i 30 anni, infatti è nato l’8 gennaio, ma non è chiaro se del 1983 o del 1984), ha studiato a Berna, in Svizzera, e altre scemenze del tipo che ama Eric Clapton, si è fatto un intervento plastico per assomigliare di più a suo padre King Jon-il, e che sia addiruttura sia stato tenuto nascosto fino alla sua nomina.
Tutto questo alone di surreale mistero ci fa pensare che la sua idea di mondo sia simile a quella del Risiko e che le sue decisioni abbiano l’intento di cusare chiasso internazionale (fino a scomodare persino un redivivo Fidel Castro!) e di risvegliare l’orgoglio nazionale. La Corea del Nord, infatti, sta passando una grande crisi, mentre i cittadini coreani a sud del 38° parallelo (più o meno il confine tra le due Coree) stanno vivendo da qualche anno un boom economico (Samsung, LG, Hyundai, Daewoo‎, Kia hanno ormai conquistato il mercato occidentale). Questa disparità tra le due Coree è il vero nocciolo della questione che, aggiunto alla presenza di un leader così giovane, portano a un’instabilità interna della Corea del Nord che può essere superata facendo leva sull’orgoglio nazionale.
Il bluff sta riuscendo, anche perché ci sono reali motivi per aver paura. L’Occidente e l’America dovrebbero comunque interpretare la situazione, evitando di rispondere con le provocazioni alle provocazioni, e non fare leva sulla diffusione del panico nel mondo.

La Corea del Nord in stato di guerra con la Corea del Sud


La Corea del Nord ha annunciato di essere in “stato di guerra” con la Corea del Sud e dichiara che ogni questione tra i due Paesi sarà d’ora in poi trattata su questa base. L’annuncio è stato dato tramite una dichiarazione congiunta del governo, del Partito comunista e di tutte le istituzioni di Pyongyang.
La “decisione i Kim Jong-un è un ultimatum alle “forze ostili e una decisione definitiva per la giustizia”. In attesa dell’ordine di attacco del leader supremo, si dà per certa “una rappresaglia senza pietà in caso di atti di provocazione” da parte degli Stati Uniti o della Corea del Sud.
Ricordiamo che la Cina appoggia ancora il regime nordcoreano. Per quanto il odioso sia il regime nordcoreano, non so come chiamare le operazioni militari statunitensi (compreso l’invio di due bombardieri) se non “provocazioni”. Forse Washington ha bisogno di una nuova guerra per la flessione di consensi?

Corea del Nord e Usa fanno prove tecniche di guerra nucleare


La corea del Nord (quella di Pyongyang) studia azioni militari corrispondenti contro le basi Usa in Giappone e a Guam, dopo le esercitazioni coordinate tra Stati Uniti e Corea del Sud.
Per quanto quello nordcoreano sia un regime riprovevole e antidemocratico, mi chiedo come si faccia a non prendere in considerazione le responsabilità Usa, che tranquillamente fanno esercitazioni militari attorno a un regime considerato pericoloso e, ricordo, appocciato dalla Cina. Queste azioni (americane) si chiamano provocazioni. E quello che ne consegue è responsabilità di chi provoca.

Siria, la condanna


L’Assemblea generale dell’Onu ha adottato a schiacciante maggioranza una risoluzione di condanna della repressione in corso da 11 mesi in Siria, costata la vita a oltre 6.000 persone. Approvata con 137 voti a favore e 12 contrari (su 193 Stati membri), la risoluzione chiede al Presidente Bashar al Assad di cessare gli attacchi contro i civili, di riportare l’esercito nelle caserme e di collaborare con la Lega araba per garantire una transizione democratica, mentre sollecita l’Onu a nominare un inviato speciale per la Siria. I voti contrari alla risoluzione sono arrivati, tra gli altri, da Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela.
La risoluzione ha un valore soprattutto simbolico, essendo l’Assemblea generale un organo consultivo.
I Ministri della NeoRepubblica Kaotica sono invitati ad esprimersi entro 3 giorni. Quando le votazioni saranno terminate verranno pubblicati i risultati.

In Corea si piange un dittatore, in Cina si reprime la democrazia


Morto il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-il. Solenne cerimonia a Pyongyang. Continuerà il delirio il figlio Kim Jong Un.
Vorremmo veramente chiedere a tutti i nordcoreani se quelle persone inginocchiate che piangevano con disperazione asiaticamente iperbolica, sono sinceri o siano lì per sperare in una futura benevolenza. Immagino che la sia comunque una minoranza, mi chiedo se cosa provi il popolo nordcoreano a ogni nuovo test nucleare o lancio di missili verso i fratelli coreani del Sud.
Nel frattempo nella placida dittatura cinese, ad Haimen, a poco più di cento chilometri da Wukan, da due settimane la comunità è in rivolta contro le autorità locali. Tutto censurato, internet compreso, si salvano solo i microblog locali.
Non sarebbe l’ora di una primavera asiatica?