Se mi dai un Nizza io ti do la Capraia e Montecristo


Mentre la NeoRepubblica di Torriglia (che alcuni ritengono una follia, uno scherzo, un divertissment…) porta avanti le trattative per vendere la Corsica all’Italia, la proposta di legge fatta in questi giorni in questo Paese di eliminare le provincie sotto ai 300.000 abitanti e i comuni sotto i 1.000 abitanti, sta provocando critiche e proposte per certi versi balzane, per altri interessantissime.
Citiamo solo le più importanti: Imperia e Savona chiedono l’accorpamento con la provincia di Cuneo, piuttosto che far parte della regione Liguria a provincia unica genovese. Imperia ipotizza addirittura una regione extraterritoriale (un’interregione?) che comprenda anche Nizza!
Interessante anche la proposta del sindaco di Capraia (che raggiunge a malapena 400 abitanti): staccarsi dalla Toscana e unirsi alla Corsica!
E che dire della volontà dei sette comuni del Cadore (che andrebbero tutti accorpati) di unirsi al Vaticano? (Una donazione stile Liutprando? Lo Stato della Chiesa ricomincia la sua fase espansionistica?)
Non vogliamo parlare dell’analisi sociologica che andrebbe fatta (liguri non genovesi che amano più la Francia di Genova, toscani che si sentono più francesi che italiani), del resto siamo abituati a queste cose (lombardi che non si sentono italiani, veneti che rifondano la Serenissima…). Piuttosto ci preme far notare come queste ipotesi difficilmente praticabili (ma non impossibili in linea teorica), siano sempre più utilizzare per scopi politici pratici. Una minaccia come quelle di Imperia, Savona e Capraia (e le molte altre di questi giorni) potrebbero ottenere più di quanto molti non credano.
E ci auguriamo che la nostra idea (che risale al 2004) ottenga la stessa attenzione e il rispetto di un progetto sì di difficile realizzazione, ma con un grande potenziale potere di ottenere attenzione politica.

La neorepubblica vende la Corsica all’Italia


Utilizzando una geniale metodologia in uso nella finanza odierna, la Neorepubblica di Torriglia ha deciso di aprire trattative con l’Italia per la vendita della Corsica.
Si tratterà di una vendita a credito, successivamente la neorepubblica aprirà trattative per comprare la Corsica dalla Francia.
Impossibile? Fate mente locale sull’attacco speculativo all’Italia dell’8 luglio e leggetevi queste lucide considerazioni di Gaetanno Colonna (clarissa.it, che ringraziamo) su come funziona la finanza di oggi.

Il potere politico che il capitalismo finanziario mondializzato ha acquisito attraverso la capacità di destabilizzare in modo diretto interi Stati, come dimostrato ampiamente negli ultimi anni, dall’Argentina alla Grecia, dipende da una premessa fondamentale che è stata acriticamente accettata da economisti e politici, vale a dire che proprio gli strumenti della finanza (credito, debito, moneta, assicurazioni, con tutti i loro molteplici derivati moderni) siano i migliori mezzi per garantire la maggiore efficienza nella raccolta e nell’allocazione dei capitali.
L’arcaica interpretazione del rapporto fra domanda, offerta e formazione dei prezzi sostiene che all’aumentare del prezzo di un prodotto, i consumatori riducono la loro domanda, determinando una riduzione e dunque un riequilibrio fra domanda e offerta, che si rifletterebbe positivamente sui prezzi stessi.
Ma nel caso dei mercati finanziari, si tratta di una vera e propria falsificazione. Infatti, quando i prezzi delle azioni crescono, si osserva una crescita della domanda: prezzi crescenti significano un più alto profitto per coloro che possiedono azioni, a motivo dell’incremento di valore del capitale investito.
Perché l’Italia?
L’Italia viene attaccata perché in realtà è uno dei Paesi dell’Occidente che meglio ha retto fino ad oggi la crisi finanziaria del 2007, grazie al fatto che i suoi cittadini e la rete delle sue piccole e medie imprese non hanno mai completamente dato ascolto alle sirene della globalizzazione finanziaria.
L’Italia viene attaccata perché un suo tracollo economico-finanziario rappresenterebbe il colpo definitivo all’euro e quindi al processo di unificazione europea che sulla moneta unica ha puntato (erroneamente) tutta la propria credibilità; e non vi sono dubbi che, senza l’ultimo presidio del Vecchio Continente, una visione sociale dei rapporti economici verrebbe definitivamente seppellita dalle forze montanti del capitalismo finanziario, da un lato, e dei nuovi capitalismi di Stato, come quello cinese, che, dall’altro, stanno avanzando senza freni sullo scenario mondiale.
L’Italia viene attaccata perché ha una posizione determinante rispetto ai futuri assetti del Mediterraneo e del Medio Oriente e la confusa ma ancora in qualche modo persistente difficoltà italiana ad allinearsi completamente ad una politica forsennatamente filo-israeliana e di democracy building all’americana nei Paesi arabo-islamici, rappresenta oggi un ostacolo che deve essere rimosso in breve tempo.
Infine, l‘Italia viene attaccata perché la sua classe dirigente, di destra centro sinistra, ha dimostrato di non intendere minimamente quale sia la posta in gioco, essendo strutturalmente impegnata in basse lotte di potere, nella difesa di interessi personalistici e nella copertura di vaste reti di corruzione, condizionamento e compromesso che ne minano alla radice qualsiasi capacità operativa e strategica.
Moody’s e Standard&Poor’s hanno rappresentato nell’attacco all’Italia, come già avvenuto nel caso della Grecia un anno fa e in tanti altri ancora prima, la vera e propria “voce del padrone”. Sono stati infatti gli outlook (previsioni) di queste due agenzie di rating, emanati a fine giugno, a dare al mondo della speculazione il segnale che si poteva e si doveva colpire ora l’Italia. Personaggi come Alexander Kockerbeck, vice-presidente di Moody’s, o come Alex Cataldo, responsabile Italia della stessa agenzia, emettono nelle loro interviste vere e proprie sentenze sul presente e sul futuro destino economico, senza essere dotati di alcuna autorità per poterlo fare.
Si dà quindi il caso del tutto unico che i nostri Paesi siano soggetti a valutazioni di valore internazionale da parte di agenzie che da tali valutazioni traggono direttamente profitto e che sono per di più di proprietà di società finanziarie che da quelle valutazioni possono trarre a loro volta direttamente profitto!(come Warren Buffett, primo azionista di Moody’s). Quale affidabilità possano avere e quale valore di regolazione giuridica di mercato, lo lasciamo facilmente dedurre al lettore.

Siamo in un regime mondiale di economia quantistica, dove la valutazione di un bene o un servizio incidono sul valore stesso.
È a nostro avviso oggi necessario richiedere con urgenza l’apertura di un’inchiesta internazionale sulla condotta delle agenzie di rating. Si porrebbe in tal modo, in definitiva, all’attenzione dei popoli la questione della sovranità economica delle comunità nazionali che deve essere oggi considerata l’irrinunciabile presupposto per intraprendere il risanamento dei nostri Paesi.