Venezuela: inflazione al 700%, rischio guerra civile


Non si fermano e non si placano le proteste in tutto il Venezuela. Da quasi un mese le strade e le piazze di Caracas e di altre città sono teatro di pesanti scontri tra i cittadini, le forze di polizia e la Guardia Nazionale. La popolazione è esasperata, perché dappertutto ormai mancano cibo e medicinali, con le farmacie e gli ospedali che non dispongono più neanche dei farmaci più elementari, l’inflazione ha raggiunto il 700%.
Maduro ha annunciato lo stato di emergenza fino a luglio, rinnovabile, e che l’esercito metterà sotto sequestro le industrie che hanno interrotto la produzione per mancanza di materie prim (Come se la produzione venisse interrotta per motivi politici e non perché mancano i dollari per importare materie prime fondamentali).
Manifestazioni pro e contro il governo si sono succedute in queste settimane, ma senza scontri di piazza. Si sono avute notizie di tafferugli per fare incetta di cibo o di malcontento per le interruzioni di elettricità.

Obama denuncia Standard’s & Poor


Il Ministro della Giustizia statunitense, Eric Holder, ha depositato presso la Corte Federale di Los Angeles una querela per frode contro il colosso americano Standard’s & Poor, agenzia di rating per aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari e contribuito così in maniera determinante, a scatenare la crisi dei mutui subprime nel 2008.
Vi rimando ai nostri articoli su com’è nata l’attuale crisi (leggi), e come anche noi della neorepubblica di Torriglia abbiamo segnalato l’assurdità dell’operato delle agenzie di rating (leggi).
In pratica, le agenzie di rating non hanno assolutamente accennato al rischio che rappresentavano i mutui subprime.
Barack Obama dà un segnale forte contro la speculazione e il mondo delle banche, esattamente quello che un politico vero dovrebbe fare. In Europa i politici che denunciano questa situazione sono una rarità, l’unica eccezione in cui sono stati tutelati i consumatori è avvenuta in Islanda.
In Italia, la campagna elettorale (tranne alcune eccezioni) si sta giocando su altre questioni, che distolgono gli elettori dai veri problemi, per esempio l’esistenza di una “casta” di finanzieri/speculatori e conniventi che modificano le sorti dell’economia mondiale (come hanno già fatto).
Sveglia!

Chi c’è dietro la crisi: facciamo i nomi


Cerchiamo di analizzare la crisi per cercare cosa sta succedendo veramente e chi sono i veri responsabili. Giustamente i Tg nazionali, avendo un pubblico generalista che deve comprare i servizi pubblicizzati, non può approfondire più di tanto la questione. Noi cercheremo di farlo usando un linguaggio il meno possibile specialistico.
Cominciamo dall’inizio: 2006.
Già in quell’epoca ci sentivamo dire che “prima o poi la bolla immobiliare sarebbe scoppiata”. S’intendeva che l’aumento degli immobili del 10% annuo non poteva andare avanti perché era un aumento fasullo (infatti il valore catastale era sempre più lontano da quello commerciale) causato dagli speculatori del caso (società edili, agenzie immobiliari, banche che elargivano prestiti).
La causa primaria di questo aumento era infatti il prestito indiscriminato, anche a chi non se lo poteva veramente permettere. Ma questo aumento giovava apparentemente a tutti. Vediamo perché.
Il “mutuo facile” accontentava chi aveva sempre vissuto in una casa modesta: mutui di centinaia di migliaia di euro a tasso variabile permettevano, in 30 o 35 anni (in altri Paesi, come il Giappone, si arrivava a 50 anni o più, regalando di fatto ai figli un debito enorme), rate di partenza abbastanza basse da permettere loro di acquistare una villetta o un appartamento molto più grande di quello posseduto prima. Si è visto di tutto: operai con quadrilocale in città, villetta al mare e in montagna e via dicendo.
Il “mutuo facile” accontentava le banche che spremevano gli ingenui compratori con tassi da strozzini e Spread arbitrari (lo Spread, in questo caso, è un tasso aggiunto al tasso nominale).
Il “mutuo facile” incrementava le compravendite di immobili, rendendo felici le agenzie.
Incrementando le compravendite, s’incrementava il valore commerciale degli immobili, facendo guadagnare le banche (prestito più alto, maggiori interessi), le agenzie (che lavorano a percentuale) e i proprietari di casa, che si trovavano di colpo a possedere case milionarie.
Naturalmente, procedendo così, il valore era sempre più fasullo, i tassi tendevano ad aumentare a causa degli eccessi di prestito e tutti sapevano che non poteva andare avanti all’infinito. Ma nessuno ha cercato di invertire la tendenza per tempo. Stato o governi compresi.
Si sapeva già chi erano i colpevoli, ma si lasciava fare.
Così, l’esplosione preannunciata della bolla immobiliare avvenne alla fine del 2006 negli Stati Uniti, lo Stato che aveva più estremizzato il sistema dei prestiti e dei debiti.
Negli Usa, e nel mondo anglosassone in generale, si usavano infatti molti mutui subprime, letteralmente mutui a clienti “sub”-prime, quindi sotto il livello di chi poteva effettivamente permetterseli.
Le banche prestavano soldi a chi probabilmente sarebbe diventato insolvente perché il maggior rischio veniva compensato da un maggior guadagno, quindi tassi di interesse più alti, che chi si vedeva realizzare il sogno di una casa grande era disposto a pagare. Inoltre, in uno scenario di tassi e prezzi degli immobili in crescita, la segreta speranza era proprio che dopo un tempo ragionevolmente breve il mutuatario non riuscisse a onorare il pagamento e gli si potesse legalmente sottrarre l’immobile, rivendendolo a prezzo altissimo.
In questo senso, una vera circonvenzione di chi non poteva comprendere questi machiavellici meccanismi finanziari. Una pratica che i governi avevano l’obbligo di impedire, dato che il loro compito è anche quello di difendere le classi meno difendibili. Ma ciò non hanno fatto, evidentemente perché i loro componenti avevano il propri interessi.
In effetti successe proprio come previsto, i tassi variabili aumentarono (fenomeno che si verificò anche in Italia) finché i proprietari non riuscirono più a pagare le rate, divenendo insolventi.
Quello che i dirigenti delle banche non previdero (oppure preferirono guadagnare a sproposito prima di andare in pensione, lasciando i debiti in eredità) è che gli insolventi si moltiplicarono in numero tale da far saltare i conti delle banche.
La crisi diventò palpabile nel febbraio-marzo 2007 e nel settembre-ottobre 2008, bimestre in cui scomparirono le banche d’affari più note: il 15 settembre 2008 Lehman Brothers dichiara la bancarotta, il 22 settembre Goldman Sachs e Morgan Stanley diventano banche normali. Tutti gli indici borsistici mondiali fltterono in maniera consistente, arrivando mediamente sui livelli di 10 anni prima.
Questa prima crisi (detta dei subprime statunitensi) si è poi ripercossa in Europa e nei Paesi in via di sviluppo, per il carattere globalizzato dei mercati finanziari odierni. Infatti, qualunque titolo può essere mercanteggiato: se si possiede un credito, anziché aspettare che il debitore compia il suo dovere restituendelo, si può rivenderlo.
In sostanza, diventa un’obbligazione garantita dal credito, e psicologicamente cessa di essere un mutuo pagato da una persona che se non paga perde una casa e finisce in mezzo a una strada, e così i crediti derivati da mutui subprime vennero venduti senza limiti in tutto il mondo. In Italia un po’ meno che altrove, grazie a una maggiore prudenza e alla resistenza psicologica di basare l’economia personale sul mercato del credito.
Così, dal 2010, la crisi ha preso una nuova forma e sembra che l’Europa e in particolare i Paesi più deboli dell’Unione Monetaria (i PIGS: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, a cui segue a ruota l’Italia) stiano subendo l’attacco di nuovi speculatori che, in pratica, riscono a mettere in difficoltà interi Paesi (preferibilmente i più deboli per vari motivi) semplicemente controllando la compravendita dei titoli di Stato.
E questo mette in luce un altro fenomeno: negli ultimi 15 anni circa i mercati finanziari sono dominati da pochi grandi operatori che controllano il 70% dei flussi finanziari che quindi permette loro di controllare i mercati.
Si tratta di una quindicina di banche e società di intermediazione mobiliare, tra cui J.P. Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc, Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Lynch, Bnp-Parisbas. Oltre loro ci sono una miriade di piccoli risparmiatori che non contano nulla. Occupay Wall Street ha diffuso un elenco con i nomi e cognomi dei dirigienti e dei manager senza dubbio coinvolti nella questione. Sappiamo chi sono i colpevoli (almeno una parte), chi sono i famosi speculatori capaci di demolire l’economia di un Paese, di distruggere una moneta, di portare al fallimento grandi società e molto altro. Sono talmente potenti che dal 1994 dettano legge anche alla Federal Reserve USA (quindi con l’appoggio del governo), che da allora propone e attua politiche monetarie sostanzialmente a favore delle banche d’affari, garantendo la liberizzazione totale dei movimenti di capitale nel mondo con cui spostano liquidi da un Paese all’altro senza costi o vincoli e la possibilità di determinare in modo virtuale il valore delle monete.
Infatti, fino al 1971 il dollaro (moneta di riferimento mondiale) era agganciato all’oro, quindi si poteva quantificare il suo valore, da quell’anno il valore di tutte le monete è invece determinato dagli stessi mercati finanziari. Questo fenomeno, del controllo totale dei mercati finanziari, compresi quelli dei Paesi sovrani e delle monete nazionali, è chiamato “Signoraggio“. Avete letto sulle vecchie banconote della lira e ora dell’euro? Prima c’era scritto “Repubblica Italiana” (per esempio nella banconota da cinquecento lire), poi “Banca d’Italia” (dalle mille lire in poi), che è un’istituzione privata (Bankitalia).
La speculazione avviene tramite un’ampia serie di “strumenti”, dalle vendite allo scoperto a derivati di tutti tipi e usi, spesso fuori dal controllo degli organi istituzionali e spesso illeciti.
Per esempio, abbattono il valore del denaro oppure speculano sulle materie prime, aumentando il prezzo del grano o del petrolio.
Infine, speculano sui titoli di Stato come sta accadendo ora indebitandolo ancora di più.
In definitiva, credo che il quadro sia ora più chiaro.
Un fenomeno predatorio da rendere illegale come il prestito subprime, ha creato una crisi e ha messo in luce, suo malgrado, le vere pratiche della finanza d’assalto e, in ultima analisi, del capitalismo sfrenato.
Speculatori, banche, assicurazioni, mediatori creditizi, agenzie finanziarie, agenzie e periti immobiliari, con la connivenza delle agenzie di rating e dell’assenza della difesa dei ceti deboli e medio bassi da parte dello Stato, stanno ricreando la “nuova aristocrazia mondiale”.

Ora forse non sembrerà più tanto una follia creare una Neorepubbblica autonoma, richiamando l’attenzione dell’assenza (o connivenza) dei governi che contano o delle classi colpite dalla crisi, soggiogate da queste nuove istituzioni finanziare.
Già dal 2003 al 2006 il nostro capo di Stato Lukha B. Kremo girava l’Italia “urlando” nei suoi reading inquietanti ammonimenti nei confronti di banche, assicurazioni e finanza, preso forse per un demagogo o un folle predicatore.
Quello che “predica” oggi non è solo una semplice Tobin Tax (tassa sulle transazioni finanziarie), che è un inutile palliativo, ma un’Europa e un mondo politico che controlli il mondo della finanza e non il contrario, delle leggi che tutelino contro questi giochi finanziari, i prodotti derivati e il gioco d’azzardo in generale (che altro non sono).
Noi non siamo ottimisti: per il momento i governi fomentano sempre di più il gioco d’azzardo (qualche anno fa almeno non lo promuovevano con stupide lotterie e gratta-e-perdi), e l’Europa istituisce il MES, altra istituzione non democratica per il controllo dei conti dei singoli Stati (vedi il nostro articolo). In definitiva, troppi speculatori fanno parte della stessa famiglia di governanti e parlamentari: non c’è da aspettarsi niente di buono se non la solita accorta tutela dei grandi capitali.
Il consiglio, a noi singoli cittadini, è staccarsi progressivamente il più possibile da questo sistema finanziario (basta prestiti, conti correnti e assicurazioni), far sentire la propria voce nelle piazze e non dare mai la fiducia a un politico in perpetuo, ma verificare, mese per mese, i suoi effettivi interessi e la resistenza ai poteri forti.

Ricetta Anticrisi | Carmilla on line ®


[Letto su CarmillaOnLine]

La cliente urla.
– C’è uno scarafaggio nella minestra!
Il maitre si avvicina sollecito. Estrae una pinzetta e un fazzoletto dal taschino, pesca lo scarafaggio dalla scodella, lo ripone nel fazzoletto, e lo consegna a un cameriere. Poi sorride alla cliente.
– Tutto a posto, può iniziare la cena.
La cliente indica la minestra.
– Non me la cambia?
– L’ho già cambiata.
– Non è vero!
– Sì invece. Ho rimosso lo scarafaggio. Questo è un importante segnale di rinnovamento. La minestra adesso è libera dall’elemento perturbante, quindi è oggettivamente cambiata.
La cliente lo fissa, basita.
– Ma è la stessa.
Il maitre scuote la testa.
– La sua è un’affermazione qualunquista.
– Mi cambi immediatamente questa schifezza! – Urla la cliente. Il maitre inarca le sopracciglia. Poi, compunto, stappa la minerale sul tavolo, e la versa nella scodella fino a farla traboccare, inzuppando la tovaglia.
– Cosa sta facendo?
– Allargo la minestra alle forze esterne, aggiungendo un ulteriore elemento di discontinuità.
La cliente si alza di scatto.
– Lei è un demente, e questo ristorante è una fogna! Io me ne vado.
– Ci dispiace che abbia deciso di scegliere la via della protesta sterile e antistorica – il maitre estrae un blocchetto di carta dalla tasca – è comunque tenuta anche lei a partecipare allo sforzo comune per uscire dalla crisi – stacca un foglietto, e lo consegna alla cliente.
– Cos’è?
– Il conto.
– Lei è pazzo! Io non pago il brodo di scarafaggio che m’è colato sulle scarpe!
Il maitre estrae una pistola.
I clienti agli altri tavoli, chini sulle loro scodelle, continuano a mangiare facendo finta di niente.
– Ma questa è una rapina! Siete dei criminali! – Dice la cliente, pallida.
– Le ricordo che siamo tutti innocenti fino al terzo grado di giudizio – il maitre punta la pistola alla testa della cliente – sono tremila euro.
La cliente porge al maitre tutto il portafoglio.
– Ne ho solo quattrocento – dice, con un filo di voce.
– Possiamo integrarli con una norma anti-intercettazioni – il maitre intasca anche il cellulare rimasto sul tavolo – e la privatizzazione dei cosiddetti gioielli di famiglia – indica l’orologio, e gli orecchini della cliente, che si affretta a consegnarli.
– Posso andarmene adesso?
– Mi dispiace, ma ci deve ancora più di mille euro – il maitre fa cenno a un cameriere, che si avvicina armato di mannaia – sarà necessario anche qualche taglio.