Quando parlate di democrazia, sciacquatevi la bocca


Il mondo Occidentale inneggia a Juan Guaidó, il capo del Parlamento del Venezuela che si è autoproclamato (ripeto: autoproclamato) presidente del Venezuela, alcuni paesi (tra cui l’Unione Europea) lo riconoscono già come presidente.

Nel frattempo, la mozione per riconoscere Juan Guaidó  non è riuscita ad ottenere ieri a Washington la maggioranza – di valore unicamente politico – tra i Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), solo 16 Paesi su 35, infatti lo hanno appoggiato.

Si ricorda che Nicolás Maduro è stato eletto democraticamente con voto elettronico e che ha vinto probabilmente perché l’opposizione si è ritirata per protesta (quindi niente brogli).

Si potrà dire che Maduro ha tollerato la corruzione mandando a rotoli l’economia di un Paese ricco (che ha le più estese riserve di petrolio al mondo), che non è capace di condurre un Paese (dalla morte di Chavez l’economia venezuelana è crollata e ciò non può dipendere solo dal crollo del prezzo del petrolio, dato che altri Paesi dell’Opec non hanno subito la stessa sorte), che ha fatto scelte sbagliate e scellerate (ha bloccato il cambio del Bolivar, ha dato la precedenza all’appartenenza politica rispetto alla competenza politica o tecnica, creando incompetenza e corruzione, ha trascurato investimenti e nuove tecnologie per il petrolio che, diversamente dal quello arabo, è un composto di sabbia bitumosa, quindi necessita di maggiore lavorazione ), ma non si può definire dittatore. Fatevene una ragione, ed evitare di inneggiare all'”esportazione democrazia” perché, come dimostrano le vicende dell’Iraq e della “Primavera araba”, ha esiti disastrosi (ed è spinta non dalla filantropia, ma dal desiderio di neocolonialismo e imperialismo).

 

Susan George: “I ricchi hanno vinto”


Riporto qui stalci dell’articolo di Susan George, economista, considerata a livello mondiale una delle studiose più importanti della questione della fame nel Terzo mondo. Presidente del Transnational Institute di Amsterdam, e presidente onorario di Attac France.
Ringrazio “Il Quorum” e vi invito a visitarlo.

“La guerra di classe non è morta, ma l’hanno stravinta i ricchi. Anzi, i super ricchi, nuova classe globale che ora si chiama HNWI, acronimo di High Net Worth Individuals (individui con alto patrimonio finanziario, almeno 30 milioni di euro. Parola di Warren Buffett, re dei mercati finanziari globali, uno degli uomini più facoltosi del pianeta, dunque membro di questo club esclusivo in crescita continua nonostante la crisi, tanto da includere quest’anno la quota record di 200.000 persone e del quale si parla troppo poco.

[…]

L’establishment economico e finanziario non ha sensi di colpa per quello che è accaduto nel mondo negli ultimi sei-sette anni. È uno dei paradossi di quest’epoca, i neoliberisti hanno capito il significato del concetto di egemonia culturale di Antonio Gramsci e l’hanno applicato benissimo.

[…]

I lavoratori hanno pagato e stanno pagando i costi della crisi provocata da altri. Mi pare obiettivo dire che chi lavora oggi non riesca a guadagnare abbastanza mentre i manager della finanza si sono elargiti subito i lauti bonus derivanti da questi salvataggi. E che la ricchezza accumulata in poche mani ammonti a 35.000 miliardi di euro e sia posseduta, da 200.000 persone. Trovo immorale tutto ciò.

Ma è ancor più immorale l’ideologia che consente loro di accumulare queste smisurate ricchezze e di manipolare le persone facendo loro credere che tutto ciò sia giusto e che le ricette per combattere la povertà siano quelle della Banca mondiale o del Fondo monetario.

Si continua a credere che ogni dollaro detassato alle grandi aziende e ai più ricchi venga reinvestito produttivamente. Invece la ricchezza finisce nei paradisi fiscali. E, aldilà dei proclami, nulla è stato fatto per illuminare gli angoli bui di queste giurisdizioni segrete e controllare i profitti di aziende e singoli. Le grandi multinazionali sono ormai troppo forti e determinano il pensiero unico che ci racconta un mondo bello, quello della globalizzazione, che crea occasioni per tutti. Peccato sia così solo sulla carta.

Il movimento di Occupy aveva buoni contenuti, ma è stato anarchico. Hanno consentito a tutti di parlare in un momento di rabbia collettiva, ma non hanno mai preso una sola decisione per passare all’azione. Il problema della società civile è la mancanza di una visione globale: gli ecologisti pensano solo all’ambiente, i sindacati al lavoro, le femministe alle donne, altri a finanza e tasse.

Il pericolo è che la gente, il 99 per cento di chi non detiene nulla, venga convinta dal restante 1 per cento dell’inutilità della politica. Prendiamo l’Unione europea. Credo nell’Unione e nell’euro, ma a patto che siano partecipate dai cittadini. Ormai l’85 per cento delle leggi in Paesi come Italia e Francia recepiscono le direttive della Commissione europea, un organismo non eletto democraticamente e influenzato dalle lobby. Ma gli europei non si ribellano, preferiscono astenersi dal voto. Così garantiscono lunga vita al sistema ingiusto che oggi è al potere.”

Se vince Berlusconi la Neorepubblica di Torriglia dichiarerà guerra all’Italia!


Eccoci al secondo appuntamento del “post col botto”, ovvero al post di San Silvestro.
Vedi il post col botto del 2011: Declassate le agenzie di rating!
Se Berlusconi, ricandidandosi, vincesse le elezioni italiane del 2013, la Neorepubblica di Torriglia sarebbe costretta a consegnare alle autorità una “dichiarazione di guerra”.
La motivazione è solo una: Silvio Berlusconi controlla (non importa se la proprietà è divisa nella sua famiglia) 3 televisioni a livello nazionale, oltre che il più grande gruppo editoriale. Questo non è ammissibile in una democrazia. Sebbene il suo controllo non sia “dittatoriale” e non sia prevista la censura, è evidente che la parzialità dell’informazione sia totale (come si è visto in questi giorni d’inizio campagna elettorale).
Non parliamo di “regime”, ma di democrazia parziale, su questo non ci possono essere dubbi, come anche confermano gli osservatori internazionali. E ci chiediamo come mai non si sente una parola che sembra passata di moda: “conflitto d’interessi”.
Per il resto, per come ha governato in quasi due decenni (leggi ad personam, scandali sessuali, gaffe internazionali) non ci pronunciamo, poiché si tratta di comportamenti che non entrano in conflitto con la democrazia e in quanto pensiamo che il governo abbia rappresentato bene chi lo aveva eletto.
Infine, in quanto favorevoli all’ineliggibilità dei condannati già dal I grado, Berlusconi è a tutti gli effetti incandidabile.

In Egitto Morsi ha deciso che la democrazia è finita


Dopo 5000 anni di un’interminabile sequenza di faraoni, re, imperatori, califfi e dittatori, l’Egitto ha conquistato la democrazia soltanto nel 2011. Dopo poco più di 1 anno, il presidente eletto Mohammed Morsi ha deciso che è sufficiente e si può tornare alla dittatura che c’è sempre stata, assumento tutti i poteri nella propria persona.
Mi chiedo cosa penserebbero degli essere extratrrestri. Probabilmente che l’uomo ama essere comandato e controllato.

Palestina e Israele: tutti colpevoli!


La dissoluzione dei territori palestinesi

La dissoluzione dei territori palestinesi


Lo scontro decennale tra palestinesi e israeliani si riaccende per l’ennesima volta. Sembra che il bioritmo guerra-pace segua una sinusoide, i periodi di tregua e l’avvicinarsi della pace vengono puntualmente interrotti da un’inversione di tendenza che riporta tutto verso la guerra. Come un profondo respiro senza fine. Qualche studioso potrebbe pensare che questo conflitto sia una specie di termometro del mondo e scovare dei paralleli tra le alternanze pace-guerra e la situazione mondiale, vista sia la regolarità delle ricadute, sia la particolare risonanza mediatica di questo conflitto. E alla crisi economica mondiale non poteva mancare la guerra “per eccellenza”.
Noi non siamo ancora velleitari a tal punto da formulare questa ipotesi, ma sicuramente possiamo legare questo conflitto a una guerra “sotterranea”, o se preferite “fredda”, che ha come baricentro il Medio Oriente. Pensiamo sia all’Iran che fornisce armi alla Palestina che ha come obiettivo il sodalizio Israele-Stati Uniti, sia all’asse Russia-Cina, che, come ha dimostrato il caso della Siria, si oppone all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente.
L’immensa partita a scacchi mondiale porta a una guerra stretta e angusta combattuta addiruttura in una Striscia di trra di pochi chilometri.
E se a Gaza i bambini muoiono è colpa di tutti questi “poteri forti”, non solo del missile israeliano di turno. Ma nessuno è esente da responsabilità.
E tutti i politici da bar che riemergono in situazioni come queste dovrebbero, oltre a studiarsi la storia, tenere presente i seguenti fatti.
Israele
Israele è uno Stato, e come tutti gli Stati comprende una moltitudine di persone, tra cui pacifisti e integralisti religiosi (nella fattispecie ultraortodossi), ebrei sionisti e non, arabi ebrei (lo sapevate?), e musulmani israeliani, ma soprattutto comprende anche il Governo Netanyahu. Una cosa è essere ebrei ortodossi, un’altra sionisti (esistono anche ortodossi non sionisti, soprattutto in Usa), un’altra ancora Israeliani. Quindi chi si riempie la bocca di Israele dovrebbe fare queste distinzioni, perché le manifestazioni pacifiste degli israeliani non vanno d’accordo con la politica di aggressione della destra che il governo israeliano asseconda.
I sionisti hanno la responsabilità di violare costantemente (fino a oggi) i trattati internazionali e continuare a costruire colonie nei territori occupati.
Il Governo ha la responsabilità di assecondare i sionisti e la destra per avere l’appoggio politico e poter governare.
Palestina
Anche in questo caso, servono dei distinguo. Ci sono i palestinesi, Hamas (attualmente al governo), gli integralisti pro jihad e l’ANP.
Hamas, con l’appoggio degli integralisti, viola regolarmente gli accordi, le tregue e protegge i terroristi al proprio interno. Ora, considerare combattenti e non terroristi Hamas e gli integralisti kamikaze è controverso. Faccio degli esempi per ognuna delle fazioni: rivolgendomi agli italiani come chiamereste Pietro Micca che si fece esplodere per impedire alle truppe francesi di conquistare Torino durante l’assedio del 1706?
Come dimenticare, del resto, Il massacro di Monaco del 1972, in cui dei fedayyìn palestinesi palestinesi uccisero 11 atleti israeliani che stavano partecipando alle Olimpiadi.
Inoltre, giusto per stare in Italia, molti hanno dimenticato la strage di Fiumicino nel 1985, dove i terroristi palestinesi uccisero 16 persone ferendone circa 100.
Credo che, aparte eccezioni, la differenza tra terrorismo e lotta per la libertà sia abbastanza semplice.
L’intifadah (il lancio di pietre) è lotta per la libertà, farsi esplodere in un autobus israeliano è terrorismo. L’ANP è un organizzazione lecita, mentre non dimentichiamo che i kamikaze palestinesi sono stati la fonte d’ispirazione di Osama Bin Laden e dei Talebani, niente meno.
È quindi necessario, sia per noi, ma soprattutto per i Palestinesi, cominciare a distinguere gli integralisti religiosi dai combattenti per la libertà. La jihad non c’entra niente con la Palestina, o almeno non dovrebbe.
Stati Uniti
Non mi stupisce come gli Stati Uniti (in cui vivono milioni di ebrei) siano filoisraeliani, non stupisce nemmeno che gli Stati Uniti abbiano ottimi rapporti con l’Arabia Saudita (monarchia assoluta, con la più integrale versione dell’Islam, ma ricca della materia prima che fa muovere il mondo, ovvero il petrolio), mentre i rapporti con la Palestina non sono per niente buoni (è una democrazia, non è integralista, ma è un Paese molto povero).
Queste riflessioni fanno capire che le democrazie occidentali non creano alleanze in base alle proprie idee democratiche, ma al profitto. Più che “democrazie” si tratta di “capitalismi”.
Europa
Il vecchio continente sembra ergersi ad arbitro (inascoltato) del conflitto. Sembra invece comportarti come gli Stati Uniti, solo che in Europa vivono milioni di musulmani e non di ebrei (che inazisti – che erano europei – hanno eliminato in massa), quindi sembra ovvio che si parteggi leggermente più per le motivazioni dei palestinesi. Falso buonismo.

Resta il fatto che la Palestina ha il diritto di avere uno Stato vero (non le vergognose riserve “indiane” di adesso, entro i confini stabiliti nel 1967), e che Israele ha diritto alla propria tranquillità e non si deve sentire minacciato dall’Iran e da gran parte dei Paesi del Medio Oriente.
Resta il fatto che Israele è un paese ricco che continua a colonizzare terre di un Paese povero.
Resta il fatto che nessuno dei due contendenti vuole la pace.
Antisemitismo
Infine, non poteva mancare l’antisemitismo, che ultimamente ha permeato pure certi ambienti di estrema sinistr! Essere fascisti, nazisti, neonazisti o postfascisti è vergognoso, ma essere comunisti antisemiti è lo stesso.
Contestare Israele e le scelte del proprio governo è lecito, essere contro gli ebrei no.
Contestare i Palestinesi perché hanno eletto Hamas al Governo è incomprensione dei livelli indecenti di vita dei palestinesi.
Al Salaam! Shalom!

Lezione numero 1 dall’Egitto


L’Egitto torna a infiammarsi, oggi battaglia per ore con lanci di pietre, lacrimogeni e di proiettili di gomma in piazza Tahrir, la
piazza che era stata il palcoscenico della rivolta del 25 gennaio scorso. Sono circa 500, secondo fonti mediche, le persone finora ferite negli scontri e 18 gli arresti.
I laici protestano contro il nuovo governo militare (provvisorio?), dopo 10 mesi il popolo non ha ancora visto le riforme promesse.
Una grande lezione dal popolo egiziano, che ha compreso i nuovi trucchi della politica: pulire i panni sporchi senza prevenire la sporcizia, cambiare tutto perché nulla cambi.
Ma il popolo deve essere il controllore dei governanti giorno per giorno (il popolo elegge i propri rappresentanti, non i propri comandanti, questa è la regola numero 1 della democrazia)
Lezione che dovrebbe essere tenuta a mente dovunque, persino nelle democrazie occidentali.