Yanis Varoufakis dà una lezione di politica


Yanis Varoufakis

Yanis Varoufakis

Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha rassegnato le dimissioni.
Varoufakis ha spiegato in un post sul suo blog di aver lasciato l’incarico per consentire al primo ministro, Alexis Tsipras, di stringere più facilmente un accordo con i creditori. Esiste infatti una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo per l’assenza del Ministro ai prossimi vertici, un’idea che il Tsipras ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa.

Il Ministro di Grazia dà le dimissioni


Il ministro Anthony Nikoluas Alisei dà le dimissioni da Ministro di Grazia, Giustizia, Verità, Amore e da Console di Puglia.
Il presidente Lukha B. Kremo ha accettato oggi ufficialmente le dimissioni.
Successivamente il Ministro del Nulla ha presentato a sua volta le proprie dimizzioni, che il presidente Lukha B. Kremo ha prontamente respinto.

Vidi e conobbi l’ombra di Benedetto XVI, che fece per viltade il gran rifiuto


Benedetto XVI

Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI ha annunciato nel corso del concistoro pubblico che si dimetterà dal 28 febbraio alle ore 20 e che i motivi delle dimissioni sono le “forze e l’età avanzata non più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero”.
Citiamo nel titolo le parole di Dante della Commedia, che potrebbero calzare anche per il pasore tedesco di una Chiesa che vedrebbe con nostalgia i “bei” tempi passati del Medioevo, quando un omosessuale si consegnava al Braccio Secolare.
Lo salutiamo sereni che il Vaticano gli garantirà una pensione adeguata.
Il capo di Stato della Neorepubblica di Torriglia, follower di Twitter di Benedetto XVI aveva posto al papa la seguente domanda: “Ha mai pensato a una propria promozione?”
Che abbia interpretato le nostre parole?

Il giornalismo dell’era “fra-Berlusconi”


Salve a tutti. Sono la Ministra della Disinformazione della Neorepubblica di Torriglia. Il programma del mio ministero non è mai stato divulgato per coerenza con se stesso. È chiaro però di cosa mi occupo. È quindi in questa veste – credo – che il nostro veneratissimo Capo di Stato mi ha invitata a condividere con voi questo post che ho pubblicato nei giorni scorsi sul mio blog.

Il 12 novembre mi trovavo a Nantes, come ho detto più volte su questo blog, per il festival degli Utopiales. La sera, rimasta sola, mentre vagavo per le strade del centro, mi è arrivato un sms dal telefonino di mio fratello. Tre parole, un grido di liberazione: “Si è dimesso”.

Ero sola, come ho detto, e frustrata. Era come vincere i mondiali di calcio in un paese dove lo sport nazionale è il badminton. Dovevo condividere questo momento con qualcuno.

Pur essendo sabato, e pur non sentendomi affatto stanca, mi sono quindi precipitata nella mia camera d’albergo. La prima cosa che ho fatto è stata collegarmi a internet – cosa che non avevo potuto fare prima perché avevo la batteria del tablet scarica – e sfogarmi sulle reti sociali. La seconda è stata telefonare ai miei genitori, in Italia, aspettandomi fuochi d’artificio.

Mi ha risposto mia madre. Io, eccitata: “Allora, si è dimesso!”. Dall’altra parte del telefono, una voce assonnata: “Cosa? Chi?”.

L’ha saputo da me. Da me che stavo a 900 chilometri di distanza, in un altro paese, senza televisione e – nel momento in cui l’ho appreso – senza connessione a internet. “Ma cosa stai facendo?”, le ho chiesto, “Non stai guardando la tv?”. “Sì”, mi ha risposto, “ma continuo a cambiar canale”.

Stava facendo zapping e non sapeva nulla. Ora, è folle, certo: mettici un po’ di energia, santo cielo. Ma resta il fatto che, da quel che ho saputo poi, in quel momento non ne stavano parlando né le prime due reti Rai né Mediaset. Cioè, i canali più guardati, ancora oggi che c’è il digitale terrestre.

È questo che mi fa capire che Berlusconi ha ancora un immenso potere. Il potere che ha sempre avuto: il potere di giocare con le debolezze umane. È così che ha creato il suo impero: sei troppo pigro, o anche solo troppo stanco, per andarti a cercare le notizie e per pensare autonomamente? Ti diamo tutto noi, servizio in camera, tutto incluso, senza supplemento. Ti diciamo che cosa non è successo, non ti diciamo che cosa sta succedendo, quando te lo diciamo te lo raccontiamo come vogliamo noi, e tu ci crederai, perché non hai voglia di non crederci, perché già dubitare è uno sforzo.

Fa leva sulle debolezze, dicevo: pigrizia, avidità, viltà… ma anche sulle necessità. Perché è una necessità quella di portare a casa uno stipendio. E se sei un giornalista, e lavori a Mediaset, lo stipendio lo porti a casa, sei trattato con tutti i crismi sindacali, e pagato il 27 di ogni mese. Salvo che poi, quando esci a fare un’intervista, ti danno la lista delle domande da non fare.

Perché poi, lui, il Silvio, è riuscito ad approfittare non solo delle debolezze dei singoli, ma soprattutto di quelle del sistema. Perché è facile dominare il mondo dei media, se il mondo dei media è il caos totale. È facile vincere la lealtà dei giornalisti se fino a quel momento i giornalisti sono stati trattati a pesci in faccia, assunti con contratti non giornalistici, co.co.co., a progetto, come tecnici, a collaborazione, pagati 7 euro a pezzo, senza rimborsi, a 12 mesi, alle calende greche…

E il peggio è quando a comportarsi così sono gli stessi che alzano tanto la voce quando i diritti sindacali altrui sono in pericolo, i cosiddetti media “di sinistra”, che quando si tratta di cacciare la grana diventano piuttosto sinistri. Diventano come tutti gli altri, perché il problema, in Italia – e non solo, devo dire, ma soprattutto in Italia – è generalizzato, non appartiene a uno schieramento o a un altro, a un gruppo di potere o a un altro.

È questo il grosso problema del dopo-Berlusconi, che rischia di diventare un “fra-Berlusconi”, se il marcio che c’è nel giornalismo italiano, e che gli ha permesso di fare tutto quel che ha fatto, di manipolare coscienze troppo indolenti per ribellarsi, di stringere in pugno il potere di un dittatore usando gli strumenti della democrazia, non comincia a essere lavato via.

È davvero il momento di una riflessione profonda sulla professione, è il momento di mettere in discussione istituzioni intoccabili come l’Ordine, di rivedere il contratto nazionale, di pensare alle migliaia di collaboratori sfruttati, che boccheggiano, mentre vecchi dinosauri con la qualifica di inviati scaldano scrivanie come balenotteri spiaggiati.

È ora che il giornalismo torni a essere un quarto potere, non ricattabile, non così facilmente corrompibile, è ora che si smetta di guardare chi propone qualcosa di diverso dalle vecchie tradizioni della Lettera 22 come se fosse un alieno, è ora che le redazioni respirino aria nuova.

Solo il giorno in cui saremo riusciti a fare tutto questo potremo dire veramente di essere entrati nell’era del dopo-Berlusconi.

11-11-11, il cavaliere che mollò tutto e divenne Santo


Oggi per il calendario Gregoriano è il giorno 11/11/’11, sono le ore 11.11.11 nel fuso orario centro europeo (Berlino, Roma, Parigi ecc.)
In questa “palindromissima” giornata eleggiamo San Martino di Tours a Santo protettore delle Giuste Cause Kaotiche della NeoRepubblica di Torriglia.
Forse non è un caso che, nella giornata di oggi, la Chiesa festeggia un Santo Cavaliere che decise di abbandonare le ricchezze e dedicarsi alla vita religiosa e ascetica per fare del bene al prossimo. Proprio in questo giorno, nel nostro povero paese confinante (l’Italia), avviene una cosa simile.

San Martino, santo cavaliere

San Martino di Tours, Santo Cavaliere


Il Capo di Stato Lukha Kremo Baroncinij ringrazia quindi San Martino con un rito.
Lukha Kremo Baroncinij nelle vesti di San Martino di Tours

Lukha Kremo Baroncinij nelle vesti di San Martino di Tours, Santo cavaliere