Chthulupunk, sottogenere del solarpunk?


Le discussioni intorno alla letteratura solarpunk, considerata parte della climate science-fiction (che peraltro ha i precedenti della ecological science-fiction degli anni ’60) sono molto attuali negli ultimi anni. Ci si chiede come la fantascienza  – come punta di diamante della letteratura nel proiettarsi verso il futuro e considerare le problematiche che questo presenterà agli uomini e alla Terra – deve affrontare l’argomento. Negli anni ’90 e Duemila ha prevalso la distopia (il successo di Black Mirror è un chiaro esempio), ovvero una visione più o meno negativa del futuro. Qui la fantascienza (o semplicemente la letteratura speculativa) adotta il metodo del monito, mostra infatti il risultato delle politiche sociali, economiche ed ecologiche attuali. Un’ombra lunga sul futuro. Ma questi moniti, vuoi perché sono eccessivi, vuoi perché sono aumentati, vuoi perché vengono percepiti come minacce, sembrano aver perso la loro efficacia. O forse, al contrario, il messaggio è stato recepito dai più, e ora viene da pensare: “Ecco come va a finire se andiamo avanti così. Ma se NON andiamo avanti così?” La risposta, apparentemente, arriva dal solarpunk, che suggerisce strade alternative, anche qui, comunque, prendendo spunto da indizi e segnali (ancora minoritari) dall’attualità. Il metodo non è più quello del monito, ma del suggerimento. Detto questo, è inevitabile sospettare che in generale, questo metodo, possa scadere nella didascalità, nella dissertazione saggistica, nella visione aproblematica new age. Chi conosce bene il funzionamento della letteratura, dall’800 a oggi, sa che per essere persuasiva non deve spiegare le proprie argomentazioni, ma semplicemente mostrarle (il classico “show, don’t tell”, in fondo), per cui il rischio concreto è che il solarpunk scoppi come una bolla, nonostante abbia delle potenzialità che vanno decisamente oltre al subgenere.

Leggendo Chthulucene di Donna Haraway è evidente che il futuro non potrà essere una redenzione dei peccati dell’antropocene o del capitalocene, ma una nuova consapevolezza, un nuovo “pensiero che pensa altri pensieri”, che caratterizzerà il futuro. Prima fra tutte la consapevolezza che noi NON siamo gli unici attori di questo pianeta, cioè rigettare l’antropocentrismo e accettare il non umano (e l’inumano) è la premessa necessaria a ogni altro pensiero sul futuro. Per cui Haraway definisce lo chthulucene (scritto così, diversamente da Lovecraft, senza “h” dopo la “l”, ) come questo nuovo atteggiamento/consapevolezza (che lei chiama chiama responso-abilità, cioè la responsabilità di avere l’abilità di rispondere agli stimoli del pianeta e della natura).

Tornando ai generi e alla “letteratura del futuro”, è necessario quindi che il solarpunk non rimanga uno sterile esercizio di “immaginazione ottimista”, ma che contenga le problematiche dei molteplici rapporti che noi abbiamo con il mondo, con i parassiti, i batteri, i virus e tutti i biomi che ci circondano. Di più: ridefinire il “noi” oltre l’essere umano, e intenderlo come intero sistema biologico, come olobioma.

Per questo propongo il temine Chthulupunk per definire questo subgenere di letteratura.

Guido Morselli


Enciclopedia della Fantascienza in Italia. Parte 9 (vedi tutti gli articoli)

Guido Morselli

Un autore rimasto sconosciuto fino alla propria (violenta) morte, ma riscoperto e considerato uno dei grandi maestri della distopia (o ucronia, o allostoria) italiana della seconda metà del XX secolo è certamente Guido Morselli. Nato a Bologna nel 1912, visse a Varese fino al 1973, anno in cui si suicidò con la sua rivoltella (che lui stesso chiamava “La ragazza dall’occhio nero”). Fino a quel momento non aveva praticamente pubblicato nulla a causa dell’accoglienza sfavorevole delle case editrici. Dopo quell’evento sconvolgente Adelphi comincia a pubblicare i suoi romanzi. Escono nel 1974 Roma senza Papa, in cui s’immagina il futuro della Chiesa in crisi con un trasferimento della sua sede, nel 1975 Contro-passato prossimo, nel quale immagina che la Prima Guerra mondiale sia stata vinta dagli Imperi centrali, e nel 1977 Dissipatio H. G., dove immagina un mondo improvvisamente senza uomini. Tre romanzi che hanno un’importanza basilare nel ridefinire il ruolo della letteratura fantastica, fantascientifica e utopica in Italia e il loro cattivo rapporto con la letteratura “alta” (in Italia più che in altri Paesi), a causa della presunta superiorità del “realismo”, prima con una lettura “realista” di Manzoni, e successivamente con l’esaltazione del verismo di Verga e Capuana (esaltazione avvenuta durante il neorealismo cinematografico), quando in realtà tutti gli autori citati trattarono la letteratura realista e quella fantastica alla stessa stregua e considerandole di pari valore.