Corea del Nord lancia un missile intercontinentale


Il 4 luglio, festa dell’indipendenza americana, la Corea del Nord lancia un nuovo missile balistico intercontinentale. Il test missilistico è stato fatto alle 9.40, ora locale, il missile è partito dalle coste occidentali del Paese, da una località, Banghyon, non lontana dal confine con la Cina, e ha volato per 37 minuti percorrendo 930 chilometri prima di finire nel Mare del Giappone, in un’area rivendicata da Tokyo come Zona economica esclusiva. Poco dopo l’agenzia sudcoreana Yonhap ha reso noto che a breve ci sarà “un importante annuncio” da parte delle autorità nordcoreane.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiesto alla Cina di prendere misure decisive per “mettere fine a questa cosa che non ha senso una volta per tutte”. E poi ha ironizzato: “Ma questo tipo [Kim Jong-un] non ha null’altro di meglio da fare nella sua vita?, alimentando le pressioni su Pechino all’indomani della telefonata con il presidente cinese, Xi Jinping, proprio sul dossier Pyongyang.

Primo effetto della visita di Trump a Riyad: terrorismo in Iran


La visita di Donald Trump a Riyad, in Arabia Saudita, avvenuta il 21 maggio scorso, a omaggiare la teocrazia assoluta dei Saud, dittatura senza eguali che fa eccezione alla bandiera dell'”esportazione di democrazia” tanto sventolata dagli Usa contro Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, eccetera (reverenza del resto emulata da tanti leader occidentali, tra i quali Matteo Renzi), è passata nei media occidentali come “la visita in cui Melania Trump non ha indossato il velo”. Oltre alla sciatteria (forse volontaria), bisogna dire che i media non hanno saputo dirci cosa si siano veramente detti.

Ma si è scoperto il 6 giugno, quando 6 paesi arabi capeggiati dai Sauditi e dall’Egitto (successivamente seguiti da altri) hanno messo al bando il Qatar, con la motivazine (davvero ridicola) dell’appoggio qatarino al terrorismo (quando tutti sappiamo, e non lo hanno nemmeno negato, che sono i sauditi a finanziare l’Isis).

Il Qatar è un regno a prevalenza sunnita, ma con forte presenza sciita, e spartisce con l’Iran uno dei più grossi giacimenti di gas naturale del golfo Persico, nonché è uno dei paesi più ricco al mondo, al pari del Kuwait. La costante presenza militare degli Usa nel Qatar rende le cose ancora più ambigue. Ma la contrapposizione Sauditi/Iran ha prevalso. Ci si chiede allora se Trump ci sia o ci faccia, cioè se si è ingenuamente fatto persuadere dai Saud, o se sotto l’aspetto naive nasconde una strategia (quale? usare il terrorismo, proprio ciò che dice di voler combattere). Questa riflessione che stavamo elaborando (era già stata accennata ieri sul profilo Fb di Lukha B. Kremo), non è uscita in tempo perché già oggi siamo costretti ad assistere alle prime conseguenze.

L’Isis, che si sente forte dell’accordo Usa/Saud, attacca l’Iran con kamikaze e sparatorie al Parlamento e al Mausoleo di Khomeini. Ormai circondata in Siria (proprio in questi giorni c’è l’attacco finale su Raqqah), prova la strada dell’Iran.

I miei personali complimeti vanno a: Trump, paladino dell’antiterrorismo che fomenta il terrorismo, i leader occidentali, che nulla fanno per opporsi a politiche internazionali irresponsabili e naturalmente tutti coloro che li hanno votati e che sono contro l’Isis. Se volete combattere veramnte l’Isis mandate al governo uno che rompa le relazioni internazionali con l’Arabia Saudita. Altrimenti andate al supermercato e… buna fortuna!

Usa pronti all’attacco preventivo contro Corea del Nord, Kim Jong-un pronto alla risposta nucleare


Oggi cade l’anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore della Dprk (la Repubblica popolare di Nord Corea), e le autorità hanno promesso di celebrarlo con un grande evento. I satelliti hanno ripreso gli intensi lavori di scavo nei tunnel del sito di Punggye-ri, e quindi gli analisti si aspettano il sesto test atomico della Corea del Nord, o un nuovo lancio missilistico.
Trump prepara i raid contro la Corea del Nord, pronto ad attaccare ancora prima del test nuclare.
Choe Ryong-hae, il secondo più potente ufficiale della Corea del Nord, sostiene Pyongyang risponderà a una guerra totale con una guerra totale, e a una guerra nucleare con il nostro stile di un attacco nucleare.

La prossima settimana scoppia la guerra mondiale?


Dopo il bombardamento notturno deciso da Donald Trump per mezzo di 59 missili Tomahawk verso la base aerea siriana da cui era partito l’attacco chimico nella provincia di Idlib, lo scacchiere mondiale è nuovamente in fermento.
L’attacco, appoggiato dall’Europa e osannato da parte dell’opinione pubblica occidentale è avvenuto prima che si sia aperta una vera inchiesta internazionale.
Trump ha affermato che fosse nel vitale interesse della sicurezza degli Stati Uniti.
Putin sostiene che non ci siano prove che il governo siriano abbia usato armi chimiche nella provincia di Idlib, ma che ci siano prove che il diritto internazionale è stato violato dagli Stati Uniti.
Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al Assad, promette che la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata.
Infine, la Corea del Nord ha dichiarato che l’attacco degli Stati Uniti contro la Siria è un atto di aggressione intollerabile che prova più di un milione di volte quanto sia giusto che la Corea del nord continui il proprio programma nucleare.
Gli stessi analisti indicano come l’attacco alla Siria sia un segnale non solo per l’ISIS, Assad e Putin, ma anche e soprattutto per Kim Jong-un.
Questo per rimarcare il pessimo comportamento di Trump non solo in politca interna, ma anche in politica internazionale, anche se rimaniamo convinti che Assad sia il vero responsabile dell’attacco chimico. Inoltre, pare che in queste ultime ore trapelano voci che Putin cominci a essere insofferente con il suo alleato.
Ma il problema più grave sembra al momento essere l’Oriente: l’esercito degli Stati Uniti ha deciso di spostare le navi del Carl Vinson Strike Group, di cui fanno parte una portaerei con 60 aerei, una nave usata per lanciare missili e due in grado di intercettarli e 5000 soldati vicino alla Corea del Nord, minacciando l’uso della forza se Pyongyang dovesse effettuare nuovi test.
Il regime dittatoriale di Pyongyang non ha più dubbi che gli Usa e la Corea del sud stiano preparando un’invasione (e, a dire il vero, gli Usa non negano, anzi ci sono prove che l’invasione sia stata almeno progettata.)
La Corea del Nord ha già sviluppato e dispiegato almeno 7 testate nucleari, le ha installate sui suoi Scud ER, sui missili a raggio intermedio a combustibile solido. Ha completato i lavori nel terzo tunnel del sito di Punggye ad una profondità di 550 metri. Si teme che il sesto test nucleare abbia una resa esplosiva fino a 14 volte maggiore di quella avvenuta lo scorso settembre. Gli Stati Uniti mantengono permanentemente nella regione uno sniffer WC-135, per eseguire il campionamento dell’aria e rilevare possibili test.
L’incontro tra il Presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha fruttato un accordo per mettere pressione sul governo di Pyongyang e cercare di farlo desistere dalla sua politica di corsa agli armamenti atomici. Resta il fatto che la Corea del Nord non è un alleato subalterno della Cina (come la Siria per la Russia), e che potrebbe non seguire i consigli di Pechino.
Per finire in bellezza, il 15 aprile è il 105esimo anniversario dalla nascita del “presidente eterno” Kim Il-sung, nonno del leader Kim Jong-un. Un evento che verrà presumibilmente festeggiato con una maestosa parata militare presso il Mirim Airport di Pyongyang, in un meno provocatorio sfoggio di muscoli.

Siria: test chimici (via bomba) su civili. Morti come piovesse: non è stato nessuno


L’umanità dà un altro esempio della sua invulnerabilità all’emozione, uccidendo almeno 72 civili innocenti, in gran parte bambini, e intossicandone diverse centinaia. Nella provincia siriana di Idlib è stato compiuto un bombardamento chimico che ha provocato questa strage. Il bombardamento è cominciato poco dopo le 6 di mattina ora locale e ha colpito la città di Khan Shaykhun. Qualche ora dopo un altro attacco, questa volta con armi convenzionali, ha colpito l’ospedale che aveva accolto la maggior parte dei feriti fino a quel momento. In molti hanno parlato di un attacco “double tap”, che significa bombardare i soccorritori che si stanno prendendo cura delle persone rimaste ferite in un primo bombardamento. Il governo russo ha detto che l’attacco è arrivato via terra ed è stato compiuto dagli stessi ribelli; ha confermato che l’aviazione siriana ha colpito la città di Khan Sheikhoun, ma ha detto che gli attacchi sono stati diretti contro un deposito di sostanze chimiche e non contro la popolazione civile.
In pratica, non è stato nessuno. Ma basta analizzare un po’ meglio la situazione per capire.
La zona è sotto il controllo dei ribelli, quindi il regime siriano e i suoi alleati sono le uniche forze coinvolte militarmente in Siria che hanno mostrato l’interesse e la volontà a bombardare i ribelli e a usare le morti dei civili come un’arma strategica finalizzata a distruggere il morale della popolazione. L’attacco è avvenuto via cielo, e le forze ribelli non hanno forze aeree.
La verità è che il massmurder Assad ha usato le armi chimiche perché poteva farlo, consapevole che non ci sarebbe stata una reazione militare della comunità internazionale, soprattutto per la nuova linea politica estera di Trump. Una sorta di “test politico” per vedere fino a dove può spingersi senza troppe conseguenze.

Scoperta connessione tra l’attentato in Svezia e la centrale nucleare di Krško


I Servizi Segreti Caotici hanno dichiarato di aver scoperto un legame tra i recenti attentati in Svezia e il caos creato dall’immigraziane denunciato da Donald Trump, con l’esplosione alla centrale nucleare di Krško in Croazia, avvenuta nelle stesse ore. Dalle indiscrezioni pare che la connessione riguardi una competizione che si faceva a siena e in Toscana a margine di grandi eventi: la bufalata.

Taiwan non esiste più


Ancor prima dell’insediamento alla Casa Bianca, una telefonata di Donald Trump con Taiwan aveva rischiato di mettere in crisi i rapporti diplomatici con Pechino. Allora aveva sostenuto di non prendere ordini da Pechino e di non sentirsi vincolato alla politica di “una sola Cina” fino a quando non ci fossero state concessioni commerciali. Ma ora Trump fa retromarcia e accetta di onorare la tradizionale linea politica americana, su richiesta del presidente Xi Jinping, con cui ha avuto una telefonata “lunga ed estremamente cordiale”.

Trump riprende il progetto di oleodotto fermato da Obama sul territorio dei Sioux


L’amministrazione di Donald Trump ha concesso il permesso finale necessario per l’oleodotto dakota, il progetto da 3,8 miliardi di dollari per trasportare petrolio dal Nord Dakota all’Illinois. Un via libera atteso fra le proteste: migliaia di persone in tutti gli Stati Uniti sono scese in piazza per dire no all’iniziativa e in difesa dei Sioux.

Trump: stop agli immigrati da 7 Paesi musulmani e ai rifugiati dalla Siria


Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo “per tenere i terroristi dell’Islam radicale fuori dagli Usa”. Si tratta dell’annunciato decreto sui “controlli accurati” per i rifugiati che arrivano da Paesi considerati a rischio.
I Paesi sono: Iraq, Iran, Yemen, Libia, Somalia, Sudan e Siria.

Petrolio, tutti pronti a rialzare il prezzo (prima dell’affermazione della Tesla?)


Le oscillazioni del barile di più e meno 5 dollari sotto la soglia dei 50 testimoniano il nervosismo all’avvicinarsi della riunione semestrale dei Paesi Opec, il prossimo 30 novembre. Dall’inizio del 2014, quando i prezzi erano sopra i 100 dollari, la produzione è aumentata di 3,8 milioni di barili giorno, 13% in più. Sono queste le cifre su cui stanno lavorando gli unici che possono ridurre, Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Gli altri, per una ragione o l’altra, non faranno riduzioni. L’Iran ha ormai affermato la sua linea, quella di tornare al livello pre-sanzioni di 4 milioni, contro gli attuali 3,9.

Importante è che il lento riavvicinamento con i sauditi, la vera forza che può forgiare l’accordo, non è andato compromesso nelle ultime settimane. Anzi, l’atteggiamento duro del nuovo presidente Trump e le elezioni presidenziali della prossima primavera suggeriscono più concretezza a Teheran. La complicazione arriva dall’Iraq, dove i successi militari nel Nord contro l’Isis hanno spinto Baghdad ad usare la scusa della guerra per chiedere di essere esentati da limiti alla produzione.
Chi si farà carico di gran parte del calo sarà, come al solito, l’Arabia Saudita, anche lei a record storici di 10,6 milioni barili giorno. I sauditi e i loro stretti alleati, Kuwait e Emirati, producono 16,5 milioni barili giorno. Solo loro, con un 10%, potrebbero far tornare in poche ore i prezzi del greggio a 100 dollari, ma vogliono un impegno da parte di tutti, perché hanno paura di perdere quote di mercato. Quello che serpeggia da anni in Medio Oriente, e in particolare a Riad fra i giovani principi, è il timore che presto il petrolio non servirà più a molto, spazzato via dall’innovazione dell’auto elettrica, portata dall’uomo che promette il viaggio – di sola andata – su Marte, Elon Musk della Tesla.

*** Riconteggio dei voti: stesso risultato!


Il riconteggio dei voti per l’appoggio o meno al governo Donald Trump, richiesto subito dopo l’annuncio dei risultati, non ha modificato l’esito. I voti sono risultati esattamente come nel primo conteggio.

Bulgaria e Moldova: venti di Russia (e di Trump)


Bulgaria: Rumen Radev, socialista, con il 58% dei voti, filo-russo candidato dell’opposizione, è riuscito vincitore in Bulgaria nel ballottaggio presidenziale contro Tsetska Tsacheva, filooccidentale e presidente del Parlamento; dopo questo risultato il premier Bojko Borisov sostenitore di Tsacheva si è dimesso il che probabilmente porterà a nuove elezioni.
Moldova/Moldavia: vittoria del filo-russo socialista Igor Dodon con il 55% dei voti nella Repubblica di Moldavia che ha battuto la filo-occidentale Maia Sandu.
Paiono probabili gli effetti della vittoria di Donald Trump.

*** Emissario di Donald Trump chiede il riconteggio dei voti caotici


A causa di un problema tecnico informatico, il presidente Lukha B. Kremo non è stato in grado di garantire senza ombra di dubbio il conteggio dei voti. Dato il rischio che si sia perso qualche voto, un emissario del neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha richiesto il RICONTEGGIO dei voti.
Il nuovo risultato sarà pubblicato prossimamente.

*** Donald Trump? Ma va’ a cagher!


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXIX

giorno 21 brumaio 135

  • Siete favorevoli o contrari al nuovo governo di Donald Trump negli Usa?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito 29

Qvesito 29

Commento: il Governo Oscuro ha respinto l’appoggio al nuovo governo di Donald Trump negli Stati Uniti d’America. Un solo favorevole, ma una buona astensione, data forse dal fatto che non ci fosse una preferenza per l’altro candidato. L’America sceglie il suo nuovo cowboy e il mondo non sa se realizzerà le drastiche decisioni dette in campagna elettorale o no. Per il momento noi gli auguriamo di andare bene a fare una delle attività fisiologiche più popolari, quella della deiezione.

I Cripple Bastards si complimentano con Donald Trump


A congratularsi con Trump per la vittoria elettorale, anche i grinders Cripple Bastards, che in un telegramma inviato al quartier generale del neo presidente hanno espresso “felicitazioni per aver battuto quella vecchia befana in menopausa”.
La band piemontese, da sempre poco avvezza a correttezze politiche e posizioni tolleranti, ha rimarcato l’apprezzamento per un uomo poco convenzionale ma “vicino a noi per linguaggio e attitudine”, rinnovando il suo invito a fornire la propria musica come colonna sonora per i prossimi convegni del neo presidente.
L’auspicio, conclude la band, è che “la sua elezione imprima un’accelerazione sulla strada dell’estinzione del genere umano che come gruppo supportiamo da sempre”.
Nessun commento da parte di Trump, probabilmente ben avvezzo ad endorsement imbarazzanti di varie tipologie.

Hillary Clinton e Donald Trump a colpi di cartelle cliniche


“È in buona salute ed è adatta a fare il presidente”, dichiara il suo medico curante, Lisa Bardack, in un’e-mail di due pagine inviata alla stampa. Poi aggiunge che soffre di una “forma moderata di polmonite batterica non contagiosa”. Insomma, non ci sarebbe nulla di grave. Ma non si sa se sia davvero così.
Poche ore prima Donald Trump ha presentato la sua cartella clinica in Tv. Il candidato repubblicano è sovrappeso (120 kg per un metro e 84 di altezza) e assume farmaci per tenere a bada pressione e colesterolo. Trump, accusato di fare poco esercizio fisico, avrebbe espresso l’intenzione di perdere almeno sette chili. Dai dati clinici presentati non emergerebbe alcun precedente problema cardiaco né tracce riconducibili al morbo di Alzheimer, la malattia che colpì suo padre Fred.
Insomma pare proprio che il vincitore delle presidenziali Usa sarà il “meno malato”.