TRACCE SONORE: Laurent Garnier – Unreasonable Behaviour


Laurent Garnier – Unreasonable Behaviour

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Una mattina entro in libreria accolto da una calda colonna sonora electro. La mia libraia di fiducia mi segnala che il disco è a nome di Laurent Garnier.
Giorni dopo ripasso in libreria e trovo questo CD nella sezione dell’usato. Impossibile non acquistarlo.

Il giovanotto francese è uno degli alfieri della nuova scena EDM internazionale e in questo disco del 2000 dà dimostrazione di come si possa ancora creare, se non proprio qualcosa di nuovo, dell’ottima elettronica.

I brani spaziano da una ambient trance piuttosto cupa a una electro super ballabile e ritmatissima, con suoni sempre ricercati e arrangiamenti raffinati.
L’apertura è molto cupa per una traccia che ci immerge in una inquietante atmosfera noir. Ma già dal brano successivo cambiano le dinamiche e i suoni si fanno più dance e meno opprimenti. Le ritmiche sostengono sempre con disinvoltura la partitura minimale, che è una delle caratteristiche di tutto il lavoro, cesellando e incastrandosi alla perfezione con gli altri strumenti.

In un’ora abbondante di musica se proprio si deve scegliere qualche traccia segnalerei The Man With The Red Face impreziosita da un imperioso intervento di sax che caratterizza tutto il brano e The Sound Of The Big Babou nel quale, su un motivo minimale che si ripete impietoso per oltre sette minuti, si innesta un ritmo ossessivo quasi marziale che concorre a rendere il brano un trattore musicale.
Ma ripeto tutto il disco è godibilissimo dal primo all’ultimo minuto.

Vicino come approccio ad altri suoi connzionali ma più ricercato in fase compositiva e di arrangiamenti, Garnier si lascia ascoltare senza preclusioni di sorta. Va bene al mattino per una sveglia sorridente, durante la giornata come compagno sonoro fuori dagli schemi, alla sera come ottima alternativa alle banalità televisive e, perché no, di notte immaginandola come colonna sonora delle notti del ventunesimo millennio in club affollati con miriadi di teste vaganti per un orgiastico movimento di corpi. Deteriorante battito per alieni. Anche se l’apocalisse si presenta con prepotenza fra atmosfere oscure, cupe, maledette, leggermente jazzate e con ritmiche spesso frammentarie, la riscossa della elettronica più solare è sempre presente grazie a brani godibilissimi e calde atmosfere dance.

E per rendere ancora più allegro il disco basta togliere il CD dalla confezione ed ecco apparire, all’interno della jewel case, la scritta “spero che tu ti sia lavato le mani prima di toccarmi”.
Tanto per mettere le cose in chiaro…..

Davvero buon ascolto.

massimo ODRZ

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TRACCE SONORE: Borbetomagus – Barbed Wire Maggots


Unknown

TRACCE SONORE: Borbetomagus – Barbed Wire Maggots

Anni fa leggendo un saggio sulla musica elettronica mi imbattei in un trio americano dal nome accattivante: Borbetomagus.  Autori e fautori di una musica inclassificabile, cacofonia pura se si può usare un’espressione che li possa identificare, mi appassionarono subito e quindi acquistai un loro disco.

Poi, come capita spesso, di loro mi dimenticai fino a quando non ho trovato recentemente un’altra loro prova discografica, Barbed Wire Maggots, che ho comperato al volo.  Il disco originale è del 1982, uscito per la loro etichetta personale, la Agaric Records di New York.

Due brani senza titolo, nella versione in vinile uno per facciata, in cui i tre pazzoidi scatenati, due sax e un chitarrista (autore anche della copertina), suonano all’impazzata una sorta di musica concreta a rovescio, nel senso che i suoni scaturiti dagli strumenti rimandano a versi e rumori della vita quotidiana.

I mattacchioni iniziano molto lentamente con volumi soffusi, inducendo l’ascoltatore, dopo un paio di minuti, ad alzare il volume del proprio impianto, ed è lì che loro ti aspettano. Improvvisa parte una gragnuola di starnazzi, urla, schiamazzi, trombe da ammazzare chiunque.

Si parte da un barrito di elefante, poi sembra arrivare un camion, attenzione sul fondo c’è una nave che aziona la sirena, sta entrando in porto; un bambino piange e si dispera in maniera lancinante, adesso ci sono dei volatili che starnazzano, poi tutto sembra placarsi ma non c’è tregua a questo assalto sonoro disordinato, inquietante, davvero devastante. Un’auto tira una frenata di un paio di minuti interminabili, adesso è una donna che urla impazzita, ecco che ritornano gli elefanti, di nuovo qualche camion, poi sembra di sentire una chitarra che stride, ma è davvero la chitarra o è uno dei due sax?

Non lo sapremo mai…..

In mezzo a questo tornado ultrasonico qualche nota di sax, questo sì riconoscibile, sparsa qua e là a ricordarci che stiamo ascoltando musica…

Gli ultimi tre minuti del pezzo sono, se possibile, ancora più assurdi.  Tutti e tre i musicisti fanno a gara a chi urla di più, siamo in città in un’ora di punta, veramente impossibile resistere, eppure tutto il suono ti trascina in un vortice senza fine, che però (fortunatamente?) finisce in dissolvenza.  Il secondo brano, come in un film dell’assurdo, è completamente diverso ma contemporaneamente è la fotocopia del primo.

Ragazzi, tenetevi forte se decidete di avvicinarvi ai Borbetomagus.  L’ascolto è un giro della morte senza fine o quasi, 43 minuti e 13 secondi che sembrano due secoli e mezzo.  In confronto il noise giapponese è una roba da educande.

Buon ascolto.

Ah, dimenticavo l’aneddoto in chiusura.  Borbetomagus è il nome celtico dell’odierna città tedesca Worms, detta anche la città dei Nibelunghi.

Ri-buon ascolto.

massimo ODRZ

TRACCE SONORE: Wendy Carlos – Beauty in the Beast


Unknown

TRACCE SONORE: Wendy Carlos – Beauty in the Beast

Walter Carlos era un musicista che si dedicò alla musica elettronica agli inizi degli anni ’60 pubblicando un disco di assoluta rottura dal titolo Switched on Bach, nel quale rileggeva brani più o meno famosi del compositore austriaco con un approccio contemporaneo, suonando solo il moog.
Il risultato è una cavalcata spericolata nel mondo della musica classica con un piglio, per l’epoca, assolutamente moderno e contemporaneo rendendo al contempo popolare il suono del sintetizzatore; demistificarlo, farne insomma uno strumento alla portata di tutti.

Con il passare degli anni e il cambio di sesso, diventando Wendy Carlos, il/la simpatica musicista ha sfornato altri interessanti lavori.
Io mi sono imbattuto nel disco Beauty in the Beast, opera di metà degli anni ’80 composta da una decina di brani.
Qui siamo nel campo dell’elettronica ambientale con qualche spruzzata di new age; le tracce si susseguono con un andamento calmo e rilassato ma mai noioso o ripetitivo.

Ai sintetizzatori usati da Carlos si aggiungono suoni di strumenti riconducibili alla tradizione orientale e in un paio di occasioni voci corali.
Il disco è sicuramente interessante e mantiene una sua freschezza anche dopo ripetuti ascolti ravvicinati, ma per coglierne il valore in tutta la sua interezza non si può prescindere dalla lettura delle note di retro copertina.
Divise in due sezioni presentano il progetto in generale, un viaggio musicale attraverso le musiche del Terzo Mondo, e poi affrontano nel dettaglio la genesi e il percorso traccia per traccia, scoprendo così che i diversi brani sono stati scritti usando scale e tonalità non usuali e che tutti i suoni sono stati generati digitalmente eliminando tutte le limitazioni delle registrazioni microfoniche.

Non manca una bella immagine della signora Carlos , vera pioniera della musica elettronica, seduta davanti ai suoi strumenti di lavoro.

Opera accattivante per momenti di assoluto relax senza cadere nelle leziosità e nella poca fantasia di prodotto analoghi.

Segnalo, per i soliti patiti dell’aneddoto musicale, che Walter (non Wendy) è stato autore ed esecutore della colonna sonora di Arancia Meccanica.

massimo ODRZ

In turchia cantano Bella Ciao in italiano, noi la cantavamo in turco!



Notizia di questi giorni dice che durante le rivolte in Turchia la gente cantava Bella Ciao in italiano, qui vediamo il presidente della Neorepubblica di Torriglia (con il nome di Krell) che nel 2006 finiva i propri concerti con la versione turca.

Esce E=mc², l’ultimo Cd di Krell


Oggi, 5 maggio 2013, Ariele Davide, erede del presidente Lukha B. Kremo, compie 1 anno di vita.
Kipple Officina Libraria lo celebra con l’uscita di E=mc², il sesto e ultimo Cd di Krell.
“Ultimo” in senso assoluto, in quanto da ora in poi Krell pubblicherà solo brani allegati a oggetti artistici multipli o riedizioni.
In questo Cd troverete elettronica sperimentale evocativa, in parte dance, in parte ambient, in parte epica. Un dosaggio di elettronica tra ritmo, evocazione ambientale e suggestione epica neofolk. L’energia della fisica subatomica rappresentata da eventi umani, la battaglia, la navigazione, il parto.

E=mc" (2013) di Krell

E=mc” (2013) di Krell

Ascolta i brani:
0 (Hystory of a Childbirth)
E=mc² (Das Ende II – Concerto per orchestra e power noise)
In vendita sul sito Kipple.
Successivamente (tra qualche settimana), uscirà in Mp3 in versione ridotta (EP) su iTunes, Amazon Mp3, eMusic, RouteNote, Rdio e Spotify.

Altri CD di Krell in vendita su Kipple:
A la recherche du Krell Perdu
Electronic Music of Dendera
Suoni, armonie e voci dagli abissi
ATMOCΦEPA
Adamantes immortalis sunt

Altri EP in versione Mp3 di Krell in vendita su vari portali (i link propongono Amazon o eMusic):
A la recherche du Krell Perdu
Electronic Music of Dendera
Suoni, armonie e voci dagli abissi
ATMOCΦEPA
Adamantes immortalis sunt