Niente asilo


la-prima-pagina-shock-del-manifestoAylan non avrà terra: è l’immagine choc del piccolo profugo siriano trovato cadavere sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, dopo l’ennesimo naufragio nel Mediterraneo.
Il Manifesto lo ha pubblicato in prima pagina, con il titolo “Niente asilo”. C’è chi si dice scioccato, chi accusa di aver sfruttato un’immagine choc. Io ho un figlio di tre anni e penso che se hanno sfruttato l’immagine di un bambino morto, lo hanno fatto a scopi umanitari: mettere luce su una tragedia. Un simbolo (un bambino morto in una spiaggia, a Bodrum, solitamente gremita di turisti) che rappresenta l’ecatombe e l’esodo dei profughi a cui stiamo assistendo.
Oltre alla preghiera laica per questo e tutti gli altri bambini e ragazzi che muoiono in circostanze simili, vorrei fare una considerazione di tipo sociale e semiotico: nel 2001 curavamo la pubblicazione underground “Miroir du Gourmet“, all’epoca considerata ultrascioccante, che mostrava cadaveri, morti ammazzati, corpi squartati, torture e deformità di ogni tipo. Una pubblicazione che ha chiuso nel 2007 e che è continuata con “Flush.art” (e dalla versione edulcorata Flush.art Log“), con un concetto nuovo, la cui provocazione non scaturisce più dalle immagini scioccanti e morbose, ma da proclami ambigui. Il perché una pubblicazione così non abbia più senso è ovvio: sarebbe una tra le tante, oltre che al fatto che internet non ha nessun velo nel mostrare qualsiasi oscenità.
La considerazione è questa: una cosa superscioccante solo 15 anni fa, ora esce sui gionali di massa.

Egitto: l’Esodo si ripete?


Dopo le violenze e gli scontri dei giorni scorsi il bilancio delle vittime copte sarebbero almeno 36.
Si parla già di esodo di 100 mila cristiani copti dall’Egitto.
Un nuovo esodo dall’Egitto, questa volta cristiano in fuga dall’intolleranza religiosa?
La paura dei cristiani copti è giustificata, quanto quella di molte minoranze religiose in tutto il mondo (Europa compresa).
Questo è il motivo perché milioni di persone non credono alla religione come istituzione spirituale. Spesso la religione porta odio, xenofobia e razzismo.
Le istituzioni religiose parlano di “integralismo” non conforme al loro volere, ma sono le istituzioni stesse la base teorica di questi integralismi: il Cattolicesimo, l’Ebraismo e l’Islam (non solo, ma più di altre religioni) sono castelli di dogmi, precetti e tradizionalismi che non vogliono (quasi mai) sentir parlare di “evoluzione religiosa” o “innovazione religiosa”.
I summit interreligiosi sono cosa recente e troppo teorica, mai avallata sul campo da nessun passo concreto verso l’altro.
Il fedele della religione altra è, e resta, un infedele.
Su queste basi, è normale che al gente gridi: basta religione, più spiritualismo.