Primo effetto della visita di Trump a Riyad: terrorismo in Iran


La visita di Donald Trump a Riyad, in Arabia Saudita, avvenuta il 21 maggio scorso, a omaggiare la teocrazia assoluta dei Saud, dittatura senza eguali che fa eccezione alla bandiera dell'”esportazione di democrazia” tanto sventolata dagli Usa contro Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, eccetera (reverenza del resto emulata da tanti leader occidentali, tra i quali Matteo Renzi), è passata nei media occidentali come “la visita in cui Melania Trump non ha indossato il velo”. Oltre alla sciatteria (forse volontaria), bisogna dire che i media non hanno saputo dirci cosa si siano veramente detti.

Ma si è scoperto il 6 giugno, quando 6 paesi arabi capeggiati dai Sauditi e dall’Egitto (successivamente seguiti da altri) hanno messo al bando il Qatar, con la motivazine (davvero ridicola) dell’appoggio qatarino al terrorismo (quando tutti sappiamo, e non lo hanno nemmeno negato, che sono i sauditi a finanziare l’Isis).

Il Qatar è un regno a prevalenza sunnita, ma con forte presenza sciita, e spartisce con l’Iran uno dei più grossi giacimenti di gas naturale del golfo Persico, nonché è uno dei paesi più ricco al mondo, al pari del Kuwait. La costante presenza militare degli Usa nel Qatar rende le cose ancora più ambigue. Ma la contrapposizione Sauditi/Iran ha prevalso. Ci si chiede allora se Trump ci sia o ci faccia, cioè se si è ingenuamente fatto persuadere dai Saud, o se sotto l’aspetto naive nasconde una strategia (quale? usare il terrorismo, proprio ciò che dice di voler combattere). Questa riflessione che stavamo elaborando (era già stata accennata ieri sul profilo Fb di Lukha B. Kremo), non è uscita in tempo perché già oggi siamo costretti ad assistere alle prime conseguenze.

L’Isis, che si sente forte dell’accordo Usa/Saud, attacca l’Iran con kamikaze e sparatorie al Parlamento e al Mausoleo di Khomeini. Ormai circondata in Siria (proprio in questi giorni c’è l’attacco finale su Raqqah), prova la strada dell’Iran.

I miei personali complimeti vanno a: Trump, paladino dell’antiterrorismo che fomenta il terrorismo, i leader occidentali, che nulla fanno per opporsi a politiche internazionali irresponsabili e naturalmente tutti coloro che li hanno votati e che sono contro l’Isis. Se volete combattere veramnte l’Isis mandate al governo uno che rompa le relazioni internazionali con l’Arabia Saudita. Altrimenti andate al supermercato e… buna fortuna!

L’ISIS è figlio dell’Occidente


Non è necessario essere analisti di politica internazionale per capire i motivi della nascita del “Califfato della morte”, soprattutto dopo la sua sortita in Libia. Lo “Stato della follia Islamica”, infatti, cresce bene dove ci sono i vuoti di potere, in Iraq, in Siria, in Yemen, in Libia. Saddam Hussein e Gheddafi erano due dittatori che (come Tito in Jugoslavia) tenevano uniti Paesi abitati da popolazioni eterogenee, sia dal punto di vista etnico, che linguisto, che religioso. Lo facevano calpestando i diritti civili, naturalmente, e per questo motivo apparente (sotto cui si nasconde l’altro motivo, il principale: gli interessi economici legati al petrolio), ora gli Stati Uniti (in Iraq), ora la Francia (in Libia), ora l’Onu hanno deciso di “esportare il modello democratico”, uccidendo l’elemento che teneva insieme la società di quei Paesi.
Bisogna tenere conto, infatti, che questi sono Paesi dalla società con strutture e consuetudini diverse da quelle europee. In Iraq del Nord e in Libia soprattutto, la popolazione è divisa in “clan” ed è necessario organizzare un coordinamento per tenere in pace questi clan. Hussein e Gheddafi, per quanto sanguinari, garantivano quella pace che una costituzione democratica non è in grado di fare (nemmeno in Egitto o in altri paesi arabi moderati, a quanto pare). E’ evidente che società dalla struttura diversa, per rispettare i diritti civili dei propri componenti, devono seguire strade diverse dai Paesi Occidentali, metodi che devono sviluppare internamente.
Le “primavere arabe” avrebbero dovuto fare questo, ma l’enorme ingerenza occidentale (soprattutto in Egitto) lo ha impedito, offrendo il modello democratico occidentale come unica possibilità. L’individualismo del modello del suffragio universale non è proponibile in una società divisa in clan.
Ma naturalmente all’Occidente premeva soprattutto la necessità economica, cioè mantenere una stabilità per garantire afflusso di gas naturali, olio e petrolio, quindi meglio la via rapida, tagliare la testa e imporre la democrazia.
Risultato: via libera all’estremismo.
E’ una sofferenza ripetere ogni volta la stessa frase: “vi avevamo avvertiti”, come fece il popolo di Seattle nel 1999 paventando la crisi economica mondiale avvenuta nel 2008, come fecero tutti quelli che si posero contro la guerra in Iraqiraq e in Libia.
La Nazione Oscura votò
1) contro la guerra di Siria: https://nazioneoscura.wordpress.com/2013/08/31/guerra-alla-siria-no-alla-colonizzazione-usa/
2) si dichiarò contro la guerra in Libia (ancora non votavamo) e fece queste considerazioni sulla reale situazione della “Libia”: https://nazioneoscura.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=126&action=edit
3) ancora prima dell’esistenza di questo blog, si dichiarò contro la guerra in Irak.
I Tre Paesi dove oggi prolifera l’ISIS.
Grazie Occidente.