Rajoy ha perso


Mariano Rajoy ha definito il referendum come una “sceneggiata”. “Non si è svolta alcuna consultazione” ha precisato. Il governo di Madrid si sente “vincitore”.
Ma analizziando meglio la cosa, possiamo tranquillamente dire che il governo centrle spagnolo ha PERSO.
I Paesi Baschi hanno da poco ottenuto una forte autonomia, questo ha sopito i loro desideri indipendentisti. Diversamente, le richieste di autonomia catalane sono state più volte negate e diverse consultazioni ignorate. Il governo catalano ha così deciso di indire il referendum per l’Indipendenza, vincolato (se vincesse il sì) alla dichiarazione d’indipendenza. Il primo errore del Governo Centrale spagnolo è proprio quello di aver permesso di essere arrivati a questo punto. Ascoltando le ragioni basche e non quelle catalane, ha avallato di fatto l’azione violenta del terrorismo organizzato dell’ETA (indipendenteisti baschi). Il secondo errore è stato quello di intervenire militarmente con la violenza per impedire la consultazione popolare. Un governo forte, avrebbe concesso blande autonomie alla Catalogna (per esempio inserendo il catalano come lingua ufficiale di tutta la Spagna a fianco del castigliano) e invece si è cercato lo scontro. I catalani hanno improvvisamente scoperto il vero volto del Governo Centrale di Madrid, che utilizza la repressione per evitare il dialogo.
La Comunità Europea non ha ancora rilasciato comunicatoi ufficiali ma, nonostante l’illegalità palese della consultazione, parte dei singoli governi europei ha condannato le violenze della Guardia Civil spagnola. E questo è il primo indizio della bruciante sconfitta del Governo Centrale che ora sarà costretto a concedere molto di più alla Catalogna, se non addirittura la stessa Indipendenza (che non tutti i catalani desiderano).
La Spagna dimostra ancora una volta (come recentemente incapace di formare una coalizione di governo dopo le elezioni) la sua incapacità politica, ovvero diplomatica e di dialogo, scegliando la strada delle concessioni per violenza (ETA dei Paesi Baschi), o le violenze contro il popolo pacifico (Catalogna). Altro che vittoria, addio Rajoy.

Euskadi. Ex Batasuna: basta lotta armata


La sinistra indipendentista basca (ex Batasuna) accetta i cinque punti della risoluzione adottata dalla Conferenza per la pace che si è svolta ieri a San Sebastian (Donostia), a partire dal primo che contiene l’appello all’Eta all’abbandono definitivo della lotta armata.
La vera utopia basca, ovvero l’indipendenza di Euskadi (Paese Basco) si scontra da decenni con il centralismo nazionalista di Madrid. Due posizioni molto lontane, che fanno quasi gridare al miracolo l’accettazione dei punti di questa Conferenza.
In effetti l’indipendenza basca dovrebbe essere contemplata nell’ambito di Paese indipendente ma allineato (potremmo usare la parola autonomia, anche se non esatta) con l’Europa e la Moneta Unica europea (a livello economico e persino militare, visto che è quello che l’Europa sta cercando di fare), quindi un'”autonomia” che non comprometta gli equilibri di Spagna, Francia e gli altri Paesi dell’Unione, ma che s’inserisca come voce originale e autodeterminata e indichi non la via della divisione, bensì quella della “fusione” dei diversi Paesi: un’Europa fatta da Nazioni Autonome, che fanno parte dello stessa Unione.
Naturalmente un’Unione dove saranno le elezioni a decidere la composizione del parlamento e il parlamento a decidere la composizione della Banca Centrale Europea.
Un parlamento europeo che possa portare a un parlamento mondiale (passando prima da un parlamento dei Paesi occidentali) che elegga il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altri sinistri organismi non eletti democraticamente.
Ma la nostra road map è troppo evoluta per poter essere realizzato in tempi brevi.