Dimentichiamoci del Kurdistan. E loro ammazzano


Ieri mattina attacco dei separatisti curdi nel sud-est della Turchia: 24 uccisi e 18 feriti tra militari e poliziotti turchi.
I raid simultanei, rivendicati dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), formazione terroristica di ispirazione maoista, hanno preso di mira alcune caserme dell’esercito e della polizia nei quartieri nel centro della città di Hakkari, a pochi chilometri dal confine con l’Iraq.
Un attacco che, aldilà di ogni giudizio, rivela la grave situazione in quei territori. Una situazione sottovalutata dall’Europa e dalla Turchia che nell’Unione Europea vorrebbe entrare senza rendersi conto dei gravi problemi che ancora l’attanaglia.
Ma oltre alla situazione del Kurdistan (a cavallo tra Turchia e Iraq), privato della propria indipendenza, non bisogna dimenticare la paradossale situazione di Cipro (divisa de facto in due Paesi, di cui quasi nessuno riconosce la sovranità di Cipro del Nord).
L’Europa sta giocando a un equilibrismo pericoloso: da un lato intraprende rapporti diplomatici con la Turchia, e condanna i terroristi curdi senza però prendere in considerazione soluzioni per la loro situazione, dall’altra non riconosce lo status di Cipro del Nord per non scontentare le ragioni della Grecia, che appoggia politicamente e non solo Cipro del Sud.

In ogni caso si penalizza l’autonomia e l’autodeterminazione dei popoli, che dovrebbe essere un principio fondamentale dell’Europa: si dovrebbe lavorare per l’indipendenza (o “autonomia” nell’ambito dell’Unione Europea, come quando parlavamo di Euskadi) di Curdistan e Cipro del Nord. Che facciamo? Ce ne freghiamo? E loro sparano.

Euskadi. Ex Batasuna: basta lotta armata


La sinistra indipendentista basca (ex Batasuna) accetta i cinque punti della risoluzione adottata dalla Conferenza per la pace che si è svolta ieri a San Sebastian (Donostia), a partire dal primo che contiene l’appello all’Eta all’abbandono definitivo della lotta armata.
La vera utopia basca, ovvero l’indipendenza di Euskadi (Paese Basco) si scontra da decenni con il centralismo nazionalista di Madrid. Due posizioni molto lontane, che fanno quasi gridare al miracolo l’accettazione dei punti di questa Conferenza.
In effetti l’indipendenza basca dovrebbe essere contemplata nell’ambito di Paese indipendente ma allineato (potremmo usare la parola autonomia, anche se non esatta) con l’Europa e la Moneta Unica europea (a livello economico e persino militare, visto che è quello che l’Europa sta cercando di fare), quindi un'”autonomia” che non comprometta gli equilibri di Spagna, Francia e gli altri Paesi dell’Unione, ma che s’inserisca come voce originale e autodeterminata e indichi non la via della divisione, bensì quella della “fusione” dei diversi Paesi: un’Europa fatta da Nazioni Autonome, che fanno parte dello stessa Unione.
Naturalmente un’Unione dove saranno le elezioni a decidere la composizione del parlamento e il parlamento a decidere la composizione della Banca Centrale Europea.
Un parlamento europeo che possa portare a un parlamento mondiale (passando prima da un parlamento dei Paesi occidentali) che elegga il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altri sinistri organismi non eletti democraticamente.
Ma la nostra road map è troppo evoluta per poter essere realizzato in tempi brevi.