Il Salone del Libro di Torino è anche fascista


Al #SalTo (Salone del Libro di Torino) il vero problema, mi pare, è che il Comitato abbia invitato una casa editrice fascista (l’intervista a Salvini è un altro aspetto inquietante, ma esula dalle loro scelte), dichiaratamente tale (leggere interviste) e con un catalogo di pubblicazioni nazifasciste (l’ho visto) come niente fosse. Allora il boicottaggio (di tutti, non solo autori e standisti, ma anche del pubblico) sarebbe veramente un’azione efficace perché il Comitato li escluda e questi fascisti stiano a casa a fare l’unica cosa che gli è lecita: fare il saluto romano allo specchio. Lo rispiego: il fascismo è antidemocrazia, quindi pensiero contro lo Stato in cui questi vivono, indipercui non è un’opinione, ma un pensiero sovversivo, quello che è alla base del terrorismo, sia pur fatto con le parole anziché le armi. Meno grave del terrorismo, ma pur sempre un reato contro lo Stato di diritto. Detto questo, non si deve spostare il problema sul boicottaggio sì/no. Sono d’accordo con Michela Murgia che essere presenti (e magari andare davanti al banchetto e cantare Bella Ciao) sarebbe un segno di riprendersi la “piazza”, ma sarebbe anche un modo di avallare che la loro sia un'”opinione”: caspita, abbiamo un Comitato che preferisce 2000 euro alla perdita della dignità del Salone, facciamoci sentire da Nicola Lagioia, NE DEVE RISPONDERE: se è lecito pensare che il Comitato non abbia sfogliato il catalogo di Altaforte, ora è sotto gli occhi di tutti. La soluzione è molto semplice: è necessario escludere i sovversivi per poter continuare a dire che viviamo in uno Stato di Diritto.
Io sto con Wu Ming e Zero Calcare, ma sto anche con tutti coloro che sentono di fare presenza: nessuna scissione davanti al neofascismo!

Monumento a Ciano sede di Livorno Città Aperta


Eccoci al quinto appuntamento del “post col botto”, ovvero al post di San Silvestro.
Vedi gli altri post col botto:
2014: Posthuman Pop!
2013: Noam Chomski e la mistificazione della realtà
2012: Se vince Berlusconi la Neorepubblica di Torriglia dichiarerà guerra all’Italia!
2011: Declassate le agenzie di rating!

Mausoleo di Costanzo Ciano (ruderi)

Mausoleo di Costanzo Ciano (ruderi)


Il Mausoleo a Costanzo Ciano, costruito negli anni. La costruzione del mausoleo ebbe inizio dopo la morte di Costanzo Ciano, avvenuta nel 1939. Secondo il progetto il monumento avrebbe dovuto essere costituito da un grande basamento sormontato da una statua marmorea, alta 12 metri, dello stesso gerarca alla guida del suo “mas” (“motoscafo armato silurante”) e da un colossale faro a forma di fascio littorio alto più di 50 metri (vedi ricostruzione dell’epoca).
Mausoleo di Costanzo Ciano (ricostruzione)

Mausoleo di Costanzo Ciano (ricostruzione)


Numerosi sono stati i progetti di riqualificazione dell’area (di proprietà privata, mentre il mausoleo è demaniale), ma le ipotesi di trasformare l’edificio in un albergo o integrarlo in una struttura cimiteriale per il quartiere di Montenero non sono mai stati approvati.
Di fatto da più di 70 anni i ruderi giacciono nel più completo degrado architettonico, igienico e ambientale che non hanno impedito, negli anni, l’incidentale decesso di alcuni visitatori.
Nessuna giunta livornese, in un lasso di tempo immenso, ha saputo muovere un dito. L’ultima proposta, provocatoria, ma non per questo folle, è la proposta di trasformarlo in Deposito di Paperone (vedi ricostruzione).
L'exmMausoleo di Costanzo Ciano come Deposito di Paperon de' Paperoni (ricostruzione)

L’exmMausoleo di Costanzo Ciano come Deposito di Paperon de’ Paperoni (ricostruzione)


Livorno Città Aperta, associazione appartenente alla Nazione Oscura Caotica, lo ha quindi scelto come propria sede (vedi ricostruzione).
L'ex Mausoleo di Costanzo Ciano come sede di Livorno Città Aperta (ricostruzione)

L’ex Mausoleo di Costanzo Ciano come sede di Livorno Città Aperta (ricostruzione)

Concerto dei Laibach in Corea del Nord


Laibach at Pyongyang

Laibach at Pyongyang

I Laibach sono un gruppo sloveno legato alla scena industrial che spaziano i generi tra il neofolk, l’industrial e il musical.
Sono la prima band occidentale ad aver calcato i palcoscenici della Corea del Nord. Il 18 agosto 2015 hanno riempito il Panghwa Arts Theatre, a Pyongyang, in un evento seguito da 1.500 spettatori. “Tutti sono rimasti seduti ai loro posti per tutto il tempo e non ci sono stati applausi o cori, ma è la norma ai concerti qui”, ha detto Simon Cockerell, il general manager della Koryo Tours.
Ma la loro caratteristica principale è quella di essere fraintesi, a partire dal genere: molti giornalisti hanno definito la loro musica rock, industrial-metal, hip hop (e vi consiglierei di cercare tra le varie testate a chi la spara più grossa), ma questo è nulla in confronto alla loro attidutine e ai messaggi delle loro canzoni. Alcuni (mica sconosciuti, parlo delll’ANSA) sono certi che siano “famosi anche per le loro performance con uniformi militari e simboli autoritari che toccano temi che richiamano socialismo e marxismo” (e questo giustificherebbe la loro presenza in Corea del Nord), per altri hanno un’immagine ambigua, con venature di nazionalismo, tanto che alcuni l’accusano di essere fascista.
Prima erano fascisti, ora sono comunisti. Tutto qua.
Nessuno che faccia un’analisi semiotica, sul linguaggio delle dittature, dei regimi e dei media di massa, o sulla visione politico-storica della Slovena, Paese a cavallo tra la mitteleuropa tedescofona e i Balcani polveriera d’Europa in due guerre nonché porta d’accesso di flussi migratori anche in questi giorni.
Se si andassero a leggere i testi di una discografia estesa ma non sterminata, capirebbero che la critica è estesa in tutte le direzioni, dalle dittature, al “regime” degli Stati Uniti, al Vaticano.
Kremo at Torriglia

Kremo at Torriglia

Vestito da nazista dell’Illinois infiltrato tra le “Sentinelle in piedi”: arrestato


Il ragazzo vestito da Nazista dell'Illinois

Il ragazzo vestito da Nazista dell’Illinois

Potrebbe costargli una denuncia per apologia del fascismo, ma di certo la sua protesta è andata a segno. Un trentenne ha partecipato domenica 5 ottobre, in piazza Sant’Anna, a Bergamo, alla manifestazione delle «Sentinelle in piedi», il movimento che si batte contro la proposta di legge anti omofobia e contro l’estensione dei diritti alle coppie gay. Ha partecipato, ma non per sostenere la battaglia. Il contrario. Agghindato da nazista dell’Illinois, come nel film Blues Brothers, e con in mano una copia dei Mein Kampf di Hitler, si è messo in prima fila. Ai piedi un cartello con al scritta «I nazisti dell’Illinois stanno con le sentinelle», al braccio il simbolo del Grande dittatore di Charlie Chaplin e sul petto la spilla arcobaleno del gruppo «Rompiamo il silenzio», schierato, appunto, dalla parte degli omosessuali.
Un altro “colpo da mestri” delle Forze dell’Ordine italiane, puntuali a fare il loro dovere per alimentare il barzellettario.