Il grande bluff della Corea del Nord


Dopo aver inaugurato lo “stato di guerra” contro la Corea del Sud, e aver minacciato la guerra, anche nucleare, con gli Stati Uniti (e le sue basi nel Pacifico), Kim Jong-un ha fatto trasportare due missili Musudan a media gittata in treno verso la costa orientale e li ha caricati su mezzi equipaggiati per il lancio.
Tutti i Paesi, tranne la Cina, stanno ritirando i propri diplomatici (e i propri cittadini) dalla Corea del Nord, e la notizia sta facendo il giro del mondo.
Ma il dittatore coreano Kim Jong-un è circondato da un alone di mistero: su di lui si sa che è il più giovane leader di un Paese al mondo (ma non si sa se abbia compiuto o meno i 30 anni, infatti è nato l’8 gennaio, ma non è chiaro se del 1983 o del 1984), ha studiato a Berna, in Svizzera, e altre scemenze del tipo che ama Eric Clapton, si è fatto un intervento plastico per assomigliare di più a suo padre King Jon-il, e che sia addiruttura sia stato tenuto nascosto fino alla sua nomina.
Tutto questo alone di surreale mistero ci fa pensare che la sua idea di mondo sia simile a quella del Risiko e che le sue decisioni abbiano l’intento di cusare chiasso internazionale (fino a scomodare persino un redivivo Fidel Castro!) e di risvegliare l’orgoglio nazionale. La Corea del Nord, infatti, sta passando una grande crisi, mentre i cittadini coreani a sud del 38° parallelo (più o meno il confine tra le due Coree) stanno vivendo da qualche anno un boom economico (Samsung, LG, Hyundai, Daewoo‎, Kia hanno ormai conquistato il mercato occidentale). Questa disparità tra le due Coree è il vero nocciolo della questione che, aggiunto alla presenza di un leader così giovane, portano a un’instabilità interna della Corea del Nord che può essere superata facendo leva sull’orgoglio nazionale.
Il bluff sta riuscendo, anche perché ci sono reali motivi per aver paura. L’Occidente e l’America dovrebbero comunque interpretare la situazione, evitando di rispondere con le provocazioni alle provocazioni, e non fare leva sulla diffusione del panico nel mondo.

Cuba si apre al mondo


Storica decisione di Raul Castro, fratello del lider maximo Fidel Castro: a gennaio i cubani potranno espatriare possedendo soltanto il passaporto, senza né richiesta di permesso, né tassa di 150 dollari (proibitiva per quasi tutti gli abitanti) fino a ben 24 mesi.
Un bel salto dal 1961 (quando si decise di fermare l’esodo di massa delle persone in fuga dalla revolucion cubana del 1959 di Fidel Castro) a oggi.

Gheddafi ha vinto!


Grazie all’aiuto della NATO, ile milizie dei ribelli hanno quasi vinto la guerra contro il regime libico di Gheddafi. Rimangono modeste sacche di resistenza, ma ormai anche Tripoli è stata espugnata. Muammar Gheddafi è al momento introvabile. Da ieri è quindi cominciata la caccia al secondo leader al potere da più tempo della nostra epoca (dopo l’immortale Fidel Castro).
Gheddafi diventa così un “obiettivo sensibile” e indipensabile, come lo sono stati Osama bin Laden e Saddam Hussein.
Comunque finisca la storia, l’Occidente ha trasformato Gheddafi nell’ennesimo nemico dell’Occidente, e contemporaneamente, paladino delle libertà di integralisti, ma non solo.
Gheddafi vince se:
1) non verrà trovato.
2) verrà trovato suicida o ucciso (quindi martire).
3) verrà arrestato e si dichiarerà innocente alla corte dell’Aja (perseguitato dall’Occidente).
Difficilmente la storia finirà come con Bin Laden, cadavere misteriosamente occultato negli abissi.