Kim Jong-Un minaccia Guam, Trump minaccia la Corea del Nord


Le autorità nordcoreane hanno ribadito non solo la volontà di sferrare l’attacco contro Guam, isola avamposto territoriale e militare Usa nel mar delle Filippine, ma hanno anche anticipato come si stia seriamente valutando il lancio di 4 missili a raggio intermedio Hwasong-12 per intimidire gli asset di Marina e Aeronautica americane. Donald Trump, incurante delle polemiche, alza ulteriormente i toni contro Pyongyang replicando alle ultime minacce del regime di Kim Jong-un: «Forse le mie parole finora non sono state abbastanza dure. La Corea del Nord deve stare attenta, o sarà nei guai come pochi Paesi sono mai stati prima».

Isole contese del Mar Cinese: stop alla Cina


Il giudizio della Corte permanente Onu di arbitrato sulla Legge del Mare è arrivato: nel contenzioso territoriale con le Filippine la Cina ha torto. Un giudizio tecnico, basato sulla distinzione tra scogli e isole. Tra queste azioni contestate, in particolare quella dell’occupazione cinese di Scarborough Shoal, una serie di scogli di fronte alle Filippine che Pechino aveva definito «isole» per poter far valere una zona di controllo di 200 miglia dal loro centro. Il possesso nazionale di uno scoglio invece concede solo 12 miglia di mare intorno. Scarborough per la Corte è solo una serie di scogli. Quindi Pechino con la sua azione aggressiva ha torto.

Di fronte ai giudici della Corte dell’Aia, nel 2013 il governo di Manila aveva impugnato l’occupazione di Scarborough e aveva contestato la «linea dei nove tratti» che secondo i cinesi delimita le acque nazionali nel Mar cinese meridionale e si allunga fino a duemila chilometri dalle coste della Repubblica popolare e fino a poche centinaia di chilometri da Filippine, Vietnam e Malesia. Secondo quella mappa risalente al 1947, con nove tratti di penna, il 90 per cento di quei circa tre milioni quadrati di oceano sarebbero «storicamente soggetti alla sovranità della Cina» fin dai tempi imperiali. Dentro quei nove tratti ci sono gli arcipelaghi delle isole Paracel (Xisha secondo i cinesi) e Spratly (Nansha in cinese).

I cinesi non hanno accettato l’arbitrato e hanno boicottato i lavori della Corte. Il giudizio della Corte Onu è (dovrebbe essere) vincolante, ma non c’è meccanismo per farlo applicare con la forza. Il significato però è politico e potrebbe aprire la via a una serie di contestazioni da parte degli altri Paesi che si affacciano sul Mar cinese meridionale, allargando la crisi per Pechino.

Filippine, secondo l’Onu sono 4460 i morti


Tacloban dopo il tifone Yolanda/Haiyuan

Tacloban dopo il tifone Yolanda/Haiyuan

Filippine, secondo l’Onu sono almeno 4460 i morti a causa del tifone Yolanda, solo a Tacloban secondo l’Onu ci sarebbero 4000 morti, forse 700 i dispersi. Ma il governo di Manila non conferma, parlando di 3621 e negando di voler minimizzare la gravità del bilancio delle vittime del tifone Haiyan, ma sottolinea la necessità di verificare le cifre riportate dai funzionari locali.

Il tifone del secolo si abbatte sulle Filippine


Molto probabilmente è il tifone orientale più potente mai registrato dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche (e dei cicloni di tutto il mondo): chiamato Haiyuan (Yolanda nelle Filippine) è quello che si è abbattuto con venti fino a 315 km/h nel sud del Paese, soprattutto sulla città di Tacloban e dintorni, mietendo migliaia di vittime (ci vorranno settimane per fare una conta ufficiale, si stimano diverse migliaia di morti). Un disastro paragonabile allo tsunami in Giappone.
L’aereoporto di Tacloban appare come una landa desolata di fango, con i tetti di stagno contorti e le auto rovesciate. Le finestre della torre dello scalo sono distrutte. Non c’è energia elettrica, non c’è acqua. Le persone sono disperate. Ci sono dei saccheggi, ha raccontato il segretario della Difesa, Voltaire Gazmin. «L’acqua era alta come una palma» ha raccontato Sandy Torotoro, residente di Tacloban. L’uomo, 44 anni, un tassista di biciclette, ha spiegato che lui e altre persone si sono rifugiati dentro una jeep parcheggiata per proteggersi, ma che il veicolo è stato trasportato via da un muro di acqua. L’abitazione, dove l’uomo viveva con la moglie e la figlia di 8 anni, vicino all’aeroporto, è stata spazzata via.
Le nazioni e le organizzazioni internazionali sono già in moto per mandare aiuti.

Per capire la devastaione di Yolanda/Haiyuan basta questa tabella dei cicloni più violenti.
In base all massima raffica di vento:

1) Ida (tifone, 1978): 325 km/h
2) Kit (tifone, 1966): 880 hPa
3) Tip (tifone, 1979): 305 km/h
4) Camille (uragano, 1969): 305 km/h
5) Allen (uragano, 1980): 305 km/h
6) Nora (tifone, 1973): 295 km/h
7) June (tifone, 1975): 295 hPa
8) Wilma (uragano, 2005): 295 km/h
9) Rita (uragano, 2005): 285 km/h
10) Katrina (uragano, 2005): 280 km/h

In base alla pressione:
1) Tip (tifone, 1979): 870 hPa
2) Nora (tifone, 1973): 875 hPa
3) June (tifone, 1975): 875 hPa
4) Ida (tifone, 1978): 877 hPa
5) Kit (tifone, 1966): 880 hPa
6) Rita (tifone, 1978): 880 hPa
7) Vanessa (tifone, 1984): 880 hPa
8) Wilma (uragano, 2005): 882 hPa
9-10) vari tifoni: 880 hPa

Aspettiamo i (tristi) dati di Haiyuan/Yolanda, possiamo notare che i tifoni orientali sono statisticamente poco più potenti degli uragani americani, anche se spesso le raffiche più violente sono raggiunte anche dagli uragani (ma questo potrebbe essere dato dalla maggiore capillarità delle stazioni meteo Usa rispetto a quello orientali, che possono così registrare più raffiche).
Ma l’aspetto più inquietante è che le registrazioni scientifiche partono almeno dalla fine dell’Ottocento, ma nei primi posti il tifone più datato è del 1966! Conferma che i cicloni tropicali e i fenomeni atmosferici in generale sono molto più violenti ed estremi che nel recente passato.
Infine, per rallegrarvi, vorrei ricordare che i cicloni NON sono i fenomeniatmosferici più violenti, ma sono i tornado, twister o trombe d’aria che dir si voglia, i più potenti hanno raggiunto i 480 km/h circa.